…Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.

...solo un sogno, un'emozione...una nuvola...solo un alito di vento che ti sfiora, solo l'eco dei tuoi passi nella sera...

lunedì 30 aprile 2012

La poesia è un'arma carica di futuro

Quando non ci si aspetta
più nulla di personalmente esaltante,
ma si palpita e si va avanti
più in qua della coscienza,
fieramente esistendo,
ciecamente affermando,
come un polso che colpisce le tenebre,
quando si guardano dritto in fronte
i vertiginosi occhi chiari della morte,
si dicono le verità:
le barbare, terribili, amorose crudeltà:
si dicono poesie
che allargano i polmoni di quanti,
asfissiati,
chiedono di essere,
chiedono ritmo,
chiedono legge per quello
che sentono che è troppo.
Con la velocità dell'istinto,
col lampo del prodigio,
come magica evidenza,
il reale ci diventa,
identico a se stesso.
Poesia per il povero,
poesia necessaria
come il pane quotidiano,
come l'aria che pretendiamo
tredici volte al minuto,
per essere e, in quanto siamo,
dare in sì che glorifica.
Perché viviamo a colpi,
perché a malapena ci lasciano
dire che siamo quelli che siamo,
i nostri canti non possono
essere senza peccato un ornamento.
Stiamo toccando il fondo.
Maledico la poesia
concepita come un lusso
culturale per i neutrali
che, lavandosene le mani,
si disinteressano ed evadono.
Maledico la poesia di chi
non prende partito
fino a macchiarsi.
Faccio miei gli errori.
Sento in me quanti soffrono
e canto respirando.
Canto e canto,
e cantando al di là delle mie pene
personali, mi espando.
Vorrei darvi vita, provocare nuovi atti,
e calcolo per questo, con tecnica,
che cosa possa fare.
Mi sento un ingegnere
del verso e un operaio
che forgia con altri
la Spagna nei suoi acciai.
Tale è la mia poesia.
Poesia-arnese
al tempo stesso che palpito di ciò
che è unanime e cieco.
Tale è, arma carica di futuro espansivo
con cui miro al tuo petto.
Non è una poesia
goccia a goccia pensata.
Nemmeno un bel prodotto.
Non un frutto perfetto.
È un poco come l'aria
che tutti respiriamo
ed è il canto che effonde
quanto dentro portiamo.
Son parole che tutti ripetiamo,
sentendole
come nostre, e che volano.
Son più di quanto è detto.
Sono il più necessario:
quello che non ha un nome.
Sono grida nel cielo e,
in terra, sono atti. 
Gabriel Celaya
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