
Quando penso che la mia più miserevole impronta
Resterà nel Tempo più che tutto il mio essere,
Che gli occhi futuri mi percepiranno
più chiaro in questa pagina vergata che nell’anima mia;
Resterà nel Tempo più che tutto il mio essere,
Che gli occhi futuri mi percepiranno
più chiaro in questa pagina vergata che nell’anima mia;
E quando io immagino di mettermi a rimirare
I miei buoni lettori di un qualche giorno futuro,
Riconoscenti per qualche idea del mio essere
Che non fa neppure rima con la mia anima perduta
I miei buoni lettori di un qualche giorno futuro,
Riconoscenti per qualche idea del mio essere
Che non fa neppure rima con la mia anima perduta
Una rabbia per la stessa essenza del mondo,
Che questo fa, o sol’anche questo rende pensabile,
Avvinghia l’anima mia per la gola e la rotola
Negli orrori notturni di disperate ipotesi,
Che questo fa, o sol’anche questo rende pensabile,
Avvinghia l’anima mia per la gola e la rotola
Negli orrori notturni di disperate ipotesi,
E io divento un puro sentimento di furia
Cui mancan parole che, perse, la placherebbero.
Cui mancan parole che, perse, la placherebbero.
Trentacinque sonetti – Fernando Pessoa
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