…Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.

...solo un sogno, un'emozione...una nuvola...solo un alito di vento che ti sfiora, solo l'eco dei tuoi passi nella sera...

domenica 3 febbraio 2013

In modo inimitabile la vita sa mentire



In modo inimitabile la vita sa mentire:
al di là di attese e smentite…
Ma dal tremito di tutte le vene
lo puoi capire: è viva!
Come stesi sull’erba: azzurro, afa…
(irretiti? che importa?) – cielo, suono…
Ronzio di cento pungiglioni…
Rallégrati! Sei stato tu a chiamare!
Non biasimarmi, amore, se in noi corpi
l’anima è stregabile a tal punto
che la fronte, ecco, inclina al sogno.
Sei stato tu a cantare!
Nel bianco libro dei tuoi silenzi,
nell’argilla selvaggia dei tuoi  «sì»,
quieta reclino l’aggetto della fronte:
giacché il palmo della mano è vita.
Marina Cvetaeva

Vivi come un Dio

Vivi come un Dio
da qualche parte dietro ai nomi
che ho per te;
il tuo corpo è fatto di reti
in cui si è ingarbugliata la mia ombra;
la tua voce è perfetta e imperfetta
come petali dell’Oracolo
in una massa di margherite.
Onori il tuo Dio
con bruma e valanghe
ma tutto ciò che ho
è la tua religione senza promesse
e monumenti che precipitano
come stelle su un campo
dove dicevi di non aver mai dormito.
Sagomandoti le unghie
con la lama d’un rasoio
e leggendo l’opera
come un Libro dei Proverbi
che nessun uomo scriverà per te,
una membrana smessa
della voce che usi
per avvolgere il tuo silenzio
si lascia trasportare tra noi due dalla forza di gravità
e qualche meccanismo
della nostra vita quotidiana
le imprime sopra una domanda ordinaria
come il Padrenostro innalzato
su una moneta laminata.
Già prima di cominciare a risponderti
so che non mi starai ad ascoltare.
Siamo insieme in una stanza,
è una sera di ottobre,
nessuno scrive la nostra storia.
Chiunque ci trattenga qui nel mezzo di una Legge,
lo odo ora
lo odo respirare
mentre decora magnificamente le nostre semplici catene.
Leonard Cohen

Non confondetevi

a Justo Jorge Padrón
E quando ormai non resterà più nulla
avrò sempre il ricordo
di ciò che non si compì mai.
Quando mi guarderanno con aspra pietà
avrò sempre
ciò che la vita non poté offrirmi.
Credetemi:
tutto ciò che pensate sia stato disastro e perdita
non è stato altro che ipotesi.
E quando ormai non resterà più nulla
avrò sempre quel che mi fu negato.
Non confondetevi: con quel che mai ho avuto
posso riempire il mondo palmo a palmo.
Tanta paura avevate da non accorgervi
della ricchezza che si nasconde nella perdita.
Sventurati,
ben poca cosa è il vostro profitto
se non avete mai perso nulla.
Io sì che ho perduto:
io, come il naufrago,
ho tutta la terra che mi aspetta.
Francisca Aguirre

I trecento scalini

A Susy e Margara
Tutto era calmo nella casa spenta.
Fino al giorno seguente, dio sa fino a quando
il silenzio regnava come un idolo antico.
Non funzionavano le leggi del traffico,
quelle imprescindibili ordinanze
che bisogna rispettare per circolare nel corridoio.
È come se la notte proponesse una tregua,
come se spegnendo la luce si spegnesse il pericolo.
Ascolto. Niente. Tacciono tutti unanimi.
Guardare ilo buio è comportarsi da morto:
gli occhi vanno dal nero che ci abita
al nero che ci avvolge.
Siamo gli spenti, gli assenti,
quelli che affastellano il tempo sui loro polsi;
siamo gli uditori del silenzio
e quel silenzio è come un tunnel per dove solo avanza il
tempo.
Non vedere, senza essere cieco, è sprofondare nel tempo.
Francisca Aguirre

Nero incendio

La notte è con me.
Dopo un giorno dal cielo torbido e ragnato
ho guardato d’un tratto alla finestra
e ho visto il nero incendio.
Come è irreale e sorprendente a volte ciò che conosciamo.
In quale modo strano
di colpo siamo vivi.
In quale modo subdolo e pacato
di colpo siamo morti.
Qualcuno che in quest’ombra mi denunci,
qualcuno che in questa notte mi difenda,
qualcuno che mi faccia da garante,
qualcuno che mi pieghi alla sua impotenza,
qualcuno, un volto, ma subito.
Francisca Aguirre

Quel mattino

Quel mattino finirono gli anni 80
con i residui degli
anni 70 che parevano
gli anni 60: sobri e turbolenti.
«3 decenni con una speranza spenta…» Prenditi un negativo (e dimentica): quelle
file che si incrociavano alle
fermate, gli ingorghi nel
traffico del mattino, gesti

tutti congelati all’edicola, i
malintesi («È
ferito?») –
(«Conosce DANTE?»). Li vedevi

aspettare, isolati alcuni dal fulgore del loro
esilio. L’aria (altrimenti
inviolabile)
era piena di scene da
film di Chaplin, un
vortice di pigmenti grigi, giorno e
notte di piogge grigie della
centrale a carbone sopra la

morta somiglianza di tutti gli angeli morti
senza braccia e senza gambe sulle
rovine tutt’intorno. Sì va bene,
pensavi: questo luogo
come qualsiasi altro
qui nella Mitteleuropa
dopo il sorger del sole con

mandrie di nuvole al galoppo e l’intrico di voci
mattutine come colte
dal risucchio

di un porto… È questo? Mentre vai
avanti, ti scaldi, saluti
un paio di estranei sbadigliando
(«Uno che sbadiglia!)» arci-
stufo delle tautologie, della fame, della

lenta introduzione a questa giornata.
Durs Grünbein

sabato 2 febbraio 2013

Il paese inesistente



Ho smania del paese inesistente,
perchè desiderare l'esistente
mi ha stancata. La luna
mi racconta, in rune d'argento,
la storia del paese inesistente.
Là dove tutti i nostri desideri
sono mirabilmente soddisfatti,
dove cadono tutte le catene
e la rugiada lunare
placa la fronte ferita.
La mia esistenza è stata
un delirio bruciante.
Ma con una scoperta, una conquista:
la via per il paese inesistente.

In quel paese assente
l'uomo che amo porta una corona
sfavillante. Che uomo?
Tenebrosa è la notte,
e la risposta vibra nelle stelle.
Chi è? Come si chiama?
L'arco dei cieli si solleva ancora
e annega un figlio d'uomo nelle nebbie
sconfinate, ignorando la risposta.
Ma la certezza sta nel figlio d'uomo.
Stende le braccia, e supera
tutti i cieli. Discende la risposta:
E' me che ami, e che amerai in eterno.
Edith Sodergran

Sfinge

Sono figlia della brughiera deserta e selvaggia:
le ginestre, tra i rosmarini,
aprendo gli occhi d'oro, per i cammini,
di quest'anima ardente sono la traccia.

E ansiosa desidero, o vano miraggio,
che tu e io, in baci e carezze,
io la brughiera e tu il sole, soli,
fossimo parte del paesaggio.

E a notte, all'ora dolce del batticuore,
udrei dalla bocca del chiarore lunare
il triste canto del rimpianto.

E alla tua attesa, mentre dorme il mondo,
resterei, occhi quieti, a meditare
sfinge che mira nell'enorme pianura.
Florbela Espanca

Ancora fermo a un bivio

Ancora fermo a un bivio,
mio afflitto spirito profetico,
acuisci vista e udito davanti a che?
ancora un nuovo superbo errore.

Non dovrebbe, ma nasce,
non dovrebbe, ma giunge solenne.
Senza fine si prolunga l'attesa,
si prolunga e cresce.

Scoccherà l'ultimo attimo,
e la sua frazione deflagrerà,
insorgerà la terra stravolta,
alterando il suo volto ferino.
Anna Aleksandrovna Barkova

Idoli

Amore, io ti ho dapprima
imbottito di carne e d'oro
come un Cesare feroce;
incubo dal seno greve,
il tuo bacio spossante
mi ha stancato la bocca.

Ti ho rivisto, sanguinante,
camminavi, barcollando
sotto la terrificante squadra;
Messia dal fianco trafitto,
ai tuoi piedi ho cosparso
tutto il nardo della terra.

Tu sorridi, pallido e bello:
la tua carne mi è una torcia
fatta di cera e fiamma;
stringo, nuda delizia,
il tuo volto sconosciuto
uguale alla mia anima.

Ti vedrò, pensoso,
sull'ultimo frangente,
dolce pirata delle cose;
oscuro dio senza devoti,
forse una notte i tuoi papaveri
mi guariranno dalle rose.
Marguerite Yourcenar

venerdì 1 febbraio 2013

La morte

Sono rinato molte volte, dal fondo
di stelle rovinate, ricostruendo il filo
delle eternità che popolai con le mie mani,
e ora vado a morire, senza nient’ altro, con la terra
sopra il mio corpo, destinato a essere terra.
Non ho comprato una porzione di cielo che vendevano
i sacerdoti e non ho accettato le tenebre
che il metafisico fabbricava
per potenti sfacendati.
Voglio stare nella morte insieme ai poveri
che non ebbero tempo di studiarla,
mentre li bastonavano quelli che hanno
un cielo suddiviso su misura.
Ho la mia morte pronta, come un vestito
che mi aspetta, del colore che amo,
dell’ estensione che cercai inutilmente,
della profondità che necessito.
Quando l’ amore consumo’ la sua materia evidente
e la lotta sgrana i suoi martelli
in altre mani di unita forza,
la morte viene a cancellare le tracce
che costruirono le tue frontiere.

Pablo Neruda
Ciao Stefano. Mi mancherai...

Natura



La terra e a lei concorde il mare
e sopra ovunque un mare più giocondo
per la veloce fiamma dei passeri
e la via
della riposante luna e del sonno
dei dolci corpi socchiusi alla vita
e alla morte su un campo;
e per quelle voci che scendono
sfuggendo a misteriose porte e balzano
sopra noi come uccelli folli di tornare
sopra le isole originali cantando:
qui si prepara
un giaciglio di porpora e un canto che culla
per chi non ha potuto dormire
sì dura era la pietra,
sì acuminato l'amore. 
Mario Luzi

XVIII - Che giorno incontaminato!

Che giorno incontaminato!
La spuma, di ora in ora
instancabilmente,
bianca, bianca, bianca,
l’innocenti materie,
i corpi e le rocce:
-dallo zenith totale
mezzogiorno assoluto –
stavano
vivendo nella luce,
per la luce, nella luce.
Ancora sconosciute
la coscienza e l’ombra.
Si tendeva una mano
a cogliere una pietra,
una nube, un fiore,
un’ala.
E si raggiungeva tutto,
perché era prima
delle distanze.
Non sospettava il tempo
di essere tempo.
Ci veniva accanto
sottomesso ed elastico:
Per vivere, vivere lentamente,
in fretta gli dicevamo:
"Fermati" o " Mettiti a correre".
Per vivere , vivere
soltanto, tu gli dicevi :
"Vattene".
E allora ci lasciava
eterei a galleggiare
nel puro vivere
senza successione,
salvati da motivi,
da origini, da albe.
Né volgere la testa
né guardare lontano
abbiamo saputo quel giorno
tu ed io. Non ne avevamo
bisogno. Baciarci, sì.
Ma con labbra così remore
della loro causa,
che inauguravano tutto,
bacio, amore, baciandosi,
senza dover chiedere perdono
a nessuno, a nulla.
Pedro Salinas “ La voce a te dovuta”

Infinito Amore...

Spesso ho la sensazione che il mio intero corpo sia pieno di desiderio di esprimersi. Di parlare. Di comunicare. A volte mi sembra d'impazzire, mi sento così piena che mi sembra di scoppiare,mi viene voglia di urlare... Sensazioni forti queste, ma non tutti conoscono questa urgenza. Quando la necessità di parlare con qualcuno , è straripante e il bisogno preme e non vuole aspettare che passi nemmeno un minuto. Si vorrebbe ora e qui  la persona che si ama, nel momento esatto che lo si desidera. Si anela quasi con disperata brama la sua presenza accanto. Colui che amandoci è capace di accogliere i nostri pensieri errabondi, che li sa trasformare in qualcosa di nostro e suo...insieme. E questo io lo chiamo amore, infinito amore...
“Il libro del riso e dell’oblio” di Milan Kundera

...