…Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.

...solo un sogno, un'emozione...una nuvola...solo un alito di vento che ti sfiora, solo l'eco dei tuoi passi nella sera...
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sabato 22 giugno 2013

E si ammassavano le nuvole

Sem­brava il tipo di vita che volevamo.
Fra­gole di bosco e panna al mattino.
La luce del sole in ogni stanza.
E noi a cam­mi­nare nudi sulla riva.

Qual­che sera, però, ci siamo trovati
incerti sul domani.
Come attori tra­gici d’un tea­tro in fiamme,
con gli uccelli a ruo­tare in cer­chio sulle nostre teste,
ed i pini scuri inspie­ga­bil­mente ancora lì fermi,
abbiamo cal­pe­stato ogni roc­cia insan­gui­nata dal tramonto.

E poi di nuovo sul nostro ter­razzo a sor­seg­giare vino.
Per­ché sem­pre que­sto senso di tra­gico finire?
Nuvole dalle sem­bianze quasi umane si ammassavano
all’orizzonte, men­tre ogni cosa era piacevole
nell’aria mite ed il mare sereno.

Poi la notte ancora ci sor­prese, una notte senza stelle.
Men­tre tu accen­devi una can­dela, nuda la portavi
in camera da letto ed in fretta la spegnevi,
ancora lì, inspie­ga­bil­mente fermi nel buio, i pini e l’erba.

Charles Simić


martedì 20 marzo 2012

Titolo d'apertura

Per come sedevi al tavolo della cucina
sembrava che ti guardassi i piedi
o pensassi alla prossima mossa da fare
su un ‘invisibile scacchiera.
A dire la verità non facevi niente di tutto questo.
Erano le sette del mattino.
Stavi aspettando che il primo raggio di sole
ti riscaldasse i piedi freddi
o che tua moglie si avvicinasse mezza addormentata
nel suo liso accappatoio azzurro
e con i capelli sugli occhi si abbassasse
a raccogliere il giornale che ti era scivolato di mano
e rimanesse così, piegata in due
sul titolo d’apertura e sulla grande fotografia intenta
a leggere, mettendo in mostra attraverso l’accappatoio
aperto a poco a poco il seno pendulo e gli scuri peli del pube
ancora umidi di sonno,
e continuasse a leggere con quello spettrale sussurro.
Charles Simic

domenica 29 gennaio 2012

Portafotografie vuoto

Dovunque ti veda stai cercando di incorniciare
una minima parte della Sua immensità,
cioé, credo, moltissimo cielo,
di quello azzurro e senza nuvole
com'è sul vecchio cimitero
o sulla nuova discarica
davanti a un campo e a tre spaventapasseri.
Uno di loro potrebbe essere quel monaco tedesco,
Eckart,
che diceva: "Se un uomo non cerca niente,
che diritto ha di lamentarsi se non trova niente?"
Giusto. Non un solo merlo
teneva gli occhi sul giovane grano.
Allora spingemmo la cornice un po' più in alto
fin dove il silenzio dice tutto. 
Charles Simic

venerdì 20 gennaio 2012

Smantellare il silenzio

Prima levagli le orecchie,
adagio così non traboccano.
Con un fischio acuto squarciagli il ventre.
Se dentro ci sono ceneri, chiudi gli occhi
e soffiale in qualsiasi direzione soffi il vento.
Se c’è acqua, acqua addormentata,
porta la radice di un fiore che non beve da un mese.
Quando arrivi alle ossa,
e con te non c’è il cane,
e non hai una bara di pino
né un carro tirato da buoi per farle sbatacchiare,
infilatele lesto sotto la pelle.
La prossima volta che ti stringi tra le spalle
le sentirai premere contro le tue.
Adesso è buio pesto.
Adagio e con pazienza
cercagli il cuore. Dovrai
inoltrarti parecchio strisciando nei cieli vuoti
per percepirne il battito.
Charles Simic

giovedì 12 gennaio 2012

Letti disfatti

Amano le stanze ombreggiate,
le carte da parati consunte,
le crepe nel soffitto,
le mosche sul cuscino.
Se ti viene la tentazione di allungarti,
non essere sorpreso,
non farai caso alle lenzuola sporche,
al raschio delle molle arrugginite
mentre ti metti comodo.
La stanza è un cinema buio
dove si proietta
una pellicola sgranata in bianco e nero.
Un’immagine sfuocata di corpi svestiti
nel momento della dolce indolenza
che segue all’amore,
quando il più malvagio dei cuori
arriva a credere
che la felicità può durare per sempre.
Charles Simic

lunedì 19 dicembre 2011

Stone

Càlati in un sasso,
io farei così.
Lascia che altri si facciano colomba
o digrignino i denti come tigri.
Mi basta essere un sasso.
All’esterno è un enigma:
nessuno sa come rispondere.
Ma fresco e quiete dev’esserci all’interno.
Anche se una mucca lo calca col suo peso,
anche se un bambino lo getta dentro un fiume;
il sasso affonda, lento, imperturbato,
fino al fondo,
dove i pesci bussano alla sua soglia
e vengono a origliare.
Ho visto scintille schizzar via
quando due sassi sono strofinati
forse là dentro non fa così buio;
forse c’è una luna che brilla
da chissà dove, spuntando magari dietro un colle,
un chiarore appena sufficiente a decifrare
quelle strane scritte, mappe stellari
sui muri interiori.

Charles Simic