…Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.

...solo un sogno, un'emozione...una nuvola...solo un alito di vento che ti sfiora, solo l'eco dei tuoi passi nella sera...

sabato 4 febbraio 2012

Dove

Dove gli occhi si chiudono; dove il tempo
fa echeggiare il nicchio del silenzio;
dove il chiaro deliquio si dissolve
nell’aroma dei nardi e del sesso;
dove gli arti son lacci, e le bocche
non respirano, ansano frementi;
dove le dita tracciano altre orbite
per lo spazio dei corpi e delle stelle;
dove la breve agonia; dove la pelle
si fonde nel sudore; dove l’amore.
José Saramago

Anima

La mia anima è così pesante che nessun pensiero è capace di portarla, nessun colpo d'ala che possa sollevarla verso l'etere. Se essa si muove, non riesce che a sfiorare la terra come il volo basso degli uccelli quando minacia l'uragano. Sulla mia anima incombe un'oppressione greve, un'angoscia che fa presentire il terremoto.
Soren Kierkegaard  (Aut aut)

Cara mamma...

Cara mamma,
dagli orologi fermi capisco la tua assenza. E stamattina nel solito bicchiere bianco c'era uno spazzolino da denti solo.
Il tuo te lo sei portato via.
Ma non credere che, te lontana, io faccia cose che a te dispiacciono.
Il mio sogno più caro è destinato a oscillare nell'aria lungamente, ma poi - certo - a dissolversi nel sereno, oltre le cose. Perché amiamo perdutamente soltanto ciò che non avremo mai: e per me è la miseria, vecchi con lunghi mantelli fra ciminiere di fabbriche lontane, carraie che conducono a una cava di sabbia, bambine col grembiule rosso riflesse dall'acqua dei fossi. La strada vera va lungo un marciapiede, ha consuete parole, vetrine infiorate, un "Punto giallo" fra gli specchi, e un mite desiderio di sicuri stipendi.
Cara mamma, augurami di soffrire ancora a lungo per amore di fantasia: a questo patto la tua ragazza potrà non morire.
Antonia

Antonia Pozzi (Lettera del 29 gennaio 1938 in "L'età delle parole è finita" - Lettere 1927-1938)

Riderò, sparlerò

Riderò, sparlerò
racconterò bugie.
E domani l'avrò già dimenticato.
Sono malata sono malnata
e poi tanto dico sempre
le stesse cose.
Che tu ci sia o non ci sia
ormai è la stessa cosa,
comunque sia io ho la nostalgia.
Due ore fa mi sono innamorata.
Tremo d'amore e seguito a tremare,
ma non so bene a chi mi devo dichiarare.
Non dipende da me
riconosco che non dipende da me.
Dipendesse da me
sarei in felice completa dipendenza
Patrizia Cavalli

Lettera

Mi hai detto se mi scrivi
non battere tutto a macchina
aggiungi un rigo di tua mano
una parola niente di speciale un'inezia
sì sì sì sì sì sì sì sì
però la mia Remington è bella
mi piace moltissimo e funziona bene
la mia scrittura è limpida e chiara
si capisce subito che l'ho battuta io
vi sono spazi bianchi che so fare solo io
guarda un po' che stile questo foglio
comunque per farti un piacere aggiungo a penna
due tre parole
e una grossa macchia d'inchiostro
per non lasciartele leggere
Blaise Cendrars

Vita pericolosa

Sono forse oggi l’uomo più felice del mondo
Possiedo tutto quello che non desidero
E alla sola cosa alla quale io tenga nella vita ogni giro dell’elica mi ci avvicina
E avrò forse perduto tutto arrivando.
Blaise Cendrars

La poesia è nascosta nelle parole

La poesia è nascosta nelle parole,
è tutto quello che so.
Il mio destino è non capire quasi nulla.
Sul niente possiedo profondità.
Non coltivo connessioni con il reale.
Per me forte non è chi scopre l'oro.
Forte per me è chi scopre cose insignificanti:
del mondo e nostre.
Per questa piccola frase mi hanno eletto imbecille.
Mi sono emozionato e ho pianto.
Ho un debole per gli elogi. 
Manoel de Barros

Abbandono

Nel mio corpo mi abbandono
lo spirito si acquieta...
Vagano solo i pensieri
nel più profondo silenzio.
In un mondo più che profondo
profondamente mi addormento.
Aprendo la porta al sogno,
tu entri e piano
passo passo cerchi
ma sapendo dove sono,
la mano stendi e mi prendi!
Fluttuando mano nella mano
andiamo tra i fiori,
tra sorrisi e baci
passeggiando la fantasia...
Già che il tempo non conta
e i minuti sono eterni
sarà necessario tornare?
Il mondo è reale là fuori...
Si chiude la porta, apro gli occhi
amore mio, torno a vivere
devo continuare.
Aspettami un poco, ti prego,
dopo torno a sognare... 
Magda Helena Gomes

Ci sono

Ci
sono vuoti che

le parole colmano,

altri che le parole scavano.

Ci

sono silenzi che

sono un dono

altri che uccidono

che non hanno senso.

Ci

sono parole giuste

parole sbagliate

parole dette o taciute

per non fare del male.

Parole attese, sospirate.

Ci

sono parole…

Ci

sono silenzi…

Un “ci sono” mancato

un “mi dispiace”

non pronunciato.

Un “sospeso” non colmato.

Ci

sono silenzi che attendono

l’arrivo di una spiegazione

per poter spegnere il tormento

di quei perché senza senso.
Silvana Stremiz

Io sono verticale

Io sono verticale
Ma preferirei essere orizzontale.
Non sono un albero con radici nel suolo
succhiante minerali e amore materno
così da poter brillare di foglie a ogni marzo,
né sono la beltà di un'aiuola
ultradipinta che susciti grida di meraviglia,
senza sapere che presto dovrò perdere i miei petali.
Confronto a me, un albero è immortale
e la cima di un fiore, non alta, ma più clamorosa:
dell'uno la lunga vita, dell'altra mi manca l'audacia.
Stasera, all'infinitesimo lume delle stelle,
alberi e fiori hanno sparso i loro freddi profumi.
Ci passo in mezzo ma nessuno di loro ne fa caso.
A volte io penso che mentre dormo
forse assomiglio a loro nel modo più perfetto -
con i miei pensieri andati in nebbia.
Stare sdraiata è per me più naturale.
Allora il cielo ed io siamo in aperto colloquio,
e sarò utile il giorno che resto sdraiata per sempre:
finalmente gli alberi mi toccheranno,
i fiori avranno tempo per me.
Sylvia Plath

Gli infimi crepuscoli

Amo le cose che consumate brillano
come se i crepuscoli fossero
fermi in esse ardendo per sempre.
I bordi delle sedie raffinati
dalla devozione chiara delle dita.
I bicchieri trasparenti per servire
sorgenti distanti.
I selciati sottomessi all'ombra.
Le vesti sfilate dall'aria.
Amo la loro affaticata servitù
di diamante appagato,
la sommessa passione dei loro silenzi.
Amo la loro anima d'autunno che fu alta
e condivise gli occhi del miracolo.
Il loro modo di darci l'oblio,
senza pianto né violenza,
come una saggia prossimità che splende,
come la mano dell'amore senza nessuno.
Amo i libri vecchi
manipolati dalla luce,
i ciottoli che stanno nella mano
dove ardono paesaggi lontanissimi.
Perchè va verso l'addio la loro lenta musica,
si abbracciano all'ombra senza gemere,
silenziose come il fuoco dimenticato delle lampade
che restano sole al giungere dell'alba.
Laureano Alban

Canto dell'Anima

Non sono l'io nè la ragione, non sono la mente nè il pensiero,
non posso essere sentito ne' espresso in parole, ne' posso
esser percepito dall'olfatto ne' dalla vista;
non mi si trova nella luce, ne' nel vento, ne' sulla terra
o nel cielo,
incarno la coscienza e la gioia, Beatitudine del beato io sono.
Non ho nome, ne' vita, non respiro aria vitale,
nessun elemento mi ha plasmato, ne' veste corporea è
mio rifugio:
non parlo, non ho mani ne' piedi, ne' mezzi di sviluppo.
Coscienza e gioia io sono, e Beatitudine nella dissoluzione.
Mi libero dell'odio e della passione, ho superato la passione e il desiderio;
nessuna punta di orgoglio mi ha mai sfiorato, cosicche'
invidia non ho mai provato;
al di la' di ogni fede superata, la ricchezza, la liberta', il desiderio,
coscienza e gioia io sono, e la Beatitudine è il mio ornamento.
Virtu' e vizio, piacere o dolore non sono il mio patrimonio,
ne' testi sacri, ne' offerte, ne' preghiere, ne'pellegrinaggio;
non sono il cibo, ne' il mangiare, ne' colui che mangia
io sono.
Incarno la gioia e la coscienza, Beatitudine del Beato
io sono.
Non ho apprensione per la morte, ne' pregiudizi di razza
mi isolano,
nessun genitore mi ha chiamato figlio, nessun legame di nascita
mi ha mai legato;
non sono ne' il discepolo ne' il maestro, non ho parenti ne' amici
Coscienza e gioia io sono, e assorbirmi nella Beatitudine è il mio fine.
Ne' il comprensibile, la conoscenza, o il conoscitore io sono
il senza forma è la mia forma,
abito nei sensi ma essi non sono la mia dimora:
sempre serenamente equilibrato, non sono libero
ne' legato.
Coscienza e gioia io sono, e la Beatitudine è sempre
a me vicina.
(Atma Satkam cantato da Sankaracharya, ricopiato da Teoria e pratica dello yoga di B.K.S. IYENGAR)

Com'è bello pensare a te

Com'è bello pensare a te tra le grida della morte e della vittoria,
pensare a te quando si e' in prigione e quando si e' passata la quarantina.
Com'e' bello pensare a te:
ecco una mano dimenticata su una stoffa azzurra,
ed ecco, tra i tuoi capelli, la morbidezza fiera della mia terra di Istanbul.
E' come un altro uomo,in me,
la felicita' di amarti.
Com'e' bello pensare a te, scrivere per te,
guardarti coricato sulla schiena, nella mia cella.
Una parola che tu hai detto quel giorno,
in quel posto, e non una parola in se',
ma quel modo che aveva di contenere tutto un mondo.
Com'e' bello pensare a te:
voglio ancora scolpire per te qualcosa, costruire una scatoletta,
un anello, tessere tre metri di seta.
E di colpo, alzandomi in piedi, andare a incollarmi alle sbarre della finestra,
e gridare al cielo azzurro della liberta' tutto quanto ho scritto per te. 
Nazim Hikmet

Ti ho sognata

Ti ho sognata
mi sei apparsa sopra i rami
passando vicino alla luna
tra una nuvola e l’altra
andavi, e io ti seguivo
ti fermavi e io mi fermavo,
mi fermavo, e tu ti fermavi,
mi guardavi e io ti guardavo
ti guardavo e tu mi guardavi
poi tutto è finito.
Nazim Hikmet

Prima che bruci Parigi

Finchè ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finchè ancora tempo, mio amore
finchè il mio cuore è sul suo ramo
vorrei una notte di maggio
una di queste notti
sul lungosenna Voltaire
baciarti sulla bocca
e andando poi a Notre-Dame
contempleremmo il suo rosone
e a un tratto serrandoti a me
di gioia paura stupore
piangeresti silenziosamente
e le stelle piangerebbero
mischiate alla pioggia fine.
Finchè ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finchè ancora tempo, mio amore
finchè il mio cuore è sul suo ramo
in questa notte di maggio sul lungosenna
sotto i salici, mia rosa, con te
sotto i salici piangenti molli di pioggia
ti direi due parole le più ripetute a Parigi
le più ripetute, le più sincere
scoppierei di felicità
fischietterei una canzone
e crederemmo negli uomini.
In alto, le case di pietra
senza incavi nè gobbe
appiccicate
coi loro muri al chiar di luna
e le loro finestre diritte che dormono in piedi
e sulla riva di fronte il Louvre
illuminato dai proiettori
illuminato da noi due
il nostro splendido palazzo
di cristallo.
Finchè ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finchè ancora tempo, mio amore
finchè il mio cuore è sul suo ramo
in questa notte di maggio, lungo la Senna, nei depositi
ci siederemmo sui barili rossi
di fronte al fiume scuro nella notte
per salutare la chiatta dalla cabina gialla che passa
- verso il Belgio o verso l’Olanda? -
davanti alla cabina una donna
con un grembiule bianco
sorride dolcemente.
Finchè ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finchè ancora tempo, mio amore.
 

Nazim Hikmet

Sotto la pioggia camminava la primavera

Sotto la pioggia camminava la primavera
con i suoi piedi esili e lunghi sull'asfalto di Mosca
chiusa tra gli pneumatici i motori le stoffe le pelli
il mio cardiogramma era pessimo quel giorno
quel che si attende verrà in un'ora inattesa
verrà tutto da solo
senza condurre con sè
coloro che già partirono
suonavano il primo concerto di Ciajkowskj sotto la pioggia
salirai le scale senza di me
un garofano sta all'ultimo piano della casa al balcone
sotto la pioggia camminava la primavera
con i suoi piedi esili e lunghi sull'asfalto di Mosca
ti sei seduta di fronte a me non mi vedi
sorridi a una tristezza che fuma lontano
la primavera ti porta via da me ti conduce altrove
e un giorno non tornerai più ti perderai nella pioggia.
Nazim Hikmet

Prima che sia notte ("IO" - Reinaldo Arenas)

Amore Oscuro

Se un'ombra fui per te,
quando coprii il tuo corpo
se, quando ti baciavo,
eran ciechi i miei occhi,
continuiamo ad esser notte,
come la notte immensi,
col nostro amore oscuro,
senza limiti, eterno...
Poiché alla luce del giorno
piccolo è il nostro amore.
Manuel Altolaguirre

Crepuscolo

(Canzone dell'anima)
Vieni, voglio spogliarmi!
La luce se n'è andata e sono
stanca di questi indumenti.
Toglimi la veste! Mi credano
morta, perché, nuda
mentre mi vegliano il sonno,
riposo la notte intera;
perché domani di buon'ora,
spogliata della mia nudità,
andrò a bagnarmi in un fiume,
mentre la mia veste con altra veste
sarà custodita per sempre.
Accorri, morte; sono un bambino,
e voglio che mi spoglino;
la luce se n'è andata e sono
stanca di questi indumenti.
Manuel Altolaguirre

Vorrei baciarti

Vorrei baciarti come un giuramento da spergiurare: – Non accadrà più – e sapere che sarà quest’attesa a far combaciare perfettamente le labbra ancor prima del tempo scelto da noi per noi. Baciami avida di tutto quello che vuoi sapere di me e a parole non ti dico. Baciami umida di voglie di mare a divenire spuma, perché il tempo è un tiranno inesorabile, il tempo è atroce carnefice di secondi in attesa di essere consumati dalla carne. Slacciami i respiri, infila la mano nelle mie cose, mentre provi ad addomesticarmi e ti accorgi che non puoi, non sono solito a compromessi e allora ti arrendi a fare la gattina, con le unghie impigliate fra la schiena e il cuore. Baciami sporca di sogni densi, lucidi e incoscienti, baciami piena, dura, scorrevole, come sono le mie mani prensili di vita. Non lasciar morire i miei domani di anoressici respiri, falli mangiare attraverso muscoli di avidità, incidili di buoni umori, lasciami ricordare com’è il tuo odore quando non ci sei. Inginocchiati sul mio destino che non concede di venire in fretta, non si lascia gestire né gestisce, si prende la testa e l’anima. Per una volta almeno. Se faccio il faro tu fai la luna, illuminiamoci attraverso, che aspettarsi è un modo di restare legati nel tempo. Nei nostri corpi vivono tante vite in segreto non solo una, le scopriamo poco a poco, assaporandoci, studiando i modi, quando siamo insicuri di essere davvero sicuri di noi stessi. Non voglio più recitare un copione che si ripete, la stessa parte, sempre uguale. Mescolo le mie vite, il corpo resta uno e come una roulette russa gioco a eliminarmi. Ogni inizio è già iniziato dal dolore, non siamo vergini ai fenomeni dell’amore. Per una volta almeno raccontami una favola vera, per una volta almeno, fammi morire di te.
Massimo Bisotti da “La luna blu”

venerdì 3 febbraio 2012

Dentro

Gli occhi miei grandi, incollati
all'aria, son gli occhi del cielo.
Guardano profondi, mi guardano,
mi stanno guardando dentro.
Io, assorto, senz'occhi,
con le palpebre aperte,
tanto dolore dissimulo
quanta sventura rivelo.
L'aria mi sta guardando
e piange nel mio corpo oscuro;
il suo pianto è sepolto in carne,
mi va nel sangue e nell'ossa,
si fa limo, e radici cerca
con cui spuntare dal suolo.
Gli occhi miei grandi, incollati
all'aria, son gli occhi del cielo.
Nella memoria dell'aria
staranno le mie sofferenze.
Manuel Altolaguirre

Nozioni

Tra me e me, ci sono vastità sufficienti
per la navigazione dei miei desideri angosciati.
Scendono in acqua le mie navi rivestite di specchi.
Ogni lamina azzarda uno sguardo, e indaga l' elemento che l' attinge.
Ma, in questa avventura del sogno esposto alla corrente,
raccolgo solo il piacere infinito delle risposte che non si trovano.
Mi sono volta verso la mia esistenza, e l' ho contemplata.
La mia virtù era questo errare per mari contradditori,
e questo abbandono al di là della felicità e della bellezza.
O mio Dio, questa è la mia anima:
qualsiasi cosa che fluttua su questo corpo effimero e precario,
come il vento ampio dell' oceano sulla sabbia passiva e sconfinata...
Cecilia Meireles

Canzone

Misi il mio sogno in una barca
e la barca in mare;
dopo aprìi il mare con le mani,
per far naufragare il mio sogno.
Le mie mani ancora sono bagnate
del blu delle onde dischiuse,
e che il colore grondante dalle mie dita
colori le sabbia deserte.
Il vento sta arrivando da lontano,
la notte si piega per il freddo;
sotto l' acqua va morendo
il mio sogno dentro una barca...
Piangerò quanto sarà nescessario,
per far ingrossare il mare,
e arrivare la mia barca in fondo
e il mio sogno far sparire.
Dopo, tutto sarà perfetto:
spiaggia rasa, acque ordinate,
i miei occhi aridi come pietra
e le mie mani infrante.
Cecilia Meireles

Per pensare a te tutte le ore fuggono

Per pensare a te tutte le ore fuggono:
il tempo umano spira in lacrima e cecità.
Tutto è spiagge dove il mare affoga l’amore.
Voglio l’insonnia, la vigilia, una chiaroveggenza
di questo istante che abito - ah, mio dominio triste!,
isola dove io stessa non so fare nulla per me.
Vedo il fiore, vedo nell’aria il messaggio delle nuvole
- e nella mia memoria sei immortalità -
vedo le date, ascolto il mio stesso cuore.
E dopo il silenzio. E i tuoi occhi aperti
nei miei chiusi. E questa assenza sulla mia bocca:
poiché so bene che parlare è uguale a morire.
Dalla vita alla Vita, fughe sospese.
Cecília Meireles

Aspettare, aspettarti

Aspettare, aspettarti.
Ma un solo presente
presuppone l'attesa: tu.
Se non ci sarai
all'altro capo,
è al nulla che il mio animo
si rivolge.
E allora tutto è vano,
io stessa non ho ragione
e i miei pensieri
mancano di significato
e il mondo non esiste,
crollano le persone,
si dissolvono le città
come nuvole e vapore,
muore il sole, vive l'ombra,
tutto è spento, dormono
le ali, cessano di vibrare,
perchè soltanto attenderti
tiene sveglia la mia vita
Allora, aspetto. 
Kalindi Achala

Cammino lungo un sentiero

Cammino lungo un sentiero
che non ha base.
Cado nel vuoto
e il respiro rimane impigliato,
aggrappato sull'orlo di niente.
Queste accecanti tenebre
invadono un etereo nulla
e un rivo strozzato
incespica nel fango delle lapidi.
Aspro è il sorriso,
tetra la luce degli specchi,
ruvida la voce arsa dal freddo,
dal gelo di artigli adunchi.
Le grida di un falco
acute trafiggono gl'irti fili d'erba.
Graffiante è l'eco che scala
un invadente colle familiare,
e si deforma in uno spasimo
la nuvola che avvolge.
Si desta ancora la casa del dolore.
Kalindi Achala, 9 febbraio 1922

Due sensi

Ora sei tu che soffochi
i miei sogni
con ignobile indifferenza
Non vedi i miei occhi
velati da un triste sapore?
Non vedi il mio viso
di amaro dolore?
Ti volti e sorridi
e parli con gli altri,
ma fuggi da me e
uccidi i miei paradisi
Non senti il mio cuore
che piange in silenzio?
Non senti il mio grido
imbevuto di assenzio?
E sordo divieni
improvvisamente,
non senti più nulla
nascosto in mezzo alla gente
Ora sei tu che mi
porti l’inferno
Non cambi, sei uguale,
lasciami libera...
Kalindi Achala

Ma ora l'asse è un filo

Camminando in equilibrio
sull’asse dei miei pensieri
credevo che mai sarei caduta
Ma ora l’asse è un filo
o forse nemmeno.
Continuo a precipitare nella mente vuota
Kalindi Achala

Nel tentativo di colpire una se stessa che fugge ...

Sotto il tuo manto
troverei protezione
Annullare me stessa
e vedere solo gli altri.
In preda a un'opprimente
disperazione,
annaspo e soffoco
dentro me stessa.
Me stessa disprezzo,
me stessa vorrei castigare,
punire, bruciare.
Me stessa dovrei liberare.
Tu, che sei il calice
ricolmo di tutto il mio amore,
fuggi da me per vivere ancora.
A me stessa preferisco rinunciare.
Kalindi Achala

Non soffrire per me, amore mio

Non soffrire per me, amore mio
anche se ti chiedo l'impossibile
perchè viviamo l'uno nell'altra
entrambi insieme
dei nostri respiri reciproci.
Perdona il dolore che ti soffoca dentro
causato dalla mia diabolica vita
perdona il rifiuto di oblìo
di una sofferenza ansimante
perdona me.
L'ira per il silenzio è solo egoismo
poichè gli specchi parlano con i loro riflessi,
amano con la loro lucidità
avvolgono con la loro trasparenza
ineluttabile.
Ineffabilmente mi spingo verso te,
verso il candore che può sollevarmi
per ora, per sempre
Ti amo
Non chiedo di desistere.
Kalindi Achala, 3 luglio 1924