…Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.

...solo un sogno, un'emozione...una nuvola...solo un alito di vento che ti sfiora, solo l'eco dei tuoi passi nella sera...

mercoledì 7 agosto 2013

Tu sei stanca



Tu sei stanca,
(Credo)
Dell'eterno puzzle di vivere e agire;
Anch'io.
Vieni con me, allora,
E andiamocene molto lontano —
(Io e te soli, capito!)
Hai giocato,
(Credo)
E hai rotto i tuoi giocattoli più cari,
E ora sei un po' stanca;
Stanca di cose che si rompono —
Solo stanca.
Anch'io.
Ma vengo con un sogno negli occhi stasera,
E busso con una rosa alla porta del tuo cuore disperato —
Aprimi!
Ti mostrerò luoghi che Nessuno conosce
E, se vuoi,
I posti perfetti per dormire.
Ah, vieni con me!
Soffierò quella bolla meravigliosa, la luna,
Che galleggia sempre e un giorno
Ti canterò la canzone giacinto
Delle stelle probabili;
Mi avventurerò per le tranquille steppe del sogno,
Fino a trovare l'Unico Fiore,
che serba (credo) il tuo piccolo fiore
Quando la luna sorge dal mare.
E. E. Cummings

domenica 4 agosto 2013

La poesia di Charlie Brown


Il tocco

Per mesi la mia mano è stata sigillata
in una scatola di latta. Là solamente rotaie di metrò
Forse ha i lividi, pensavo,
ecco perché l’hanno serrata.
Ma quando ho guardato dentro posava là quieta.
Ci si potrebbe misurare il tempo, pensavo,
come con un orologio, con le sue cinque nocche
e le sottili vene sotterranee.
Posava là come una donna inconscia
nutrita da dubbi di cui non sapeva.

La mano era collassata,
un piccolo piccione di legno
fuggito in clausura.
L’ho rovesciata e il palmo era vecchio,
le linee tracciate come ricamo ad ago fine
cucite fitte fino alle dita.
Era grassa, molle, in certi punti cieca.
Assolutamente vulnerabile.

E tutto questo è metafora.
Una mano qualunque – solamente agognante
qualcosa da toccare
e che la tocchi.
La cagna* non lo farà.
Scodinzola dietro una rana nella palude.
Non sono meglio di una cassa di cibo per cani.

Lei è padrona della sua fame.
Le mie sorelle non lo faranno.
Vivono a scuola tranne per bottoni
e lacrime che scorrono come limonata.
Mio padre non lo farà.
E’ tutt’uno con la casa e anche di notte
vive in un marchingegno costruito da mia madre
e ben lubrificato dal suo lavoro, il lavoro.

Il problema è
che lasciavo congelare i miei gesti.
Il problema non era
nella cucina o nei tulipani
ma solo nella mia testa, la testa.

Poi tutto questo divenne storia.
La tua mano trovò la mia.
La vita irruppe nelle dita come un grumo di sangue.
Oh mio falegname,
le dita son ricostruite.
Danzano con le tue.
Danzano in soffitta e a Vienna.
La mia mano è viva su tutta l’America.
Nemmeno la morte la fermerà,
la morte che effonde il suo sangue.
Niente la fermerà, perché questo è il regno
e venga il regno.
Anne Sexton, (Poesie d’amore)

* La cagna (The dog won’t do it) era anche il palindromo di God, Dio: con questo nome la Sexton creava la leggenda di se stessa, una divinità maschile/femminile ‘liberata’, “oltre il genere”, proclamante, spavaldamente e provocatoriamente “io sono Dio trullallà”. Era la cagna del Padre: il nome metaforizzava l’avvento in lei del “grande abbraccio”, la ricongiunzione del corpo femminile (della figlia) col principio del “padre”.

45 Mercy Street

Nel mio sogno,
trivellando nel midollo
del mio intero
osso,
<nel>mio sogno reale,
cammino su e giù per Beacon Hill
alla ricerca di un segnale
ossia "VIA DELLA MISERICORDIA".
Non qui.
Provo per “Back Bay”.
Non qui.
Non qui.
Eppure conosco il numero.
45 Mercy Street.
Conosco le vetrate colorate
dell’atrio,
i tre piani della casa
con il loro pavimento di parquet.
Conosco i mobili e
la mamma, la nonna, la bisnonna,
i domestici.
Conosco la credenza con gli Spode
la vaschetta del ghiaccio, solido argento,
dove il burro posa in quadrati ordinati
come bizzarri denti di gigante
sul grande tavolo di mogano.
Lo conosco bene.
Non qui.
Dove siete finiti?
45 Mercy Street,
con la bisnonna
inginocchiata nel suo corsetto di stecche di
[balena
che prega
gentilmente ma con veemenza
davanti alla bacinella,
alle cinque del mattino,
a
mezzogiorno
appisolandosi sulla sua sedia a dondolo,
il nonno che schiaccia un pisolino nella
[dispensa,
la nonna che suona il campanello per la
cameriere di sotto,
e la Tata che culla Mamma con un fiore
gigantesco
sulla sua fronte per coprire un ricciolo
di quando era buona e di quando era...
E lì dove fu concepita
e dopo una generazione
la terza che avrebbe concepito,
[me,
con il seme di uno sconosciuto che stava
[sbocciando
nel fiore chiamato Orrido.
Cammino in abito giallo
e una borsetta bianca piena di sigarette
sufficienti pillole, il portafoglio, le chiavi,
e ho ventotto, o quaranta cinque anni?
Cammino. Cammino.
E accendo fiammiferi dinnanzi ai segnali
[stradali
perché è buio,
buio come la pelle morta
e ho perso la mia Ford verde,
la mia casa nei sobborghi,
due bambini piccoli
risucchiati come polline dall’ape che è in me
e un marito
che si è strofinato a tal punto gli occhi per non
guardarmi [più dentro
e cammino e guardo
e questo non è un sogno
ma solo la mia unta esistenza
in cui le persone sono alibi
e la strada è perduta per una vita intera.
Indosso gli occhiali da sole –
Non m’importa!
Spranga pure la porta, pietà,
cancella il numero,
strappa il cartello,
cosa può contare
che può importare a questa spilorcia
chi vuole un passato
che se ne uscì da un battello morto
e mi lasciò solo con della carta?
Non qui.
Apro la mia borsetta,
come fanno le donne,
e pesci nuotano avanti e indietro
tra dollari e rossetto.
Li tiro fuori,
uno ad uno
e li getto addosso ai cartelli,
e lancio la mia borsetta
nel fiume Charles.
Poi esco dal sogno
e sbatto contro il muro di cemento
dello stupido calendario
in cui io vivo,
la mia vita,
e il suo mucchio di <inutili> taccuini.
Anne Sexton
 
 

sabato 3 agosto 2013

Nowhere

Nel sogno ho fatto in tempo a pensare
cosa accadrà dopo
E mi sono risposta da sola
Perché chiederlo
Quando ci alzeremo
i nostri passi ci condurranno al luogo
che fino ad ora abbiamo cercato invano
E nel sogno io ci credevo e al contempo non ci credevo
E in ciò v'era una sorta di felicità
che si può conoscere solo in sogno
Julia Hartwig

Cambiamenti

Tutti i cambiamenti, anche i più desiderati, 

hanno la loro malinconia, perché ciò che 

lasciamo dietro è una parte di noi

Anatole France

Cadrà dolce la pioggia

Cadrà dolce la pioggia e si diffonderà il profumo della terra,
le rondini voleranno in cerchio stridendo;
canteranno le rane negli stagni a notte alta,
e i pruni selvatici biancheggeranno tremuli;
i pettirossi si vestiranno di penne di fuoco,
fischiando le loro ariette sugli steccati;
e nessuno saprà della guerra, nessuno
si curerà infine quando tutto sarà compiuto,
né albero, né uccello
farà caso all'umanità morente;
e la stessa primavera, quando si leva all'alba
appena s'accorgerà che ce ne siamo andati.
 Sara Teasdale

Malinconia

Annego
nel torbido
di immonde fantasie
carezzando il contorno
delle mie malinconie
librata
in un limbo
tra subdole chimere
ripiego le ali
e
mi
lascio
cadere.
Saffo

venerdì 2 agosto 2013

Tramonto

La luce -al tramonto -è un vento
quieto ma -quasi intollerabile
un vento cosmico
origine di ombre così potenti!
emergono -accecanti
punto di forza -estrema
nel punto in cui il punto -muore
gli alberi -giganteschi- barcollano
sotto il peso di una dignità
che non possiedono
nel tremolio del giorno
Claudio Castellani

Riprova

Le mattine di domenica,
d’inverno,
alle prime ore:
le strade lavate da poco,
l’aria fresca,
limpida,
l’odore delle brioches dai caffè,
la follia
degli uccelli...
Come se la vita
ti dicesse:
guarda, sono qui,
riprova.
Karmelo.C.Iribarren

Problema

Calcolare
(dato il prodotto della moltiplicazione delle carezze
il numero di battiti d’ala al secondo con cui la passione
compensa il peso dei corpi
la velocità acquisita al pensarci
la resistenza dell’aria a tutti i nostri tentativi di volare
l’intervallo ammissibile tra la temperatura massima e la
temperatura minima del desiderio
le intermittenze con cui costruiamo la nostra continuità
il margine di errore tollerabile per un ingresso simultaneo
nell’oblio che sai
le probabilità di recidiva dovuta a difetto di ricordo
la maggiore o minore necessità di un dessert metafisico al
banchetto carnivoro
la percentuale di limature trucioli scaglie che possono essere
riciclati sul posto
e la forza di gravità di ogni allegria
e la curva asintotica al più stellato soffitto)
la condizione necessaria e sufficiente di questo amore.
Ulalume González de León

Fissità

Da me a quell'ombra in bilico tra fiume e mare
solo una striscia di esistenza
in controluce dalla foce.
Quell'uomo.
Rammenda reti, ritinteggia uno scafo.
Cose che io non so fare. Nominarle appena.
Da me a lui nient'altro: una fissità.
Ogni eccedenza andata altrove. O spenta.
Vittorio Sereni - Stella variabile

Se tu manchi

Troppo il tempo ha tardato
per te d'essere detta
pena degli anni giovani.
Illividiva la città nel vento
o un'iride cadeva nella danza
dei riflessi beati:
eri nel ticchettio meditabondo
d'una sfera al mio polso
tra le pagine sfogliate
una marea di sole,
un'indolenza di sobborghi chiari
presto assunta in un volto
così a fondo scrutato,
ma un occhio lustro ma un tatto febbrile.
Venivano ombre leggere: - che porti
tu, che offri?... - Sorridevo
agli amici, svanivano
essi, svaniva
in tristezza la curva d'un viale.
Dietro ruote fuggite
smorzava i papaveri sui prati
una cinerea estate.
Ma se tu manchi
e anche il cielo è vinto
sono un barlume stento,
una voce superflua nel coro.
Vittorio Sereni - Diario d’Algeria

In giorni come questi, spesso

In giorni come questi, spesso
la tetraggine m’assale
e il vivere d'ora in ora
mi tortura. Ma arrivi tu
che sconfiggi la noia
coi tuoi discorsi variopinti.
Anche oggi cercheremo una breccia.
Una parola che ci possa salvare
e che ci tenga in bilico
sul confine ideale tra realtà
e fantasia potrà, anche
se per poco, cangiare l'esistenza.
Eugenio Montale - Diario postumo

giovedì 1 agosto 2013

2 agosto 1980


Io non cesserò mai di pensarti

Tu non devi sapere niente, solo che io ti amo. Io invece debbo sapere, solo se io ho la tua anima. Ti sto pensando, anche ora, anche in queste condizioni sto pensando a te. Lo sai che se cesso di pensarti, tu muori, istantaneamente? Ma non temere, io non cesserò mai di pensarti.
Beppe Fenoglio, Una questione privata

...


Certe cose

Certe cose
ci puntano contro il dito e ridono.

Certe cose
si nascondono agli occhi della gente
e si odono piangere sommessamente.

Certe cose
cadono dal cielo:
cose nere informi, mostri
della notte e terrore dei giorni.

Certe cose
sembrano essere state predisposte
da Dio e dal Diavolo.

Certe cose
sembrano nate in un abisso
e cresciute nelle tenebre.

Certe cose
portano l’immagine della bontà
come se il fuoco
ve l’avesse scolpita in bassorilievo.

Certe cose
ridono fino a divenire teschi
e poi continuano a ridere.

Certe cose
sono come alberi di pesco,
portano a lungo frutti verdi.

Certe cose
sono come il vino che uno beve
soltanto per ubriacarsi.

Certe cose
colpiscono il cuore come un colpo di gong,
così che poi risuona a lungo.

Certe cose
schiacciano il cuore come se fosse
uno scarafaggio.
Ed è orribile, come spiaccicare
uno scarafaggio.

Certe cose
sono come il fulmine:
possono essere guidate
anche se pericolose.

Certe cose
sono come pensieri dal piede pesante,
hanno il piede pesante anche se abitano il cielo.

Certe cose
sono come le aquile.
Vivono in alto - possono benissimo dimenticare la valle.

Certe cose
sono come il terremoto:
utilizzano tutte le nostre paure.

Certe cose
sono come la Bellezza che è morta da tempo:
solo l’acqua profonda del pozzo
può lavarle e destarle.

Emanuel Carnevali

Fiumi

Molti fiumi scorrono
verso molti mari.
Il mio pensiero è uno solo:
il nquale di questi fiumi
potrebbe il mio cuore avere pace?

Due rive per ogni fiume.
Nessuna dove io possa vagare
sentendo i giunchi frantumarsi
e vedendo il fiume passare,
sebbene sembri fermo.

Forse c'è un altro
fiume, ma lontano in Me.
Lì potrò incontrare il Fratello
della mia eternità.
In quale Dio sarà?
Fernando Pessoa

Quante ombrose dimore hai già sfiorato

Quante ombrose dimore hai già sfiorato,
anima mia, senza trovare asilo:
dal sogno rifluivi alla memoria,
da memoria tornavi a essere un sogno,
per via ti sorprendeva la bufera.

Senza felicità, senza speranza
di quiete - ma guarda come il volto
puramente contiene il tuo destino
a volte ti levavi rischiarata
dalla ragione, a volte ti eclissavi.

Vivi, incredibilmente ti fu dato;
esisti, come sia lo chiedo ancora
al passato, a quest'ora in cui più lieve
la montagna di sé scolpisce il sole
e la sera che il mare fugge e implora.
Mario Luzi

Cosa sono io agli occhi della gran parte della gente?

Cosa sono io agli occhi della gran parte della gente?
Una nullità, un uomo eccentrico o sgradevole
qualcuno che non ha posizione sociale
nè  potrà averne mai una;
in breve, l'infino degli infimi.
Ebbene, anche se ciò fosse vero,
vorrei sempre che le mie opere
mostrassero cosa c'è nel cuore
di questo eccentrico, di questo nessuno.
Questa è la mia ambizione, che, malgrado tutto,
è basata meno sull'ira che sull'amore,
più sulla serenità c he sulla passione.
E' vero che spesso mi trovo nello stato
più miserando, ma resta sempre un'armonia
calma e pura, una musica dentro di me.
Vedo disegni e dipinti nelle capanne
più povere, nell'angolo più lurido. E la mia
mente è attratta da queste cose come
da una forza irresistibile.
Vincent Van Gogh
lettere al fratello Theo

Tulipani

Sei tulipani, sul tavolino dirimpetto,
tre scuri e tre chiari,
improvvisi imbizzarrimenti degli steli rari;
ciascuno un linguacciuto sboccio di violetto,
inarcato nel vuoto, pesantemente,
come un'effusione di tristezza inconcludente.
  Antonia Pozzi

Sul tavolo tondo di sasso

Sul tavolo tondo di sasso
due versi a matita, parole
per musica fiorite su una festa.
Di occhi ardenti, di capelli castani?
Come fu quel tuo giorno, e tu com'eri?
E oggi qui attorno la quiete
dei vetri indifferenti, oggi il minuto
sfaccendare dei passeri là fuori.
Vittorio Sereni

Qualche volta, piano piano

Qualche volta, piano piano, quando la notte
si raccoglie sulle nostre fronti e si riempie
di silenzio,
e non c’è più posto per le parole,
e a poco a poco si raddensa una dolcezza
intorno
come una perla intorno al singolo grano
di sabbia,
una lettera alla volta pronunciamo
un nome amato
per comporre la sua figura; allora
la notte diventa cielo
nella nostra bocca, e il nome amato
un pane caldo, spezzato.
.
Pierluigi Cappello