…Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.

...solo un sogno, un'emozione...una nuvola...solo un alito di vento che ti sfiora, solo l'eco dei tuoi passi nella sera...

mercoledì 6 luglio 2016

Casa...

Non riesco a dire come ogni volta che metto le mie braccia intorno a te, io mi sento a casa.
Lettera di Ernest Hemingway a Marlene Dietrich (1951)

Cercai l’assenza di parola

Cercai l’assenza di parola
in tua presenza
la trovai
ma non trovai
nome da darle.
Finsi la tua assenza
per
trovarle nome.
Il nome del vento è vento
il nome dell’amore è amore
il mio nome sono io
questo sentimento ha sostanza
ma…
Una notte lo feci ubriacare
gli cercai nelle tasche
trovai un pezzetto di carta.
Per leggerlo accesi la luce
e si bruciò.
A'isha Arna'ut 

Mi manchi...

Ti avevo scritto una lettera bellissima quando non riuscivo a prendere sonno durante la notte piena di incubi ma ora non ricordo più nulla: mi manchi, ecco tutto… e in modo semplice, disperatamente concreto.
Dalla lettera d’amore di Vita Sackville a Virginia Woolf

martedì 5 luglio 2016

Pioggia d'estate

Perdonami se oggi sono impaziente, amore.
È la mia prima pioggia estiva. La foresta,
sulle sponde del fiume, è agitata
e i rigogliosi alberi di ipomea acquatica
tentano, con i fiori profumati, il monsone che passa.
Vedi, da ogni parte il cielo è attraversato
da lampi e il vento solleva i capelli.
Se proprio oggi ti porto il mio dono,
perdonami amore.
Il mondo dei soliti giorni
è nascosto dal vapore della pioggia,
ogni lavoro è sospeso nelle case,
desolati sono i campi.
Solo per gli occhi tuoi neri
lo scrosciare della pioggia
ritrova la sua melodia,
e, alla tua porta, vestito d’azzurro,
luglio aspetta che tu apra, coi gelsomini
pronti per le tue trecce.
Rabindranath Tagore

...


Nessuna esistenza è uguale a un'altra. E magari non ci incontreremo mai più. Ma io voglio che tu sappia che ti ho amato per tutta la vita. Che ti ho amato prima di conoscerti.
Che sei parte di me.

Paulo Coelho

La storia di un addio

E l’uomo parlò con la donna:
«Ti amo,
e come ma come,
è come stringessi nel pugno qualcosa di vetro il mio cuore
le dita nel sangue
                    a spezzare
                    a impazzire…»
E l’uomo parlò con la donna:
«Ti amo,
e come ma come,
a chilometri in fondo, a chilometri in piano,
al cento per cento, al millecinquecento per cento,
                                     a volte infinite di cento per cento…»
E disse la donna a quell’uomo:
«Ho visto,
di labbra, di cuore, di testa:
amore, paura, piegata
su te, sul tuo labbro, sul cuore, e la testa.
E quanto io adesso ti dico
in sussurri nel buio l’ho preso da te…
E so
       già:
che la terra
‒ come madre dal volto di sole ‒
ha nutrito il suo ultimo figlio più bello con te…
Che fare però?
Sono attorti i miei lunghi capelli
                    alle dita di un uomo che sta per morire
non posso salvarmi
                             la testa!
Tu
    devi marciare
e fissare negli occhi
                       il tuo bimbo in arrivo…
Tu
    devi marciare,
                    e lasciarmi…»    
 E tacque la donna.
 UN ABBRACCIO
 Un libro caduto per terra…
Finestra che chiude le imposte…
 IL DISTACCO…

Nâzim Hikmet (1932)

                                          

lunedì 4 luglio 2016

Viaggio di andata e ritorno

Andrò a ritroso della nostra corsa
di poco fa
che tanto bella mai ti sorprese la luna.
Mi resta una città prossima al sonno
di prima primavera.
O fuoco che ora tu sei
dileguante, o ceneri confuse
di campagna che annotta e si sfa,
o strido che sgretola l'aria
e insieme divide il mio cuore. 
Vittorio Sereni

Appari

Appari
aiutami ad esistere
aiutati ad esistere
oh inesistente per cui esisto
oh presentita che mi è presente
sognata che mi sogna
comparsa svanita
vieni vola sopraggiungi svegliati
rompi argini avanza
intrico di bianchezza
marea d’armi bianche
mare sbrigliato che galoppi nella notte
stella innalzata
splendore che ti conficchi in seno
(canta ferita chiuditi bocca)
appari
foglia nuda tatuata d’autunno
bell’astro dal calmo movimento di tigre
pigro lampo
aquila immobile ammiccante
cadi penna freccia adornata cadi
suona alla fine l’ora dell’incontro
orologio di sangue
pietra di paragone di questa vita
Octavio Paz

Ho imparato una grande lezione

Ho imparato una grande lezione
dal solo osservare, e lasciarti parlare tanto
a lungo quanto desideri…
e prendendo nota di tutto ciò che non dici.
 T. S. Eliot

domenica 26 giugno 2016

C’è una pace grandiosa

C’è una pace grandiosa

al centro del campo e il verde
dell’erba promette
“quello che dirai adesso
sarà vero per sempre”.
Allora dice parole identiche al verde,
poi canta il nome della terra, e sente
che tutto sprigiona e combacia.

Tutto

fino al seme che trotta la vita
dal sacchetto alla chioma
fino al seme che pare niente
e invece sogna.
Fino al seme al seme
che forte silenzioso promette.

Mariangela Gualtieri

Ecco

Ecco, vedi, io mi sono innamorato due volte nella vita, ma sul serio, e tutt’e due le volte ero sicuro che sarebbe stato per sempre e fino alla morte, e tutt’e due le volte è finita e non sono morto.
Hermann Hesse

domenica 22 maggio 2016

A presto...


Da un po' di tempo

Da un po' di tempo,
la poesia non mi interessa per niente.
 Quello che mi interessa, è la vita.
Il peggio in poesia è precisamente la poesia.
 Quando la vita si confonde con un poema,
questo diventa poesia
senza che l'autore debba nemmeno immischiarsene.

Izet Sarajlic

Com’è amara e com’è dolorosa la nostalgia per la sua casa

Com’è amara e com’è dolorosa la nostalgia per la sua casa
poggiando la guancia sulla spalla della notte arreso a lei
alla sua casa silente sotto l’arco dei pini,
la notte legge le sue opere vegliando le porte e le finestre,
nessun fuoco tranne quello che crepita nel corpo libero, o ciò che divampa
sulla sua terra (oggi è buio quel passaggio verso la sua terra,
e il vento spira impetuoso da ogni parte),
com’è amara e com’è dolorosa la nostalgia
per ciò che rimane delle leggende del mio amore
com’è arduo parlare di lei, non ho fuoco
per questa carcassa
se non quello delle parole.
Adonis

Dolore che naviga



Ti sento così distante nella mia vita vicina,
che imprigiono i miei sogni come palle di fumo
confuse in un dolore che naviga.
Seguo i tuoi passi nell’ombra dimenticata
di sogni che zittiscono i miei sogni.
Ho visto splendori carichi di labbra
vagare tra le nuvole
senza rotta, verso i tuoi occhi.
Quali frutti tiepidi germinano da essi
al calore delle tua bocca assente!
Quale cielo sorto dalla notte
è il tuo corpo!
Manuel Valerio

giovedì 19 maggio 2016

Quando conto i semi

Quando conto i semi
Che sono sparsi là sotto -
Per sbocciare così, via via -
Quando rifletto sulle persone
Distese così in basso -
Per essere accolte tanto in alto -
Quando credo nel giardino
Che il mortale non vede -
Colgo con la fede il suo fiore
E sfuggo la sua Ape,
Posso rinunciare a questa estate - senza esitare.

Emily Dickinson

Pioggia

Mi sono svegliato stamattina con
una gran voglia di restare a letto tutto il giorno
a leggere. Ho cercato di combatterla per un minuto.
Poi ho guardato fuori dalla finestra alla pioggia.
E mi sono arreso. Mi sono affidato totalmente
alla custodia di questa mattinata piovosa.
Rivivrei la mia vita un'altra volta?
Rifarei gli stessi imperdonabili errori?
Si, se appena potessi, si. Li rifarei.

Raymond Carver


Il primo gennaio

So che si può vivere
non esistendo,
emersi da una quinta o da un fondale,
da un fuori che non c'é se mai nessuno
l'ha veduto.
So che si può esistere
non vivendo,
con radici strappate da ogni vento
se anche non muove foglia e non un soffio increspa
l'acqua su cui s'affaccia il tuo salone.
So che non c'é magia
di filtro o d'infusione
che possano spiegare come di te s'azzuffino
dita e capelli, come il tuo riso esploda
nel suo ringraziamento
al minuscolo dio a cui t'affidi,
d'ora in ora diverso, e ne diffidi.
So che mai ti sei posta
il come - il dove - il perché,
pigramente indisposta
al disponibile,
distratta rassegnata al non importa,
al non so quando o quanto, assorta in un oscuro
germinale di larve e arborescenze.
So che quello che afferri,
oggetto o mano, penna o portacenere,
brucia e non se ne accorge,
né te n'avvedi tu animale innocente
inconsapevole
di essere un perno e uno sfacelo, un'ombra
e una sostanza, un raggio che si oscura.
So che si può vivere
nel fuochetto di paglia dell'emulazione
senza che dalla tua fronte dispaia il segno timbrato
da Chi volle tu fossi... e se ne pentì.
Ora
uscita sul terrazzo, annaffi i fiori, scuoti
lo scheletro dell'albero di Natale,
ti accompagna in sordina il mangianastri,
torni dentro, allo specchio ti dispiaci,
ti getti a terra, con lo straccio scrosti
dal pavimento le orme degli intrusi.
Erano tanti e il più impresentabile
di tutti perché gli altri almeno parlano,
io, a bocca chiusa.
Eugenio Montale

martedì 17 maggio 2016

L'irreale


Lascia dormire fra le mie mani la tua dolce testa:
Giugno delle rovine arde nei tuoi capelli biondi,
Liane, vecchio sole sul luppolo.
La tua bocca è un papavero sul muro che presta
La sua vecchia ombra ammuffita ai vagabondi.
Un canto di pescatori nel malva dei mari
È per me la tua voce assopita,
La voce tua, amica invisibile e pensosa.
Il tuo cuore è il letto fiorito dei dolci ieri,
La campana mite e sorda della bonaccia.
Un cielo di paese morto da gran tempo
Canta nei tuoi occhi – un cielo di povera terra
Dove la pallida Annabel e Guy de Vere
E d’Elormie sentono nei forti venti
Risuonare tenue Ottobre dal cimitero.
E cosa importa che tu sia irreale?
Di quelle che non sono mai esistite?
La mia solitudine di giardini antichi e amati
È meno affascinante o meno bella
Del tuo autunno dalle foglie in fiamme?
Oscar Vadislas de Lubicz Milosz