…Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.

...solo un sogno, un'emozione...una nuvola...solo un alito di vento che ti sfiora, solo l'eco dei tuoi passi nella sera...
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giovedì 21 marzo 2013

Il colloquio



Quando ti avrò raggiunto sulla sponda del fiume di luce
e tu mi chiederai che ho fatto tant'anni senza di te,
io ti risponderò: "Ho continuato il colloquio".
Tu riderai per dolcezza tutto il riso de' tuoi bianchi denti,
e cingerai le mie spalle col tuo gesto securo di despota.
E lungo i prati di viole che fioriscono solo pei morti
continueremo il colloquio.
Ada Negri

venerdì 20 luglio 2012

Eppure è bella, anima mia, la vita

Eppure è bella, anima mia, la vita: non fosse che pei giorni in cui le foglie giocano a quale per la prima spunti sui rami; e tu le vedi, così tenere e trasparenti, che ti s’apron l’ali nel rimirarle. Come puoi del mondo tante cose sapere, e non sapere come fa la fogliuzza a tornar verde entro la scorza, ad affacciarsi, e tutta nova ridere al sol che la richiama? La strada lunga che t’importa, e l’essere strappata alla speranza che più cara ti fu, tradita da chi più fedele credesti, se goder sempre t’è dato di questa gioia? E tu la sai ben certa nel giusto tempo: ché non fu mai l’anno senza vicenda di stagioni, e mai fu senza fronda il giovinetto aprile.
Ada Negri

sabato 14 luglio 2012

Non tornare

Non ritornar mai più. Resta oltre i mari,
resta oltre i monti. Il nostro amor, l’ho ucciso.
Troppo mi torturava. E l’ho calpesto,
l’ho sfigurato in viso,

l’ho morso, l’ho ridotto in cento brani,
l’ho ucciso, ecco! Ora tace, finalmente.
Tace. Più lento per le vene scorre
il sangue prepotente:

posso dormir, la notte; e più non piango,
te chiamando, affannosa. – Oh, quanta calma!…
Nella penombra senza fine, senza
moto, riposa l’alma;

e tesse, tesse le obliose fila
d’un sogno di rinuncia. – Non tornare. –
Io, cieca e fredda, voglio odiarti, come
ti seppi un giorno amare:

odiarti pe’ miei freschi anni fiorenti
che immolai, dolorando, a te lontano;
povera gioventù senza carezze,
sacrificata invano!…

Ma nell’odio si soffre: ma si piange
nell’odio… ed io t’avrei sempre davanti
anche imprecando a te. Non ho più forza
di lotta o di rimpianti;

voglio silenzio – un gran silenzio!… – Fate
tacer quel fioco gemito, là in fondo. –
C’è qualcuno che lagnasi, un nemico,
un malato, là in fondo:

qualcuno oppresso da un immenso male,
da un peso immenso a cui non può sfuggire:
qualcuno che agonizza e chiede aiuto,
e non vuole morire.  
Ada Negri

sabato 9 giugno 2012

Anniversario

Non chiamarmi, non dirmi nulla
Non tentare di farmi sorridere.
Oggi io sono come la belva
che si rintana per morire.
Abbassa la lampada, copri il fuoco,
che la stanza sia come una tomba.
Lascia ch'io mi rannicchi nell'angolo
con la testa sulle ginocchia.
L'ore si spengano nel silenzio.
Salga in torbide onde l'angoscia
e m'affoghi: altro non chiedo
che di perdere la conoscenza.
Ma non è dato. Quel volto,
quel riso l'ho sempre davanti.
Giorno e notte il ricordo m'è uncino
confitto nella carne viva.
Forse morire io non potrò
mai: condannata in eterno
a vegliare il mio strazio in me,
piangendo con occhi senza palpebre.
Ada Negri

venerdì 11 maggio 2012

La follia

Una foglia cadde dal platano,
un fruscio scosse il cuore del cipresso,
sei tu che mi chiami.
Occhi invisibili succhiellano l’ombra,
s’infiggono in me come chiodi in un muro,
sei tu che mi guardi.
Mani invisibili le spalle mi toccano,
verso l’acque dormenti del pozzo mi attirano,
sei tu che mi vuoi.
Su su dalle vertebre diacce
con pallidi taciti brividi
la follia sale al cervello,
sei tu che mi penetri.
Più non sfiorano i piedi la terra,
più non pesa il corpo nell’aria,
via lo porta l’oscura vertigine,
sei tu che mi travolgi,
sei tu.
Ada Negri

venerdì 9 marzo 2012

Il dono

Il dono eccelso che di giorno in giorno
e d'anno in anno da te attesi, o vita
(e per esso, lo sai, mi fu dolcezza
anche il pianto), non venne: ancor non venne.
Ad ogni alba che spunta io dico: "È oggi":
ad ogni giorno che tramonta io dico:
"Sarà domani". Scorre intanto il fiume
del mio sangue vermiglio alla sua foce:
e forse il dono che puoi darmi, il solo
che valga, o vita, è questo sangue: questo
fluir segreto nelle vene, e battere
dei polsi, e luce aver dagli occhi; e amarti
unicamente perché sei la vita.
Ada Negri

giovedì 8 marzo 2012

Tempo

Giorno per giorno, anno per anno, il tempo
nostro cammina! L'ora ch'è sì lenta
al desiderio, tu la tocchi infine
con le tue mani; e quasi a te non credi,
tanta è la gioia: l'ora che giammai
affrontare vorresti, a cauto passo
ti s'accosta e t'afferra - e nulla al mondo
da lei ti salva. Non è sorta l'alba
che piombata è la notte; e già la notte
cede al sol che ritorna, e via ne porta
la ruota insonne. Ma non v'è momento
che non gravi su noi con la potenza
dei secoli; e la vita ha in ogni battito
la tremenda misura dell'eterno.
Ada Negri

sabato 21 gennaio 2012

Vita ch'io vissi

La vergine ventenne
ch'io fui, splendente come torcia accesa
nel sole, ora dov'è? Del suo bel sangue
nutriva ogni atto dell'acerba vita;
e dalla gola, liberato in canto,
le sgorgava echeggiando a monte e valle.
Ove scomparve, ella che fu sì certa
di non morire? Non morì. Rimasta
è nella scabra terra
presso il fiume che mormora e serpeggia
in tortuose spire oltre le grandi
foreste: intatta giace
fra tremolii di fronde e scorrer d'acque.
Al suo rifugio gli uomini dei boschi
vengon con felci e rami di betulle:
e il battellier che approda
dall'altra sponda, fasci d'alghe e steli
d'erbe apporta, raccolti sulla riva.
Calmo è il sonno di quella ch'io già fui
nella terra che suona ancor del canto
de' miei vent'anni - e, sole o pioggia o neve,
il mio volto d'allora ha quella terra.
Ada Negri

lunedì 19 dicembre 2011

Lettere

Brevi erano le tue lettere, precise, tutte muscolo e nervo,
di mano più usa al compasso, alla squadra, al gesto del duro comando.
Dicevan le semplici cose con semplici nude parole;
ma due ne portavano in fine, due, sempre le stesse: "Sei mia".
E quando ella giungeva, leggendo, al termine noto,
s'abbandonava all'indietro, vuotata del sangue, morente d'amore.
Ombre violacee intorno alla socchiusa bocca, all'affilato naso
precipitoso palpito delle vene gonfiate alle tempie alla gola
cecità delle palpebre, tensione delle mascelle nel desiderio
faccia di donna agonizzante in estasi, tu non la vedesti,
nessuno la vide. Era sola.

Ora, ogni notte, la donna che più non vorrebbe esser viva
nel vuoto della sua casa che ha odore di cenere spenta
scioglie un pacco di lettere legato con un nastro nero.
E legge; e, giunta al termine ben noto che a ognuna è sigillo,
ancor s'abbandona all'indietro, vuotata del sangue, morente d'amore.
Così, dalla tomba, con dura predace potenza di sillabe scritte
tu l'imprigioni, o scomparso, tu la possiedi così.
Ada Negri

domenica 18 dicembre 2011

Sinfonia azzurra

Venne in cerca di te
nella calda notte, lungo le strade dai fanali azzurri.
Tutte le strade, allora, la notte erano azzurre
come le vie dei cieli,
e il volto amato
non si vedeva: si sentiva in cuore
E ti trovò, o dolcezza, nell'ombra
casta, velata d'un vapor di stelle.
Fra quel tremolìo d'astri
discesi in terra,

in quell'azzurro di due firmamenti
l'uno a specchio dell'altro, ella
ella pure rispecchiò in te l'anima sua notturna.
E ti seguì con passo di bambina
senza sapere, senza vedere, tacita e fluida.
E allor che il giorno apparve
con fresco riso roseo su l'immenso turchino,
non trovò più se stessa
per ritornare.
Ada Negri

venerdì 9 dicembre 2011

Una foglia cadde dal platano

Una foglia cadde dal platano, un fruscio scosse il cuore del cipresso,
sei tu che mi chiami.
Occhi invisibili succhiellano l’ombra, s’infiggono in me come chiodi in un muro,
sei tu che mi guardi.
Mani invisibili le spalle mi toccano, verso l’acque dormenti del pozzo mi attirano,
sei tu che mi vuoi.
Su su dalle vertebre diacce con pallidi taciti brividi la follia sale al cervello,
sei tu che mi penetri.
Più non sfiorano i piedi la terra, più non pesa il corpo nell’aria, via lo porta l’oscura vertigine,
sei tu che mi travolgi, sei tu.
Ada Negri