…Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.

...solo un sogno, un'emozione...una nuvola...solo un alito di vento che ti sfiora, solo l'eco dei tuoi passi nella sera...

venerdì 23 maggio 2014

La spiaggia

Nessuno potrà togliermi – mi dico – l’illusione  
di sognare che questa mattina sia esistita.  
Il tempo s’è fermato: sento le tue risate,  
le tue parole di bambino. Non sono mai stato
soddisfatto di tutto come ora, così certo   
della felicità. Giochi vicino  
all’acqua ed io t’aiuto coi castelli di sabbia,   
a cercare conchiglie. Tu da un posto  
all’altro corri, sguazzi, gridi, cadi,   
corri di nuovo, poi ti fermi accanto   
a me, mi abbracci, io bacio i tuoi capelli,  
gli occhi, le guance, e l’esultante infanzia.   
Il mare è azzurro e calmo. In lontananza 
vele bianche. Ed il sole che ci lascia   
il suo oro violento sulla pelle.
                                                      Mi dico 
 
che il miracolo è vero, e che è vero il fluire   
immoto della quieta mattinata  
e così l’illusione di sognare il ristagno  
dolcissimo nel quale noi diventiamo esseri 
felici d’esser vivi, lieti di stare insieme  
e abitare la luce.
                                Ma all’improvviso ascolto
 
il rumore terribile e cupo che fa il tempo
quando trascorre rapido e allora la certezza  
del mio sogno si spezza; si frantuma  
– come fragile vetro – l’illusione  
di stare qui, con te, vicino all’acqua.  
Diventa scuro il cielo, il mare s’agita.  
E io sento nel sangue la paurosa vertigine  
dell’età: in quell’istante sono passati gli anni.
 T’ho visto allontanarti, ormai cresciuto.  
E non sei più il bambino che giocava col padre,   
sulla spiaggia. Sei un uomo, ora, e anche tu   
lo capisci che non è mai esistito,   
che non esiste e mai esisterà quel giorno,   
la gioia favolosa degli occhi che ti guardano, 
la leggenda impossibile della tua infanzia.  
Sei da solo e mi cerchi. Io sono morto, forse.  
Siamo le ombre di un sogno, nebbia, parole, niente.  
Eloy Sánchez Rosillo
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