…Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.

...solo un sogno, un'emozione...una nuvola...solo un alito di vento che ti sfiora, solo l'eco dei tuoi passi nella sera...
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mercoledì 27 aprile 2016

Posta

Son poi davvero chiare le tue idee,
domandò il postino. In quell’istante  
si oscurò il cielo,  
ma non fu per quello,  
qui succede sempre così,
da un momento all’altro.
Pioverà, disse, e così accadde.
Grosse gocce. Dietro di lui vedevo la baia,
un aereo pesante tra le nubi,
lento. Atterrava.
Che ne è di tali momenti?  
Quanto brusio può andar perduto?
Quali dialoghi non possono  
infrangersi contro il muro del tempo, in mancanza  
di memoria, da qualche parte, laggiù  
in un sogno?
Finzione, una casa su una collina,
il salmo della pioggia, pagina sei,  
portalettere, discesa, sentiero in collina,  
entrando nell’oblio,  
il suo, il mio,
il lardo del tempo.
Come qualcuno volta una pagina  
senza averla letta,
tutto scritto per niente.
Cees Nooteboom

sabato 21 luglio 2012

Immagine ingannevole

Mai stato chi volevi essere,
chi pensavi di essere.
L’abito sbagliato
in un mondo alla rovescia.
Sempre andato avanti a menzogne,
la prima fidanzata, non hai mai creduto
che le frasi più semplici
fossero le più intime. A te l’apparenza
era più familiare
del primo pensiero,
avevi troppo mondo, troppo muschio
sulla tua statua, ti ergevi
con il libro che nemmeno desideravi leggere,
un uomo di carne divenuto stucco,
un angelo d’ombra, solo,
e avvolto nella vuota professione
del tuo nome.
Cees Nooteboom

Nulla

La vita
dovresti poterla
ricordare
come un viaggio all’estero
e con amici o con amiche
parlarne poi
e dire
è stata bella, no?
la vita,
e vedere frammenti di donne, segreti
e paesaggi
e lasciarsi poi ricadere soddisfatti
ma i morti non possono lasciarsi ricadere.
E nemmeno nient’altro possono fare.
Cees Nooteboom

La prima foto di Dio

Questo era il mio aspetto dopo quel primo giorno.
Io, solo con le mie pietre di pietra,
Io, solo con i miei venti di vento.
Era il giorno in cui ero ancora felice,
la terra ancora deserta e vuota,
solo più tardi ho creato gli alberi,
gli animali, l’esercito e quel fotografo.
Spesso ho nostalgia del giorno
in cui l’ho fatto, lui per primo.
Lui e io, insieme nella mia creazione,
io con la mia giacca viola tra i venti di vento,
lui con il suo occhio come uno specchio
sulle mie pietre di pietra,
e nient’altro.
Cees Nooteboom

venerdì 20 luglio 2012

Sera

La sedia azzurra sulla terrazza, caffè, sera,
l’euforbia si tende verso divinità assenti,
piena di nostalgia della costa, ogni cosa un alfabeto
di segreti desideri, questa è la sua
ultima visione prima del buio,
il velo dentro la sua testa. Lui sa,
svaniranno le forme di parole,
nel bicchiere solo la feccia,
le linee non più collegate
che erano state un tempo pensieri,
non verrà più qui alcuna parola
che sia vera. Grammatica sbriciolata,
immagini mosse, scollegate,
del vento il suono
ma non più il nome,
qualcuno l’ha detto
e la morte era distesa sul tavolo,
un domestico pigro, in attesa
in corridoio, con uno stupido sorriso
mentre sfoglia il giornale
con le sue folli notizie.
Tutto questo lui lo sa, l’euforbia,
la sedia azzurra, il caffè in terrazza,
il giorno che lentamente lo avvolge
e se lo porta via a nuoto,
animale mansueto
con la sua preda.
Cees Nooteboom