Elogio della mia notte bianca,
soppressione degli abissi del mio cuore,
annientatrice dei miei momenti atroci.
Benedette la tua carezza e la tua parola,
Signora della Placida Ronda,
ragazza mia che detesta piangere al mattino,
ragazza che parla da sola nella casa e ride.
Onda fragile, sotto il mio corpo ardente
il tuo corpo mio si calcina in un delirio di luce
e allora siamo una sola sostanza.
Fiore del mio ansimare e della mia estasi, tu, l’ammutolita,
con la tua mano sul mio petto dicendomi la luminosità con il silenzio,
permettendo che il tempo scorra su di noi senza sfiorarci,
noi, insieme, noi gli eterni.
Darìo Jaramillo Agudelo

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