…Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.

...solo un sogno, un'emozione...una nuvola...solo un alito di vento che ti sfiora, solo l'eco dei tuoi passi nella sera...

giovedì 30 maggio 2013

Hai colorato i miei pensieri

Hai colorato
i miei pensieri
e i miei sogni,
con gli ultimi riflessi
della tua gloria
Amore,
trasfigurando
la mia vita
per la prossima bellezza
della morte.
Come il sole,
al tramonto,
ci lascia intravedere
un angolo di cielo,
hai mutato il mio dolore
in gioia immensa.
Per incanto, Amore,
vita e morte
sono diventate
per me
la stessa grande
meraviglia
Rabindranath Tagore

George Gray

Molte volte ho studiato
la lapide che mi hanno scolpito:
una barca con vele ammainate, in un porto.
In realtà non è questa la mia destinazione,
ma la mia vita.
Perché l'amore mi si offrì e io mi ritrassi dal suo inganno;
il dolore bussò alla mia porta, e io ebbi paura;
l'ambizione mi chiamò, ma io temetti gli imprevisti.
Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita.
E adesso so che bisogna alzare le vele
e prendere i venti del destino,
dovunque spingano la barca.
Dare un senso alla vita può condurre a follia
ma una vita senza senso è la tortura
dell'inquietudine e del vano desiderio –
è una barca che anela al mare eppure lo teme
Edgar Lee Masters

martedì 28 maggio 2013

Collina funesta

Io sulla mia collina,
nudo e vulnerabile.
Ogni rumore mi colpisce,
ogni luce mi ferisce.
Ogni disagio
cresce e si addensa,
mi scorge e a me si volge,
mi insegue e incalza.
Di solito oppongo resistenza.
Ma non qui e non ora.
Non sulla mia collina,
non nudo e vulnerabile..
Robert Gernhardt

Per quel tempo

Voglio morire quando muore il giorno,
in altomare e con la faccia al cielo
dove pare sogno l'agonia,
e l'anima un uccello che si libra in volo.
Non sentire negli ultimi istanti,
ormai a tu per tu con il cielo ed il mare,
altre voci o preghiere singhiozzanti
che il maestoso rompersi delle onde.
Morire quando la luce, triste, ritira
le sue auree reti dall'onda verde,
ed essere come questo sole che lento spira;
qualcosa d'assai luminoso che si perde.
Morire, e giovane: prima che distrugga
il tempo greve la gentile corona;
quando la vita dice ancora: sono tua,
anche se che c'inganna ben lo sappiamo.
Manuel Gutiérrez Nàjera

Incontri

Gli incontri avvengono quando arriviamo a un limite,
quando abbiamo bisogno di morire e rinascere emotivamente.
Paulo Coelho

sabato 25 maggio 2013

Anima

Credo anch'io che la nostra vita e le nostre percezioni si sviluppino a partire da un groviglio di ricordi sommersi. 
Forse quello che chiamiamo anima non è se non l'insieme di questi oscuri detriti di ricordi.
Hermann Hesse, Pellegrinaggio d’autunno

A piedi

A piedi
ho dovuto traversare il sistema solare
prima di trovare il filo originario del mio vestito rosso.
Presagisco già me stessa.
Da qualche parte nello spazio pencola il mio cuore,
dal quale sgorgano scintille squassando l’aria,
verso altri cuori intemperanti.
 
Edith Södergran

Anastasia

Di capo a tre giornate, andando verso mezzodì, l’uomo s’incontra ad Anastasia, città bagnata da canali concentrici e sorvolata da aquiloni. Dovrei ora enumerare le merci che qui si comprano con vantaggio: agata onice crisopazio e altre varietà di calcedonio; lodare la carne del fagiano dorato che si cucina sulla fiamma di legno di ciliegio stagionato e si cosparge con molto origano; dire delle donne che ho visto fare il bagno nella vasca d’un giardino e che talvolta invitano – si racconta – il passeggero a spogliarsi con loro e rincorrerle nell’acqua. Ma con queste notizie non ti direi la vera essenza della città: perchè mentre la descrizione di Anastasia non fa che risvegliare i desideri uno per volta per obbligarti a soffocarli, a chi si trova un mattino in mezzo ad Anastasia i desideri si risvegliano tutti insieme e ti circondano. La città ti appare come un tutto in cui nessun desiderio va perduto e di cui tu fai parte, e poichè essa gode tutto quello che tu non godi, a te non resta che abitare questo desiderio ed esserne contento. Tale potere, che ora dicono maligno ora benigno, ha Anastasia, città ingannatrice: se per otto ore al giorno tu lavori come tagliatore d’agate onici crisopazi, la tua fatica che dà forma al desiderio prende dal desiderio la sua forma, e tu credi di godere per tutta Anastasia mentre non ne sei che lo schiavo.
Italo Calvino - Le città invisibili

venerdì 24 maggio 2013

Amo...

Amo ciò che di tenace ancora sopravvive nei miei occhi, nelle mie camere abbandonate dove abita la luna, e ragni di mia proprietà, e distruzioni che mi sono care, adoro il mio essere perduto, la mia sostanza imperfetta.
Pablo Neruda

Ti stringo...

Ti stringo per dirti che i sogni
son belli come il tuo volto,
lontani come i tuoi occhi.
Alfonso Gatto

Questo nostro mondo

Strano, nevvero?
non puoi
paragonarlo
con niente
altro
eppure impari
in fretta
che c'è
qualcosa di sbagliato
nel mondo
e nella gente
che
ci vive.

vuoi esser giusto
ed obiettivo
ma quando
scopri quello
che ci fa
e le scelte
che ci
impone,
le strade in cui ci tocca
camminare,
quello che ci fa vedere,
sentire,
sopportare
giorno e notte,
giorno dopo giorno,
anno dopo anno,
allora,
brutto dio,
non c'è niente
che puoi paragonare neanche
a questo
sicchè non puoi
esattamente dire
che è uno schifo
ma perchè diavolo
lo sembra?

per esempio
infilarsi
le scarpe
al mattino
è come dover
scavalcare
una montagna.

sì,
vorrà dire
che è colpa nostra.
vorrà dire
che siamo malati.
vorrà dire
che è proprio
così
sebbene non ci sia
niente con cui
paragonare
neanche
noi.

malati.
insensibili.
nati in questa
luce
e gloria portentose,
le imbavagliamo,
le
rigettiamo
mentre le api
e le farfalle
più che mai
trasportano
il loro
polline
fottuto.

Charles Bukowski

Oggi la neve s’è disciolta

Oggi la neve s’è disciolta, oggi
Sono rimasta a lungo alla finestra.
L’occhio è tornato alla realtà; più libero,
Rasserenato, nuovamente è il petto.
Il perché non lo so. Può darsi che
L’anima sia semplicemente stanca,
E in qualche modo non ho avuto voglia
Di metter mano a un lapis irrequieto.
Così sono rimasta — nella nebbia —
Lontana sia dal bene che dal male,
Tamburellando calma con le dita
Sul vetro, che ne tintinnava appena.
Non fa nessuna differenza, l’anima,
Su ciò che incontra per la prima volta:
Sia una pozzanghera di madreperla,
Dove s’è arrovesciato il firmamento,
O un uccello che sfreccia su nell’aria,
O un cane che, semplicemente, corre:
Perfino il canto d’una mendicante
Non m’ha portato mai fino alle lacrime.
L’arte gentile del dimenticare
L’anima mia l’aveva già imparata.
Oggi non so che immensa sensazione
Mi si è sciolta nell’anima.

Marina I. Cvetaeva

(da L'amica)

Ho messo il mio sogno su una nave

Ho messo il mio sogno su una nave
e la nave sul mare;
- dopo, ho aperto il mare con le mani,
per far naufragare il mio sogno

Le mie mani sono ancora bagnate
dall'azzurro delle onde semiaperte,
e il colore che scorre dalle mie dita
colora le spiagge deserte.

Il vento viene da lontano,
la notte si curva dal freddo;
sott'acqua sta morendo
il mio sogno, dentro una nave...

Piangerò quanto sarà necessario,
affinché il mare possa crescere,
e la mia nave arrivi al fondo
ed il mio sogno scompaia.

Dopo, tutto sarà perfetto;
spiaggia liscia, acqua ordinata,
i miei occhi secchi come pietre
e le mie due mani rotte.
Cecilia Meireles

Difficile è credere

Difficile è credere
che sia un dono la vita,
quando si trascina una
stanca esistenza e il vivere
d’ora in ora ci tortura ;
ma anche nei tuoi occhi
vedo
brume di dolore.
Hanno già flagellato il tuo
giovane cuore ? E rispose per te
il mare e un ombra lieve
di cormorano. Tacevi
e sogguardavi mesta
l’orizzonte estremo.
Eugenio Montale

giovedì 23 maggio 2013

Dedica

Agli innamorati che si sono sposati
Alla casa che è stata costruita
Ai bambini che sono cresciuti
Alle navi che sono approdate
Alla battaglia che è stata vinta
Al prodigio che ha fatto ritorno
A tutto quanto è ormai finito senza speranza 

Manolis Anaghnostakis

In questo momento

 
 In questo momento non chiedere 
com'è apparsa questa commozione, 
così improvvisa, così frettolosa, 
così fugace. 
Non c'è mente che lo pensi: 
è percezione e silenzio. 
Attimo è che non fai in tempo 
a dirgli: "Fermati, sei bello!". 

(Non è morta, non è morta ancora l'anima mia,  
se ancora la sento lacrimare). 
Kòstas Sterghiòpulos

A domani

Sto per chiudere gli occhi a bassa voce
sto per entrare a tentoni nel sonno.
In questo istante l'odio non lavora
per la morte sua povera padrona
la volontà sospende il suo battito
e io mi sento distante, così piccolo
che invoco Dio, ma non gli chiedo
niente, a patto di condividere appena
questo universo che abbiamo conseguito
con le cattive e a volte con le buone.
Perché il mondo sognato non è lo stesso
che questo mondo di morte a piene mani?
Il mio incubo è sempre l'ottimismo:
dormo debolmente, sogno che son forte,
ma il futuro attende.
È un abisso.
Non dirmelo quando mi sveglio. 
Mario Benedetti

mercoledì 22 maggio 2013


Musica da camera

Violini. Le mie gambe si alzano.
Allegro ma non troppo.
Sottovoce.
Dolcemente inizia l'ouverture.
Tamburo. Il mio ventre risuona come forgia.
Tante volte ti ho conservato la musica.
E, ciò nonostante,
il tuo arco insistente
genera nuovi adagi, fughe.
Trombettiere di fuoco.
Annunciati!
Ti ricevano i miei lamenti di soprano
e la tua voce di baritono risponda esaltata.
Indugia inizialmente il violoncello,
gli archi prima del clavicembalo,
o del piano.
Dopo fà ciò che desideri
spèttinati dirigendo l'orchestra.
Riecheggino i venti,
e applauda,
febbricitante,
il pubblico. 
Gioconda Belli

Preparativo

Ancora un anno di preparativi.
Domani al più tardi inizierò a lavorare a un grande libro
nel quale il mio secolo apparirà come realmente è stato.
Il sole si alzerà sopra i giusti e i malvagi.
Primavere ed autunni infallibilmente torneranno,
in un boschetto umido un tordo si costruirà un nido rivestito d'argilla
e le volpi apprenderanno della loro natura di volpi.

E questo sarà l'argomento, più le aggiunte. Quindi: eserciti
che attraversano pianure ghiacciate sbraitando bestemmie
in cori di mille voci; il cannone d'un carro armato
che irrompe immenso a un angolo di strada; la corsa nel buio
in un campo con altane e filo spinato.

No, non accadrà domani. Tra cinque o dieci anni.
Penso ancora troppo alle madri
e chiedo cosa sia l'uomo nato da una donna.
Egli si rannicchia e si protegge il capo
mentre viene scalciato da pesanti stivali; in fiamme, correndo,
arde di vampa lucente; un bulldozer lo spazza in una cava d'argilla.
Suo figlio. Un orsacchiotto tra le braccia. Concepito in estasi.

Non ho ancora imparato a parlare come dovrei, tranquillamente. 
Czesław Miłosz

martedì 21 maggio 2013

Mani

“Tu potresti sprofondare in blocco in quel nulla dove scompaiono i morti: io mi consolerei se tu mi lasciassi l’eredità delle tue mani. Soltanto le tue mani sopravviverebbero, scisse da te, inesplicabili come quelle degli dèi di marmo diventati polvere e calce della loro stessa tomba. Sopravviverebbero ai tuoi atti, ai corpi miserabili che hanno accarezzato. Non servirebbero più da intermediarie fra le cose e te: sarebbero mutate loro stesse in cose. Ridiventate innocenti, dal momento che non ci saresti più tu a farle tue complici, tristi come levrieri senza padrone, sconcertate come arcangeli a cui nessun dio dirami più ordini, le tue mani inutili riposerebbero sulle ginocchia delle tenebre. Le tue mani aperte, incapaci di dare o di prendere una gioia qualsivoglia, mi avrebbero lasciata cadere come una bambola rotta.
Io bacio, all’altezza del polso, quelle mani indifferenti che le tua volontà non scosta più dalle mie; accarezzo l’arteria azzurra, quella colonna di sangue che un tempo sorgeva incessante come lo zampillo di una fontana dal suolo del tuo cuore. Con brevi singhiozzi soddisfatti io abbandono il capo come nell’infanzia fra quelle palme piene di stelle, di croci, di precipizi di ciò che fu il mio destino.”
Margherite Yourcenar

Una calda pioggia di sguardi

I miei occhi ti scoprono
nuda
e ti coprono
d’una calda pioggia
di sguardi.
Octavio Paz

Scoperta

Nuda e aderente alla tua nudità.  
I miei seni come ghiaccio appena inciso,  
sull'acqua piana del tuo petto.
Le mie spalle aperte sotto le tue spalle.
E tu fluttuando sulla mia nudità.
Alzerò le braccia e sosterrò il tuo volo.  
Potrai scoprire il mio sogno,  
poiché il cielo riposerà sulla mia fronte.  
Affluenti dei tuoi fiumi saranno i miei fiumi.  
Navigheremo insieme, tu sarai la mia vela,  
e io ti condurrò per mari ignoti.
Quale supremo incanto di geografie!
Le tue mani sulle mie mani.  
I tuoi occhi, uccelli del mio albero,  
sull'erba del mio corpo.
Carmen Conde

Conoscenza

Prima ancora del sangue che mi fece
  è questo flusso incessante.
Come se tutte le donne abbracciate,
non avessero mai dato con vivace clamore
la parte profonda della loro vita:  
fino all'avida terra della tomba,
fino al delirio con cui la bocca  
erompe quando avverte
il paradiso d'amore che arde.  
Che pozzo c'è ai piedi della mia esistenza?  
Che mano libera la mia anfora di gioie?  
Oh sete di quella voce che mi soggioga!  
Aprirsi in una fiamma, aprirsi in una rugiada...  
Essere contenuta, limitata,  
posseduta da una forma unica.  
Allontanare l'antica inquietudine, la terribile  
inquietudine della carne e dello spirito.  
Restare in estasi eterna!
Carmen Conde

Tentazioni

Vorrei, fanciulla, esser nel tuo corsetto,
e, come un serpe ai dì di luglio, in giri
voluttuosi errarti intorno al petto:
errarti intorno al petto, o bella amica,
ma con gioia pudica;
e non baciarti, e tener gli occhi chiusi,
sol nei profumi assorto,
per le tue membra candide diffusi.
Che nebbia fra i comignoli e il selciato,
che freddo per le strade, e quanti ombrelli!…
Ho il corpo affranto, e un sigaro appestato:
fumo, fumo, il tuo stato
somiglia a quello dell’anima mia…
Dall’aria greve oppresso
tenta invan sollevarsi, e fuggir via!
Povera amica! di me che ne dici?
Pazzo non sono, e non sono cattivo;
ti amai nei dì del pianto e nei felici,
e ti amerò ancor tanto
di un amor puro e santo.
Ma vi son giorni che il mio cor vien meno,
e il fango mi conquista.
Prega, prega che torni il ciel sereno!
Tu non lo sai che l’uomo è anch’esso un bruto?
Fuggi, fuggi da me; su questo petto
ti avvinghierei sprezzando il tuo rifiuto,
e se il preludio dei baci incomincia
ove finisca ignori!. . . Oh abbassa il velo,
fuggi, e prega il Signore
che ti sorrida, e rassereni il cielo!
Emilio Praga

Il timido inizio

Un “voi” vuoto con un “tu” caloroso
scambiava lei nel parlarmi
e suscitava nel cuore innamorato
i più bei sogni di felicità.
Davanti a lei sto in silenzio
di distogliere gli occhi non ho forza
e le dico: “come siete cara”
e penso “come ti amo”.
Aleksandr Sergeevič Puškin

Non ci avrebbe visti nessuno

Non ci avrebbe visti nessuno.
Ma eravamo tanto eccitati già
da abbandonare ogni cautela.
Si schiusero i vestiti – che non eran molti,
essendo un luglio splendido e cocente.
Godimento carnale
tra gli abiti dischiusi;
rapido denudarsi della carne – la cui visione
ventisei anni ha traversato, e viene
a rimanere in questi versi.
Kostantinos Kavafis da “Poesie erotiche”

La pausa ha la tua forma

Quest’ora ha la forma di una pausa.
La pausa ha la tua forma.
Tu hai la forma di una fontana,
non d’acqua ma di tempo
In cima allo zampillo della fonte
saltano i miei pezzi:
fui, sono, non sono ancora.
La mia vita non pesa.
Il passato si assottiglia.
Il futuro è un pò d’acqua nei tuoi occhi.
Octavio Paz

sabato 11 maggio 2013

Se mi stacco da te, mi strappo tutto

Se mi stacco da te, mi strappo tutto:
                                     ma il mio meglio (o il mio peggio)
ti rimane attaccato, appiccicoso, come un miele, una colla, un olio denso:
ritorno in me, quando ritorno in te: (e mi ritrovo i pollici e i polmoni):
tra poco atterro a Madrid:
                          (in coda qui all'aereo, selezionati miei connazionali,
gente d'affari, dicono numeri e numeri, mentre bevono e fumano, eccitati,
agitatamente ridendo):
                      vivo ancora per te, se vivo ancora: 
Edoardo Sanguineti, Corollario 1992-1996
 

mercoledì 8 maggio 2013

La voglia di baciarti

La voglia di baciarti in qualsiasi situazione,
in qualsiasi posto, in mezzo a qualsiasi folla,
a metà di qualsiasi discorso,
davanti a qualsiasi persona, a qualsiasi ora.
È estenuante. Sfiancante. Mi divora.
Ti prego, fa’ che non mi passi mai.
Antigone

Quiero hacer...


Si può essere...

Si può essere innamorati di diverse persone per volta, 
e di tutte con lo stesso dolore, senza tradirne nessuna, 
il cuore ha più stanze di un casino.
Gabriel García Márquez

È lecita, agli amanti

È lecita, agli amanti, la voce sbiadita.
Quando ti sveglierai, al tuo orecchio un solo mormorio:
Amami. Qualcuno in me dirà: non è il tempo, signora,
Raccolga i suoi papaveri, i suoi narcisi. Non vede
Che sul muro dei morti la gola del mondo
Gira all’oscura?
Non è il tempo, signora. Uccello, mulino e vento
In un vortice di ombra. Può cantare d’amore
Quando tutto si fa notte? Lamenta prima
Questa tela di seta tessuta dalla gola.
Amami. Svanisco e supplico. Agli amanti
sono lecite vertigine e richiesta. E la mia fame è così grande
Così intenso il mio canto, così infuocato il mio tessuto
Che tutto il mondo, amore, canterà con me.
Hilda Hilst

Che bocca deve rosicare il tempo?

Che bocca deve rosicare il tempo? Quale viso
Deve arrivare dopo il mio? Quante volte
Il tulle del mio fiato deve riposare
Sulla fremente bianchezza della tua schiena?
Attraverseremo insieme le grandi spirali
L’arteria del silenzio stesa, il vuoto
scalino del tempo?
Quante volte dirai: vita, venere, magma-marina
E quante volte dirò: sei mio. E i pomeriggi stesi,
le larghe lune, le notti agoniche
Senza poter toccarti. Quante volte, amore
Un nuovo versante dovrà nascere in te
E quante volte in me dovrà morire.
Hilda Hilst

Sfioro

Sfioro. La fronte. Il braccio. La spalla.
Il profondo sortilegio della scapola.
Materiale – bambino la tua fronte e io
Maturità, assenza nelle tue chiare
Tenute.
Ahimè. Mentre tu cammini
In lucido orgoglio, io sono già il passato.
Questa fronte che è mia, prodigiosa
Di nozze e sentieri
Così diversa dalla tua fronte abbandonata.
Sfioro. E in un solo momento vivo
E vado morendo. Tra terra e acqua
La mia esistenza anfibia. Passeggia
Sopra di me, amore, e cogli ciò che mi resta:
Girasole Notturno. Foglia segreta.
Hilda Hilst

martedì 7 maggio 2013

Una ragazza ti ha chiesto

Una ragazza ti ha chiesto: Che cosa è poesia?
Volevi dirle: Già il fatto che esisti, ah sì, che tu esisti,
e che nel tremore e stupore
che sono testimonianza del miracolo,
soffrendo mi ingelosisco della tua piena bellezza,
e che non posso baciarti e con te non mi posso giacere,
e che non ho nulla, e colui che è sprovvisto di doni
è costretto a cantare…
Ma non glielo hai detto, hai taciuto
e lei non ha udito quel canto…
Vladimír Holan 

Amori immaginari

1
Siamo venuti a festeggiare.
La festa di due corpi e un’ombra.
Due corpi strappati alle radici
e la linfa amara della tua vulva dolce
battezza il mio tradimento.
2
La tua voce è qui, ma tu non sei qui.
Ci sono i tuoi occhi, ma tu non ci sei.
C’è il tuo corpo, tu no.
Come un albero sradicato,
come un orecchio staccato,
come una barchetta scolpita nella corteccia di pino
che si perde nel ruscello dell’infanzia.
3
Incredibile caso
di una moneta non truccata
che cada sempre sulla stessa faccia
ma vivere è questo.
Inspirazione creare un codice
ed espirazione frantumarlo. Non continuare a lanciare questa moneta.
Fa buio alle quattro di pomeriggio
il cielo sconfessa tutti gli specchi
e sa che ti ho perduta.
Jorge Riechmann 

Elogio della dormiente

Giacere sveglio al tuo fianco
nel profondo rifugio del tuo sogno.
A faccia in giù, respiri
un canto della terra
che non ricorderai al risveglio.
Misuro il mio essere su questo canto.
Jorge Riechmann

lunedì 6 maggio 2013

È quasi primavera, io dipingo…

È quasi primavera, io dipingo
già fuori sul terrazzo, tra odori
di mari lontani e queste vicine
piante di odori. La salvia la menta
il basilico e i sedani dipingo
su tele bianche con pochi colori.
Il verde perché son verdi le piante,
e bianco il bianco nulla della tela,
e il rosso dei tramonti su la vela
del cielo che apre un teatro vero
a questi miei pensieri. Io dipingo
la sera quando i tormenti più vivi
accendono il cielo e bruciano il cuore,
e all’alba quando già nulla è la vita.
 Beppe Salvia
da Cuore (cieli celesti) (1988)

Periferia


Sento l’antico spasimo
- è la terra
che sotto coperte di gelo
solleva le sue braccia nere -
e ho paura
dei tuoi passi fangosi, cara vita,
che mi cammini a fianco, mi conduci
vicino a vecchi dai lunghi mantelli,
a ragazzi
veloci in groppa a opache biciclette,
a donne,
che nello scialle si premono i seni -
E già sentiamo
a bordo di betulle spaesate
il fumo dei comignoli morire
roseo sui pantani.
Nel tramonto le fabbriche incendiate
ululano per il cupo avvio dei treni…
Ma pezzo muto di carne io ti seguo
e ho paura -
pezzo di carne che la primavera
percorre con ridenti dolori.
Antonia Pozzi 21 gennaio 1938

Leggi, sono questi i nomi delle cose

Leggi, sono questi i nomi delle cose che
lasciasti – me, libri, il tuo profumo
sparso per la stanza; sogni una metà e dolori il doppio, baci per
tutto il corpo come tagli profondi
che non si rimargineranno mai; e libri, nostalgia,
la chiave di una casa che non è mai stata la
nostra, una vestaglia di flanella blu che
indosso, quando faccio questo elenco:
libri, risa che non riesco a mettere in ordine,
e rabbia – un vaso di orchidee che
amavi tanto senza che io sapessi perché e
che forse per questo non tornai ad innaffiare; e
libri, il letto disfatto per tanti giorni,
una lettera sul tuo cuscino e tanta
afflizione, tanta solitudine; e in un cassetto
due biglietti per un film d’amore che
non hai visto con me, e altri libri, e anche
una camicia sbiadita con la quale dormo
di notte per stare più vicino a te; e, da
tutte le parti, libri, tanti libri, tante
parole che mai mi hai detto prima della
lettera che scrivesti quella mattina, e io,
io che ancora credo che tornerai, che
ritorni, sia pure solo per i tuoi libri
Maria do Rosario Pedreira
da “Nessun nome dopo”

Sera d'aprile

Batte la luna soavemente
di là dei vetri
sul mio vaso di primule:
senza vederla la penso
come una grande primula anch’essa
stupita
sola
nel prato azzurro del cielo.
 Antonia Pozzi

sabato 4 maggio 2013

Nel mese di maggio

Dal mio giardino si vedono così e non si possono spiegare
l’accordo dell’azzurro rarefatto e quello del verde
che sale e si fa spazio in certe mattine di maggio
quando il calore viene sulle braccia scoperte
e tocca il tendine d’azzurro e il tendine di verde
che credevamo spenti, nella nostra testa di oggi,
tanti anni fa. In mattine così, la terra si piega
e si anima in cose inanimate come i sassi
nel brulichìo nascosto dalle foglie, nel nostro
essere muti e felici di non avere un nome.
Forse daremo un nome a questa luce sugli occhi,
alla rondine scolpita dall’aria mentre passa,
all’ombra durata un battito sulle nostre mani;
forse saremo infanzia e chiuderemo il pericolo
nel nome del pericolo e allontaneremo le nostre spalle
dalla città abbagliata e splenderanno amate dal caso
e dal vento le nostre impronte quando qualcuno chiuderà
il cancello dietro a noi, e ci guarderà partire.
Pierluigi Cappello

Il violinista Jones

La terra ti suscita
vibrazioni nel cuore: sei tu.
E se la gente sa che sai suonare,
suonare ti tocca, per tutta la vita.
Che cosa vedi, una messe di trifoglio?
O un largo prato tra te e il fiume?
Nella meliga è il vento; ti freghi le mani
perché i buoi saran pronti al mercato;
o ti accade di udire un fruscio di gonnelle
come al Boschetto quando ballano le ragazze.
Per Cooney Potter una pila di polvere
o un vortice di foglie volevan dire siccità;
a me pareva fosse Sammy Testa-rossa
quando fa il passo sul motivo di Toor-a-Loor.
Come potevo coltivare le mie terre,
- non parliamo di ingrandirle -
con la ridda di corni, fagotti e ottavini
che cornacchie e pettirossi mi muovevano in testa,
e il cigolìo di un molino a vento - solo questo?
Mai una volta diedi mani all'aratro,
che qualcuno non si fermasse nella strada
e mi chiedesse per un ballo o una merenda.
Finii con le stesse terre,
finii con un violino spaccato -
e un ridere rauco e ricordi,
e nemmeno un rimpianto.
Edgar Lee Masters 
(da Antologia di Spoon River, 1916 – Traduzione di Fernanda Pivano)  

Riflessione n° 1

Nessuno sogna due volte lo stesso sogno
Nessuno fa il bagno due volte nello stesso fiume
Nessuno ama due volte la stessa donna.
Dio da cui tutto nasce
E il circolo e il movimento infinito.
Ancora non siamo abituati al mondo
Nascere è una cosa molto lunga.
Murilo Mendes

Così una donna amata e passata ad altri

Così una donna amata e passata ad altri: si muove e parla, o tace, e ancora non si sa che cosa c’è dietro quei moti e quei silenzi, ma non è il sapere che tutto ciò è per altri che ti dà pena - o non è solo questo -, è il sentire che altri ne prova delizia e ci legge e ci scopre, quasi fosse lui il primo, quanto tu vi hai già letto e scoperto; o, peggio, ci vede altro da ciò che tu vi avevi visto e cancella i tuoi sogni per sostituirvi i propri, dalla lavagna che è lei. 
VITTORIO SERENI, Diario d’Algeria 

giovedì 2 maggio 2013

Come un grido puro

Di tutti gli angoli del mondo
Amo d’un amore piú forte e piú profondo
La nuda spiaggia in estasi e la duna
Dove mi unii al mare, al vento e alla luna.

Odoro gli alberi la terra e il vento
Che la primavera colma di profumi
Ma io vi voglio solo e solo vi procuro
La selvaggia esalazione delle onde
In ascesa verso gli astri come un grido puro.
Sophia de Mello Breyner Andresen

Considerato a freddo

Considerato a freddo, imparzialmente,
che l’uomo è triste, tosse, e tuttavia
si compiace d’avere un petto rosso;
che tutto ciò che fa è esser composto
di giorni;
che è un fosco mammifero e si pettina…
Considerato che
l’uomo procede dolcemente dal lavoro
e riecheggia capo, suona subordinato;
che il diagramma del tempo
è sempre un diorama di medaglie
e a metà aperti i suoi occhi studiarono
fin da lontani tempi
la formula famelica di massa…
Compreso senza sforzo
che l’uomo a volte si mette a pensare,
come volendo piangere,
e destinato a stendersi da oggetto
si fa buon falegname, suda, uccide
e dopo canta, pranza, s’abbottona…
Considerato inoltre
che l’uomo in verità è un animale
e tuttavia, girando, m’urta nel capo con la sua tristezza…
Esaminati infine
le sue carte in contrasto, il suo cesso,
la sua disperazione al terminare del giorno atroce,
che lo annienta…
Compreso
ch’egli sa che lo amo,
che l’odio con affetto e m’è, in definitiva, indifferente…
Considerato i suoi documenti d’insieme
e guardato con lente l’attestato
che prova ch’egli nacque piccolino…
gli faccio un cenno,
viene,
e io gli do un abbraccio, mi commuovo.
Che importa! Mi commuovo… Mi commuovo… 
César Abraham Vallejo

Nella cella del duro

Nella cella, nel duro, anche
i cantoni si acquattano. 
Accomodo ciò che, nudo, fa grinze,
si piega, si sfilaccia. 
Smonto dal mio cavallo ansante, soffiando
via tracce di percosse e di orizzonti;
piede schiumoso contro i suoi tre zoccoli.
E lo incito: Andiamo, animale! 
Si piglierebbe meno, sempre meno
di quanto mi toccava dare
nella cella, nel liquido. 
Il compagno di carcere mangiava il grano
delle colline col mio stesso cucchiaio
quando, bambino, alla paterna tavola,
m’addormentavo masticando. 
Sussurro all’altro:
torna, esci dall’altra parte:
sbrìgati, via, fa’ in fretta! 
E senza avvedermene progetto, almanacco
sul lettuccio sconnesso, so capire:
Ma no. Quel medico è un uomo sincero. 
Non riderò più quando mia madre pregherà
nell’infanzia, la domenica, alle quattro
del mattino, pei viandanti,
i carcerati,
gli ammalati
e i poveri. 
Nel recinto dei bambini, non darò più
pugni a nessuno di loro, che dopo,
ancora sanguinando, avrebbe pianto: sabato
ti darò la mia carne, ma tu
non mi picchiare!
Non gli dirò più va bene. 
Nella cella, nel gas illimitato
che si arrotonda condensandosi,
chi incespica lì fuori? 
Cesar Vallejo

Fammi rinascere

So cosa pensi di me
perché gli occhi ti frugano dentro
e trattieni sulle labbra
un sorriso che sanguina
Ma sei lontana
e quello che pensi
non può penetrarmi
ti grido Vieni,
apri in due la mia solitudine
e muovi in essa il tuo canto
fai girare questo mondo fermo
Ti dico Vieni,
fammi rinascere sulla terra.
Homero Aridjis