…Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.

...solo un sogno, un'emozione...una nuvola...solo un alito di vento che ti sfiora, solo l'eco dei tuoi passi nella sera...

venerdì 19 agosto 2016

La scala di Giacobbe



La scala non è fatta  
di trefoli lucenti un effimero  
splendore ove angeli
posano i piedi con un'occhiata senza dover  
sfiorare la pietra.  
È di pietra.  
Di pietra rosa  
che morbida riluce
solo perché sta contro un cielo incerto,
il torbido grigiore della notte.  
Una scala ad angoli  
retti, solidamente costruita.  
Si vede che agli angeli tocca  
saltar giù da un gradino all'altro, sollevando  
un poco le ali:  
e l'uomo deve sbucciarsi  
le ginocchia per salire e aggrapparsi  
con le mani. La pietra squadrata
lenisce i piedi titubanti. Ali lo sfiorano.
La poesia sale.
Denise Levertov

Il tempo stretto



Il miraggio è falso e cieco il giorno per noi
poi che il nocchiero è morto.  
Noi, la generazione della barca  
siamo figli di questo tempo stretto.  
I mari sicuri ci hanno abbandonato,  
i mari che cantano i salmi della partenza  
ci hanno abbandonato al deserto.  
Noi, la generazione del fitto colloquio  
tra le nostre macerie e Dio.
                                               Adonis

Frammenti lirici, XIV



O pioggia dei cieli distrutti  
che per le strade e gli alberi e i cortili  
livida sciacqui uguale,
tu sola intoni per tutti!  
Intoni il gran funerale  
dei sogni e della luce
nell'ora c'ha trattenuto il respiro:
bussano i timpani cupi,  
strisciano i sistri lisci,  
mentre occupa l'accordo tutti i suoni;
intoni il vario contrasto  
della carne e del cuore  
fra passi neri che han gocciole e fango:
scivola il vortice umano,  
vibra chiuso il lavoro,  
mentre s'incava respinta l'ebbrezza.  
Ma tu, ragione, avanzi:  
onnipossente a scaltrire il destino,
nell'inflessibil mistero
a boccheggiare ci lasci;
ma voi, rapimento e saggezza  
in apollinea gioia  
in sublima quiete,  
al marcio del tempo le nari chiudete  
o mitigando l'asprezza
nella fiala soave dell'estro  
o vagheggiando dall'alto  
la vita, che qui di respiro in respiro  
è con noi belva in una gabbia chiusa!  
Un'eletta dottrina, un'immortale bellezza  
uscirà dalla nostra rovina.
                                       Clemente Rebora

giovedì 18 agosto 2016

Noi due ragazzi che stretti ci avvinghiamo


Noi due ragazzi che stretti ci avvinghiamo,
mai che l'uno lasci l'altro,
sempre su e giù lungo le strade, compiendo escursioni a Nord e a Sud,
godiamo della nostra forza, gomiti in fuori, pugni serrati,
armati e senza paura, mangiamo, beviamo, dormiamo, amiamo,
non riconoscendo altra legge all'infuori di noi,
marinai, soldati, ladri, pronti alle minacce,
impauriamo avari, servi e preti, respirando aria,
bevendo acqua, danzando sui prati o sulle spiagge,
depredando città, disprezzando ogni agio, ci beffiamo delle leggi,
cacciando ogni debolezza, compiendo le nostre scorrerie.
Walt Whitman

Onde



Il sole conflagra:
si precipita
a rinfrescarsi nella tua allegria.
Nascono onde dal tuo seno.
Mi bagno nelle tue risate.
Onde alte e solitarie
di spiagge appartate.
Il tuo riso è la Creazione
felice d’essere amata.
Gabriel Zaid

domenica 14 agosto 2016

La frontiera

Su questo antico tratto d'acqua,
fra il campo verde e il pino che copre l'orizzonte
e quella siepe che cresce smodata,
correva nel passato la frontiera.
Era una linea rossa sulle carte
e tra gli uomini un filo di paura.
I merli la varcavano incoscienti
con quella gioia sciocca degli uccelli.
Le rane che giocando si fingevano alghe
nel canale
cambiavano paese come pelle i serpenti
e gracidavano nella stessa lingua
ostinata e rauca
di ogni notte di luna
fin da quando la luna ha nelle rane i suoi più rozzi poeti.
Ma gli uomini, ah, soltanto gli uomini,
sempre estranei al mondo e accecati
dal brillio mortale delle chimere,
si arrestavano incantati qui davanti.
E dal cielo le oche migratrici
che vedevano solo nuvole fra le nuvole
si domandavano:
Di che strana materia è fatta la frontiera?
Josè Manuel FAJARDO

Ombra

La mia ombra è come un buffone
dietro la regina. Quando lei si alza,
il buffone sulla parete balza
e sbatte nel soffitto col testone.
Il che forse a suo modo duole
nel mondo bidimensionale.
Forse al buffone non va la mia corte
e preferirebbe un diverso ruolo.
La regina si sporge dal balcone
e dal balcone lui si butta giù.
Così hanno diviso ogni azione,
però a uno ne tocca assai di più.
Si è preso il merlo i gesti liberali,
il pathos con la sua impudenza
e tutto ciò per cui non ho la forza
- corona, scettro, mantello regale.
Lieve sarò, ah, nell’agitare il braccio,
ah, lieve nel voltare indietro il capo,
sire, nell’ora del nostro commiato,
sire, alla stazione ferroviaria.
Sire, in quel momento sarà il buffone
a sdraiarsi sui binari alla stazione.
Wislawa SZYMBORSKA