…Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.

...solo un sogno, un'emozione...una nuvola...solo un alito di vento che ti sfiora, solo l'eco dei tuoi passi nella sera...

lunedì 28 novembre 2011

In luogo di dedica

Laverò dalle tue mani il sangue
dal cuore trarrò la nera vergogna
Coprirò con un nuovo nome
la pena di sconfitte e offese.
Tutto s'è confuso per sempre.
Ho molto da fare oggi:
Bisogna uccidere fino in fondo la memoria.
Bisogna che l'anima si pietrifichi.
Bisogna di nuovo imparare a vivere.
L'ardente stormire dell'estate
come una festa oltre la finestra.
Dormo, la nostra giovinezza vedo in sogno
calice che da sè allontanò,
Io a te nella realtà
se vuoi la renderò per ricordo.
Come se di nuovo addio dicessi
a ciò a cui da tempo ho detto addio
Come se fattami il segno della croce
scendessi sotto buie volte.
Sono i fiotti di un ampio colloquio
Quando gli incubi risorgono tutti
E l'orologio non suona ancora...
Non ha misura la mia angoscia
Io stessa sulla soglia come un'ombra
sto a guardia della restante mia intimità.
Un senso provo di umido gelo
di pietra, di ghiaccio,di fuoco mi faccio.
Per questa assurdità
presto incanutirò
o diverrò completamente un'altra.
E quel cuore più non risponderà
alla mia voce, esultante e afflitto.
Tutto è finito. E il mio canto risuona
nella notte vuota, dove più tu non sei.
Non importa che il mondo si sia fatto sordo.
Come a una voce lontana presto ascolto,
ma intorno non c'è nulla, nessuno.
La strada del passato è da tempo sbarrata.
E a che mi serve ora il passato?
Vago per le onde e mi nascondo nel bosco
appaio sopra un limpido smalto.
Non sopporterò, certo, male il distacco
ma un incontro con te - non credo.
In fondo che cosa ci importa
che tutto si tramuti in cenere,
su quanti abissi ho cantato
in quanti specchi ho vissuto
Che io non sia nè sonno nè gioia
e, meno di tutto, grazia beatificante
Ma forse più di quanto tu necessiti
ti toccherà rammentare
e il rombo dei versi smorzantisi
e l'occhio che al fondo nasconde
quel rugginoso serto pungente
nel suo silenzio angoscioso.
E in una delle sonate io ti celerò con cautela
Passeranno in un muto gemito di morte
queste mezz'ore
Sul palmo della mia mano leggerai
gli stessi portenti
e allora la tua angoscia
fattasi destino
ti allontanerà dalla mia soglia
verso una gelida risacca.
Con il mio canto ti ucciderò
senza spargere in terra il tuo sangue
E non ti toccherà la mia mano
Senza gettarti uno sguardo cesserò di amarti
E con il tuo gemito incredibile
la brama infine appagherò.
Eppure non fu che una ferita
e una nube, sopra,
di tormento.
Anna Achmatova

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