…Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.

...solo un sogno, un'emozione...una nuvola...solo un alito di vento che ti sfiora, solo l'eco dei tuoi passi nella sera...

mercoledì 26 settembre 2012

Ti ho atteso

Ti ho atteso come Penelope aspettava Ulisse, come Giulietta aspettava
Romeo, come Beatrice aspettava Dante per riscattarlo.
Il vuoto della steppa era affollato dai ricordi di Te,
dei momenti passati insieme, dei luoghi nei quali siamo stati,
delle nostre gioie e delle nostre discussioni.
Ma quando guardavi indietro, verso le orme dei miei passi,
non ti vedevo. Ho sofferto molto.
Ho capito che avevo imboccato un cammino senza ritorno,
e mi sono resa conto che, quando agiamo così,
non possiamo fare altro che continuare per quella strada.
Allora sono andata da un nomade che avevo conosciuto tempo prima,
gli ho chiesto di insegnarmi a dimenticare la mia storia personale,
ad aprirmi all’amore che è presente in ogni luogo.
Con lui, ho cominciato ad apprendere la tradizione del Tengri.
Un giorno, guardandomi intorno, ho visto
quell’amore riflesso in un paio d’occhi:
nello sguardo di un pittore di nome Dos.
Ero molto addolorata: non potevo credere che fosse
possibile amare di nuovo. Lui non mi ha detto molte cose: mi ha solo
aiutato a perfezionare il russo, e mi ha raccontato che nella steppa
usano sempre la parola “azzurro” per designare il cielo, anche quando è
grigio – perchè sanno che al di sopra delle nuvole è sempre di quel
colore. Mi ha preso per mano, e mi ha aiutato ad attraversare queste
nuvole. Mi ha insegnato ad amare me stessa, prima che ad amare lui.
Mi ha rivelato che il mio cuore doveva servire me e Dio, e non essere
assoggettato alle necessità degli altri.
Mi ha detto che il mio passato mi avrebbe accompagnato per sempre:
tuttavia, quanto più fossi riuscita a liberarmi dei fatti e a concentrarmi solo sulle emozioni, tanto più avrei capito che nel presente esiste sempre uno spazio grande come la steppa, che dev’essere colmato con altro amore e altra gioia di
vivere.
Infine mi ha spiegato che la sofferenza nasce quando ci
aspettiamo che gli altri ci amino nel modo che immaginiamo, e non nella
maniera in cui l’amore deve manifestarsi – libero, incontrollato, pronto
a guidarci con la sua forza e a impedirci di fermarci.
Paulo Coelho – Lo Zahir
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