Non parlava con me il mio paese
non mi leggeva. Ora vuole un canto
lunghissimo, di gola – che si accordi
con fessure di terra e tremi
nelle cose.
Non parlava con me il mio paese. Ora di colpo
mi ha infiammato come un fuoco di bosco,
toccando appena il fuscello della lingua, lasciando che il palato
ardesse a cupola nel corpo.
Mi ha dato tempo e notte.
La voce si è levata prodigiosa
dimessa, nel secolo che cresce sul millennio
né lupo, né scoiattolo, non una bestia in fuga
ma pelle che si somma nel buio ad altre pelli
arata-notte nel tramestio di foglie
notturna voce che scava fino al nome
e muta in tenebra il suo canto e dice: anch’io
nata a dicembre, il ventidue, sulla punta dell’anno che si spegne.
Osip Mandel’stamm
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