…Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.

...solo un sogno, un'emozione...una nuvola...solo un alito di vento che ti sfiora, solo l'eco dei tuoi passi nella sera...

giovedì 4 aprile 2013

La città



Hai detto: "Per altre terre andrò, per altro mare.
Altra città, più amabile di questa, dove
ogni mio sforzo è votato al fallimento,
dove il mio cuore come un morto sta sepolto,
ci sarà pure. Fino a quando patirò questa mia inerzia?
Dei lunghi anni, se mi guardo attorno,
della mia vita consumata qui, non vedo
che nere macerie e solitudine e rovina".
Non troverai altro luogo non troverai altro mare.
La città ti verrà dietro. Andrai vagando
per le stesse strade. Invecchierai nello stesso quartiere.
Imbiancherai in queste stesse case. Sempre
farai capo a questa città. Altrove, non sperare,
non c'è nave non c'è strada per te.
Perché sciupando la tua vita in questo angolo discreto
tu l'hai sciupata su tutta la terra.

Costantinos Kavafis

Versi per una ragazza 5 giorni dopo il suo 21esimo compleanno



Tornato al Palace
tra le lenzuola
viaggia più in fretta
chi viaggia sola
tornato al pascolo
col cuore in gola
viaggia più in fretta
chi viaggia sola.
Tornato a tutto il niente
e alla mia vita sola
viaggia più in fretta
chi viaggia sola
ma signori, niente paura
Perché c’è Harry’s bar
al Lido passa Afdera
sul suo basso giallo car
l’Europeo pubblica
Mondadori non paga
odia gli amici
ama tutto ciò ch’è falso
qualche puledro di fieno s’appaga
ti svegli la mattina
Venezia è sempre là
i piccioni cercano e s’accoppiano
dove la piazza è nell’oscurità.
Le cose che abbiamo amato sono nel grigio della laguna
tutti i sassi tra cui si fa la spola
d’ora in avanti camminaci da sola
vivi pure da sola se ti piace
ti piacerà per una giornata
ma io non sarò sola, lei disse, incavolata.
Solo in cuor tuo, rispose. Solo nella tua mente.
Ma mi piace star sola, ribatté lei, furente.
Sì, lo so, disse lui
sì, lo so, disse.
Ma sarò la migliore. In testa al branco.
Sì sì, lo so. Ne hai tutto il diritto.
Un giorno torna a dirmelo. Mostrami ciò che hai scritto.
Tu e tutti i tuoi problemi. Non fai che lavorare.
Sì lo so rispose lui.
Tu fa’ come ti pare.
Fallo la mattina a mente fresca
fallo la sera prima che tu esca.
In primavera, fallo, quando la primavera non è giunta
fallo d’inverno
lo conosciamo, l’inverno,
fallo nei giorni più caldi
cerca di farlo all’inferno.
Scambia il letto con una matita
baratta con un foglio la tua pena
no, va’ pure per la tua strada
ragazza, e buona fortuna.
Ernest Hemingway – 1950

mercoledì 3 aprile 2013

La primavera ritorna sul mondo

La primavera ritorna sul mondo.
Guardo l’aprile, che non ha colori
Per me, finché tu venga,
Come prima del giungere dell’ape
Restano inerti i fiori,
Destati all’esistenza da un ronzio.
Emily Dickinson

Motivo dimenticato

Piove su tutte le strade
e piove nel fondo al mio cuore:
non so, non so da dove
giunge questo languore.
Sonoro bruir della piova
per le zolle, sopra le ardesie;
a un cuor che dolce s’accora
oh dolce bruir della piova!
Questo pianger da dove mi viene?
Inganno? E quale? Nessuno.
Eppure nel cuore che geme
da dove, da dove mi viene?
E come duole un dolore
senza radice alcuna.
Odio non c’è, non c’è amore:
e tanta è la pena del cuore.
PAUL VERLAINE

lunedì 1 aprile 2013

Mezzanotte

Scrivo sul tardi. È mezzanotte.
Ignoro quando ho percorso questa strada,
come sono arrivato qui dove mi trovo, cosa cercavo.
La Croce del Sud s’è già spostata al centro
della raggiante solitudine notturna.
Di niente qui sono sicuro, neppure di questi galli
che tutt’intorno si sgolano.
Scrivo sul tardi. Cantano troppo i galli,
cantano per Esculapio, per Socrate, per Cristo
e per il vecchio Eduardo,
che continuamente svegliano nella sua tomba
affinché distribuisca adesso le sue grida
come se fossero le briciole di un lampo.
Eugenio Montejo

La terra girò per avvicinarci

La terra girò per avvicinarci
girò su se stessa e dentro di noi
fino ad unirci finalmente in questo sogno,
come fu scritto nel Simposio.
Passarono notti, nevi, solstizi;
passò il tempo in minuti e millenni.
Un carro che andava a Ninive arrivò a Nebraska.
Un gallo cantò lontano dal mondo.
La terra girò musicalmente
con noi a bordo;
non cessò di girare un solo istante,
come se tanto amore, tanto miracolo
fosse solo un adagio già scritto molto tempo fa
tra le partiture del Simposio.
Eugenio Montejo

Nome che stai al centro

Nome che stai al centro,
il tuo suono ciocca e s’imperla di voci
ma nessuna ti tiene, nessuna ti osa in
suoni, in lettera e in cifra. Nelle tue solitudini
di mai chiamato. Come tutto è assai strano.
A me sembra. Assai strano.
Ti piantóno, ti indago, mi avvicino in
millimetri. Ti ho nella voce
senza che esca in suono.

Mariangela Gualtieri
da “Nei leoni e nei lupi”

I doni

Ringraziare voglio il divino
labirinto degli effetti e delle cause
per la diversità delle creature
che compongono questo singolare universo,
per la ragione, che non cesserà di sognare
un qualche disegno del labirinto,
per il viso di Elena e la perseveranza di Ulisse,
per l’amore, che ci fa vedere gli altri
come li vede la divinità,
per il saldo diamante e l’acqua sciolta,
per l’algebra, palazzo dai precisi cristalli,
per le mistiche monete di Angelus Silesius [1],
per Schopenhauer,
che forse decifrò l’universo,
per lo splendore del fuoco
che nessun essere umano può guardare senza uno stupore antico,
per il  mogano, il cedro e il sandalo,
per il pane e il sale,
per il mistero della rosa
che prodiga colore e non lo vede,
per certe vigilie e giornate del 1955,
per i duri mandriani che nella pianura
aizzano le bestie e l’alba,
per il mattino a Montevideo,
per l’arte dell’amicizia,
per l’ultima giornata di Socrate,
per le parole che in un crepuscolo furono dette
da una croce all’altra,
per quel sogno dell’Islam che abbracciò
mille notti e una notte,
per quell’altro sogno dell’inferno,
della torre del fuoco che purifica,
e delle sfere gloriose,
per Swedenborg [2],
che conversava con gli angeli per le strade di Londra,
per i fiumi segreti e immemorabili
che convergono in me,
per la lingua che, secoli fa, parlai nella Northumbria,
per la spada e l’arpa dei sassoni,
per il mare, che è un deserto risplendente
e una cifra di cose che non sappiamo,
per la musica verbale dell’Inghilterra [3],
per la musica verbale della Germania,
per l’oro, che sfolgora nei versi,
per l’epico inverno,
per il nome di un libro che non ho letto: Gesta Dei per Francos [4],
per Verlaine, innocente come gli uccelli,
per il prisma di cristallo e il peso d’ottone,
per le strisce della tigre,
per le alte torri di San Francisco e dell’isola di Manhattan,
per il mattino nel Texas,
per quel sivigliano che stese l’Epistola Morale [5],
e il cui nome, come egli avrebbe preferito, ignoriamo,
per Seneca e Lucano, di Cordova,
che prima dello spagnolo scrissero
tutta la letteratura spagnola,
per il geometrico e bizzarro gioco degli scacchi,
per la tartaruga di Zanone e la mappa di Royce [6],
per l’odore medicinale degli eucalipti,
per il linguaggio, che può simulare la sapienza,
per l’oblio, che annulla o modifica il passato,
per la consuetudine,
che ci ripete e ci conferma come uno specchio,
per il mattino, che ci procura l’illusione di un principio,
per la notte, le sue tenebre e la sua astronomia,
per il coraggio e la felicità degli altri,
per la patria, sentita nei gelsomini
o in una vecchia spada,
per Whitman e Francesco d’Assisi, che scrissero già questa poesia,
per il fatto che questa poesia è inesauribile
e si confonde con la somma delle creature
e non arriverà mai all’ultimo verso
e cambia secondo gli uomini,
per Frances Haslam [7], che chiese perdono ai suoi figli
perché moriva così lentamente,
per i minuti che precedono il sonno,
per il sonno e la morte,
quei due tesori occulti,
per gli intimi doni che non elenco,
per la musica, misteriosa forma del tempo.
 
Jorge Luis Borges, da “L’altro, lo stesso”

[1] Poeta e mistico tedesco dell’età barocca. Si convertì dal
luteranesimo al cattolicesimo.
[2] Scienziato, mistico e teosofo svedese, morto a Londra nel 1772.
[3] Borges ama molto, anche come suono, le lingue germaniche, il tedesco e l’inglese.
[4] Le Gesta Dei per Francos di Guilberto di Nogent (m. 1121) sono un monumento della storiografia medievale.
[5] Si tratta dell’Epístola moral a Fabio, intrisa di stoicismo e di sebechismo, attribuita al poeta sivigliano Andrés Fernanández de Andrada (sec. XVII).
[6] « Josiah Royce, nel primo volume dell’opera The world and the individual (1899), ha formulato la seguente: «Immaginiamo che una parte del suolo inglese sia stata livellata perfettamente e che un cartografo tracci in essa una mappa d’Inghilterra. L’opera è perfetta; non c’è dettaglio del suolo inglese, per piccolo che sia, che non sia registrato nella mappa; tutto trova lì il suo corrispondente. Quella mappa, in tal caso, deve contenere una mappa della mappa, che deve contenere una mappa della mappa della mappa, e così all’infinito» (in Otras inquisiciones).
[7] Frances (o Fanny) Haslam era la nonna paterna di Borges. «Quando ella morì nel 1935, all’età di novant’anni, ci chiamò al suo capezzale e disse in inglese (il suo spagnolo non era ottimo, anche se lo parlava con facilità) con la sua voce esile: “Io sono soltanto una vecchia che sta morendo con molta lentezza. Non vedo che cosa ci sia di strano o d’interessante”. Non capiva perché la casa ne fosse così sconvolta e ci chiedeva scusa d’impegnare tanto tempo a morire» (in Abbozzo di autobiografia).

La sostanza dove io manco

La sostanza dove io manco è tutta avvolta nella coperta di lana. Di quelli che più volte ho toccato ricordo le mani le facce le pance le voci le pettinature. Mi stanno aiutando.
(Enigma: io sono la mancanza – la mancanza che sono - sono ciò da cui manco – sono tutta mancanza – e non c’è nostalgia – neppure lontananza – essendo ciò che manca – adesso e sempre – io)

Mariangela Gualtieri
da “Antenata”