…Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.

...solo un sogno, un'emozione...una nuvola...solo un alito di vento che ti sfiora, solo l'eco dei tuoi passi nella sera...
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venerdì 11 luglio 2014

Preghiera

Dacci crani di brace
crani bruciati dai fulmini del cielo
crani lucidi, crani reali
e attraversati dalla tua presenza
Facci nascere ai cieli del di dentro
crivellati da voragini in tempesta
e che una vertigine ci attraversi
con un’unghiata incandescente
Saziaci abbiamo fame
di commozioni inter-siderali
versa lava astrale
al posto del nostro sangue
Staccaci. Dividici
con le tue mani di braci taglienti
aprici quelle strade brucianti
in cui noi si muore piú lontano della morte
Fa vacillare il nostro cervello
dentro la propria scienza
e strappaci l’intelligenza
con artigli di un tifone nuovo.
Antonin Artaud

venerdì 18 gennaio 2013

Ci-git



Io, Antonin Artaud, sono mio figlio, mio padre, sono mia madre
 e sono io;
sono colui che ha abolito il periplo idiota nel quale si ficca l'atto del generare,
il periplo papà-mamma
e il bambino,
crosta nel culo della nonna,
piú che in quello del padre-madre, molto di piú.
Il che vuol dire che prima di mamma e papà
che non avevano né padre né madre,
si dice,
e dove mai li avrebbero presi,
loro,
quando sono diventati quella congiunzione
unica
che la sposa e lo sposo
non hanno mai potuto vedere seduta o in piedi,
prima di quell'improbabile buco
che lo spirito si cerca
per noi,
per disgustarci un po' piú di noi stessi,
era questo corpo inusabile
fatto di carne, di sperma impazzito,
questo corpo appeso, da prima che arrivassero i pidocchi,
questo corpo che suda sulla tavola impossibile
del cielo
il suo odore calloso di atomo,
la sua rauca puzza di abbietto
detritus
sparato fuori dal sonno
dell'Inca mutilato delle dita
lui che come idea aveva un braccìo
e come mano soltanto un palmo morto
perché le dita le aveva perse
a forza di uccidere re.

Antonin Artaud

Vetri di suono



Vetri di suono dove girano gli astri,
lastre dove cuociono i cervelli,
il cielo brulicante di vergogne
divora la nudità degli astri.
Un latte bizzarro e potente
brulica in fondo al firmamento;
una chiocciola sale e guasta
la tranquillità delle nubi.
Rabbie e delizie, il cielo intero
su noi scaglia come una nube
un mulinello di ali selvagge
piene di oscenità torrenziali.
Antonin Artaud

martedì 11 settembre 2012

Pendolo

Non sono un mietitore, checché se ne dica.
Accomodo sulle mie ginocchia la luna, mia promessa
E l'ora del pastore risuona in qualche angolo
Dietro il paravento dipinto della collina,
Sotto le palme verdeggianti del cielo deserto. Sono incline
A pensare che è senza dubbio per dosare meglio
La lenta instillazione del vino annerito del dubbio
In sentieri infiniti di cieli incrociati
Che nell'acqua del silenzio questa pietra è gettata,
Questa pietra sonora nell'attesa e nel dubbio.
Antonin Artaud

lunedì 5 marzo 2012

Ecco l'angoscia umana

Ecco l’angoscia umana in cui lo spettatore dovrà trovarsi uscendo dal nostro teatro. Egli sarà scosso e sconvolto dal dinamismo interno dello spettacolo che si svolgerà sotto i suoi occhi. E tale dinamismo sarà in diretta relazione con le angosce e le preoccupazioni di tutta la sua vita. Tale è la fatalità che noi evochiamo, e lo spettacolo sarà questa stessa fatalità. L’illusione che cerchiamo di suscitare non si fonderà sulla maggiore o minore verosimiglianza dell’azione, ma sulla forza comunicativa e la realtà di questa azione. Ogni spettacolo diventerà in questo modo una sorta di avvenimento. Bisogna che lo spettatore abbia la sensazione che davanti a lui si rappresenta una scena della sua stessa esistenza, una scena veramente capitale. Chiediamo insomma al nostro pubblico un’adesione intima e profonda. La discrezione non fa per noi. Ad ogni allestimento di spettacolo è per noi in gioco una partita grave. Se non saremo decisi a portare fino alle ultime conseguenze i nostri principi, penseremo che non varrà la pena di giocare la partita. Lo spettatore che viene da noi saprà di venire a sottoporsi ad una vera e propria operazione, dove non solo è in gioco il suo spirito, ma i suoi sensi e la sua carne. Se non fossimo persuasi di colpirlo il più gravemente possibile, ci riterremmo impari al nostro compito più assoluto.
Egli deve essere ben convinto che siamo capaci di farlo gridare.
Antonin Artaud - Il teatro e il suo doppio

lunedì 13 febbraio 2012

Sogni

Ogni sogno è un pezzo di dolore che noi strappiamo agli altri esseri
Antonin Artaud

mercoledì 1 febbraio 2012

Vivere

Bisogna fare uno sforzo per risalire il corso delle cose e capovolgere gli eventi. Perché vivere non è seguire il solito tran tran di questo insieme di idee, di gusti, di percezioni, di desideri, di disgusti. Vivere è superare se stessi. 
Antonin Artaud

domenica 27 novembre 2011

L'amore senza tregua

Questo triangolo d’acqua che ha sete
questa rotta senza scrittura
Signora, è il segno delle vostre alberature
su questo mare in cui annego.
I messaggi dei vostri capelli
la fucilata delle vostre labbra
questa burrasca che mi porta via
dalla scia dei vostri occhi
Quest’ombra, infine, sulla riva
dove la vita ha tregua, e il vento,
e l’orribile calpestìo
della folla sulla mia strada.
Quando sollevo gli occhi verso voi
si direbbe che il mondo stia tremando,
e i fuochi dell’amore assomigliano
alle carezze del vostro sposo.
Antonin Artaud