…Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.

...solo un sogno, un'emozione...una nuvola...solo un alito di vento che ti sfiora, solo l'eco dei tuoi passi nella sera...
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lunedì 1 giugno 2020

Ed ero più che mai persuasa...

Ed ero più che mai persuasa che spetta alla donna di rivendicare se stessa, ch’ella sola può rivelar l’essenza vera della propria psiche, composta, sì, d’amore e di maternità e di pietà, ma anche, di dignità umana
Sibilla Aleramo - Una donna

venerdì 5 giugno 2015

Soffia sul nostro capo il caldo vento

Soffia sul nostro capo il caldo vento, lo scirocco imperiale.
Vedremo il cielo stasera rigato da stelle filanti?
Quali prati ci aspettano, verdi, folti, iridati da genziane,
per affrodarvi insieme i nostri volti?
Su quali rivi o fiumi o laghi susciterai per me, come potresti,
lo spirito delle acque?
Mi svelerei gli arcani che ora stai penetrando.
Tornerai con le mani ricolme, con le risposte più meravigliose
ai perché più audaci.
Perché si ama? Perché si piange? Perché si soffre?
Sibilla Aleramo

lunedì 27 ottobre 2014

Ho una grande malinconia

Ho una grande malinconia, un grande amore, una parola, non so quale, da dire.

Sibilla Aleramo - Un viaggio chiamato amore

venerdì 21 febbraio 2014

Il tuo saluto

Il tuo saluto, la sera,
gli occhi nell’ombra -
dall’ombra, e taci,
mi guardi, un minuto? -
ferma ogni vena nel mondo,
tacito aduni
gli addii della sorte,
la sera, con gli occhi
nell’ombra, ardi?
O piangi, ma forte
ma forte un minuto nel cuore
ogni vena mi ferma
il tuo saluto, la sera.
Sibilla Aleramo

lunedì 11 novembre 2013

Amo dunque sono



Un'uguale estasi ci coglie, di lontano. Un'uguale vertigine.
E lunghe pause, vuote quasi di pensiero, smarrimenti dolci della certezza d'esser vivi.
Soffia sul nostro capo il caldo vento, lo scirocco imperiale.
Vedremo il cielo stasera rigato di stelle filanti?
Quali prati ci aspettano, verdi, folti, iridati di genziane, per affondarvi insieme i nostri volti?
Su quali rivi o fiumi o laghi susciterai per me, come promettesti, lo spirito delle acque?
Mi svelerai gli arcani che ora stai penetrando.
Tornerai con le mani ricolme, con le risposte più meravigliose ai perché più audaci.
Perché si ama? Perché si piange? Perché si canta?
Ma io non vorrò ascoltare.
Mi raccoglierò sul tuo petto, e tu dirai: “Come ti fai piccina!”, e con la bocca sigillerai sulla mia tutti i segreti, tutte le musiche.

Sibilla Aleramo

domenica 10 novembre 2013

Le mie mani

Le mie mani
ricordando che tu le trovasti belle,
io accorata le bacio,
mani, tu dicesti,
a scrivere condannate crudelmente,
mani fatte per più dolci opere,
per carezze lunghe,
dicesti, e fra le tue le tenevi
leggere tremanti,
ora ricordando te
lontano
che le mani soltanto mi baciasti,
io la mia bocca piano accarezzo.
Sibilla Aleramo

venerdì 25 ottobre 2013

Snodo le trecce

Chiudo il tuo libro,
snodo le mie trecce,
o cuor selvaggio,
musico cuore…
 
con la tua vita intera
sei nei miei canti
come un addio a me.
 
Smarrivamo gli occhi negli stessi cieli,
meravigliati e violenti con stesso ritmo andavamo,
 
liberi singhiozzando, senza mai vederci,
né mai saperci, con notturni occhi.
 
Or nei tuoi canti
la tua vita intera
è come un addio a me.
 
Cuor selvaggio,
musico cuore,
chiudo il tuo libro,
le mie trecce snodo.
Sibilla Aleramo

lunedì 26 novembre 2012

Sono tornata bella

Sono tornata bella
e forse è questo l’ultimo mio autunno.
Bella più di quando gli piacqui nel sole,
bella e vana ai suoi assenti occhi,
come una foglia d’ombra.
Ma certe notti,
nel silenzio che più non turba il pianto,
invocata mi sento
con disperata sete
della sua bocca lontana.
Sibilla Aleramo

lunedì 29 ottobre 2012

Tremo aspettando che tu mi scriva

(7 agosto 1916)
“Tremo aspettando che tu mi scriva. M’hai amato, quei giorni. T’ho avuto tutto nel primo sguardo, cosi interamente. Perché tremo? E l’ultima sera m’hai detto: “Tanto dubitavi di te?…”.
Oh, ma è la verità. Dino. Io, che non vorrei, che mai avrei voluto cambiarmi con un’altra creatura, io che so il mio valore, so anche tutta la mia miseria, so che se tu domani mi scrivessi che è stato un sogno, che ti sei svegliato, che non mi ami, troverei nel mio orrore da chinare il capo… Perché amarmi, tu? Anche oggi, che povere frasi sciocche devo averti scritto. Come quando t’ero accanto, che non sapevo che piangere o baciarti. E ho fatto piangere tanti dacché vivo. Che importa se per ogni lagrima che ho fatto scendere ne ho versate io stessa cento. C’è tanta ombra intorno a me. Puoi averlo sentito, puoi, dopo che son partita, averlo sentito, tu che sei fatto per il sole… Dino, Dino!
M’hai detto: “tu non dici: sempre, mai, come le altre”. Ma stasera mi sembra che mai io mi sia sentita davanti all’amore una cosi piccola cosa oscura. Dopo tutto quanto ho vissuto e voluto, dopo aver benedetto ogni sforzo e ogni martirio credendo ogni volta di crescere e d’adunar luce in me, come mi trovo davanti a te! E se tu sapessi il disprezzo che ho per queste stesse parole con le quali cerco come d’inginocchiarmi. Amore mio, solo questo. Tacere, non dovrei che tacere, aspettando. Bisogno di distruzione, dicevi… Come m’hai parlato del “nostro” lavoro, quell’ultimo mattino! Della cosa bella creata sotto il cielo dal fatto solo del nostro amore. – Senti i miei silenzi? – T’ho veduto staccato da tutti, libero come nessuno, e più umano ancora di me, oh Dino, ch’ero così sola a portar tutta la mia umanità. Ma più forte di me, anche. Più alto. So quel che dico. Che ti potrò dare? T’adoro. E sento tutta la mia impotenza, non faccio che pensare a te Dino, provo qualcosa di tanto forte che non so come lo reggerò… Sei tu che mi squassi cosi? Che cosa m’hai messo nelle vene? E sempre ho negli occhi quella strada col sole, il primo mattino, le fonti dove m’hai fatto bere, la terra che si mescolava ai nostri baci, quell’abbraccio profondo della luce. Dove sei, che mi sento cosi strappata a me stessa? Mi chiami, o m’hai dimenticata? Oh ti voglio ti voglio, non ti lascerò ad altri, non sarò d’altri, per la mia vita ti voglio e per la mia morte, Dino, dopo questo non si può esser più nulla, oh, sapere che anche tu lo senti, che rantoli anche tu cosi. Mi aspetti, dimmi, mi aspetti, vero?Ti desidero e ho bisogno di te, saremo soli sulla terra. Bruceremo. Hai visto che siamo vergini, che qualcosa non ci fu mai strappato? Per noi. Più a fondo, più a fondo, ci mescoleremo allo spazio, amore mio. Dimmi che mi manca cosi il respiro perché mi chiami, perché mi vuoi……
Ti amo
Sibilla Aleramo a Dino Campana

sabato 22 settembre 2012

...avere la prova

…avere la prova che non sono stata solo per te, come chiedevi, pura idea, puro spirito, ma che mi hai anche sentita, qualche volta almeno, come spina acuta, nel cuore, e nella carne. Saper che hai tremato al dubbio di perdermi, di non ritrovarmi…
Sibilla Aleramo

venerdì 21 settembre 2012

Selva d'amore

Gaudio l’amarti,
illimitato gaudio
credere al riso dei tuoi occhi,
è vertigine ancora
la certezza d’esser da te cantata,
oh più tardi, negli anni non più miei,
or che tremare la vita sento
sul ciglio estremo…
Sibilla Aleramo

domenica 29 luglio 2012

Stupore supremo

Stupore supremo,
se talora in cuore
stanchezza del vivere mi tenta,
tacitamente, Terra,
dall’eterno tuo incanto esser toccata,
e nella luce bionda
alberi scorgere, salienti inni,
e onde e rupi ed erbe
gemmee nell’etere sospese,
stupore supremo
poter improvvisa nel pianto
ancora dal tuo incanto
tacitamente esser toccata,Terra.
Sibilla Aleramo

lunedì 25 giugno 2012

Luce nella selva

Luce nella selva,
musica di luce,
guizzante ed estatica
canorità raggiante,
fragori d'ombre,
aureole,
filtri di suoni,
e carezze, carezze,
confusione dei sensi,
fragranze agli occhi,
i colori mordono suggono,
labbra aperte attente,
chiaro sonoro
guizza il mondo,
il mondo
è un raggiante brivido canoro,
luce nella selva,
musica di luce...
Sibilla Aleramo

Piango

Piango
come dovrebbero gli altri su me piangere,
e nessuno invece nessuno
la mia agonia intende.
Piango
per la cecità degli altri,
di tutti che non sanno vedermi,
che sulla lor strada m'incontrano
e nel fondo dei miei occhi
vedere non sanno
quest'infinita supplica d'amore,
ch'io in carità essere sentita vorrei,
e cara a tutti sentirmi
qual mi son creata
con lungo martirio e sì pura fede.
Piango
come dovrebbero gli altri su me piangere,
O, non piangere, no
ma all'agonia strapparmi,
dalla morte che pietosa sola mi vuole.
Sibilla Aleramo

martedì 15 maggio 2012

Acerbo orgoglio

Se bellissima ancora
quale un tempo mi dissero
essere vorrei talora,
e lume di perfezione
intorno sprigionare passando,
se i vent'anni obliati
riavere talora per te vorrei,
con la lor grazia aerea
alla tua simile che m'incanta,
un acerbo orgoglio tuttavia
il cuor mi solleva
per ciò che m'ami quale oggi sono,
così dalla lunga guerra lesa,
l'imminente sera sospesa
sulla chiara fronte,
e nel remoto tempo
ben così bramato avrei d'essere amata,
non per la bellezza di primavera soave
ma per il tessuto fore di mia vita,
forte tanto,
con la vena del canto aperta,
e in sua dolcezza limpida
tanto di nobiltà avvampante,
in tutto simile al tuo che adoro,
o mio fanciullo pur bellissimo.
Sibilla Aleramo

Palme delle mani

Oh palme delle mani iscritte di segni,
triangoli, rami, croci, stelle,
tutta la mia vita ch'è stata e sarà,
il punto ch'io ignoro della morte e non temo,
e altri, altri che sembrano di confitti chiodi,
ma intorno vi raggiano ali di gloria,
oh palme delle mani vi guardo come specchi,
così umane e così arcane,
appannati specchi che la luce più indora,
brevi e morbide, e tanto destino inciso,
immagini d'immensi spazi e musiche,
e fantasia e follia e solitudine e carità,
linee linee in catena in croce in danza,
oh palme delle mie mani, scrittura d'astri!
Sibilla Aleramo

martedì 6 marzo 2012

IX lettera da Sibilla Aleramo a Dino Campana

Perché non ho baciato le tue ginocchia?
Avrei voluto fermare quell'automobile giù per la costa, tornare al Barco a piedi, nella notte, che c'è il tuo petto per questa bambina stanca.
Tornare. Come una bambina, questa del ritratto a dieci anni. Non quella che t'ha portato tanto peso di storie di memorie affannose, che t'ha parlato come se stesse ancora continuando il suo povero viaggio disperato, come se non ti vedesse, quasi, e non vedesse lo spazio intorno, le querele, l'acqua, il regno mitico del vento e dell'anima Tu che tacevi o soltanto dicevi la tua gioia. Sentivi che la visione di grandezza e di forza si sarebbe creata in me non appena io fossi partita? Nella tua luce d'oro. E non ho baciato le tue ginocchia.
I nostri corpi su le zolle dure, le spighe che frusciano sopra la fronte, mentre le stelle incupiscono il ciclo.
Non ho saputo che abbracciarti. Tu che m'avevi portata cosi lontano. Che il giorno innanzi ascoltavi soltanto l'acqua correr fra i sassi. Oh, tu non hai bisogno di me!
È vero che vuoi ch'io ritorni? Come una bambina di dieci anni. È vero che mi aspetti? Rivedere la luce d'oro che ti ride sul volto. Tacere insieme, tanto, stesi al sole d'autunno. Ho paura di morire prima. Dino, Dino! Ti amo. Ho visto i miei occhi stamane, c'è tutto il cupo bagliore del miracolo. Non so, ho paura. È vero che m'hai detto amore! Non hai bisogno di me. Eppure la gioia è cosi forte. Non posso scriverti. Verrò il 19. dovunque. Il 14 resterò qui; a Firenze andrò poi per un giorno. Son tua. Sono felice. Tremo per te, ma di me son sicura. E poi non è vero, son sicura anche di te, vivremo, siamo belli. Dimmi. Io non posso più dormire, ma tu hai la mia sciarpa azzurra, ti aiuta a portare i tuoi sogni? Scrivimi.
IX lettera da Sibilla Aleramo a Dino Campana

Lettera

Dino, provo qualcosa di tanto forte che non so come lo reggerò... Sei tu che mi squassi così? Che cosa m'hai messo nelle vene? E sempre ho negli occhi quella strada col sole, il primo mattino, le fonti dove m'hai fatto bere, la terra che si mescolava ai nostri baci, quell'abbraccio profondo della luce. Dove sei, che mi sento così strappata a me stessa? Mi chiami, o m'hai dimenticata? Oh ti voglio ti voglio, non ti lascerò ad altri, non sarò d'altri, per la mia vita ti voglio e per la mia morte, Dino, dopo questo non si può esser più nulla, oh, sapere che anche tu lo senti, che rantoli anche tu così...
Mi aspetti, dimmi, mi aspetti, vero? Saremo soli sulla terra. Bruceremo. Hai visto che siamo vergini, che qualcosa non ci fu mai strappato? Per noi. Più a fondo, più a fondo, ci mescoleremo allo spazio, prendimi, tiemmi, io non ti lascio, bruceremo.
Dimmi che mi manca così il respiro perché mi chiami, perché mi vuoi...
Lettera da Sibilla Aleramo a Dino Campana

lunedì 5 marzo 2012

Lettera

Un letto profondo, la notte di Natale, nel tuo paese dove non sono mai stata — dove soltanto da bimbo hai riso di gioia. Stanotte. T'aspetto per partire — son sola nel mondo, oh letto profondo anche questo, se tu non venissi. Tu che tanta gioia devi avere — e ami il mio dolore, dolore d'aver già tanto guardato l'acqua fluire. Ma il tuo fiume, lo vedrò? Questo strazio, d'amarti, di volerti felice, e di non poter tramutarmi in una cosa di freschezza, rosa per la tua fronte, amore, amore. Non poter che consumarmi, sempre più. Non ho più voce per parlarti. Soltanto le mani sono ancora dolci. Stanotte, ti daranno il sonno? Nel tuo paese. E poi addormentarmi — e svegliarmi il mattino di Natale, bimba. C'è un bimbo, un fratellino vicino a Rina — oh Dino, Dino, che cosa si scioglie nel cuore di Rina? Silenzio, tienmi le mani. Nessuno m'ha detto mai, da bimba, una favola bella. Guardavo le stelle, come te. Stanotte non ci saranno. Ci saremo noi, favole, stelle, cose lontane, irraggiungibili. Nessuno mai più ci coglierà, anche se crederà vederci, sentirci. Stelle. Tienmi le mani, prendine tutta la dolcezza, toglimi tutto, sono tanto felice di morire, ma tu ma tu... Tremo, mi guardo intorno, non vieni ancora, l'acqua scorreva…
Sibilla Aleramo a Dino Campana

giovedì 23 febbraio 2012

Il tuo sorriso

Il tuo sorriso
Vibrazione che anima la vita
e la sconfitta.
C’è il tuo genio nel tuo sorriso.
Sapienza implacabile,
dominio e sdegno,
a fiore di un occulto vortice
ritmo di fantasia iridescente…
Il tuo sorriso….
Sottile ombra canora
su la chiarezza silenziosa
del fermo volto.
O gagliardo
amo il tuo sorriso,
che si esprime oltre il tuo stesso volere,
balenante segno
della vita che in visione trascendi,
amo il tuo sorriso
malizia di fanciulla
e magia d’eroe,
il tuo sorriso dove,
a fiore d’un occulto vortice,
smaglia e canta,
soffusa di danzante ombra,
la sua forza…..
Vibri, e altro non chiedi.
Attingi e varchi la vita
col tuo sorriso
fantasticamente ti dissolvi
il dolore noto e la gioia ignota,
in un brivido che t’allaccia
al cuore del mondo.
C’è il tuo genio nel tuo sorriso.
Sibilla Aleramo