…Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.

...solo un sogno, un'emozione...una nuvola...solo un alito di vento che ti sfiora, solo l'eco dei tuoi passi nella sera...

sabato 3 marzo 2012

Consiglio

Cingi di grandi muri chi ti sogni.
Quindi, dove è visibile il giardino
attraverso il portone dalla grata cortese,
poni tutti i fiori più allegri,
perchè ti conoscano soltanto così.
Ove nessuno lo vede non porre più nulla.
Traccia aiuole come quelle degli altri,
dove gli sguardi possano intravedere
il tuo giardino come glielo mostri.
Ma dove è tuo, e mai nessuno lo vede,
lascia crescere i fiori che spuntano da terra
e lascia sorgere le erbe naturalmente.
Fa di te un doppio essere custodito;
e che nessuno, che veda e fissi, possa
conoscere più di un giardino di quel che sei
un giardino ostensivo e riservato,
dietro il quale il fiore spontaneo carezza
l'erba così povera che neppure tu la vedi...
Dicono?
Dimenticano.
Non dicono?
Han detto.
Fanno?
Destino.
Non fanno?
Lo stesso.
Perchè sperare?
- Tutto è
sognare.
Fernando Pessoa

Lacrime

Lacrime! lacrime! lacrime!
Lacrime notturne in solitudine,
Cadono a goccia a goccia sulla bianca spiaggia, e la sabbia le assorbe,
Lacrime, non c'è luce di stelle, desolate tenebre soltanto,
Umide lacrime dagli occhi di una testa velata.
Oh, chi è quello spettro? Quella figura che lacrima nel buio, chi è mai?
Che massa informe è quella, china, acquattata laggiù sulla sabbia?
Flusso di lacrime, singhiozzi e lacrime, spasimi, soffocati da grida selvagge.
Oh, tempesta dalle forme umane, che ti alzi e avanzi a passo svelto lungo la spiaggia!
Oh, fosca e violenta bufera notturna - oh, scoppio disperato!
Ombra cosi' posata e dignitosa di giorno, col viso calmo e il passo regolare,
Come ti lasci andare poi di notte, quando nessuno vede - oh, allora l'oceano incontenibile,
Di lacrime! lacrime! lacrime!
Walt Whitman

O tu a cui spesso mi avvicino silenzioso

O tu a cui spesso mi avvicino silenzioso, per poter stare
con te là dove sei,
Quando cammino a fianco a te per strada, o ti siedo accanto,
o quando resto assieme a te in una stanza,
Tu poco sai del fuoco che sottile, elettrico, per amor tuo
guizzando mi percorre.
Walt Whitman

Vicino a me, tanto lontana

Ah quell'assordante domanda Ah quella caduta
quel tuo voler farti aria e terra e pelle e sangue
come la luce, come il miele, come una lupa nera
Che più posso offrirti se non il mio proprio centro?
E da lì giurare per la mia vita di staccarmi
da me stesso fino ad ottenere che tu sia l'anima
che emana dalla mia carne come una bestia invisibile.
Chi conosce il gusto arancione della tua ombra?
Chi come te delle giraffe ascolta il canto muto?
Chi vede in te quella luce che viene da altri mondi?
Perchè copri col tuo alito la mia solitudine di bambino
Perchè la mia porta chiusa l'apri con un gesto
prigioniero io sorgo col tuo viso tatuato sul mio viso
senza che l'abisso dove sboccano i sogni
ci separi oh tu bella come un incesto consentito
come il collo che si offre al taglio come spillo
di strega che trafigge un cuore di cera
Vieni da altri mondi dove fosti ragno
e angelo con ali di pietra e vortice di fango
per questo la voce con cui mi chiami non somiglia all'alba
nè alla notte ma bensì al suono dell'imene che si lacera
da dentro quando da alla luce una Vergine imprendibile
Nessuno venne prima ad abitare nei miei orecchi come fame
che si nutre delle mie parole fino a farmi restare muto
Ogni freccia che lanciavi si conficcava sempre nel mio petto
La certezza con cui seminavi il tuo amore nei miei ricordi
fece della ferita che mi divide il corpo il tuo scheletro
Falò che non si spegne Morte dell'oblio per sempre
Ancor prima di nascere io sapevo che saresti venuta Come quindi
invocare la sofferenza se i muri erano soppressi?
Negli alberi si incarna ogni anno un morto differente
il precedente trasformato in frutti così come io in ombre
incollate ai tuoi passi perchè il tuo profumo non manchi all'aria
perchè si apra il mondo che possiamo creare insieme
in quattro petali eterni perchè quando tutti dicono
che più non ti ricordo tu non lo creda.
Alejandro Jodorowsky

Spiegazione

Immersa nella tua bellezza
vedo spiegata la vita
e la soluzione dell'enigma oscuro
svelata.
Immersa nella tua bellezza
voglio pregare.
Il mondo è santo
perché tu esisti.
Senza respiro per chiarezza
annegata nella luce,
volevo morire vicina a te
immersa nella tua bellezza.
Karin Boye

Statuto dell'Uomo

STATUTO DELL’UOMO
Decreti su Utopia e sogno (Atto Istituzionale Permanente) Dedicato a Carlos Heitor Cony

ARTICOLO I - È decretato che adesso vale la verità, adesso vale la vita, e mano nella mano, marceremo tutti per la vita vera.
ARTICOLO II - È decretato che tutti i giorni della settimana, compresi i martedì più grigi, hanno diritto di convertirsi in mattinate domenicali.
ARTICOLO III - È decretato che, a partire da questo istante, ci saranno girasoli in tutte le finestre, che i girasoli avranno diritto di aprirsi anche nell’ombra; e che le finestre devono rimanere, per l’intero giorno, aperte verso il verde dove cresce la speranza.
ARTICOLO IV - È decretato che l’uomo non dovrà mai più provare dubbi sull’uomo. Che l’uomo avrà fiducia nell’uomo come la palma ha fiducia nel vento, come il vento ha fiducia nell’aria, come l’aria ha fiducia nel campo azzurro del cielo.
Paragrafo unico: L’uomo confiderà nell’uomo come un bambino confida in un altro bambino.
ARTICOLO V - È decretato che gli uomini siano liberi dal giogo della menzogna. Non ci sarà più bisogno di usare la corazza del silenzio né l’armatura delle parole. L’uomo si siederà alla tavola con il suo sguardo puro, perché la verità sarà servita prima degli antipasti.
ARTICOLO VI - È stabilita, per dieci secoli, la pratica sognata dal profeta Isaia, e il lupo e l’agnello mangeranno insieme e il cibo di entrambi avrà lo stesso sapore dell’aurora.
ARTICOLO VII - Per decreto irrevocabile è stabilito il regno permanente della giustizia e della chiarezza, e l’allegria sarà una bandiera generosa per sempre spiegata nell’anima del popolo.
ARTICOLO VIII - È decretato che il maggior dolore sempre fu e sarà sempre il non poter dare amore a chi si ama e sapere che è l’acqua che dà alla pianta il miracolo del fiore.
ARTICOLO IX - È permesso che il pane di ogni giorno abbia nell’uomo il segno del suo sudore. Ma che soprattutto abbia sempre il caldo sapore della tenerezza.
ARTICOLO X - È permesso a qualsiasi persona in qualsiasi momento della vita, l’uso dell’abito bianco.
ARTICOLO XI - È decretato, per definizione, che l'uomo è un animale che ama e che per questo è bello, molto più bello che la stella del mattino.
ARTICOLO XII - Paragrafo unico: Solo una cosa sarà proibita: Amare senza amore.
ARTICOLO XIII - È decretato che il denaro non potrà mai più comprare il sole delle mattine future. Espulso dal grande baule della paura, il denaro si trasformerà in una spada fraterna per difendere il diritto di cantare e la festa per il giorno che è arrivato.
ARTICOLO FINALE - È proibito l’uso della parola libertà, la quale sarà soppressa dai dizionari e dal pantano ingannatore delle bocche. Da questo momento la libertà sarà viva e trasparente come un fuoco o un fiume, e la sua abitazione sarà sempre il cuore dell’uomo.
Thiago De Mello - Poeta, nato in Amazzonia nel 1926.

Noi ci impegniamo

Ci impegniamo noi, e non gli altri;
unicamente noi, e non gli altri;
né chi sta in alto, né chi sta in basso;
né chi crede, né chi non crede.
Ci impegniamo,
senza pretendere che gli altri si impegnino,
con noi o per conto loro,
con noi o in altro modo.
Ci impegniamo
senza giudicare chi non s’impegna,
senza accusare chi non s’impegna,
senza condannare chi non s’impegna,
senza cercare perché non s’impegna.
Il mondo si muove se noi ci muoviamo,
si muta se noi mutiamo,
si fa nuovo se qualcuno si fa nuova creatura.
La primavera incomincia con il primo fiore,
la notte con la prima stella,
il fiume con la prima goccia d’acqua
l’amore col primo sogno.
Ci impegniamo
perché noi crediamo nell’amore,
la sola certezza che non teme confronti,
la sola che basta
a impegnarci perpetuamente.
don Primo Mazzolari

venerdì 2 marzo 2012

La pelle puoi

La pelle puoi, la mia pelle baciare,
puoi mordermi la nuca pelosa,
perché sono un tocco, il senso,
il nudo più nudo.
Puoi la mia pelle, la pelle baciare,
se apri le mie natiche, spingi il tuo organo
fino al cuore!
Se sollevi il soffitto dalla tenda celeste
con la tua colonna lo squarci,
se lasci scivolare
ogni stella nella sua orbita,
se nella terra nera come pece
apri un bocciolo uno alla volta.
Puoi baciare la pelle
e il bacio puoi baciare:
io sono un tocco, il senso
una gocciola di rugiada
che si discioglie in una goccia di rugiada-
non più io, e nemmeno tu,
soltanto gioia,
solo il più breve momento 

di agonia.
Merja Virolainen

Il respiro contro il tuo respiro

Il respiro contro il tuo respiro,
guarda, a mani vuote cammino al tuo fianco,
eppure la mano è piena della tua mano.
Solo quando immobile in me raggiungi un punto,
dove giaccio sebbene io cammini,
cavalco in groppa a un lupo,
quando raggiungi in me
quel punto, attraverso un ponte sulla corrente:
l'acqua punto immobile, il ponte scorre.
Merja Virolainen

Cose

Questo pugno di terra
che raccolse
per me - sul Palatino
la tua mani pura
io verserò nell'urna
di smorta argilla
che sul rosso lido di Selinunte
un pescatore mi donò, sporgendo
il braccio fra i cespugli di lentischio.
E tu non dire
ch'io perdo il senso e il tempo
della mia vita -
se cerco nella sabbia il sole e il pianto
dei mondi -
se getto nelle cose la mia anima
più grande - e credo
ad immense magie...
Antonia Pozzi

Pensiero

Avere due lunghe ali
d'ombra
e piegarle su questo tuo male;
essere ombra, pace
serale
intorno al tuo spento
sorriso.
Antonia Pozzi

(A luglio conobbi l'amore)

A luglio conobbi l’amore
di sera, in mezzo alla gente,
amore con occhi curvi
e brevi consunte parole.
Da quanto attendevo incredulo.
Nell’aperta città
andammo a spegnere il sole
incontro a tramonti viola,
amore senza memoria
raccolto per tante giornate
traverso un quieto dolore
scoperto alfine più lieve,
felicità rivelata,
amore, farfalla tremula.
Io chiedevo la sosta
al mio continuo penare,
ora sazio la sete
alla fontana più fresca.
E prego questo amore
che viva dentro i miei giorni
e i silenzi mi sciolga
di fitte parole,
io canterò il motivo
ritrovato nel canto.
T’ho lungamente atteso
amore con occhi curvi
e quando sei venuto
alla mia porta socchiusa
ho scordato il pianto
e i lunghi tormenti:
del tuo respiro di miele
ho colma la bocca.
Amore di un mese e di sempre
dolcemente consumami
il cuore e il canto. Tu
felicità ritrovata,
ruscello, còlto geranio,
adolescenza incantata,
amore fiorito
ti porto nelle strade
perché gli invidiosi sappiano
l’amore che conobbi
a luglio in mezzo alla gente.
Amore, clarino dell’anima.
Elio Pecora

Nelle tue palme dischiuse

Nelle tue palme dischiuse
lascia ch’io posi stasera
questo mio sonno di lacrime.
Né sei più tu chi diceva
“andremo..sempre...” Tu vai
incontro ad altre parole
per strade che non conosco
ed io rimango a pensare
se tutto fu gioco.
Elio Pecora

Mi sa che è questo il mio limite

Mi sa che è questo il mio limite: mi mancano le conclusioni, nel senso che ho l’impressione che niente finisca mai veramente. Io vorrei, vorrei davvero che i dispiaceri scaduti, le persone sbagliate, le risposte che non ho dato, i debiti contratti senza bisogno, le piccole meschinità che mi hanno avvelenato il fegato, tutte le cose a cui ancora penso, le storie d’amore soprattutto, sparissero dalla mia testa e non si facessero più vedere, ma sono pieno di strascichi, di fantasmi disoccupati che vengono spesso a trovarmi. Colpa della memoria, che congela e scongela in automatico rallentando la digestione della vita e ti fa sentire solissimo nei momenti più impensati.
Diego De Silva - Non avevo capito niente

Stanza d'hotel

Fu una fortuna che quasi per caso trovassimo una camera d'hotel.
Lì il tuo corpo dissolse la realtà
e io venni a far parte del tuo mondo.
Ti ricordo in quel breve paradiso,
il vino bianco che gustammo lieti
come fuori del tempo.
Poi fu tutto vertigine
simile a un mattutino
smorire di carezze. Tante volte ti dissi:
Devo stare sognando.
Il vapore che avvolge le grate della metro.
I nostri corpi lustri di sudore.
Finalmente l'usciota dall'hotel e il ricordo
di un grondare d'occaso ai nostri piedi.
Francisco Véjar

giovedì 1 marzo 2012

Come sarebbe essere te

Questo è l’enigma,
l’ansia travolgente
di conoscere il desiderio irresistibile
di gettare l’ancora in te,
di possederti.
Come sarebbe la perplessità di essere te,
il mistero, la malattia di essere te e sapere
Come sarebbe lo stupore di essere te, davvero te e
con i tuoi occhi vedermi.
Come sarebbe percepire che ti amo
Come sarebbe, essendo te, sentirmelo dire
E come sarebbe, allora, sentire quello che senti tu.
Ana Rossetti

Alchimia dell'amore

Chi più di me ha scavato nel profondo la miniera d’Amore,
dice, dove risiede il centro della sua felicità:
ho amato, ho conquistato e detto,
ma se dovessi amare, conquistare e dire, finchè non sarò vecchio,
non potrei mai comprendere quel nascosto mistero;
oh, non è che impostura tutto quanto:
e come nessun alchimista ha potuto scoprire l’Elisir,
ma ugualmente glorifica il suo fecondo vaso
se per caso gli accade di scoprire
qualche odorosa sostanza, o nuova medicina,
così gli amanti sognano un godimento ricco e prolungato,
ma non trovano altro che una notte estiva simile all’inverno.
La nostra pace, il denaro, l’onore e il nostro giorno,
questo noi pagheremo, per questa vana ombra di una bolla d’aria?
In questo ha fine amore, che ogni uomo
può essere felice come me se può sostenere la breve vergogna di una farsa nuziale?
Quell’infelice amante che afferma
non essere i corpi a sposarsi, ma solo gli spiriti,
e che pretende trovare in lei un Angelo,
in egual modo esatto parlerebbe dicendo di udire
nel quotidiano e rozzo strimpellare roco il suono delle celesti sfere.
Non sperare che la donna possegga intelligenza, al massimo
ha estro e dolcezza, e non è, una volta posseduta, altro che vuota forma.
John Donne

Così cominciò

Così cominciò, là
in fondo alle scale
che tu scendevi di corsa
appena suonava il segnale di fine
dell’ultima lezione-
là, nella allegra ressa
presso gli spogliatoi,
protendendo con mano
di febbre
la tua contromarca.
Così cominciò, là
nella banda di ragazzi accaldati
(sorridessero pure con malizia
le bambine, vedendoti passare!)
correvi, a perdifiato,
facendo a pallate con l’umida neve.
Per un attimo balenavano in fuga
fiumiciattoli,
nuvole,
borgate,
ma ai tuoi occhi su tutto dominava
quell’unica cosa:
la cosa di cui, ora, sentivi forte la mancanza,
e non potevi comunque sapere ancora
che cosa.
Volevi l’amore-
amore vero, senza trucco,
e comunque tu riesca adesso
a ingannare te stesso,
volevi-non negare!- un amore felice,
e se questo non fosse stato possibile,
ti saresti contentato anche di un amore infelice:
ti bastava solo:
che fosse l’amore……
Evgenij Evtusenko

Ho un cuore eremita

Gli altri sono troppi, per me.
Ho un cuore eremita. Sono
impastata di silenzio e di vento.
Sono antica.
Mi pento ogni volta che vado
lontano dal mio stare lento
nelle velocità della sera, nelle auto schizzate
di pianto. Col loro buio abitacolo.
E se sfreccio a volte
sulla modesta moto, è per cantare
a gola stesa l’ultimo del paradiso
fare il mio guizzo pericoloso
con tutto quel vento nel petto
seminare parole beate
nel panorama nervoso.
Mariangela Gualtieri

Lucio Dalla - Quale allegria

04/03/1943 - 01/03/2012

Svegliami presto domattina

Svegliami presto domattina,
O madre mia paziente!
Camminerò sulla strada oltre il colle
Per incontrare un caro ospite.
Sul prato oggi, dentro il fitto bosco
Ho visto tracce di larghe ruote.
Il vento sotto una cappa di nuvole
Gli scuote la sua dugà dorata
Domani all’alba passerà in un lampo,
Curvando la luna-berretto sotto un cespuglio,
E la giumenta agiterà per scherzo
La coda rossa sopra la pianura.
Svegliami presto domattina,
E accendi la luce nella stanza.
Si dice che presto diventerò
Un famoso poeta russo.
Io canterò per te e l’ospite,
La nostra strofa, il gallo e il tetto...
Sui miei canti si verserà
Il latte delle tue mucche fulve.
Sergej Esenin (1917)

Io non sono cambiato

Io non sono cambiato.
Non è cambiato il mio cuore.
Come fiordalisi nella segala fioriscono gli occhi nel viso.
Stendendo stuoie dorate di versi,
vorrei dirvi qualcosa di tenero.
Buona notte!
A voi tutti buona notte!
Più non tintinna nell'erba del crepuscolo la falce del tramonto.
Stasera ho tanta voglia di pisciare
dalla finestra mia contro la luna.
Sergej Aleksandrovic Esenin

I fiori mi dicono addio

I fiori mi dicono addio,
Scrollando in giù le corolle,
Perch'io mai più rivedrò
Il suo volto e il paese natio.
Non importa, mia cara, non importa!
Li ho visti ed ho visto la terra,
E accolgo questo brivido tombale
Come se fosse una nuova carezza.
E poiché penetrai l'intera vita
Passandole dinanzi sorridendo,
Mi dico ad ogni istante
Che a questo mondo tutto si ripete.
Verrà un altro, e che importa! La tristezza
Non cancella chi parte: per la donna
Abbandonata e cara comporrà
Il successore un canto ancor più bello.
E nel silenzio ascoltandolo
Dal nuovo amante l'amata,
Di me può darsi si ricorderà
Come di un fiore che non si ripete.
Sergej Aleksandrovic Esenin

Arrivederci, amico mio, arrivederci

Mio caro, sei nel mio cuore.
Questa partenza predestinata
Promette che ci incontreremo ancora.
Arrivederci, amico mio, senza mano, senza parola
Nessun dolore e nessuna tristezza dei sopraccigli.
In questa vita, morire non è una novità,
ma, di certo, non lo è nemmeno vivere.
Sergej Aleksandrovic Esenin

Eccola, questa sciocca felicità

Eccola, questa sciocca felicità
con le sue finestre bianche spalancate sull'orto!
Sopra lo stagno, cigno pupureo,
naviga silenzioso il tramonto.
Salve, mia pozzanghera d'oro,
e voi betulle capovolte nell'acqua!
Dal tetto una banda di cornacchie
canta i vespri alle stelle.
Laggiù, oltre i giardini
dove fiorisce la vitalba,
una soave ragazza vestita di bianco
accenna delicate canzoni:
e il freddo notturno si distende sui campi
come una sottana celeste.
O mia cara, mia sciocca felicità,
tenere e fresche guance di una volta!
Sergej A. Esenin

Io lo ricordo, amata, io lo ricordo

Io lo ricordo, amata, io lo ricordo,
Lo splendore dei tuoi capelli;
Non fu allegra vicenda, né leggera,
Per me l'abbandonarti.
Delle notti autunnali mi ricordo,
Del murmure nell'ombra di betulle:
E se allora più corti erano i giorni,
Più a lungo dava luce a noi la luna.
Ed io ricordo che tu mi dicevi:
"Questi anni azzurri se ne andranno via,
E tu, mio amato, dimenticherai,
Per sempre, per un'altra".
Ma oggi il tiglio che va rifiorendo
Di nuovo ha ricordato ai sentimenti
Come teneramente cospargevo
A quel tempo i tuoi riccioli di fiori.
E il cuore, non disposto a raffreddarsi,
E amando un'altra con malinconia,
Va ricordando con quell'altra te,
Come un lungo racconto prediletto.
Sergej A. Esenin

Ah, chi mi salverà dall'esistere?

Ah, chi mi salverà dall'esistere? Non è la morte che voglio, né la vita: è quel qualcosa che brilla nel fondo dell'inquietudine come un diamante possibile nel fondo di un pozzo in cui non si può scendere.
Fernando Pessoa

SONETTO XIII (Se m'addormentassi al suono della mia stessa voce)

Se m'addormentassi al suono della mia stessa voce
Nel dirti come l'amor mio per te sia il mio sogno
Mi ritroverei ad udire me stesso, il rumore
Delle mie parole come fossero d'altra persona.
Ma non mi stupisco; questo è l'animo del poeta.
Davvero non potrei ben dirti quanto io ti amo,
Potessi non amarti meno sapendolo, e fossi
Tutto amore e nessun pensiero a provare amore.
Tanto più la coscienza diviene cosciente di sé
Tanto meno s'adopera per sminuire se stessa.
L'amore mio non potrebbe vestir d'oro l'amore
Senza sperperare dell'amore le sue ricchezze.
L'amore del poeta è questo (come ora ti provo):
Amo il mio amore per te più di quanto io ti ami.

da "35 Sonnets" di Fernando Pessoa usciti in inglese nel 1918.
Il poeta portoghese scelse come forma metrica il sonetto elisabettiano.
La bella traduzione è di Ugo Serani.

Io vorrei stare sopra le tue labbra

Io vorrei stare sopra le tue labbra
per spegnermi alla neve dei tuoi denti.
Io vorrei stare dentro il tuo petto
per sciogliermi al tuo sangue.
Fra i tuoi capelli d’oro
vorrei eternamente sognare.
E che diventasse il tuo cuore
la tomba al mio che duole.
Che la tua carne fosse la mia carne,
che la mia fronte fosse la tua fronte.
Tutta l’anima mia vorrei che entrasse
nel tuo piccolo corpo.
Essere io il tuo pensiero, io
il tuo vestito bianco,
perche’ tu t’innamori
di me d’una passione cosi’ forte
che ti consumi cercandomi
senza trovarmi mai.
E perche’ tu il mio nome
vada gridando ai tramonti,
chiedendo di me all’acqua,
bevendo, triste, tutte le amarezze
che sulla strada ho lasciato,
desiderandoti, il cuore.
E intanto io penetrero’ nel tuo
tenero corpo dolce
essendo io te stessa
e dimorando in te, donna, per sempre,
mentre tu ancora mi cerchi invano
da Oriente ad Occidente,
fin che alla fine saremo bruciati
dalla livida fiamma della morte.
Federico Garcia Lorca

Quando contemplo il tuo corpo disteso - A te viva

Quando contemplo il tuo corpo disteso
come un fiume che non cessa mai di passare,
come un limpido specchio dove cantano uccelli,
e dà gioia sentire il giorno come albeggia.
Quando guardo i tuoi occhi, profonda morte o vita che mi chiama,
canzone da un profondo che sospetto;
o vedo la tua forma, la tua fronte serena,
pietra lucente ove i miei baci brillano,
come rocce che specchiano un sole che non cala.
Quando accosto il mio labbro a quell'incerta musica,
al rumore di quanto è sempre giovane,
dell'ardore terrestre che canta in mezzo al verde,
umido corpo in perpetuo trascorrere
come amore felice che va e torna...
Sotto di me sento il mondo girare,
girare lieve con virtù eterna di stella,
con generosità lieta di astro
che non chiede neppure un mare ove riflettersi.
Tutto è sorpresa. Il mondo scintillante
sente che un mare a un tratto è la tremulo, nudo,
che è quel petto avido, febbrile,
che chiede solo il brillio della luce.
La creazione fulge. Resa quieta la gioia
passa come un piacere che non tocca il suo colmo,
come fulminea ascensione d'amore
dove il vento circonda le fronti più cieche.
Contemplare il tuo corpo alla tua sola luce,
con la vicina musica che concerta gli uccelli,
le acque, il bosco, il palpito in catene
di questo mondo pieno che sento sulle labbra.
Vicente Aleixandre