…Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.

...solo un sogno, un'emozione...una nuvola...solo un alito di vento che ti sfiora, solo l'eco dei tuoi passi nella sera...

giovedì 24 maggio 2012

Un regalo di compleanno

Cosa si nasconde dietro questo velo? E’ bello? E’ brutto?
Luccica, ha seni, bordi?
Sono certa sia unico, sono certa sia quello che voglio.
Mentre, tranquilla, mi do da fare in cucina, lo sento che mi guarda.
Lo sento che medita:
“È questa colei alla quale devo apparire,
È, dunque, costei l’eletta, la donna con nere occhiaie e cicatrici
Che calcola le dosi, ritagli gli eccessi,
Aderendo alle regole della ricetta?
È costei la protagonista dell’Annunciazione?
Dio, che buffa!”
Ma scintilla, non smette, e credo che proprio me voglia.
Non mi dispiacerebbe fosse un osso o un bottone di madreperla.
Né m’aspettavo un regalo, quest’anno.
Dopo tutto, sono viva solo per un accidente.
Sarei stata felice di riuscire a suicidarmi, quel giorno.
Ora ci sono questi veli, che brillano come tende.
Il satin diafano di una finestra di gennaio
Bianco come un velo di culla dal respiro mortale. Oh, avorio!
Deve essere una zanna, una colonna fantasma.
Non vedi che non m’importa quel che sia?
Non puoi darmela?
Non vergognarti – non fa nulla se è piccola.
Non essere avaro. Sono pronta per cose ben più enormi.
Sediamoci uno di fronte all’altro per ammirarne il luccichio.
Quanta brillantezza in queste sfaccettature.
Consumiamole dinanzi la nostra ultima cena in un piatto d’ospedale.
So perché non me la consegni.
Hai paura
Che il mondo esploda e con esso la tua testa
Di bronzo borchiata come uno scudo antico,
Meraviglia per i tuoi pronipoti.
Non temere, non accadrà.
La prenderò e mi metterò quieta da parte.
Non sentirai nessun fruscio, mente la scarto.
Nessun fiocco fa sciogliere, nessun grido d’esultanza.
Ma tu non mi credi discreta a tal punto.
Se solo sapessi quanto questi veli uccidono i miei giorni.
Tu li ritieni solo trasparenze, pura aria.
Ma, Dio mio, le nuvole sono bambagia.
Eserciti d’ossido di carbonio.
E io inalo pian piano dolcemente,
Riempiendomi le vene dell’invisibile, con i milioni
Di probabili moti che eliminano gli anni dalla mia futura vita.
Sei vestito d’argento per quest’occasione. O calcolatrice
Perfetta – nulla ti sfugge. Non ti è possibile consegnare qualcosa,
Intatta? Devi per forza stampare un marchio rosso su ciascun pezzo?
Devi uccidere tutto quello che ti capita?
C’è una sola cosa che oggi desidero, e solo tu puoi darmela.
Sta in piedi presso la mia finestra, grande come il cielo.
Esala dalle mie coltri, freddo morto centro
Dove vite spezzate si congelano e si irrigidiscono in storia.
Non inviarla per posta, un pezzo alla volta.
Non lasciare che venga a me a voce: avrei compiuto sessant’anni
e sarei incapace di usarla.
Piuttosto, lascia cadere il velo, ………il velo, ………..il velo.
Se fosse la morte
Ne ammirerei la profonda gravità, l’imperituro sguardo,
E saprei infine che eri serio.
Sarebbe allora tutto più solenne, un vero compleanno.
Il coltello non si curverebbe, ma mi penetrerebbe
Puro e chiaro come il pianto d’un bimbo,
E l’universo mi scivolerebbe al fianco.
Sylvia Plath
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