…Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.

...solo un sogno, un'emozione...una nuvola...solo un alito di vento che ti sfiora, solo l'eco dei tuoi passi nella sera...

giovedì 29 marzo 2012

Tu sei ciò che sognerò stanotte, che stanotte sognerà me

St-Gilles-sur-Vie, 2 agosto 1926
Rainer, ho ricevuto la tua lettera il giorno del mio onomastico: il 30 luglio, perché una santa ce l’ho anch’io, benché mi senta la primogenita del mio nome, e senza te come primogenito del tuo.
Il santo chiamato Rainer aveva certamente un nome diverso. Tu sei Rainer.
Dunque, il giorno del mio onomastico, il regalo più bello – la tua lettera! del tutto inattesa, come ogni volta: non mi abituerò mai a te
(né a me!), e neanche allo stupore, e neanche al mio pensare a te.
Tu sei ciò che sognerò stanotte, che stanotte sognerà me.
(Sognare o essere sognata?) Io sconosciuta in un sogno estraneo.
Non aspetto mai, ti riconosco sempre.
Il giorno in cui qualcuno ci sognerà insieme – allora ci incontreremo.
Rainer, voglio venire da te anche per il mio nuovo io, quello – quella – che può nascere soltanto con te, soltanto in te. E allora Rainer, non arrabbiarti con me, sono io, io che voglio dormire con te – addormentarmi e dormire.
Splendida espressione popolare – quanto profonda, quanto autentica, quanto priva di ambiguità, esattamente come ciò che esprime. Semplicemente dormire, e null’altro.
No, ancora: la testa sprofondata nell’incavo della tua spalla sinistra, il braccio intorno a quella destra, e null’altro. No, ancora: e fin dentro il sonno più profondo sapere che sei tu. E ancora: il suono del tuo cuore.
E – baciare quel cuore.
La bocca l’ho sempre sentita come mondo: volta celeste, Il corpo l’ho sempre tradotto in anima, l’ho reso magnifico a tal punto che all’improvviso non ne è rimasto nulla.
Perché ti dico tutto questo? Per paura, forse – che tu mi ritenga comunemente passionale.
“Ti amo e voglio dormire con te” – all’amicizia non è data tanta concisione. Ma è con un’altra voce che io lo dico, quasi nel sonno profondo. Il mio suono è diverso da quello della passione.
Tutto ciò che mai dorme desidera saziarsi di sonno fra le tue braccia.
Fin dentro l’anima (gola) sarebbe il bacio. (non incendio: voragine).
Rainer, si fa sera, ti amo. Ulula un treno. I treni sono i lupi, i lupi la Russia. Non un treno – la Russia intera sta ululando verso di te.
Rainer, non arrabbiarti, oppure arrabbiati quanto vuoi: stanotte dormirò con te. Uno squarcio nel buio – ci sono le stelle – concludo: finestra. (Alla finestra penso, non al letto, quando penso a te e a me.)
Gli occhi spalancati, perché fuori è ancora più buio che dentro.
Il letto è un vascello, ci mettiamo in viaggio.
Non occorre che tu risponda – continua a baciare.
M.
Lettera di Marina Cvetaeva a Rainer Maria Rilke
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