…Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.

...solo un sogno, un'emozione...una nuvola...solo un alito di vento che ti sfiora, solo l'eco dei tuoi passi nella sera...
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mercoledì 20 luglio 2016

Ritratto al chiar di luna

Lascio i miei occhi in questo parco
le mani nel muschio dei muri,
per quegli che un giorno a cercarmi
verrà, tra pensieri futuri.
Non voglio chiarmarti per nome:
parrebbe il sibilo del vento;
brucio tra i gradi della sfera
turra, nel símplice momento.
Durano più l´edera, l´erba
che il viso mio di quest´instante.
Ma psso fissarlo in parole,
scolpirlo in un tempo costante.
Mai gli occhi ho avuti tanto chiari
e folle il riso, come l´aria…
mi sento tutta uguale agli aberi:
perfetta, pura e solitaria.
Qui l´occhio mio vede dal fiore,
qui il braccio mio teso à nel ramo,
que voci d´acque vaghe echeggiano
quella d´amore che sognamo.
Cecília Meireles

sabato 7 dicembre 2013

Solo morire di giorno

Esalta il giorno le sue ali.

Bosco immenso, selva, leone o nube;
lentissima pupilla che quasi non si muove;
lagrima dolorosa dove brilla una stella,
dolore quasi uccello, iride tra la pioggia.

Il tuo cuore gemello del mio,
alta roccia da cui una breve figura
muove le braccia che quasi non vedo, ma che odo;
invisibile punto dove una tosse o un petto ancora anelo
giunge quasi sia l’ombra delle braccia perdute.

Il tuo cuore gemello come un uccello in terra,
come la palla in fuga che ha piegato le ali,
come due labbra sole che ieri sorridevano…

Una magica luna colore di basalto
esce di dietro il monte come una spalla nuda.
Era di piuma l’aria, la pelle la si udiva
come una superficie che un battello ferisce.

Oh cuore, cuore o luna, oh terra secca a tutto,
oh arena assetata che s’imbeve di un’aria
quando soltanto le onde gialle son acqua!

Acqua o luna è lo stesso: ciò che sfugge alla mano,
linfa che mentre goccia sopra la fronte fredda
imita a un tratto labbra o una mente ascoltata.

Voglio morir di giorno, quando la luna bianca,
bianca come quel velo che cela solo aria,
voga senza sostegno, senza raggi, una lamina,
come una dolce ruota che non può dare gemiti,
infantile e castissima nel sole clamoroso.

Voglio morir di giorno, quando amano i leoni,
allorché le farfalle volano sopra i laghi,
quando la ninfea emerge da un’acqua verde o fredda,
fiore assonnato e strano nella luce rosata.

Voglio morire al limite degli ampi boschi estesi,
dei boschi che levano le braccia.
Quando canta la selva in alto e il sole brucia
capigliature, pelli o un amore che annienta. 
Vicente Aleixandre

giovedì 3 ottobre 2013

Allora le mie mani cercano di affondare nei tuoi capelli

Allora le mie mani cercano di affondare nei tuoi capelli,
carezzare lentamente la profondità dei tuoi capelli mentre ci baciamo
come se avessimo la bocca piena di fiori o di pesci,
di movimenti vivi, di fragranza oscura.
E se ci mordiamo il dolore è dolce,
se soffochiamo in un breve e terribile assorbire simultaneo del respiro,
questa istantanea morte è bella.
E c’è una sola saliva e un solo sapore di frutta matura,
e io ti sento tremare stretta a me come una luna nell’acqua
Julio Cortázar , Il gioco del mondo (Rayuela)

sabato 28 settembre 2013

Ho bisogno della luna

Ma non sono pazzo e posso dire perfino di non essere mai stato così ragionevole come ora. Semplicemente mi sono sentito all'improvviso un bisogno di impossibile. Le cose così come sono non mi sembrano soddisfacenti. [...] È vero, ma non lo sapevo prima. Adesso lo so. Questo mondo così com'è fatto non è sopportabile. Ho bisogno della luna, o della felicità o dell'immortalità, di qualcosa che sia demente forse, ma che non sia di questo mondo.
Caligola – A. Camus

venerdì 23 agosto 2013

Non molti i regni rimasti



Scrivo le labbra della luna sulle sue spalle. In un tempio
d'argentea lontananza la faccio la guardia mentre riposa.
Per il suo letto scrivo una quiete su tutti i cigni del
mondo. Col respiro mattutino del leopardo delle nevi
la copro contro ogni male.
Usando la penna dei fiumi e delle vette le riempio
il cuscino di canzoni.
Sui suoi capelli scrivo lo sguardo dei cieli di primo
mattino.
- Lontano da questo regno, da questo ultimo posto
inviolato, scrivo civiltà, governi e tutte le altre
istituzioni, abbandonate dallo spirito e militaresche.
O freddi splendidi bocci, le labbra della luna corrono
sulle sue spalle... Fatevi da parte! Da parte!
Kenneth Patchen

lunedì 29 luglio 2013

Affinità lunare

Quali particolari affinità gli sembrava esistessero fra la luna e la donna?
La sua antichità nel precedere e sopravvivere a successive generazioni telluriche: la sua dominazione notturna: la sua dipendenza di satellite: il suo riflesso luminare: la costanza in tutte le sue fasi, il sorgere, il tramontare al momento stabilito, luna crescente e calante; l'invariabilità forzata del suo aspetto: la sua risposta indeterminata all'interrogazione non affermativa: il suo influsso sul flusso e riflusso delle acque: il suo potere di far invaghire, di mortificare, di rivestire di bellezza, di rendere folli, di incitare e coadiuvare alla delinquenza: la tranquilla imperscrutabilità del suo volto: la terribilità della sua isolata dominante implacabile risplendente vicinanza: i suoi auspici di tempesta e di bonaccia: lo stimolo della sua luce, del suo movimento e della sua presenza: l'ammonimento dei suoi crateri, i suoi mari aridi, il suo silenzio: il suo splendore, quando visibile: la sua attrazione quando invisibile...
James Joyce
Ulisse

sabato 23 marzo 2013

Alla luna sorgente

Vuoi così presto lasciarmi?
Un momento fa eri tanto vicina!
masse di nuvole ti adombrano
e ora sei sparita.
Ma senti come sono desolato,
spunta il tuo orlo, come una stella!
Mi attesti che sono amato,
per lontano che sia la mia bella.
Sali, dunque! Astro sempre più chiaro,
orbita pura, luce fastosa!
Anche se il cuore afflitto batte sempre
più rapido,
la notte trabocca di gioia.
Johann Wolfgang Goethe

giovedì 14 febbraio 2013

La luna sul lago

La luna è lago alla sua bianca rete  
nella notte che cielo e terra aperti 
  nell'aria ne rispirano la quiete. 
  Ed io penso alla morte per averti.
Sogno di braccia per andar lontano  
e stupore di credere che il nulla 
  congiunto al tutto sillabi la calma,  
tu ghirlanda fiorita di fanciulla, 
  io rozzo pescatore con la mano 
  che non ti crede morta e che ti culla. 
Alfonso Gatto

giovedì 7 febbraio 2013

Non soccorre all’eclissi vespertina

Non soccorre all’eclissi vespertina
la falce della luna, un po’ velata;
spinta dal vento naviga in silenzio
la rossa vela che un felice riso
e un fantastico grido lascia indietro,
prossima, o luna, a convertirsi in bianca.
Vento di antiche età sale dal mare
nell’ora del distacco, e foglie morte
suscita a riva, un cinguettio discreto
d’uccelli e odore fievole di acanti.
E un poco risentita va la bianca
vela a smarrirsi in una selva d’ombre,
malcerta di approdare a un’altra riva.
Giovanna Bemporad – Esercizi

sabato 2 febbraio 2013

Il paese inesistente



Ho smania del paese inesistente,
perchè desiderare l'esistente
mi ha stancata. La luna
mi racconta, in rune d'argento,
la storia del paese inesistente.
Là dove tutti i nostri desideri
sono mirabilmente soddisfatti,
dove cadono tutte le catene
e la rugiada lunare
placa la fronte ferita.
La mia esistenza è stata
un delirio bruciante.
Ma con una scoperta, una conquista:
la via per il paese inesistente.

In quel paese assente
l'uomo che amo porta una corona
sfavillante. Che uomo?
Tenebrosa è la notte,
e la risposta vibra nelle stelle.
Chi è? Come si chiama?
L'arco dei cieli si solleva ancora
e annega un figlio d'uomo nelle nebbie
sconfinate, ignorando la risposta.
Ma la certezza sta nel figlio d'uomo.
Stende le braccia, e supera
tutti i cieli. Discende la risposta:
E' me che ami, e che amerai in eterno.
Edith Sodergran

venerdì 19 ottobre 2012

Quando due si lasciano, non parte chi se ne va: parte chi resta

«Quando due si lasciano, non parte chi se ne va: parte chi resta. Chi se ne va era partito già molto tempo prima. All’apparenza è lei a prendere la nave, lei a muoversi: ma è un falso movimento, il suo; è come se fossi io a camminare all’indietro, senza accorgermene. Per lei non c’è partenza, è ferma nel suo nuovo amore – non cambia stato la sua anima, quieto, alla fonda, il desiderio. È chi resta, invece, il solo a partire, cambiare condizione, forma del vivere, giornate, veglie, sussulti. È chi resta a non ritrovarsi più in quel posto, in quella geografia conosciuta di carezze e pensieri, e deve spezzare, andarsene, cambiar nome all’amore che non riconosce. È di chi resta l’unica partenza».
Questo, non altro pensiero, si muoveva a Saffo nel petto, la notte in cui salutò Anattoria, l’achea, la bella e le intrecciò l’ultima ghirlanda perché ricordasse, anche con quell’uomo. Un uomo gliela portava via: un uomo e una nave. Da lì, da quella spiaggia di Mitilene, cento, mille ne aveva viste passare di navi, e tutte da guerra.
«Gli uomini vanno per mare perché sono come il mare, tempesta e passione, onda incerta, dubbiosa: incerta pure la meta, e mai l’ultima. Gli uomini sono quella rabbia senza fine di scoprire tutto, di insinuarsi ovunque, come il mare, al falso, dolce carezzar di spuma, quando il vento del cuore, a tratti, si placa; e del mare hanno l’inconsistenza, il lungo canto illusorio e la violenza di tamburo battuto, fino al sacrificio. E non hanno colore, come il mare. Perché il mare altro non è che il riflesso del cielo, è un cielo capovolto: e in questo riflesso attraversano al contrario la verità e la vita. E meno bastano a se stessi, più devono avere cose: ricchezze, imperi, schiavi, potere. Di nessun altro deve essere tutto ciò che non è loro: rompono, distruggono, annientano quello che non possono avere. E il cielo. Forse il cielo siamo noi. Noi non riflettiamo la luce, prendendo altrove colore, noi siamo colore. Non muoviamo burrasche livide e impercorribili: siamo brevi temporali o nere confessate agonie; ma di più, molto di più, tenero, sconfinato azzurro e canto di culla, di lavoro e poesia. Ma forse sto pensando così solo perché tu te ne vai. Penso così solo perché tu mi lasci».
E l’uomo era giovane, l’uomo era bello e l’avrebbe portata lontano, in Lidia, a Sardi, danzando la groppa di cavalli pezzati, ed era bella Anattoria, quella sera, alta nel lungo finissimo velo, struggente alle pieghe di chitone e doppia la faccia, che guarda ora il mare, ora i piedi di Saffo.
«Ti amo», disse all’improvviso Anattoria.
«Questo non avrà mai il tuo sposo: questo sapere dell’amore. Mi sento morire all’idea delle sue carezze sulla tua pelle e ancor più dei sorrisi, i tuoi, ai suoi ritorni. Non c’è musica, non c’è rosso tramonto che mi possa quietare, non c’è un verso, uno solo, che io possa riascoltare nella bellezza che aveva prima, quando lo confusi all’incerto leggerlo della tua bocca sulle mie labbra. Non c’è un dio che possa saettarmi o lavarmi d’acqua, non c’è Afrodite che possa ridarmi, inimitabile, quel tuo fuoco: ma questo so, che per quanto lui ti abbia, per quanto ti desideri, ti copra e frema; per quanto tu possa aspettare, conosciuto al battito, i rumori dei suoi passi e respirare nell’aria l’odore dell’assenza e dell’attesa, per quanto corra nelle vostre vene sangue veloce e si tramuti in grido nell’attimo più bello: tu non sei lui, e lui non è te. E invece io parlo ed è la tua voce, muovo le mani e sono le tue, tuo il mio sguardo, i tuoi pensieri crescono in me, e pure i sogni sono i sogni di Anattoria. E darei vita e morte perché non mi straziassi di questa presenza. Esserti e non averti: qui sta lo strazio, perché altro sarebbe averti, e mille volte solo averti. Averti, stringerti fino a farti male, come farebbe un soldato ubriaco, sordo agli strilli, poderoso all’assalto e fiume in piena. No, no, questo no. Era soffio tra noi e tenerezza. Ma sovrumano e così piccolo insieme è questo distacco: così in fondo alla terra, così a tutti sconosciuto, un punto qualunque di dolore. Quando un uomo perde un amore, perde solo qualcuno, qualcosa. A noi non è concesso: non te ne vai tu sola, ma il mondo che abitavamo insonni, come gli dèi. Non perdo Anattoria, perdo l’universo che eravamo. Staccatasi una parte, quel che resta dell’animo non sa vivere a sé: si sgretola, si disfa, è polvere».
E già d’altri rumori, altri suoni, voci, passi a danza, e già d’altre risate era piena la spiaggia: giungevan di corsa le compagne a piedi nudi, d’importuna felicità chiassose e unite in coro a festeggiar la sposa.
La luna ebbe un sussulto, sparì d’un tratto e tutto parve oscuro sogno all’alba, quando hai ancor più paura.
«Ti amo», sussurrò Saffo camminando all’indietro.
Roberto Vecchioni, Viaggi del tempo immobile

sabato 13 ottobre 2012

Ho bisogno...

Ho bisogno della luna, o della felicità o dell’immortalità, di qualcosa che sia demente forse, ma che non sia di questo mondo.
Albert Camus  

domenica 23 settembre 2012

Luna

Ognuno di noi è una luna: ha un lato oscuro che non mostra mai a nessuno.
Mark Twain

Meditazione

Sfuma il turchino in un azzurro tutto
stelle. lo siedo alla finestra e guardo.
Guardo e ascolto; però chel in questo è tutta
la mia forza: guardare ed ascoltare.
La luna non è nata, nascerà
sul tardi. Sono aperte oggi le molte
finestre delle grandi case folte:
d’umile gente. E in me una verità
nasce, dolce a ridirsi, chi darà
gioia a chi ascolta, gioia da ogni cosa.
Poco invero tu stimi, uomo, le cose.
Il tuo lume, il tuo letto, la tua casa
sembrano poco a te, sembrano cose
da nulla, poi che tu nascevi e già
era il fuoco, la coltre era, la cuna
per dormire, per addormirti il canto.
Ma che strazio sofferto fu, e per quanto
tempo dagli avi tuoi, prima che una
sorgesse, tra le belve, una capanna,
che il suono divenisse ninna-nanna
per il bimbo, parola pel compagn.
Che millenni di strazi, uomo, per una
delle piccole cose che tu prendi,
usi e non guardi; e il cuore non ti trema,
non ti trema la mano;
ti sembrerebbe vano
ripensare ch’è poco
quanto all’immondezzaio oggi tu scagli;
ma che gemma non c’è che per te valga
quanto valso sarebbe un dl quel poco
La luna è nata che le stelle in cielo
declinano. Là un giallo
lume si è spento, fumido. Suonò
il tocco. Un gallo
cantò, altri risposero qua e là.
Umberto Saba

giovedì 13 settembre 2012

No, non è la luna

No, non è la luna, ma un quadrante luminoso
che brilla per me. Di cosa sono colpevole
se sento con le mani la latteità delle deboli stelle?
E mi infastidisce l'aterigia di Batjuško:
"Che ora è?" gli chiesero da più giù
E lui rispose ai curiosi: "è l'eternità."
Osip Mandel’štam - 1912

martedì 11 settembre 2012

Pendolo

Non sono un mietitore, checché se ne dica.
Accomodo sulle mie ginocchia la luna, mia promessa
E l'ora del pastore risuona in qualche angolo
Dietro il paravento dipinto della collina,
Sotto le palme verdeggianti del cielo deserto. Sono incline
A pensare che è senza dubbio per dosare meglio
La lenta instillazione del vino annerito del dubbio
In sentieri infiniti di cieli incrociati
Che nell'acqua del silenzio questa pietra è gettata,
Questa pietra sonora nell'attesa e nel dubbio.
Antonin Artaud

sabato 8 settembre 2012

Bella e il vento

La sua luna di pergamena
bella suonando viene,
per un anfibio sentiero
di cristalli e d'allori.
Il silenzio senza stelle,
fuggendo la cantilena
cade dove il mare batte e canta
la sua notte piena di pesci.
Sulle cime della sierra
dormono i carabinieri
vigilando le bianche torri
dove vivono gl'inglesi.
E i gitani dall'acqua
alzano per divertirsi
pergolati di conchiglie
e rami di verde pino.
La sua luna di pergamena
bella suonando viene.
Si è levato vedendola
il vento che mai non dorme.
San Cristobalòn nudo,
pieno di lingue celesti,
guarda la bambina che suona
una dolce piva assente.
Ragazza, lascia che alzi
il tuo vestito per vederti.
Apri alle mie dita vecchie
la rosa azzurra del tuo ventre.
Bella getta il tamburello
e corre senza fermarsi.
Il vento maschio l'insegue
con una spada calda.
Il mare aggrinza il suo rumore.
Gli olivi impallidiscono.
Cantano i flauti di penombra
e il liscio gong della neve.
Bella, corri, Bella!
che ti prende il vento satiro!
Bella, corri, Bella!
Guardalo da dove viene!
Satiro di stelle basse
con le sue lingue lucenti.
Bella, piena di paura,
entra nella casa che ha,
più in alto oltre i pini,
il console degli inglesi.
Allarmati dalle grida
tre carabinieri vengono,
chiusi nei loro mantelli neri
e i berretti sulle tempie.
L'inglese dà alla gitana
una tazza di tiepido latte,
e un bicchiere di gin
che Bella non beve.
E mentre piangendo racconta
la sua avventura a quella gente,
sulle tegole d'ardesia
il vento, furioso, morde.
Federico García Lorca

giovedì 30 agosto 2012

Apparizione

La luna intristiva. Serafini in lacrime
sognando, l'arco levato, nella calma dei fiori
vaporosi, traevano da moribonde viole
bianchi singhiozzi, passando sull'azzurro delle corolle.
- Era il giorno benedetto del tuo primo bacio.
La mia fantasia compiaciuta di martirizzarmi
si inebriava sapientemente al profumo della tristezza,
che anche senza rimpianto e senza disagio lascia
il cogliere un Sogno al cuore di chi l'ha colto.
Vagavo dunque, l'occhio fisso al selciato consunto,
quando col fulgore del sole sui capelli, nella strada
e nella sera, tu mi apparisti ridente,
e io credetti vedere la fata dal cappello di luce
che un tempo nei miei sogni di fanciullo viziato
passava, lasciando sempre dalle sue mani socchiuse
fioccare bianchi mazzetti di stelle odorose.
Stéphane Mallarmé

mercoledì 15 agosto 2012

O mezza luna

O mezza luna –
Mezzo cervello, luminosità –
Negro, mascherato da bianco,
Le tue buie
Amputazioni brulicano e spaventano –
Ragnose, infide.
Quale guanto
Quale coriacità
Ha protetto
Me da quell’ombra –
Gli indelebili bocci,
Giunture delle scapole, le
Facce che
Si fanno largo all’essere, tirando
Via con sé il penzolante
Amnio-sangue delle assenze.
Tutta la notte fabbrico
Uno spazio alla cosa che mi è data,
Un amore
Di due occhi umidi e uno strillo.
Un bianco sputo
D’indifferenza!
I frutti oscuri volvono e periscono.
Il cristallo s’incrina,
L’immagine
Scompare e abortisce come mercurio in mille gocce.
Sylvia Plath
– "Talidomide"