…Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.

...solo un sogno, un'emozione...una nuvola...solo un alito di vento che ti sfiora, solo l'eco dei tuoi passi nella sera...

mercoledì 11 settembre 2013

Il canto di me stesso (XXIV)

Walt Whitman, un cosmo, di Manhattan il figlio,
turbolento, carnale, sensuale, che mangia, che beve e procrea,
Non un sentimentale, non uno che si sente superiore agli uomini e alle donne o se ne sta lontano da loro,
Non più modesto che immodesto.
Svitate dalle porte tutte le serrature !
Togliete le porte stesse dai loro stipiti!
Chiunque degradi un altro degrada me,
E qualunque cosa è fatta o detta ritorna su di me, alla fine.
Attraverso di me l'ispirazione che ondeggia sempre più, attraverso di me la corrente e l'indice.
Io pronuncio la primordiale parola d'ordine, vi offroil contrassegno della democrazia, Per Dio! Io non accetterò niente di cui tutti non possano avere negli stessi termini. Attraverso di me molte voci a lungo mute,
Voci di interminabili generazioni di prigionieri e di schiavi, v
Voci di malati, di disperati, di ladri, di nani,
Voci dei cicli di preparazione e accrescimento,
E dei fili che uniscono le stelle, gli uteri e il seme paterno,
E dei diritti di quelli che altri sottomettono,
Dei deformi, dei rozzi, dei depressi, degli sciocchi, dei disprezzati,
Nebbia nell'aria, scarafaggi che rotolano i loro grumi di sterco.
Attraverso di me le voci proibite,
voci di sessi e lussurie, voci velate cui rimuovo il velo,
voci indecenti che io rendo chiare e trasfiguro.
Io non premo le mie dita sulla mia bocca,
Tratto con delicatezza le viscere come la testa e il cuore,
il coito non è per me più indecente della morte.
Credo nella carne e nei suoi appetiti,
vedere, udire, sentire sono miracoli, ed ogni parte, ogni lembo di me è un miracolo. Divino io sono, dentro e fuori, e santifico tutto ciò che tocco o da cui sono toccato, l'odore di queste ascelle è un aroma più dolce che le preghiere, questa testa è più che chiese, bibbie e tutti i credi.
Se io venero una cosa più che un'altra sarà l'estensione del mio corpo, o ciascuna parte di esso,
traslucida forma di me, sarai tu!
Ombrose prominenze e supporti, sarete voi!
Saldo vomere del maschio, sarai tu!
Qualunque cosa accresca il mio valore sarai tu!
Tu mio ricco sangue! la tua lattea corrente, pallida mungitura della mia vita!
Petto che si preme contro gli altri petti, sarai tu!
Mio cervello, saranno le tue occulte circonvoluzioni! Radici dei teneri giunchi! pavido beccaccino! nido di uova doppie e protette, sarete voi!
Scompigliato fieno misto di testa, barba, muscoli, sarai tu!
Stillante linfa di acero, fibra di grano virile, sarai tu!
Sole così generoso, sarai tu!
Vapori che illuminate il mio volto e lo coprite d'ombra, sarete voi!
Voi dolci ruscelli e rugiade, sarete voi!
Venti i cui genitali con tenera eccitazione mi sfiorano, sarete voi!
Distesi muscolosi campi, rami di quercia vivente, amoroso fannullone sui miei sinuosi sentieri, sarete voi!
Mani che ho stretto, volti che ho baciato, ogni mortale con cui sono venuto in contatto, sarete voi!
Sono pazzo di me, ci sono un mucchio di cose in me e tutte voluttuose,
ogni momento e qualunque cosa accada mi fa trasalire di gioia,
non so dire come le mie caviglie si pieghino, né da dove derivino i miei minimi desideri, né la ragione della amicizia che emano, né quella delia amicizia che ricevo.
Che salgo alla mia veranda, mi fermo a considerare se ciò accade davvero,
una campanula rampicante alla mia finestra mi soddisfa più che la metafisica dei libri. Contemplare l'alba!
La piccola luce fa svanire le immense diafane ombre,
l'aria ha un buon sapore al mio palato.
Sollevamenti di un mondo che si muove con innocenti capriole
che sorgono silenziosamente trasudando con freschezza,
guizzando obliquamente in alto e in basso.
Qualcosa che non posso vedere spinge in alto punte libidinose,
mari di succo splendente inondano i cieli.
La terra accanto al cielo con cui stava, il quotidiano finire della loro unione,
la sfida lanciata da oriente in quell'istante sul mio capo,
il sarcasmo che irride, Vedi dunque se sarai tu il padrone!
 Walt Whitman
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