…Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.

...solo un sogno, un'emozione...una nuvola...solo un alito di vento che ti sfiora, solo l'eco dei tuoi passi nella sera...
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lunedì 20 agosto 2012

Leggenda

A Waldo Frank
Silenti come si crede che sia silente uno specchio
le realtà nel silenzio si tuffano, vicino...
Non sono ancora pronto al pentimento;
né a accendere rimpianti. Poiché la falena
altro non curva che la fiamma
immobile implorante. E i baci tremolanti
nei fiocchi bianchi che cadono, — sono
le sole cose, fra tutte,
che abbiano valore.
Si possono imparare —
questa scissione, questo bruciare,
ma solo da chi intenda
di nuovo consumarsi.
Due volte e ancora due volte
(ancora il fumante souvenir,
eidolon sanguinante!) eppure ancora.
Finché la logica splendente sia
vinta senza sussurri, come
si crede sia uno specchio.
Poi goccia a goccia caustica un perfetto pianto
come da uno strumento a corda leverà un'armonia costante, —
un salto inesorabile per tutti quelli che spingono
la leggenda della loro giovinezza nel pieno del meriggio.
Hart Crane

Le mele della domenica mattina

A William Sommer

Le foglie ancora cadranno qualche volta
e copriranno il vello
della natura con tutti quei propositi
che sono la tua ricca e fiduciosa
forza di tratto. Ma ora
molte provocazioni alla primavera vi sono
in quel nudo maturo con la testa
alta
in un regno di spade,
con la sua ombra di porpora che esplode
sull'inverno del mondo
dal bianco che grida alla neve la sua sfida.
Davanti al sole un ragazzo corre con il cane,
a cavalcioni della spontaneità che forma
le loro orbite indipendenti, la loro eternità di luce
nella valle dove vivi
(che ha nome Brandywine).
Laggiù ho visto le mele che agitano tutti i tuoi segreti, —
amate mele della pazzia stagionale, che nutrono
le tue domande con aereo vino.
Pónile ancora accanto ad una brocca, con un coltello,
in perfetto equilibrio e pronte all'esplosione —
le mele, Bill, le mele!
Hart Crane

Giardino astratto

La mela sul suo ramo è il desiderio
di lei, — sospensione lucente e mimica del sole.
Il ramo le ha tolto il respiro, e la sua voce,
nell'inclinarsi e levarsi su di lei di ramo in ramo,
articolata sordamente ecco le annebbia gli occhi.
Lei prigioniera dell'albero, delle sue dita verdi.
Giunge così a sognare d'essere divenuta albero, col vento
che la possiede e intreccia le sue vene giovani,
la stringe al cielo e al suo rapido azzurro, annegando
la febbre delle mani nella luce
del sole. E non c'è in lei memoria, paura né speranza,
oltre l'erba e le ombre distese ai suoi piedi.
Hart Crane

Inflessibile in tono maggiore

La morte dell'amante, com'è regolare
coi primi accenni della primavera, e con
le vestigia più rigide del sole, che filtra
a stento fino a noi prima che ci svegliamo.
E non è ancora quella calda e sobria
vivisezione dell'aria più insistente
a cui mani intrecciate replicheranno al buio
dopo i circuiti quotidiani di tutto il suo fulgore.
È venuto il momento della separazione...
Sotto la verde trapunta di seta
la sua forma rigonfia di vita non compiuta
si posa fresca su lei — non ancora dolore.
E lei si sveglierà prima che tu oltrepassi
la porta, appena udibile,
e ad ogni terzo gradino della scala, finché
tu non avrai raggiunto il piano
dove i passi si perdono attutiti —
ti chiamerà per nome ridendo; mentre tu
che ancora le rispondi con lievi arrivederci
ritroverai la strada, voltandoti soltanto per guardare
con occhi affranti le porte e la pietra.
Ora cammina, ed osserva la morte dell'amante.
D'ora in avanti la sua memoria è più
della tua, in pianti e in èstasi che
non potrai giungere mai a condividere.
Hart Crane

Pastorale

Non più viole,
e l'anno
spezzato in pannelli fumosi.
Che boschi ora ricordano
i richiami di lei, il suo entusiasmo?
Quel rituale di linfa e di foglie
che il sole trasse alla luce,
ha fine in quest'ultimo bronzo,
in quest'ultimo ottone ora già opachi. Il vento
stringe le redini.
Se ricoperto di polvere oltre
la messe ormai caduta conduco
un'immagine, io
posso soltanto chiedere, « Pazzo —
hai ricordato troppo a lungo;
o c'era forse troppo
poco da dire per calma o decisione —
l'estate appena all'inizio
e le viole, poche
raccolte, e tutto il resto morto? »
Hart Crane

Nell'ombra

Fuori nel tardo pomeriggio di colore ambrato,
confuso in mezzo ai crisantemi, il suo
parasole, areostato pallido, oscilla
nell'ombra come una luna in attesa.
La sua trina furtiva e i suoi capelli
vaporosi distillano la luce
sopra la meridiana del giardino, — e poi
ritraendosi indossano l'ombre secondo il suo volere.
Lieve ma all'improvviso lo splendore
delle stelle le avvolge il parasole. E lei
ode il mio passo oltre il crepuscolo verde
più immobile dell'ombre mentre cade.
« Vieni, è già tardi, — è troppo tardi per
rischiare solo il declino della luce:
né la sera può attendere per molto », — ma le sue
parole sono della notte e mie.
Hart Crane

Al Ponte di Brooklyn

Per quante albe, mentre si sveglia gelido dal suo
Sonno ondeggiante, le ali del gabbiano
Lo faranno tuffare e roteare, e spargeranno attorno
Circoli bianchi di tumulto, eleveranno alta
La Libertà, sopra le incantate acque della baia
Poi con curva inviolata lasciano i nostri occhi
Spettrali come vele che si incrociano
Su qualche foglio illustrato da archiviare;
—fino a che gli ascensori non ci spingono
Fuori dal nostro giorno…
Penso ai cinema, destrezze panoramiche
Con moltitudini inlclinate verso qualche scena lampeggiante
Mai svelata, ma verso cui si accelera ogni volta,
anticipata da altri occhi sullo stesso schermo;
e Tu, attraverso la baia, con passi d’argento
come se il sole salisse su di te, lasciando però
Un po’ di movimento non speso nella tua andatura, --
La tua libertà implicitamente ti tiene fermo!
Da qualche botola della metropolitana, cella o solaio
Un pazzo si affretta verso i tuoi parapetti,
Percola lì per un momento, la camicia che si gonfia con suono acuto,
uno zimbello cade dalla carovana senza parole.
Giù al Muro, dalla travata alla strada trapela il mezzogiorno,
un dente strappato dell’acetilene del cielo;
per tutto il pomeriggio le gru sfumate dalle nuvole girano…
I tuoi cavi respirano il calmo Atlantico del Nord.
E oscura come quel paradiso degli Ebrei,
La tua ricompensa… concedi tu elogi
Di anonimità che il tempo non può sollevare:
vibranti dilazioni e perdono tu mostri.
O arpa e altare, fuse dalla furia,
(Come potrebbe un semplice lavoro allineare le tue corde corali!)
Soglia grandiosa della promessa del profeta,
preghiera di un paria, e il pianto dell’amante, --
di nuovo le luci del traffico che sfiorano il tuo veloce
idioma frastagliato, visione immacolata di stelle
che imperlano il tuo cammino—condensano l’eternità:
e abbiamo visto la notte sollevata nelle tue braccia.
Sotto la tua ombra tra i piloni ho aspettato;
solo nell’oscurità la tua ombra è chiara.
I pacchetti infuocati della Città tutti sfatti,
La neve già sommerge un anno di ferro…
Oh Insonne come il fiume sottostante,
tu che scavalchi con un arco il mare
e la zolla sognante delle praterie, slànciati
verso le nostre bassezze, e qualche volta scendi,
e con la tua curvatura presta un mito a Dio.
Hart Crane