…Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.

...solo un sogno, un'emozione...una nuvola...solo un alito di vento che ti sfiora, solo l'eco dei tuoi passi nella sera...

giovedì 8 settembre 2016

La descrizione della mia morte

Poiché era ormai una questione di ore
ed era nuova legge che la morte non desse ingombro,
era arrivato l’avviso di presentarmi
al luogo direttamente dove mi avrebbero interrato.
L’avvenimento era importante ma non grave.
Così che fu mia moglie a dirmi lei stessa: preparati.
Ero il bambino che si accompagna dal dentista
e che si esorta: sii uomo, non è niente.
Perciò conforme al modello mi apparecchiai virilmente,
con un vestito decente, lo sguardo atteggiato e sereno,
appena un po’ deglutendo nel domandare: c’è altro?
Ero io come sono, ma un po’ più grigio, un po’ più alto.
Andammo a piedi sul posto che non era
quello che normalmente penso che dovrà essere,
ma nel paese vicino al mio paese
su due terrazzi di costa guardanti a ponente.
C’era un bel sole non caldo, poca gente,
l’ufficio di una signora che sembrava già aspettarmi.
Ci fece accomodare, sorrise un po’ burocratica,
disse: prego di là – dove la cassa era pronta,
deposta a terra su un fianco, di sontuosissimo legno,
e nel suo vano in penombra io misurai la mia altezza.
Pensai per un legno così chi mai l’avrebbe pagato,
forse in segno di stima la mia Città o lo Stato.
Di quel legno rossiccio era anche l’apparecchio
da incorporarsi alla cassa che avrebbe dovuto finirmi.
Sarà meno di un attimo – mi assicurò la signora.
Mia moglie stava attenta come chi fa un acquisto.
Era una specie di garrota o altro patibolo.
Mi avrebbe rotto il collo sul crac della chiusura.
Sapevo che ero obbligato a non avere paura.
E allora, dopo il prezzo, trovai la scusa dei capelli,
domandandomi se mi avrebbero rasato
come uno che vidi operato inutilmente.
La donna scosse la testa: non sarà niente.
Non è un problema, non faccia il bambino.
Forse perché piangevo. Ma a quel punto dissi: basta,
paghi chi deve, io chiedo scusa del disturbo.
Uscii dal luogo e ridiscesi nella strada,
che importa se era questione solo di ore.
C’era un bel sole, volevo vivere la mia morte.
Morire la mia vita non era naturale.
Giovanni Giudici
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