…Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.

...solo un sogno, un'emozione...una nuvola...solo un alito di vento che ti sfiora, solo l'eco dei tuoi passi nella sera...

domenica 18 agosto 2013

Metafisica

C'è abbastanza metafisica nel non pensare a niente.

Che cosa penso io del mondo?
Che ne so cosa penso del mondo!
Se mi ammalassi ci penserei.

Che idea ho delle cose?
Che opinione ho sulle cause e gli effetti?
Cosa ho meditato su Dio e l'anima
e sulla creazione del mondo?

Non lo so. Per me pensare a questo è chiudere gli occhi
e non pensare. E' fare scorrere le tende
della mia finestra (ma essa non ha le tende).

Il mistero delle cose? Che ne so cosa è mistero!
L'unico mistero è che ci sia chi pensi al mistero.
Chi sta al sole e chiude gli occhi,
comincia a non sapere cosa è il sole
e a pensare a molte cose piene di calore.
Ma apre gli occhi e vede il sole
e non può più pensare a niente,
perché la luce del sole vale più dei pensieri
di tutti i filosofi e di tutti i poeti.
La luce del sole non sa cosa fa
e per questo non sbaglia ed è comune e buona.

Metafisica? Che metafisica hanno gli alberi?
Quella di essere verdi e chiomati e di avere rami
e quella di dare frutti al momento giusto, cosa che non ci fa pensare,
noi che non sappiamo accorgercene.
Ma quale metafisica meglio della loro,
che è quella di non sapere perché vivono
né sapere che non lo sanno?

"Costituzione intima delle cose"...
"Senso intimo dell'Universo"...
Tutto questo è falso, tutto questo non vuol dire niente.
E' incredibile che si possa pensare a tali cose.

E' lo stesso che pensare a ragioni e fini
quando l'alba sta irraggiando e dalle parti degli alberi
un vago oro puro va perdendo l'oscurità.

Pensare al senso intimo delle cose
è in più, come pensare alla salute
o portare un bicchiere all'acqua della fontana.

L'unico senso intimo delle cose
è che non hanno alcun senso intimo.

Non credo in Dio perché non l'ho mai visto.
Se egli volesse che credessi in lui,
verrebbe senza dubbio a parlarmi
e entrerebbe dalla mia porta
dicendomi: Eccomi!

(Forse ciò suona ridicolo agli orecchi
di chi, perché non sa cosa è guardare le cose,
non capisce chi ne parla
col modo di parlare che l'accorgersi di esse insegna).

Ma se Dio è i fiori e gli alberi
e i monti e il sole e il chiarore lunare,
allora credo in lui,
credo in lui ad ogni momento,
e la mia vita è tutta una preghiera e una messa,
e una comunione con gli occhi e attraverso gli orecchi.

Ma se Dio è gli alberi e i fiori
e i monti e la luce della luna e il sole,
perché lo chiamo Dio?
Lo chiamo fiori e alberi e monti e sole e chiar di luna,
perché se egli si è fatto perché io lo vedessi
sole e chiar di luna e fiori e alberi e monti,
se egli mi appare come essendo alberi e monti
e chiar di luna e sole e fiori,
vuol dire che vuole che io lo conosca
come alberi e monti e fiori e chiar di luna e sole.

E per questo io gli obbedisco,
(che altro so io di Dio che non Dio di se stesso?),
gli obbedisco nel vivere, spontaneamente,
come chi apre gli occhi e vede,
e lo chiamo chiar di luna e sole e fiori e alberi e monti,
e lo amo senza pensare a lui,
e lo penso vedendolo e sentendolo,
e sto con lui a ogni momento.

Alberto Caeiro eteronimo di Fernando Pessoa
(da: Il guardiano di greggi)
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