…Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.

...solo un sogno, un'emozione...una nuvola...solo un alito di vento che ti sfiora, solo l'eco dei tuoi passi nella sera...

martedì 24 aprile 2012

Malato d'insonnia

Il cielo notturno è una carta-carbone neroblù,
Con le orbite a lungo riattizzate delle stelle
Filtranti la luce, spiraglio a spiraglio -
Luce d'un bianco d'ossa, come la morte, al di là di tutto.
Sotto gli occhi delle stelle e il rictus della luna
Egli patisce il suo guanciale deserto, l’insonnia
Sparge per ogni dove i suoi granelli di sabbia.
Ossessivamente si replica un vecchio, sgranato
Film di imbarazzi -giorni uggiosi
D'infanzia e adolescenza, appiccicosi di sogni,
Facce parentali su alti steli, severe o piangenti,
Un verminoso roseto che lo faceva strillare.
La sua fronte è bozzuta come un sacchetto di sassi.
Dive obsolete, i ricordi competono per l'inquadratura.
È assuefatto alle pillole: rosse, vermiglie, azzurre -
Quanto gli confortarono la noia di sere prolungate!
Quei zuccherosi pianeti la cui influenza gli valse
Un po' di vita ribattezzata non-vita,
E i dolci, storditi risvegli da infante senza memoria-
Le pillole sono ormai vane, come gli dei del passato.
Più non gli giovano i loro papaverosi colori.
La sua testa è un angusto interno di grigi specchi.
Ogni gesto si snoda di colpo in una serie
Di prospettive in decrescendo, e il suo senso
Fuoresce come acqua da un buco all'estremità.
Esposto in mostra: lui vive in una stanza spalpebrata,
Le nude fessure degli occhi spalancate in permanenza
Su un accendi-e-spegni infinito di situazioni.
Per tutta la notte in cortile gatti invisibili
Berciavano come comari o strumenti scordati.
Egli ormai vede il giorno, il suo bianco disagio
Che spunta col suo carico di futili ripetizioni.
La città è una mappa di gioviali pigolìi, adesso;
Tutti con occhi vacui dai riflessi di mica
Vanno in schiera al lavoro, come dopo un lavaggio del cervello.
Silvia Plath
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