…Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.

...solo un sogno, un'emozione...una nuvola...solo un alito di vento che ti sfiora, solo l'eco dei tuoi passi nella sera...
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mercoledì 17 aprile 2013

Henry Miller scrive ad Anaïs Nin

Anaïs, sei stata tu a dare il via allo scorrere della linfa. Non sono più responsabile di ciò che dico e che faccio. Ascolta, riceverai la lettera e forse ne resterai delusa. È un così piccolo frammento di quello che avrei da dirti, e ancora mi manca il coraggio che dovrei avere. Perché, accidenti, perché? Tu mi hai dato il permesso. Ma te l’aspetti tutto quello che ho da dirti? Mi hai letto tutti i tuoi appunti – sì, sì c’è differenza fra ciò che dico e ciò che faccio, diciamo che c’era. Anaïs, vengo di continuo interrotto. Cercherò di continuare a casa. La gente intorno si incuriosisce del fatto che molto spesso io sia qui intento a scrivere. Pensano che io sia uno che va in cerca di punizioni. Mi chiedono perché non me ne vado a casa. Anaïs, potrei restare qui tutta la notte a scriverti. Ti ho continuamente davanti agli occhi, il capo chino, le lunghe ciglia abbassate. E mi sento umilissimo. Non capisco perché tu abbia dovuto scegliere me, non riesco a venirne a capo. Ma non ho voglia di andare troppo a fondo. Mi hai messo il fuoco dentro e adesso non potrò più essere quello che ero, semplicemente tuo amico. Ma sono mai stato soltanto tale? Ho l’impressione che fin dal primissimo inizio, da quando ho aperto l’uscio e mi hai porto sorridendo la mano, io sono rimasto preso, ero tuo. Anche June l’ha avvertito. Ha detto subito che eri innamorata di me o che io lo ero di te. Ma per quanto mi riguardava non ignoravo che fosse amore. Parlavo di te con calore, senza riserve. 
Henry

lunedì 1 ottobre 2012

Quante migliaia di volte

Quante migliaia di volte, passeggiando per le strade di notte, mi son chiesto se sarebbe tornato il giorno ch’io la riavessi al mio fianco: tutte le occhiate di desiderio che lanciavo alle case e alle statue; le guardavo con tanta fame, con tanta disperazione che ormai i miei pensieri dovevano esser parte degli edifici stessi e delle statue, dovevano essere saturi della mia pena. Non potevo neanche fare a meno di riflettere che quando passeggiavamo insieme per strade sudicie e tetre, così sature ora del mio sogno e del mio desiderio, lei non aveva osservato nulla, sentito nulla: erano per lei come ogni altra strada qualsiasi, un poco più sordide, forse, ma basta. Lei non ricordava che a un certo angolo io mi ero fermato a raccogliere la sua forcina, e che, chinandomi a legarle le stringhe, avevo notato il punto in cui s’erano posati i suoi piedi e ci sarei rimasto per sempre, anche dopo che fossero demolite le cattedrali e tutta la civiltà latina fosse stata spazzata via per sempre.
Henry Miller

lunedì 25 giugno 2012

Amo...

Amo tutto ciò che scorre, tutto ciò che ha in sé tempo e divenire, che ci riporta al principio dove non c’è mai fine: la violenza dei profeti, l’oscenità che è estasi, la saggezza del fanatico, il prete con la sua gommosa litania, le parole sozze della puttana, lo sputo portato via nella fogna, il latte della mammella e l’amaro miele che si riversa dall’utero, tutto ciò che è fluido, fuso, dissoluto e dissolvente, tutto il pus e il sudiciume che scorrendo si purifica, che perde il suo senso originario, che fa il grande circuito verso la morte e la dissoluzione. Il grande desiderio incestuoso è scorrere all’unisono col tempo, fondere la grande immagine dell’aldilà con quella dell’hic et nunc. Un desiderio fatuo, suicida, reso stitico dalle parole e paralizzato dal pensiero.
“Tropico del Cancro” - Henry Miller

venerdì 13 aprile 2012

Si può sanguinare per sempre?

L'amore, il vero amore, implica forse la resa totale? Questa è sempre stata la vera domanda. E non è forse umano aspettarsi qualcosa, per quanto piccolo, in cambio dell'amore? Bisogna essere dei supereroi oppure degli dei? Ci sono limiti al dare?
Si può sanguinare per sempre?
Henry Miller – Insomnia

domenica 1 aprile 2012

Non volevo amore perché è caos

Non volevo amore perché è caos,
perché fa vacillare la mente come lampioni scossi dal vento.
Volevo essere fortissima davanti a te,
essere contro di te
- tu ami tanto contrapporti alle cose.
Io amo essere per le cose. -
Tu fai caricature.
Occorre un grande odio per fare caricature.
Io eleggo, io amo
– la marea dell’amore, la notte, mi soffoca –
come in quel sogno che ieri ti sei sforzato di rendere reale,
di inchiodare, proprio così, con il tuo bacio travolgente….
Anais Nin a Henry Miller - 9 marzo 1932

sabato 17 dicembre 2011

La vita scorre

La vita scorre. Qualcosa muore, qualcos’altro nasce. E’ in noi, soltanto in noi, che tutto avviene, e sempre potremo creare i momenti d’oro. Anche quando io parlo di infelicità, povertà, di conflitto e lotta, di tormenti, scontri e tutto il resto - non dimenticare che in tutto questo ci sono cose preziose. Impossibile essere difeso da tutto quanto è atroce e avere piena coscienza solo degli altri momenti felici. I due aspetti vanno di pari passo. Ma preferisco che tocchi a me anzichè a te. Io posso sopportare qualsiasi cosa. Sono davvero forte e intrepido. Ma mi lascio viziare. Forse sono pigro, indolente. devo esserlo davvero, credo. E amo, amo, amo tutto ciò che questo comporta, tutto ciò che ferma l’orologio, che uccide il dovere, eccetera. E’ per questo che Rank mi esacerba, e con lui tutti gli altri dannati idioti professionisti che blaterano di adattamento. Tenetevelo, l’adattamento e quel che tenete in pugno - un bel pezzo liscio di macchinario. Niente dolore, nè gioia, solo un funzionamento perfetto - lavoro. E’ vita, questa? E’ questa la meta?
(Storia di una passione, Anais Nin - Henry Miller, Bompiani)