…Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.

...solo un sogno, un'emozione...una nuvola...solo un alito di vento che ti sfiora, solo l'eco dei tuoi passi nella sera...
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giovedì 8 gennaio 2015

Una volta eri il cielo

Una volta
tu eri il cielo
chiuso nella mia tasca
Oggi
sei la tasca rotta
del mio cielo

Anileda Xeka

sabato 8 novembre 2014

Ti ho perso

Ti ho perso per ben due volte e questo è tutto quel che so.
Non sono come tanti, non voglio, né cerco un’alternativa diversa,
affinché sembri meno assurda o ingiusta la tua scomparsa.
Il vuoto che in me è senza misura.
Potrei pensare che la tua essenza continui ad esistere
sotto forma di una stella, magari.
Per intere notti, starei a guardare il cielo, se così fosse,
cercando di immaginare quale, tra la più splendenti, tu sia.
Potrei pensare che tu sia diventato un angelo e che da lassù
mi guardi e proteggi. che la tua casa sia un giardino di rose
dai profumi che da sempre in te abitano, che non si senta altro
rumore che il fruscio di un un arcobaleno di petali
che lo sgorgare dell’acqua dalla fonte…
Potrei, ma questo non accadrà.
in questo non/dolore, non/vita ho disimparato in fretta a mentirmi.
Benché tenti ad ingannarmi lo squillo del tuo telefono ogni qualvolta
che ti chiamo, di certo non sarà la tua voce a rispondermi.
Se metterò piede, in quel che era la mia casa, mia non perché
li nacqui e crebbi, ma perché spesso fui per te un figlio con fierezza.
  A dispetto, poi dei trent’anni che pesano sulla bilancia
fui la tua eterna bambina, con ammirazione profonda, con una tale gratitudine
che baciarti le mani di continuo non mi bastò mai.
Se tornavo,
tornare è un verbo che non so svolgere che in passato,
come tanti altri d’altronde, li in mezzo alle tue rose e i ligustri,
non saranno le tue braccia ad accogliermi,
pur essendo anche loro tuoi figli, poesie dalle tue mani scritte,
fratelli miei e sorelle.
"Il mio cuore era troppo piccolo" mi convince l’unico occhio che è
senza palpebra e in me sentenzia come il peggior giudice.
"Ti amavo tanto" in mia difesa sussurrano un tremolio di foglie cadenti.
Vano tentativo, come quello di disseppellire il mio cuore, sperando
che avrei potuto amare quel che tu amavi
ma non si sente che il ronzio fastidioso di una sveglia
che non sa mai zittirsi. Intrappolata sta nel mio torace e avvia
per quanto assurdo sembri
l’ingranaggio arrugginito che ormai è diventato il mio corpo.
Anileda Xeka

domenica 13 luglio 2014

Prima che giunga la sera, amor mio

Prima che giunga la sera, amor mio
- quando qualcosa di irrisolto resta tra di noi
e sia pesante come il piombo la tua mano
che sfiora la mia – parlami se m’ami. col silenzio
non ferirmi.
non debba la solitudine trovar in me dimora.
non debba l’incomprensione, mettere confini
all’immenso.
Anileda Xeka

giovedì 20 settembre 2012

Ho parole straniere in punta di lingua

Ho parole straniere in punta di lingua.
Un nodo stretto allo stomaco.
Se non ti parlo è perché ti ho detto più di quanto saprei dirti….
Con fili di silenzio ti ho disegnato: il lungo travaglio della mente che ti partorisce ogni quando mi manchi.
Ti fai sospiro e tormento.
Per troppe braccia allungate invano.
Troppi occhi lanciati all’orizzonte del tuo divenir sostanza ad ogni costo.
Anileda Xeka