…Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.

...solo un sogno, un'emozione...una nuvola...solo un alito di vento che ti sfiora, solo l'eco dei tuoi passi nella sera...

domenica 4 agosto 2013

45 Mercy Street

Nel mio sogno,
trivellando nel midollo
del mio intero
osso,
<nel>mio sogno reale,
cammino su e giù per Beacon Hill
alla ricerca di un segnale
ossia "VIA DELLA MISERICORDIA".
Non qui.
Provo per “Back Bay”.
Non qui.
Non qui.
Eppure conosco il numero.
45 Mercy Street.
Conosco le vetrate colorate
dell’atrio,
i tre piani della casa
con il loro pavimento di parquet.
Conosco i mobili e
la mamma, la nonna, la bisnonna,
i domestici.
Conosco la credenza con gli Spode
la vaschetta del ghiaccio, solido argento,
dove il burro posa in quadrati ordinati
come bizzarri denti di gigante
sul grande tavolo di mogano.
Lo conosco bene.
Non qui.
Dove siete finiti?
45 Mercy Street,
con la bisnonna
inginocchiata nel suo corsetto di stecche di
[balena
che prega
gentilmente ma con veemenza
davanti alla bacinella,
alle cinque del mattino,
a
mezzogiorno
appisolandosi sulla sua sedia a dondolo,
il nonno che schiaccia un pisolino nella
[dispensa,
la nonna che suona il campanello per la
cameriere di sotto,
e la Tata che culla Mamma con un fiore
gigantesco
sulla sua fronte per coprire un ricciolo
di quando era buona e di quando era...
E lì dove fu concepita
e dopo una generazione
la terza che avrebbe concepito,
[me,
con il seme di uno sconosciuto che stava
[sbocciando
nel fiore chiamato Orrido.
Cammino in abito giallo
e una borsetta bianca piena di sigarette
sufficienti pillole, il portafoglio, le chiavi,
e ho ventotto, o quaranta cinque anni?
Cammino. Cammino.
E accendo fiammiferi dinnanzi ai segnali
[stradali
perché è buio,
buio come la pelle morta
e ho perso la mia Ford verde,
la mia casa nei sobborghi,
due bambini piccoli
risucchiati come polline dall’ape che è in me
e un marito
che si è strofinato a tal punto gli occhi per non
guardarmi [più dentro
e cammino e guardo
e questo non è un sogno
ma solo la mia unta esistenza
in cui le persone sono alibi
e la strada è perduta per una vita intera.
Indosso gli occhiali da sole –
Non m’importa!
Spranga pure la porta, pietà,
cancella il numero,
strappa il cartello,
cosa può contare
che può importare a questa spilorcia
chi vuole un passato
che se ne uscì da un battello morto
e mi lasciò solo con della carta?
Non qui.
Apro la mia borsetta,
come fanno le donne,
e pesci nuotano avanti e indietro
tra dollari e rossetto.
Li tiro fuori,
uno ad uno
e li getto addosso ai cartelli,
e lancio la mia borsetta
nel fiume Charles.
Poi esco dal sogno
e sbatto contro il muro di cemento
dello stupido calendario
in cui io vivo,
la mia vita,
e il suo mucchio di <inutili> taccuini.
Anne Sexton
 
 

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