…Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.

...solo un sogno, un'emozione...una nuvola...solo un alito di vento che ti sfiora, solo l'eco dei tuoi passi nella sera...

lunedì 12 novembre 2012

Quel giorno

Que­sta è la scri­va­nia dove sto
que­sta è la scri­va­nia dove ti amo troppo
e que­sta è la mac­china da scri­vere che sta di fronte a me
dove ieri solo il tuo corpo stava di fronte a me
con le spalle rac­colte come un coro greco,
con la lin­gua pari a un re che sta­bi­li­sce le regole come gli va,
la lin­gua pale­se­mente uguale a un gatto che lecca il latte,
la lin­gua –e noi due abbi­sciati nella sua viscida vita.
era ieri quel giorno.
 Che fu il giorno della tua lingua,
la lin­gua che nasceva dalle labbra,
due che si chiu­dono, metà ani­mali, metà uccelli
cat­tu­rati sulla soglia del tuo cuore.
Fu il giorno che appli­cai le regole del re,
sfio­rando le tue vene rosse, le tue vene blu,
le mie mani lungo la schiena e giù veloci sul palo dei pompieri,
le mani fra le gambe dove ostenti la più pro­fonda sapienza,
dove cave di dia­manti son sepolte e emer­gono per seppellire,
s’ergono più rapi­da­mente di una città ricostruita.ù
In pochi secondi è com­piuto, il monumento.
Il san­gue scorre sot­ter­ra­neo eppure par­to­ri­sce una torre.
Dovrebbe radu­narsi una folla attorno a un edi­fi­cio così.
Per i mira­coli si fa la coda e si get­tano coriandoli.
C’è La Stampa a cac­cia del tito­lone, certo.
Si dovrebbe sfi­lare in cor­teo con lo stri­scione, certo.
Se si costrui­sce un ponte, non taglia un nastro il sindaco?
Se un pro­di­gio si mani­fe­sta non dovreb­bero i Magi por­tare doni?
Ieri fu il giorno che por­tai doni al tuo dono
e venni dalla valle per incon­trarti sul pavimento.
Era ieri quel giorno.
 Che fu il giorno della tua faccia,
la fac­cia dopo l’amore, affon­data nel cuscino, una ninnananna.
Mezzo addor­men­tato accanto a me che fer­mavo l’ancheggìo della vec­chia sedia a dondolo,
il nostro respiro divenne uno, divenne uniti un bambino-resiro;
men­tre con le dita dise­gnavo pic­cole O sugli occhi chiusi,
men­tre con le dita dise­gnavo pic­coli sor­risi sulla bocca,
men­tre scri­vevo TI AMO sul torace e il suo batterista,
sus­sur­ravo: “Sve­gliati!” e tu bor­bot­tavi nel sonno:
Shh…Part…ire per Cape Cod…Verso Bourne Bridge…Girare
intorno Bourne Cir­cle…” Part…ire!
Allora per il sogno ti conobbi e t’implorai d’un tempo nostro
in cui fossi tra­pas­sata e tu met­tessi radici in me
in cui potessi par­to­rire un tuo nato, potessi partorire
il tu o il fan­ta­sma di te nella mia pic­cola casata.
Ieri non volli essere presa a prestito
ma que­sta è la mac­china da scri­vere che sta di fronte a me
e l’amore è dove quel giorno sta.
Anne Sexton
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