…Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.

...solo un sogno, un'emozione...una nuvola...solo un alito di vento che ti sfiora, solo l'eco dei tuoi passi nella sera...
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venerdì 10 dicembre 2021

Rovine in fiore

 

Viviamo fra rovine, circondati
da rovine in fiore,
da fiori in rovina.

Viviamo da sempre
alla fine dei tempi
e nel primo giorno della Creazione.

Camminiamo senza rotta
sulla sabbia di ciò che sentiamo.
E le onde, le ore
e la velocità alla quale dimentichiamo
cancellano le nostre orme.

Siamo ombre che crescono man mano
che cade la sera.
Prima che faccia notte,
abbracciami, amore mio, fammi memoria,
fatti memoria in me.

Juan Vicente Piqueras

venerdì 4 ottobre 2013

Nave di noi



Non c’è più prima.
Non c’è più ma.
Non c’è più quando.
Ci sei soltanto tu.
Tu, quella che doveva arrivare.
Quella che mi aspettava mentre io la cercavo.
Quella che io aspettavo mentre tu mi cercavi.
Non c’è più nulla.
Non c’è più mai.
Non c’è più no.
Tutto è un sì ormai.
L’amore è il mare.
Ci culla nel suo cuore.
Ci porta chissà dove
nella nave di noi.
E noi non ha paura delle nostre paure.
Juan Vincente Piqueras

venerdì 10 agosto 2012

Avverbi di luogo

Qua è dove sono io. Ovunque sia
sarò sempre qua, dove mi vedi.
Questa casa, questi volti, questi oggetti
stancano perchè il qua stanca.
Qua viene sete di andarsene, sete di laggiù.
Ma laggiù è il luogo dove non potrò mai stare,
dove io sono impossibile. Ovunque vada
il là dove sarò diverrà qua
e io ci sarò ad aspettar me stesso
con in mano un mazzo di rose tutte uguali.
Là è il tuo qua.
Là sembra un grido perché è dove fa male.
Io voglio essere là dove tu stai,
e tu qua, o meglio: noi due laggiù, remoti, insieme
ché vivo è uguale a insieme.
Laggiù c’è l’amore che non c’è qua.
Quegli oggetti toccati dalle tue mani,
quello che pensi, dici, taci o sogni,
quei luoghi dove stai senza di me,
quello desidero, quello mi occorre.
Ed essere il tuo là, il tuo alito sospeso.
Laggiù è la salvezza, il miraggio
nato dalla sete di stare qua.
Laggiù saremmo felici per sempre
stretta la foglia e larga la via
laddove il tuo qua e il mio là si riunirebbero.
Laggiù è pioggia cadendo
su questo deserto inaridito.
Laggiù è il Paese di Bengodi, Eldorado, il non-plus-ultra.
Io sono qua, tu là, e noi due laggiù, ma quando?
Questo è pietra. Codesto è seta. Quello è mare.
Qua è focolare impossibile, intima assenza,
odiato domicilio, carcere di ogni giorno.
Là calore del tu, mia la tua vita,
tesoro della tua isola, aria d’amore.
Laggiù, dove non siamo, piove sulla vita
che non sarà mai nostra e che ci attende.
Juan Vicente Piqueras

lunedì 6 agosto 2012

Quando

La memoria è un remoto quando
(quando ti conobbi, quando te ne andasti)
o imperfetto (quando eravamo piccoli,
quando eri con me). Nel desiderio siamo ancora più quando (quando tornerai,
quando sarà il momento, quando arriverà),
siamo subordinati e senza protezione
Soltanto quando dormo il quando s’addormenta.
Juan Vicente Piqueras

mercoledì 20 giugno 2012

Dio mio

E' un dio che non dorme
e si affaccia agli occhi
del prigioniero e della sua sentinella.
E' un dio che ci vede a occhi chiusi,
una palpebra d'aria, l'altra di acqua,
e non crede in noi.
E' un dio letterario
scritto giorno dopo giorno dalla sete,
la sconfitta e la voglia
di fuggire, inutilmente sempre,
dall'io e dalla sua spietata tirannia.
L'orizzonte, madre degli orfani,
dio dei miscredenti.
Juan Vicente Piqueras

lunedì 21 maggio 2012

Ci prendono per navi e siamo isole

Ci prendono per navi e siamo isole.
Intricate, deserte, che tesori
possiamo offrire a quelli che non giungono?
La nostra costa è dura. Il nostro faro
di voce anzichè luce
non attira, spaventa
e nessun marinaio perduto nella notte
toccherà le spiagge nostre dove ancora
fanno male le orme di quel naufrago
che sapeva del nostro deserto.
La notte, ogni notte, ci promette e ci nega
la strada del ritorno, il tornaviaggio,
l’amore che ci salvi da noi stessi
e la parola che sia detta per sempre.
Ci sono in noi alberi senza nome
stanchi di far ombra e crescere da soli.
Coloro che non partono ma soffrono
di sete di scogliera, amano i porti,
salpano nel sonno, cercano un’altra sete
per appagare la prima, ci osservano,
ci vedono come navi, felici.
Siamo isole.
Juan Vicente Piqueras

domenica 22 gennaio 2012

Vigilia di restare

Tutto è pronto; la valigia,
le camicie, le mappe, la fatua speranza.
Mi spolvero le palpebre.
Ho messo all'occhiello
la rosa dei venti.
Tutto è pronto: il mare, l'atlante, l'aria.
Mi manca solo il quadro,
un diario di bordo, il dove, le carte
di navigazione, venti a favore,
il coraggio e qualcuno che mi ami
come non so amarmi io.
La nave che non c'è, le mani attonite,
lo sguardo intento, le imboscate,
e l'orizzonte un filo ombelicale
sottolineando questi versi sospesi...
Tutto è pronto: è serio, è vano.
Juan Vicente Piqueras

venerdì 20 gennaio 2012

Palme

Nasciamo dalla sete. Siamo palme
che crescono a forza di perdere
i propri rami. I tronchi sono ferite,
cicatrici rimarginate dal vento e dalla luce,
quando il tempo, quello che fa e quello che trascorre,
occupa il cuore e lo trasforma in nido
di perdite, ne erige la sua aspra colonna.
E per questo le palme sono allegre
come coloro che hanno saputo soffrire in solitudine
e ora si cullano nell'aria, spazzano nubi
e dalle loro chiome consegnano
inni alla luce, fonti di fuoco,
ventagli a dio, addio a tutto.
Tremano, testimoni di un miracolo
che conoscono soltanto loro.
Siamo come la sete delle palme
e ogni ferita aperta verso la luce
ci fa sempre più alti, più felici.
Perdite sono i nostri tronchi. È trono
il nostro dolore. Non è bello
soffrire ma bisogna aver sofferto
per sentire, come un intimo nido,
la meraviglia dei sopravissuti
che ringraziano l'aria, e poi scoppiano
per l'alta gioia in mezzo al deserto.
Juan Vicente Piqueras

venerdì 13 gennaio 2012

Ho sbagliato vita

Ho sbagliato vita e quella che conduco
è scritta da nessuno
in una lingua che io non capisco.
Chiudo il libro e gli occhi,
per non veder la luce di quel che mi è negato.
Come chi sbaglia treno in un libro diverso
ho sbagliato la vita
e non so dove mi conduce
questa teoria di errori 
Juan Vicente Piqueras

domenica 18 dicembre 2011

Quegli oggetti toccati dalle tue mani

Quegli oggetti toccati dalle tue mani,
quello che pensi, dici, taci o sogni,
quei luoghi dove stai senza di me,
quello che desidero, quello che mi occorre.
Ed essere il tuo là, il tuo alito sospeso”
Juan Vicente Piqueras

martedì 13 dicembre 2011

Mela di mare

Io sarei il maschio e tu la femmina
vestita di tormenta.
Dormiresti
nella culla del mare più impensato,
diadema d'altra luce sui capelli,
nelle mani remote
la sabbia fuggitiva
di noi due, desertici e felici.
E vivremmo lontano, dimentichi
del tempo, dell'ora, in cui fummo schiavi
della nostra paura, di questo assurdo
mondo, sicario assoldato dalla morte.
L'isola è in noi
ad aspettare
che la rabbia maturi e ci rapisca.
Io sarei il maschio e tu la femmina.
E la mela sarebbe la memoria.
Juan Vicente Piqueras