…Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.

...solo un sogno, un'emozione...una nuvola...solo un alito di vento che ti sfiora, solo l'eco dei tuoi passi nella sera...

lunedì 1 aprile 2013

I doni

Ringraziare voglio il divino
labirinto degli effetti e delle cause
per la diversità delle creature
che compongono questo singolare universo,
per la ragione, che non cesserà di sognare
un qualche disegno del labirinto,
per il viso di Elena e la perseveranza di Ulisse,
per l’amore, che ci fa vedere gli altri
come li vede la divinità,
per il saldo diamante e l’acqua sciolta,
per l’algebra, palazzo dai precisi cristalli,
per le mistiche monete di Angelus Silesius [1],
per Schopenhauer,
che forse decifrò l’universo,
per lo splendore del fuoco
che nessun essere umano può guardare senza uno stupore antico,
per il  mogano, il cedro e il sandalo,
per il pane e il sale,
per il mistero della rosa
che prodiga colore e non lo vede,
per certe vigilie e giornate del 1955,
per i duri mandriani che nella pianura
aizzano le bestie e l’alba,
per il mattino a Montevideo,
per l’arte dell’amicizia,
per l’ultima giornata di Socrate,
per le parole che in un crepuscolo furono dette
da una croce all’altra,
per quel sogno dell’Islam che abbracciò
mille notti e una notte,
per quell’altro sogno dell’inferno,
della torre del fuoco che purifica,
e delle sfere gloriose,
per Swedenborg [2],
che conversava con gli angeli per le strade di Londra,
per i fiumi segreti e immemorabili
che convergono in me,
per la lingua che, secoli fa, parlai nella Northumbria,
per la spada e l’arpa dei sassoni,
per il mare, che è un deserto risplendente
e una cifra di cose che non sappiamo,
per la musica verbale dell’Inghilterra [3],
per la musica verbale della Germania,
per l’oro, che sfolgora nei versi,
per l’epico inverno,
per il nome di un libro che non ho letto: Gesta Dei per Francos [4],
per Verlaine, innocente come gli uccelli,
per il prisma di cristallo e il peso d’ottone,
per le strisce della tigre,
per le alte torri di San Francisco e dell’isola di Manhattan,
per il mattino nel Texas,
per quel sivigliano che stese l’Epistola Morale [5],
e il cui nome, come egli avrebbe preferito, ignoriamo,
per Seneca e Lucano, di Cordova,
che prima dello spagnolo scrissero
tutta la letteratura spagnola,
per il geometrico e bizzarro gioco degli scacchi,
per la tartaruga di Zanone e la mappa di Royce [6],
per l’odore medicinale degli eucalipti,
per il linguaggio, che può simulare la sapienza,
per l’oblio, che annulla o modifica il passato,
per la consuetudine,
che ci ripete e ci conferma come uno specchio,
per il mattino, che ci procura l’illusione di un principio,
per la notte, le sue tenebre e la sua astronomia,
per il coraggio e la felicità degli altri,
per la patria, sentita nei gelsomini
o in una vecchia spada,
per Whitman e Francesco d’Assisi, che scrissero già questa poesia,
per il fatto che questa poesia è inesauribile
e si confonde con la somma delle creature
e non arriverà mai all’ultimo verso
e cambia secondo gli uomini,
per Frances Haslam [7], che chiese perdono ai suoi figli
perché moriva così lentamente,
per i minuti che precedono il sonno,
per il sonno e la morte,
quei due tesori occulti,
per gli intimi doni che non elenco,
per la musica, misteriosa forma del tempo.
 
Jorge Luis Borges, da “L’altro, lo stesso”

[1] Poeta e mistico tedesco dell’età barocca. Si convertì dal
luteranesimo al cattolicesimo.
[2] Scienziato, mistico e teosofo svedese, morto a Londra nel 1772.
[3] Borges ama molto, anche come suono, le lingue germaniche, il tedesco e l’inglese.
[4] Le Gesta Dei per Francos di Guilberto di Nogent (m. 1121) sono un monumento della storiografia medievale.
[5] Si tratta dell’Epístola moral a Fabio, intrisa di stoicismo e di sebechismo, attribuita al poeta sivigliano Andrés Fernanández de Andrada (sec. XVII).
[6] « Josiah Royce, nel primo volume dell’opera The world and the individual (1899), ha formulato la seguente: «Immaginiamo che una parte del suolo inglese sia stata livellata perfettamente e che un cartografo tracci in essa una mappa d’Inghilterra. L’opera è perfetta; non c’è dettaglio del suolo inglese, per piccolo che sia, che non sia registrato nella mappa; tutto trova lì il suo corrispondente. Quella mappa, in tal caso, deve contenere una mappa della mappa, che deve contenere una mappa della mappa della mappa, e così all’infinito» (in Otras inquisiciones).
[7] Frances (o Fanny) Haslam era la nonna paterna di Borges. «Quando ella morì nel 1935, all’età di novant’anni, ci chiamò al suo capezzale e disse in inglese (il suo spagnolo non era ottimo, anche se lo parlava con facilità) con la sua voce esile: “Io sono soltanto una vecchia che sta morendo con molta lentezza. Non vedo che cosa ci sia di strano o d’interessante”. Non capiva perché la casa ne fosse così sconvolta e ci chiedeva scusa d’impegnare tanto tempo a morire» (in Abbozzo di autobiografia).
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