…Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.
...solo un sogno, un'emozione...una nuvola...solo un alito di vento che ti sfiora, solo l'eco dei tuoi passi nella sera...
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giovedì 29 maggio 2014
martedì 6 maggio 2014
...

E tutte le considerazioni filosofiche non bastano a
impedirmi di desiderarti, ogni giorno, ogni momento, con la testa piena
dello spietato gemito del tempo, del tempo che non potrò mai vivere con
te.
I ponti di Madison County
giovedì 3 ottobre 2013
La notte

Stamane
tu dormivi ancora quando mi sono svegliato. A poco a poco, uscendo dal
sonno, ho sentito il tuo respiro leggero, e attraverso i capelli che ti
nascondevano il viso ho visto i tuoi occhi chiusi, e ho sentito che la
commozione mi saliva alla gola, e avevo voglia di gridare e svegliarti
perchè la tua stanchezza era troppo profonda e mortale. Nella penombra
la pelle delle tue braccia e della tua gola era viva e io la sentivo
tiepida e asciutta. Volevo passarvi sopra le labbra ma il pensiero di
poter turbare il tuo sonno e di averti ancora sveglia tra le mie braccia
mi tratteneva.
Preferivo averti così, come una cosa che nessuno poteva togliermi perchè ero il solo a possederla. Una tua immagine per sempre. Oltre il tuo volto vedevo qualcosa di più puro e di più profondo in cui mi specchiavo. Vedevo te, in una dimensione che comprendeva tutto il mio tempo da vivere, tutti gli anni futuri e anche quelli che ho vissuto prima di conoscerti, ma già preparato ad incontrarti.
Questo era il piccolo miracolo di un risveglio, sentire per la prima volta che tu mi appartenevi non solo in quel momento, e che la notte si prolungava per sempre, accanto a te, nel caldo del tuo sangue, dei tuoi pensieri, della tua volontà che si confondeva con la mia. Per un attimo ho capito quanto ti amavo, Lidia, ed è stata una sensazione così intensa che ne ho avuto gli occhi pieni di lacrime. Era perchè pensavo che questo non dovrebbe mai finire, che tutta la nostra vita dovrebbe essere per me come il risveglio di stamane. Sentirti non mia, ma addirittura una parte di me. Una cosa che respira con me, e che niente potrà distruggere se non la torpida indifferenza di un'abitudine, che vedo come l'unica minaccia. E poi ti sei svegliata, e sorridendo ancora nel sonno mi hai baciato, e ho sentito che non dovevo temere niente, che noi saremo sempre come in quel momento, uniti da qualcosa che è più forte del tempo e dell'abitudine.
Preferivo averti così, come una cosa che nessuno poteva togliermi perchè ero il solo a possederla. Una tua immagine per sempre. Oltre il tuo volto vedevo qualcosa di più puro e di più profondo in cui mi specchiavo. Vedevo te, in una dimensione che comprendeva tutto il mio tempo da vivere, tutti gli anni futuri e anche quelli che ho vissuto prima di conoscerti, ma già preparato ad incontrarti.
Questo era il piccolo miracolo di un risveglio, sentire per la prima volta che tu mi appartenevi non solo in quel momento, e che la notte si prolungava per sempre, accanto a te, nel caldo del tuo sangue, dei tuoi pensieri, della tua volontà che si confondeva con la mia. Per un attimo ho capito quanto ti amavo, Lidia, ed è stata una sensazione così intensa che ne ho avuto gli occhi pieni di lacrime. Era perchè pensavo che questo non dovrebbe mai finire, che tutta la nostra vita dovrebbe essere per me come il risveglio di stamane. Sentirti non mia, ma addirittura una parte di me. Una cosa che respira con me, e che niente potrà distruggere se non la torpida indifferenza di un'abitudine, che vedo come l'unica minaccia. E poi ti sei svegliata, e sorridendo ancora nel sonno mi hai baciato, e ho sentito che non dovevo temere niente, che noi saremo sempre come in quel momento, uniti da qualcosa che è più forte del tempo e dell'abitudine.
Michelangelo Antonioni, La Notte
mercoledì 4 settembre 2013
Quando il bambino era bambino - Tribute to Wim Wenders movie & Peter Handke
Quando il bambino era bambino,
se ne andava a braccia appese.
Voleva che il ruscello fosse un fiume,
il fiume un torrente,
e questa pozza il mare.
Quando il bambino era bambino,
non sapeva d'essere un bambino.
Per lui tutto aveva un'anima,
e tutte le anime erano tutt'uno.
Quando il bambino era bambino,
su niente aveva un'opinione.
Non aveva abitudini.
Sedeva spesso a gambe incrociate,
e di colpo sgusciava via.
Aveva un vortice tra i capelli,
e non faceva facce da fotografo.
Quando il bambino era bambino,
era l'epoca di queste domande:
Perché io sono io, e perché non sei tu?
Perché sono qui, e perché non sono lì?
Quando è cominciato il tempo, e dove finisce lo spazio?
La vita sotto il sole, è forse solo un sogno?
Non è solo l'apparenza di un mondo davanti a un mondo,
quello che vedo, sento e odoro?
C'è veramente il male?
E gente veramente cattiva?
Come può essere che io, che sono io,
non c'ero prima di diventare?
E che un giorno io, che sono io,
non sarò più quello che sono?
Quando il bambino era bambino,
non riusciva ad inghiottire gli spinaci, i piselli, il riso al latte,
il cavolfiore bollito,
ed ora mangia tutto, e non solo per necessità.
Quando il bambino era bambino,
si risvegliò una volta in un letto estraneo,
ed ora gli accade sempre,
gli apparivano belli molti uomini,
e adesso soltanto in rari casi,
si rappresentava nitidamente un paradiso,
e adesso lo può al massimo intuire,
non riusciva ad immaginare il nulla,
ed oggi rabbrividisce al suo pensiero.
Quando il bambino era bambino
giocava con entusiasmo
e adesso è così preso dalla cosa come allora
solo se questa cosa è il suo lavoro.
Quando il bambino era bambino,
per nutrirsi gli bastavano pane e mela,
ed è ancora così.
Quando il bambino era bambino,
le bacche gli cadevano in mano,
come solo le bacche sanno cadere.
Ed è ancora così.
Le noci fresche gli raspavano la lingua,
ed è ancora così.
Ad ogni monte, sentiva nostalgia di una montagna ancora più alta,
e in ogni città sentiva nostalgia di una città ancora più grande.
E questo, è ancora così.
Sulla cima di un albero,
prendeva le ciliegie tutto euforico,
com'è ancora oggi.
Aveva timore davanti ad ogni estraneo,
e continua ad averne.
Aspettava la prima neve,
e continua ad aspettarla.
Quando il bambino era bambino,
lanciava contro l'albero un bastone, come fosse una lancia.
E ancora continua a vibrare.
se ne andava a braccia appese.
Voleva che il ruscello fosse un fiume,
il fiume un torrente,
e questa pozza il mare.
Quando il bambino era bambino,
non sapeva d'essere un bambino.
Per lui tutto aveva un'anima,
e tutte le anime erano tutt'uno.
Quando il bambino era bambino,
su niente aveva un'opinione.
Non aveva abitudini.
Sedeva spesso a gambe incrociate,
e di colpo sgusciava via.
Aveva un vortice tra i capelli,
e non faceva facce da fotografo.
Quando il bambino era bambino,
era l'epoca di queste domande:
Perché io sono io, e perché non sei tu?
Perché sono qui, e perché non sono lì?
Quando è cominciato il tempo, e dove finisce lo spazio?
La vita sotto il sole, è forse solo un sogno?
Non è solo l'apparenza di un mondo davanti a un mondo,
quello che vedo, sento e odoro?
C'è veramente il male?
E gente veramente cattiva?
Come può essere che io, che sono io,
non c'ero prima di diventare?
E che un giorno io, che sono io,
non sarò più quello che sono?
Quando il bambino era bambino,
non riusciva ad inghiottire gli spinaci, i piselli, il riso al latte,
il cavolfiore bollito,
ed ora mangia tutto, e non solo per necessità.
Quando il bambino era bambino,
si risvegliò una volta in un letto estraneo,
ed ora gli accade sempre,
gli apparivano belli molti uomini,
e adesso soltanto in rari casi,
si rappresentava nitidamente un paradiso,
e adesso lo può al massimo intuire,
non riusciva ad immaginare il nulla,
ed oggi rabbrividisce al suo pensiero.
Quando il bambino era bambino
giocava con entusiasmo
e adesso è così preso dalla cosa come allora
solo se questa cosa è il suo lavoro.
Quando il bambino era bambino,
per nutrirsi gli bastavano pane e mela,
ed è ancora così.
Quando il bambino era bambino,
le bacche gli cadevano in mano,
come solo le bacche sanno cadere.
Ed è ancora così.
Le noci fresche gli raspavano la lingua,
ed è ancora così.
Ad ogni monte, sentiva nostalgia di una montagna ancora più alta,
e in ogni città sentiva nostalgia di una città ancora più grande.
E questo, è ancora così.
Sulla cima di un albero,
prendeva le ciliegie tutto euforico,
com'è ancora oggi.
Aveva timore davanti ad ogni estraneo,
e continua ad averne.
Aspettava la prima neve,
e continua ad aspettarla.
Quando il bambino era bambino,
lanciava contro l'albero un bastone, come fosse una lancia.
E ancora continua a vibrare.
Peter Handke
da Lied vom Kindsein, in Il cielo sopra Berlino
Un giorno la cosa diventerà seria
…Un giorno la cosa diventerà seria. Sono stata tanto sola, anche non
avendo mai vissuto da sola. Sai, quando ero con qualcuno spesso ero
felice, ma comunque pensavo fosse del tutto casuale. Questa gente erano i
miei genitori, ma avrebbero potuto comunque essere anche altri. Perché
mio fratello era quello con gli occhi marroni, e non invece quello con
gli occhi verdi che stava sulla panchina di fronte? La figlia del
tassista, per esempio, era mia amica, ma avrei potuto passare il braccio
anche attorno al collo di un cavallo, sarebbe stato lo stesso. Stavo
con un uomo, ero innamorata… Ma avrei potuto anche piantarlo e andarmene
via con quel tizio sconosciuto che avevamo incontrato per la strada.
Guardami o non guardarmi. Dammi la mano oppure no. No, non darmi la mano e leva lo sguardo da me.
Credo che oggi sia luna nuova; non c’è notte più tranquilla, in tutta la città non scorrerà sangue. Prima non ho mai giocato con qualcuno e tuttavia non ho mai aperto gli occhi per pensare. Adesso è una cosa seria, finalmente sarà una cosa seria.
Così ora sono cresciuta; ero solo io così poco seria… E’ il tempo così poco serio…
Non sono mai stata solitaria: né da sola, né con qualcun altro. Ma mi sarebbe piaciuto, in fondo, essere solitaria. Solitudine significa: finalmente sono tutto. Adesso posso dirlo, perché oggi, finalmente, sono davvero sola.
Bisognerà finirla prima o poi con il caso. Non lo so se ci sia un fine, ma so che ci dev’essere una decisione. E’ necessario che tu ti decida. Deciditi. Ora il tempo siamo noi. Non solo la città intera, adesso è il mondo intero che prende parte alla nostra decisione. Ora noi due siamo più che due solamente: noi incarniamo qualcosa.
Ed eccoci sulla Piazza del Popolo, siamo qui tutti e due. E l’intera piazza è piena di gente che si augura la stessa cosa che ci auguriamo noi. Decidiamo noi il gioco per tutti.
Io sono pronta. Ora tocca a te. Hai tu in mano il gioco. Adesso, o mai più.
Tu hai bisogno di me. Tu avrai bisogno di me. Non c’è storia più grande della nostra: quella mia e quella tua. Dell’uomo e della donna. Sarà una storia di giganti. Invisibili, riproducibili. Sarà una storia di nuovi progenitori.
Guarda i miei occhi: sono l’immagine della necessità. Del futuro di tutti sulla piazza.
La notte scorsa ho sognato qualcuno, uno sconosciuto, il mio uomo. Soltanto con lui potevo essere sola ed aprirmi a lui, aprirmi tutta, tutta sua, farlo entrare dentro di me tutto intero. Avvolgerlo con il labirinto della comune beatitudine.
Io lo so, sei tu quello...
Guardami o non guardarmi. Dammi la mano oppure no. No, non darmi la mano e leva lo sguardo da me.
Credo che oggi sia luna nuova; non c’è notte più tranquilla, in tutta la città non scorrerà sangue. Prima non ho mai giocato con qualcuno e tuttavia non ho mai aperto gli occhi per pensare. Adesso è una cosa seria, finalmente sarà una cosa seria.
Così ora sono cresciuta; ero solo io così poco seria… E’ il tempo così poco serio…
Non sono mai stata solitaria: né da sola, né con qualcun altro. Ma mi sarebbe piaciuto, in fondo, essere solitaria. Solitudine significa: finalmente sono tutto. Adesso posso dirlo, perché oggi, finalmente, sono davvero sola.
Bisognerà finirla prima o poi con il caso. Non lo so se ci sia un fine, ma so che ci dev’essere una decisione. E’ necessario che tu ti decida. Deciditi. Ora il tempo siamo noi. Non solo la città intera, adesso è il mondo intero che prende parte alla nostra decisione. Ora noi due siamo più che due solamente: noi incarniamo qualcosa.
Ed eccoci sulla Piazza del Popolo, siamo qui tutti e due. E l’intera piazza è piena di gente che si augura la stessa cosa che ci auguriamo noi. Decidiamo noi il gioco per tutti.
Io sono pronta. Ora tocca a te. Hai tu in mano il gioco. Adesso, o mai più.
Tu hai bisogno di me. Tu avrai bisogno di me. Non c’è storia più grande della nostra: quella mia e quella tua. Dell’uomo e della donna. Sarà una storia di giganti. Invisibili, riproducibili. Sarà una storia di nuovi progenitori.
Guarda i miei occhi: sono l’immagine della necessità. Del futuro di tutti sulla piazza.
La notte scorsa ho sognato qualcuno, uno sconosciuto, il mio uomo. Soltanto con lui potevo essere sola ed aprirmi a lui, aprirmi tutta, tutta sua, farlo entrare dentro di me tutto intero. Avvolgerlo con il labirinto della comune beatitudine.
Io lo so, sei tu quello...
giovedì 21 marzo 2013
Le fate ignoranti
Le fate ignoranti sono quelle che incontriamo e
non riconosciamo ma che ci cambiano la vita.
Non sono quelle delle fiabe, perchè loro qualche bugia la dicono.
Sono ignoranti, esplicite, anche pesanti a volte,
ma non mentono sui sentimenti.
Le fate ignoranti sono tutti quelli che vivono allo scoperto,
che vivono i propri sentimenti
e non hanno paura di manifestarli.
Sono le persone che parlano senza peli sulla lingua,
che vivono le proprie contraddizioni e che ignorano le strategie.
Spesso passano per “ignoranti”, perché sembrano cafone
e invadenti per la loro mancanza di buone maniere,
ma sono anche molto spesso delle “fate”
perché capaci di compiere il “miracolo” di travolgerci,
costringendoci a dare una svolta alla nostra vita.
non riconosciamo ma che ci cambiano la vita.
Non sono quelle delle fiabe, perchè loro qualche bugia la dicono.
Sono ignoranti, esplicite, anche pesanti a volte,
ma non mentono sui sentimenti.
Le fate ignoranti sono tutti quelli che vivono allo scoperto,
che vivono i propri sentimenti
e non hanno paura di manifestarli.
Sono le persone che parlano senza peli sulla lingua,
che vivono le proprie contraddizioni e che ignorano le strategie.
Spesso passano per “ignoranti”, perché sembrano cafone
e invadenti per la loro mancanza di buone maniere,
ma sono anche molto spesso delle “fate”
perché capaci di compiere il “miracolo” di travolgerci,
costringendoci a dare una svolta alla nostra vita.
| F. Ozpetek |
giovedì 14 febbraio 2013
lunedì 28 gennaio 2013
Non si torna indietro per la strada fatta
Sto attraversando la (mia) zona. Ignorante di
come potesse essere, ora ne conosco le trappole e i luoghi di riposo. Ho
imparato che si modifica, come mi modifico io - meglio, poiché mi
modifico io - e laddove avevo trovato pace, so che potrei trovare una
nuova rete. Così il cammino si fa ora semplice e facile, ora intricato
fino all’inverosimile.
Ignorante avevo pensato di tornare a mani vuote, ora so di averle
riempite - come dirvi di cosa? - e placato alcune inquietudini. Poiché
entra nella zona (dell’anima, dell’animo) più che l’infelice,
l’inquieto.
Ignorante non conoscevo le sue regole, ora so rispettarle, temerle, adattarmi, lasciarmi consigliare. Di queste soprattutto una: non si torna indietro per la strada fatta all’andata.
Ignorante non conoscevo le sue regole, ora so rispettarle, temerle, adattarmi, lasciarmi consigliare. Di queste soprattutto una: non si torna indietro per la strada fatta all’andata.
| — | La zona (dell’animo umano) - Stalker, A. Tarkovskij, 1979 |
giovedì 17 gennaio 2013
Dal profondo della notte che mi avvolge
“Dal profondo della notte che mi avvolge buia
come il pozzo più profondo che va da un polo all’altro, ringrazio
qualunque Dio esista per l’indomabile anima mia.
Nella feroce morsa delle circostanze non mi sono tirato indietro né ho gridato per l’angoscia.
Sotto i colpi d’ascia della sorte il mio capo è sanguinante, ma indomito.
Oltre questo luogo di collera e lacrime incombe solo l’Orrore delle ombre eppure la minaccia degli anni mi trova, e mi troverà, senza paura.
Non importa quanto sia stretta la porta, quanto piena di castighi la vita.
Io sono il padrone del mio destino: io sono il capitano della mia anima.”
Nella feroce morsa delle circostanze non mi sono tirato indietro né ho gridato per l’angoscia.
Sotto i colpi d’ascia della sorte il mio capo è sanguinante, ma indomito.
Oltre questo luogo di collera e lacrime incombe solo l’Orrore delle ombre eppure la minaccia degli anni mi trova, e mi troverà, senza paura.
Non importa quanto sia stretta la porta, quanto piena di castighi la vita.
Io sono il padrone del mio destino: io sono il capitano della mia anima.”
| — | dal film “Invictus” di Clint Eastwood |
venerdì 11 gennaio 2013
Noi
Non sono sicuro di averti dentro di me, né di essere dentro di te, e neppure di possederti replicò lui. E in ogni caso, non è al possesso che aspiro. Credo invece che siamo entrambi dentro un altro essere che abbiamo creato, e che si chiama 'noi'
da 'I ponti di Madison County'
lunedì 19 novembre 2012
martedì 6 novembre 2012
Per quella parte di te che mi manca
Per
quella parte di te che mi manca e che non potrò mai avere, per tutte le
volte che mi hai detto non posso, ma anche per quelle in cui mi hai
detto: tornerò.. Sempre in attesa. Posso chiamare la mia pazienza
“amore”?
Le fate ignoranti (2001)
venerdì 12 ottobre 2012
I Ponti di Madison County - Scena finale
Io continuerò ad amarti...nel silenzio di una stanza vuota...di nascosoto al mondo...
...per tutta la vita...
Io
faccio di tutto per trovare il modo di stare insieme a te, però mi
rendo conto che le nostre strade sono separate. Ma poi guardo attraverso
l’obiettivo della mia macchina fotografica e vedo te, comincio a
scrivere un articolo e all’improvviso mi ritrovo a scrivere a te. Adesso
mi è chiaro che non abbiamo fatto altro che muoverci l’uno verso
l’altra, verso quei quattro giorni, per tutta la vita…
I Ponti di Madison County
I Ponti di Madison County
martedì 9 ottobre 2012
Il cuore muore di morte lenta
Il cuore muore di morte lenta,
perdendo ogni speranza, come le foglie,
finché un giorno non ce ne sono più,
nessuna speranza, non rimane nulla.
Lei si dipinge il viso per nascondere il viso,
i suoi occhi sono acqua profonda.
Non è per una geisha desiderare,
non è per una geisha provare sentimenti;
la geisha è un'artista del mondo che fluttua,
danza, canta, vi intrattiene: tutto quello che volete.
Il resto è ombra,
il resto è segreto.
Arthur Golden - Memorie di una geisha
perdendo ogni speranza, come le foglie,
finché un giorno non ce ne sono più,
nessuna speranza, non rimane nulla.
Lei si dipinge il viso per nascondere il viso,
i suoi occhi sono acqua profonda.
Non è per una geisha desiderare,
non è per una geisha provare sentimenti;
la geisha è un'artista del mondo che fluttua,
danza, canta, vi intrattiene: tutto quello che volete.
Il resto è ombra,
il resto è segreto.
Arthur Golden - Memorie di una geisha
giovedì 27 settembre 2012
Gli amori impossibili non finiscono mai
Ho
passato con lui tutta la vita, stava con me anche quando non c’era…
nella mia testa io dormivo con lui e con lui mi svegliavo la mattina.
Tutti questi anni non ho mai cessato di amarlo, è stata una cosa bella ma insopportabile.
Gli amori impossibili non finiscono mai, sono quelli che durano per sempre.
Dal Film: Mine Vaganti.
Tutti questi anni non ho mai cessato di amarlo, è stata una cosa bella ma insopportabile.
Gli amori impossibili non finiscono mai, sono quelli che durano per sempre.
Dal Film: Mine Vaganti.
martedì 25 settembre 2012
Perchè negare l'evidente necessità del ricordo?
Come
te anch'io ho cercato di lottare con tutte le mie forze contro la
smemoratezza. E come te ho dimenticato. Come te ho desiderato avere
un'inconsolabile memoria, una memoria fatta d'ombra e di pietra. Ho
lottato da sola con violenza, ogni giorno, contro l'orrore di non poter
più comprendere il perché di questo ricordo. Come te, ho dimenticato.
Perchè negare l'evidente necessità del ricordo?
Da “Hiroshima mon amour” (1959) di Alain Resnais
domenica 23 settembre 2012
Tutto qui.
So
quello che le sta succedendo e non le posso dire che con il tempo passa
perché... non è vero, non passa: rimane lì. E' solo uno si abitua a
convivere con il dolore, con l'idea dell'assenza.
Dicono che è come la morte, però non è vero: è peggio. Se Massimo fosse morto non penserei che è colpa mia, non penserei di essere diventata vecchia, o non abbastanza bella.
Però non è morto: è stata una sua scelta non stare più con me... Gliel'ho detto non passa, non si dimentica, però diventa sopportabile.
Arriva un momento una mattina che ti svegli e ti vesti meccanicamente ed esci di casa per andare al lavoro e senti che la vita continua. Che è più forte. E che, bene o male, tu ci sei dentro.
Allora prendi un bel respiro, e ricominci a camminare con la tua ferita: tutto qui.
Giulia (Piera Degli Esposti) in L'uomo che ama
Dicono che è come la morte, però non è vero: è peggio. Se Massimo fosse morto non penserei che è colpa mia, non penserei di essere diventata vecchia, o non abbastanza bella.
Però non è morto: è stata una sua scelta non stare più con me... Gliel'ho detto non passa, non si dimentica, però diventa sopportabile.
Arriva un momento una mattina che ti svegli e ti vesti meccanicamente ed esci di casa per andare al lavoro e senti che la vita continua. Che è più forte. E che, bene o male, tu ci sei dentro.
Allora prendi un bel respiro, e ricominci a camminare con la tua ferita: tutto qui.
Giulia (Piera Degli Esposti) in L'uomo che ama
lunedì 13 agosto 2012
Incontrarsi e riconoscersi...
“Incontrarsi e riconoscersi… una certezza che si ha solo una volta…
…ecco perché sono su questo pianeta, in questo tempo [...]
Adesso lo so. Per molti più anni di quanti non ne abbia vissuti, ho continuato a precipitare dall’orlo di un luogo immenso e altissimo. E in tutti questi anni, precipitavo verso di te
… non conosco le parole per spiegarvi questo legame.
Lui ci riuscì, quando disse che avevamo smesso di essere due persone distinte, per diventarne una terza creata dal nostro amore…
…E tutte le considerazioni filosofiche non bastano a impedirmi di desiderarti, ogni giorno, ogni momento, con la testa piena dello spietato gemito del tempo, del tempo che non potrò mai vivere con te.
Ti amo, di un amore profondo e totale. E così sarà sempre.
Non siamo più due esseri distinti, ma un tutt’uno legato a doppio filo per il resto della nostra vita…
…Non sono sicuro di averti dentro di me, né di essere dentro di te, e neppure di possederti…
E, in ogni caso, non è al possesso che aspiro. Credo invece che siamo entrambi dentro un altro essere che abbiamo creato, e che si chiama ‘noi’. No, neppure: non siamo realmente dentro questo essere, lo siamo…”
Tratto da I Ponti di Madison County
…ecco perché sono su questo pianeta, in questo tempo [...]
Adesso lo so. Per molti più anni di quanti non ne abbia vissuti, ho continuato a precipitare dall’orlo di un luogo immenso e altissimo. E in tutti questi anni, precipitavo verso di te
… non conosco le parole per spiegarvi questo legame.
Lui ci riuscì, quando disse che avevamo smesso di essere due persone distinte, per diventarne una terza creata dal nostro amore…
…E tutte le considerazioni filosofiche non bastano a impedirmi di desiderarti, ogni giorno, ogni momento, con la testa piena dello spietato gemito del tempo, del tempo che non potrò mai vivere con te.
Ti amo, di un amore profondo e totale. E così sarà sempre.
Non siamo più due esseri distinti, ma un tutt’uno legato a doppio filo per il resto della nostra vita…
…Non sono sicuro di averti dentro di me, né di essere dentro di te, e neppure di possederti…
E, in ogni caso, non è al possesso che aspiro. Credo invece che siamo entrambi dentro un altro essere che abbiamo creato, e che si chiama ‘noi’. No, neppure: non siamo realmente dentro questo essere, lo siamo…”
Tratto da I Ponti di Madison County
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