…Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.

...solo un sogno, un'emozione...una nuvola...solo un alito di vento che ti sfiora, solo l'eco dei tuoi passi nella sera...
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venerdì 25 ottobre 2013

Non provo angoscia d’arrivare al porto oscuro



Non provo angoscia d’arrivare al porto oscuro
perché pur senza sapere dove né quando
lì mi starai aspettando
come una lampada accesa.
Attraverso la moltitudine e il suo tormento
arriverai direttamente al mio fianco
senza cercare, senza un gesto, senza obliquo sguardo
come se tornassi a te stessa
Le cose sono perché tu lì sarai
altrimenti navigherei in un mare d’ombre.
Alejandro Jodorowsky

martedì 24 settembre 2013

La venditrice di lampade e nasi

In quella città quasi nessuno aveva le finestre. Le case erano cubi neri. Non si conosceva la luce. Le strade erano percorse da fiumi di tenebre perché l’atmosfera contaminata formava uno scudo impenetrabile per le carezze del sole. Gli abitanti di questo mondo non avevano il naso. Sentendosi felici, abitavano nell’ ombra, preoccupati solo di lavorare per riempire lo stomaco e soddisfare i loro desideri sessuali. Un bel giorno comparve un’anziana che gridava: “Vendo una lampada e un naso!”. Un tizio che passava di lì si sentì attratto da quella strana signora: i suoi occhi brillavano al buio come due lucciole. Comprò la lampada e il naso. Quando stava per pagare, l’anziana non volle i suoi soldi. L’uomo tornò in tutta fretta nel suo cubicolo. Appena ebbe chiuso la porta, un odore insopportabile gli invase le fosse nasali fino a scuotergli il cervello. Allora accese la lampada: quella che aveva sempre creduto una stanza bella, pulita, tranquilla, era in realtà un nido di ragni, spazzatura, cibi imputriditi, mobili tarlati, strati di unto, escrementi di ratto. Non riuscì più a vivere in quel posto schifoso! Vagò per le strade finché  incontrò di nuovo la vecchia signora. “Strega, cos’hai fatto alla mia casa elegante? Prima vivevo bene, come tutti gli altri, ma appena ho messo il naso e ho acceso la lampada, quei due oggetti hanno cambiato il mio mondo. Perché tanta cattiveria?” L’anziana signora rispose: “Il tuo mondo non è cambiato: è sempre stato così! Prima non te ne accorgevi e credevi di stare bene in un posto che presto o tardi ti avrebbe distrutto. Quando si acquisiscono organi nuovi e si accende la luce, soffriamo perché riusciamo a vedere noi stessi come siamo davvero e non come crediamo di essere. Adesso che sai com’è la tua realtà, devi aprire le finestre, uccidere i parassiti, pulire le pareti, disinfettare la tua casa e solo allora potrai essere felice. E a quel punto dovrai dare la lampada e il naso a qualcun’ altro, proprio come ho fatto io.”
  Alejandro Jodorowsky

Credo

Fu così che ti costruii, trasportando in carne i miei sogni
con lo splendore della luna donandoti una pelle d’argento
collocando un occhio vivo nelle tue mille mani che implorano
affinchè duplicata in quattro tu fossi il calice della mia tavola
e nelle tue innumerevoli labbra si tatuasse il nuovo credo.
La tua voce senza fine che entra nel mondo come un’ostia rossa
fino a paralizzare l’infinito specchio in un’eterna immagine
 Alejandro Jodorowsky

martedì 3 settembre 2013

Calice

Fu così che ti costruii, trasportando in carne i miei sogni con lo splendore della luna donandoti una pelle d’argento collocando un occhio vivo nelle tue mille mani che implorano affinchè duplicata in quattro tu fossi il calice della mia tavola e nelle tue innumerevoli labbra si tatuasse il nuovo credo.
La tua voce senza fine che entra nel mondo come un’ostia rossa fino a paralizzare l’infinito specchio in un’eterna immagine
Alejandro Jodorowsky

domenica 27 gennaio 2013

IL CORPO GRIDA… Quello Che La Bocca Tace…

La malattia è un conflitto tra la personalità e l’anima.

Molte volte…
Il raffreddore “cola” quando il corpo non piange…
Il dolore di gola “tampona” quando non è possibile comunicare le afflizioni.
Lo stomaco “arde” quando le rabbie non riescono ad uscire.
Il diabete “invade” quando la solitudine duole.
Il corpo “ingrassa” quando l’insoddisfazione stringe.
Il mal di testa “deprime” quando i dubbi aumentano.
Il cuore “allenta” quando il senso della vita sembra finire.
Il petto “stringe” quando l’orgoglio schiavizza.
La pressione “sale” quando la paura imprigiona.
Le nevrosi “paralizza” quando il bambino interno tiranneggia.
La febbre “scalda” quando le difese sfruttano le frontiere dell’immunità.
Le ginocchia “dolgono” quando il tuo orgoglio non si piega.
Il cancro “ammazza” quando ti stanchi di vivere.
Ed i tuoi dolori silenziosi? Come parlano nel tuo corpo?
La malattia non è cattiva, ti avvisa che stai sbagliando cammino.


Mi sembra bello condividere questo messaggio:
LA STRADA PER LA FELICITÀ NON È DRITTA.
Esistono curve chiamate Equivoci
Esistono semafori chiamati Amici,
Luci di precauzione chiamate Famiglia

E tutto si compie se hai:

Un cerchione di risposta chiamato Decisione
Un potente motore chiamato Amore
Una buona assicurazione chiamata Fede
E abbondante combustibile chiamato Pazienza.


Alejandro Jodorowsky

sabato 13 ottobre 2012

Le gelosie

Come un olio nero la tua assenza invadendo i mobili, i vestiti , lo specchio
gli occhi dei mie gatti, ogni lettera
d’ogni riga d’ogni pagina d’ogni libro,
e più sotto alla ferita, niente,
solo la morta eco della tua voce
e io dentro al pozzo eternamente cadendo
senza raggiungere il tuo nome, scrigno d’acciaio
dove dormono per sempre le mie sementi.
Le tue carezze per l’altro nella mia pelle sono sferzate,
sono il cielo dell’alba attraversato da spine,
sono le lenzuola del letto trasformate in pantano,
sono le mie mani che graffiano l ‘aria fino a tirarne fuori sangue.
Non ho saputo offrirti tagliate su un piatto né le mie orecchie
nè le mia anima,
t’ho tirato rinchiusa in un cimitero pieno di lapidi che portano solo il mio nome,
oggi avanzo nelle tenebre piangendo lacrime di sette metri
sotto la mia maschera di cane
mentre lontano lontano lontano e più lontano
balli cercando di assomigliare ai tuoi propri limiti.
Alejandro Jodorowsky

mercoledì 3 ottobre 2012

Dove sei ora?

Il discepolo confida al maestro : “Mi sento oppresso. Non smetto di oscillare tra questi due stati: un momento mi sembra di affogare e il momento dopo ritorno a galla. Quando potrò liberarmi di questo mondo di sofferenza? Quando sarò finalmente libero?”. Il maestro non risponde nulla. Dopo qualche minuto il discepolo, sorpreso, gli dice ancora: “Maestro! Non sono forse qui, seduto di fronte a te, a farti una domanda?” …
“Dove sei ora?” chiede il maestro. “A galla o sott’acqua?”.
Per il maestro non ci sono dubbi che qui e ora, nel presente, siamo realizzati. La realizzazione è qui. Se torna al presente con il maestro, il discepolo è realizzato. Siccome lui è tutto impegnato a chiedersi se rimane a galla o se affoga, non vive l’istante. In fin dei conti, si fa delle illusioni. In realtà, non rimane a galla e non affoga. E’ un diamante accanto a un’altro diamante, un buddha accanto a un’altro buddha, una perfezione accanto a un’altra perfezione. La differenza tra i due uomini è che il maestro ha dato realtà alla sua perfezione. Il monaco no. Egli la va cercando e gli sembra di affogare per poi ritornare a galla. Si crea un’angoscia immensa perchè non entra nel presente. E’ per questo motivo che il maestro non gli risponde. Se il suo discepolo gli confida che a volte si sente a galla e a volte sott’acqua, vuol dire che non è quì, nell’istante, e nell’istante non c’è nulla che permetta di affogare o di rimanere a galla. Non esiste nè oceano nè acqua nè angoscia. Solo pace. Il maestro non risponde a un discepolo assente. Allora questi insiste : “Maestro, ti sto parlando!” .E il maestro gli chiede: “Se mi stai parlando, dove sei?”. Lasciamo che le cose arrivino senza farcene un cruccio. Verranno. Noi saremo in mezzo a loro, ma rimarremo completamente centrati nel presente. Non affogheremo in mezzo alle nuvole o al suono dell’acqua. Saremo qui …
semplicemente…
Alejandro Jodorowsky – da Il dito e la luna

lunedì 17 settembre 2012

Corro portando tra le mani

Corro portando tra le mani come un carbone acceso l’istante che agonizza..
Insieme a me se ne vanno le stelle e questo mulinello intorno al niente…
Con i palmi ardenti ho trasportato il gioiello del remoto
per offrirtelo come uno specchio…
quello che vedi non è il tuo viso…
ma un fiume in piena che si porta via tutte le anime tranne la tua e la mia…
Il nostro incontro ci ha lasciato fuori dallo spazio…dal tempo…
e da noi stessi…
Siamo definitivamente l’istante che non muore…
Alejandro Jodorowsky

Nella casa vuota

T'ho amato prima che nascessi.
Le carezze che ti ho fatto sono andate modellandomi.
Ogni tuo sguardo m'ha partorito in altra forma.
È il tuo corpo che mi trasforma in aureola.
Ho imparato a parlare mormorando in ciò che ascoltavi.
Poiché m'hai posto nell'impronta dei tuoi sogni
posso passeggiare per il mondo come un vivo.
Ma nella casa vuota non c'è un solo mobile.
Sopra il cumulo dei miei annientamenti
tu emergi come una fonte eterna.
Alejandro Jodorowsky

venerdì 14 settembre 2012

Destino

Non confondere il tuo destino con i mali del passato che proietti nel futuro.
Alejandro Jodorowsky

domenica 29 luglio 2012

Specchio in frantumi

Mi sentivo vuoto. Non potevo scrivere, ne` pensare ne` sentire. Se mi avessero chiesto chi ero, la mia risposta sarebbe stata: -Sono uno specchio in frantumi-.
Alejandro Jodorowsky, La danza della realtà.

domenica 27 maggio 2012

Nulla posso dire di te trascorri nell'ombra

Nulla posso dire di te trascorri nell'ombra
E' per questo che nell'oscurità sei la mia guida
Innominabile mi offri la schiena
per il mio tatto e le mie ansie il cammino dei re
e nella tua superficie profonda cade il mio spirito cieco
un raggio assetato di se stesso Tu sei un'altra cosa
Posso entrare in te soltanto come interferenza
affinchè le mie carezze siano portate
come i resti d'un naufragio
dall'incommensurabile fiume di parole
che sotto la tua pelle attraversa l'infinito spazio del silenzio
Alejandro Jodorowsky

lunedì 30 aprile 2012

Siamo gli unici guardiani della luce

Siamo gli unici guardiani della luce
nel mondo che noi stessi ci siamo creati?
Dobbiamo continuare divorando i nostri figli
in un Universo dove l’altro è tenebra?
Quando smetteremo di bramare l’aldilà
sbattendo la testa contro la porta chiusa
che la nostra coscienza crea per eccesso di veglia?
Come si può continuare a vivere
quando tante tentazioni ci rinfocolano il desiderio?
Come liberarsi dal laccio che ci lega agli specchi
per entrare in solitudine nella città delle ombre?
Lasceremo che l’invisibile cacciatore per un secolo ci insegua
Indifferenti alla sua pioggia di frecce?
Legheremo il fiore d’oro con filo nero
per annichilire lo splendore dei suoi petali?
Viaggio di ritorno al porto di ogni speranza
da cui anche se il mondo percorriamo non salpiamo mai
procedendo nel futuro come bruchi che il frutto scavano
per arrivare al seme che la rinascita del passato promette
e lì la pelle lasciar cadere sì che si propaghi il profumo
che crea i corpi che lo esalano!
Ardere Incenerirsi in vita Carbonizzare la carne
fino a rendere puro il diamante e nell’agonia
lasciarlo tendendo un’ambigua mano
che mentre lo dona lo sottrae
e con esso nel nulla s’immerge!
Alejandro Jodorowski

Se non eri tu

Niente passa però il mondo si sfuma
per sempre la rosa qui sembra restare
ma tutti i treni se ne stanno andando
nessuno che dorma nella mia cuccetta di fango
le radici del sogno sono altri sogni
Se non sono io, chi si veste della mia carne?
Se non è qui, da dove salpa l’illusione?
Se non è adesso, quando può essere l’ora?
Se non eri tu, cosa riflette la mia coscienza?
Nella sua stessa ombra naufraga il muro dell’anima
in basso il corpo striscia con le sue oscure ansie
in un mulinello d’acido l’io stesso si dissolve
la mente vaga aperta come un fiore di niente
Senza poteri dovrà abituarsi a vivere
ingrassando la coscienza come un tacchino natalizio
costruendo la speranza su falsi miracoli
dell’incomprensibile facendo la bandiera del saggio
agonizzare crocifisso nella penombra del presente
Se non c’è punto finale come parlare della nascita?
Se non eri tu chi illumina le strade del sogno?
Se non c’è inizio quando tutto ciò può cessare:
un diamante che per sempre naufraga nel vuoto?
Alejandro Jodorowski

martedì 24 aprile 2012

Nessuno può vincerti solamente tu stessa perdi

La più misteriosa La più laconica La più ombrosa
nella tua sconfitta c'è un fulgore che il vincitore non conosce
lì infossata scopri il senso delle parole dimenticate
e nel futuro hai la fortuna di appartenere al passato
La fede del tuo sguardo oscuro Le tue lente trecce dorate
La tua bocca che arde sotto una maschera di marmo
Le tue spalle più dritte della linea dell'orizzonte
I tuoi piedi e i tuoi passi da regina senza visibile corona
Alejandro Jodorowsky

martedì 13 marzo 2012

Amore

Una parte si rallegra dell'illusoria esistenza di un'altra parte e,
nell'ideale di formare un'unità, l'aiuta a sviluppare la sua coscienza
con venerazione affinché si unisca sempre più ad altre
parti. Tale amore non si può dedicare al Tutto, perché questo è
inconoscibile e quindi impensabile. Questo amore si dedica a
ciò che si considera opera effimera della totalità, divisione apparente.
L'amore per il Mondo nasce proprio a causa di una dolorosa carenza
di visione del Tutto, essendo il reale un concetto utile ma
senza alcun senso; amore in cui l'individuo perde il desiderio di
possedere la sua esistenza apparente e si dedica con fervore a
far diventare l'altro il simbolo dell'infinito e dell'eterno: gli conferisce
cioè le mitiche qualità del Tutto.

Quando attraversi il vuoto che giace sotto il tempo
- lì dove i contrari altro non sono che dolori
del mio proprio misterioso cuore senza individuo -
solo allora i miei occhi si distaccano dal mondo
per vederti nel centro intorno al quale mi creo
Solo allora m'immergo nelle tue acque celestiali
e lo spazio indugia fino a che muore il tempo
e la coscienza nella mia materia è un dio indifferente
e l'attore e lo spettatore sono una stessa ombra
e nella fortezza mentale si apre un abisso verde
lì tu sola ci sei tu sempre tu definitivamente tu
vergine di carne in cui mi si è dissolta l'anima
luce rossa sangue dell'alba.

Alejandro Jodorowsky

domenica 11 marzo 2012

Giardino chiuso l'impero scintillante del cuore

Giardino chiuso l'impero scintillante del cuore
Dentro l'arcano il tesoro non solo si conserva
ma pure fruttifica nel silenzio dell'amore
Si cattura l'uccello miracoloso rinunciando a catturarlo
Alejandro Jodorowsky

sabato 3 marzo 2012

Vicino a me, tanto lontana

Ah quell'assordante domanda Ah quella caduta
quel tuo voler farti aria e terra e pelle e sangue
come la luce, come il miele, come una lupa nera
Che più posso offrirti se non il mio proprio centro?
E da lì giurare per la mia vita di staccarmi
da me stesso fino ad ottenere che tu sia l'anima
che emana dalla mia carne come una bestia invisibile.
Chi conosce il gusto arancione della tua ombra?
Chi come te delle giraffe ascolta il canto muto?
Chi vede in te quella luce che viene da altri mondi?
Perchè copri col tuo alito la mia solitudine di bambino
Perchè la mia porta chiusa l'apri con un gesto
prigioniero io sorgo col tuo viso tatuato sul mio viso
senza che l'abisso dove sboccano i sogni
ci separi oh tu bella come un incesto consentito
come il collo che si offre al taglio come spillo
di strega che trafigge un cuore di cera
Vieni da altri mondi dove fosti ragno
e angelo con ali di pietra e vortice di fango
per questo la voce con cui mi chiami non somiglia all'alba
nè alla notte ma bensì al suono dell'imene che si lacera
da dentro quando da alla luce una Vergine imprendibile
Nessuno venne prima ad abitare nei miei orecchi come fame
che si nutre delle mie parole fino a farmi restare muto
Ogni freccia che lanciavi si conficcava sempre nel mio petto
La certezza con cui seminavi il tuo amore nei miei ricordi
fece della ferita che mi divide il corpo il tuo scheletro
Falò che non si spegne Morte dell'oblio per sempre
Ancor prima di nascere io sapevo che saresti venuta Come quindi
invocare la sofferenza se i muri erano soppressi?
Negli alberi si incarna ogni anno un morto differente
il precedente trasformato in frutti così come io in ombre
incollate ai tuoi passi perchè il tuo profumo non manchi all'aria
perchè si apra il mondo che possiamo creare insieme
in quattro petali eterni perchè quando tutti dicono
che più non ti ricordo tu non lo creda.
Alejandro Jodorowsky

mercoledì 29 febbraio 2012

Albina o il popolo dei cani

Lessi di Albina
donna in fuga
che ad ogni luna piena
si trasformava in cagna
e correva nella notte
annusando l’aria.
Agli angoli di strada
mute di cani
si azzannavano a sangue
per riuscire a possederla
e lei si consegnava
al più forte e al più crudele di loro.
L’amore dato in pasto ai cani
come cibo d’avanzo,
ad un branco di cani
randagi come la solitudine
che ti colpisce alle spalle
arriva senza motivo
e ti sorprende di soprassalto
sembra quel sogno andato a male
trangugiato dagli occhi
deglutito dal cuore
vomitato dall’anima
che prende certe volte
quasi a staccar la pelle
con morsi laceranti
dati da bocche invisibili
dai canini aguzzi.
Lessi di Albina
del suo misterioso essere
del suo complicato vivere
del suo universo impossibile
e un’ombra bianca e carnosa
si riflesse nello specchio
con un sorriso strano,
aveva un dente di lupo
e un’unghia a zanna
tra le calde forme
rotonde e prosperose,
tra le lune dei seni
e le cosce tornite.
Alejandro Jodorowsky

L'impossibile incontro

Tra le tue colline di seta e i tuoi abissi
devo conoscere il mistero delle lacrime.
E’ di odio, è di ansie, è di gola senza fondo,
è di fine che spossa, è di orbite vuote,
è di barche che affondano in uno scrigno nero,
è di spada attraversata da una lingua di fiamme,
è interminabile crocifissione nella bocca del tuo ventre
che senza pietà restituisce al mondo la mia solitaria ombra,
è il mio amore, col suo alito di bruto e le sue tenaglie rosse
e quei chiodi che ancora affondano nella tua carne
a martellate d’anima. Vorresti forse
avere mani grandi quanto la terra
per accarezzare il lontano cielo che regna nei tuoi occhi?
Non è forse il tuo cuore la mia tana d’oro,
là dove gli uragani si fanno sospiro,
dove l’angelo spaventoso ci cava i molari?
Mai t’ho trovata, sempre t’ho perduta,
un’eternità che viaggio dietro l’impossibile incontro
Per dirti che sei tu che bacio su bacio, taglio su taglio,
hai edificato i miei sogni
trapassando l’abisso fino a trasformarlo in torre,
terrazza senza corona dove il sole affonda
e mi obbliga a riceverlo
trasformato per sempre in luna.
Alejandro Jodorowsky