…Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.

...solo un sogno, un'emozione...una nuvola...solo un alito di vento che ti sfiora, solo l'eco dei tuoi passi nella sera...

mercoledì 1 febbraio 2012

Amami

Amami
senza ritegno
come parola indecente e sussurrata,
come cosa morta
raccolta da terra.
Amami
come si ama l'inevitato
o un ultimo respiro,
senza chiederne il motivo
senza consolazione.
Amami
come i pazzi folli d'amore,
non con la saggezza antica
di chi conserva inverni e guarigioni,
ma come gli uragani che violentano la terra.
Amami
disperdimi come sale e neve,
amami quando sono aquila lontana e carezzo le nuvole,
quando sono seme di terra rorida,
quando sono inverno.
Amami
non essere ombra diafana
diventa il mio tutto,
il mio capolavoro.
Guido Mazzolini

Scrivere amore

Scrivere amore
con lettere piccole
e un poco sbiadite
come chi ancora non lascia
l'inutile esilio dei sentimenti
ma quanto è difficile
restarne avvinghiati
senza avere paura.
Scrivere amore e sangue,
perchè solo questo è concesso
d'amore, di sangue
e di stelle lontane.
E tu, non mi chiedere altro
perchè non conosco di più
che questo rimbalzo di sogni
di occhi negli occhi, di amanti
che ancora dispaiono.
E tu, che ora salpi la nave
da me, che rimango stremato
disteso, alla riva di te.
Guido Mazzolini

Elogio del fallimento

Il dolore ne sa una più del diavolo, mi sono laureato alla sua scuola. Attualmente sto seguendo un master di specializzazione. A breve sarò un professionista del fallimento. Potrò finalmente elargire felicità. Da questi miei rami secchi nascerà un fiore.Mia isola maledetta io ti benedico. Ho imparato a nuotare grazie a...lle tue bacche velenose. Mi hanno nutrito e irrobustito e adesso posso tuffarmi e prendere il largo. Nessun mare sarà così nero e ostile da spaventarmi più.Dagli abissi è emersa la mia fortuna, è stata la mia sfortuna a tenermi a galla. Nel più gelido degli oceani il mio cuore si è riscaldato. Non ho una casa né una meta. Sono compiutamente straniero.È in questo mondo, disadorno e inospitale, che brilla la mia stella.
Elogio del fallimento - Diego Cugia

Solitudine

La solitudine non è vivere da soli, la solitudine è il non essere capaci di fare compagnia a qualcuno o a qualcosa che sta dentro di noi, la solitudine non è un albero in mezzo a una pianura dove ci sia solo lui, è la distanza tra la linfa profonda e la corteccia, tra la foglia e la radice. 
José Saramago

Invictus

Dal profondo della notte che mi avvolge
buia come il pozzo più profondo
che va da un polo all’altro,
ringrazio qualunque Dio esista
per l'indomabile anima mia.
Nella feroce morsa delle circostanze
non mi sono tirato indietro
né ho gridato per l’angoscia.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma indomito.
Oltre questo luogo di collera e lacrime
incombe solo l’orrore delle ombre
eppure la minaccia degli anni
mi trova, e mi troverà, senza paura.
Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita.
Io sono il padrone del mio destino:
io sono il capitano della mia anima.
William Ernest Henley

Stando all'infinito come sta al tempo

Stando all'infinito come sta al tempo,
amore non iniziò più di quanto finirà;
dove nulla è respirare, vagare, nuotare
amore è l'aria l'oceano e la terra
(gli amanti soffrono? ogni divinità
che superba discende s'incarna nel mortale:
gli amanti sono felici? loro minima gioia è
un universo nato da un desiderio)
amore è voce sotto ogni silenzio,
la speranza che non ha contrario in paura;
una forza sì forte che pure potenza è debole:
la verità che vien prima del sole dopo le stelle
- gli amanti amano? al cielo allora l'inferno.
Checché ne dicano saggi e stolti, tutto è bene
Edward Estlin Cummings

Per me il presente è l'eternità

Per me il presente è l'eternità e l'eternità è sempre in movimento, scorre, si dissolve. Questo attimo è vita. E quando passa, muore. Ma non si può ricominciare a ogni nuovo attimo, ci si deve basare su quelli già morti. È un po' come le sabbie mobili... senza scampo fin dall'inizio. Un racconto, un quadro possono far rivivere un poco la sensazione, ma mai abbastanza, mai abbastanza. Niente è reale, eccetto il presente, e io mi sento già soffocare sotto il peso dei secoli. Un centinaio di anni fa una ragazza ha vissuto come vivo io. Poi è morta. Io sono il presente, ma so che anch'io me ne andrò. L'istante sublime, la fiamma che consuma arriva e subito scompare: sabbie mobili, sempre. E io non voglio morire.
Sylvia Plath - "Diari"

Niente è banale per chi non è banale

Niente è banale per chi non è banale.
Non c’è ripetizione per chi riesce a crescere ogni giorno,
per chi non si accontenta di se stesso e, instancabile, ritocca,
corregge, amplia, mette a punto, azzarda, scopre.
Bisogna essere irrequieti...
Bisogna viverlo con un certo fervore il tempo,
come fosse tutto utile, tutto buono, tutto necessario...
Essere esigenti: con se stessi, con gli altri.
Essere a disagio, sentirsi strani, sentirsi diversi.
Sentire l’ingiustizia, come un fastidio, come un impedimento all’armonia.
Sentire il privilegio quasi come un peso, un obbligo ad acquisire meriti.
Felici e scontenti. Scontenti anche di essere felici.
Credo ancora, con consapevole tensione, nella parabola dei talenti.
Credo che il privilegio obblighi a qualcosa.
Credo che non possa vantare diritti chi non si dà doveri...
Ma non è l’ambizione l’antidoto all’immobilità,
al pensar corto per paura che troppo rapidamente tutto scorra
e ti possa travolgere.
L’antidoto più sicuro è l’attenzione.
L’attenzione scompone il tempo in tanti singoli momenti,
e ad alcuni regala una magica durata,
ad altri la puntiforme felicità della visione.
Vivere attentamente è vivere al presente,
attrezzandosi contemporaneamente per il dopo...
Guardare fuori, guardarsi dentro...
Vedo la gente soffrire per questa foga di rallentare il tempo.
Vedo discriminati i vecchi.
Vedo i ragazzi acciambellati sotto il tetto paterno a ventinove anni,
come gatti di casa decrepiti,
senza voglia di dar la caccia ai topi o andar per tetti.
Vedo me stessa, mentre provo a distendere le rughe sotto gli occhi,
e te preoccupato di quello che ti aspetta.
Voglio dirti che non è brutto crescere.
Neppure nella tetra variante di invecchiare.
Non è brutto. Perdi di leggerezza, acquisti peso
Ma il peso è stabilizzante. Non è male.
E non viene necessariamente per nuocere.
Crescere è accumulare. È ricchezza.
È il succedersi delle esperienze.
Se si ricorda di non dimenticare le trafitture di delusioni o i dubbi,
è quell’arte meravigliosa di imparare che, fino alla fine,
può mantenerci umani, può spalancare i cancelli
che separano un’età dall’altra e rendono così dolorosi i passaggi...
Non c’è trucco. È come una disciplina quotidiana.
Cercare lo stupore...
Nessuno sa, di quelli che credono di sapere.
Tutto è ancora possibile...
Lidia Ravera

martedì 31 gennaio 2012

Così si chiude la storia...

Così si chiude la storia, sui tuoi sorrisi e il tempo di un’ assenza. Sento ancora le tue dita sul piano della mia infanzia. Ti ho cercata dappertutto anche all’estero. Ti ho trovata; ovunque tu fossi, mi addormentavo nel tuo sguardo. La tua carne era la mia carne. Con le nostre metà, avevamo inventato promesse; insieme, eravamo i nostri domani. Ora so che i sogni più folli si scrivono con l'inchiostro del cuore. Ho vissuto laddove i ricordi si formano a due, al riparo dagli sguardi, nel segreto di una sola fiducia dove tu ancora regni. Mi hai dato ciò che non immaginavo, un tempo dove ogni secondo di te conterà nella mia vita più di ogni altro secondo. Io ero di tutti i villaggi, tu hai inventato un mondo. Te ne ricorderai, un giorno? Ti ho amata come non credevo che fosse possibile. Sei entrata nella mia vita come si entra nell’estate. Non provo né rabbia né rammarico. I momenti che mi hai dato hanno un nome: l’incanto. Lo hanno ancora, sono fatti della tua eternità. Anche senza di te non sarò mai più solo, perché tu esisti da qualche parte.
Se Potessi Rivederti - Marc Levy

Assenza

Mi rivolto nella cenere
Cercando di trovare un po’ di brace.
Mi siedo a chiacchierare con l’ombra
Che un giorno d’estate hai dimenticato sul sofà.
Sogno le orme di passi
Che una notte persero la memoria.
Nessuno passò mai da queste parti.
Si affitta vuoto l’appartamento
Di una casa che non c’è più
Alejandro Jodorowsky

Piccoli gesti di bontà

Non mi resta che
Offrire un bicchier di vino al mendicante
Accompagnare silenzioso la vecchia signora,
offrire lenzuola pulite al poveraccio
applaudire attori scalcagnati
prestare un po’ di denaro a un imbroglione
mandare un mazzo di rose a una ragazza antipatica
regalare il mio bastone al cieco.
Piccoli gesti di bontà
Fatti nell’indifferenza
Di un dio che non distingue
Il bene dal male.
A
lejandro Jodorowsky

Se la realtà è come un sogno

Se la realtà è come un sogno,
dobbiamo agire senza subirla,
così come facciamo in un sogno lucido,
ben sapendo che il mondo
è quello che crediamo che sia.
I nostri pensieri attraggono i loro simili.
Verità è quello che è utile,
non soltanto per noi ma anche per gli altri.
Tutti i sistemi che in un momento ben preciso
sono necessari,
in seguito diverranno arbitrari
e noi abbiamo la libertà di cambiare sistema.
La società è la risultante di quello che lei crede di essere
e di quello che noi crediamo che sia.
Possiamo cominciare a cambiare il mondo
cambiando i nostri pensieri.
da "La danza della realtà" di Alejandro Jodorowsky

Mi piace...

Mi piace sviluppare la mia coscienza per capire perché sono vivo, cos'è il mio corpo e cosa devo fare per cooperare con i disegni dell'universo.
Non mi piace la gente che accumula informazioni inutili e si crea false forme di condotta, plagiata da personalità importanti.
Mi piace rispettare gli altri, non per via delle deviazioni narcisistiche della loro personalità, ma per come si sono evolute interiormente.
Non mi piace la gente la cui mente non sa riposare in silenzio, il cui cuore critica gli altri senza sosta, la cui sessualità vive insoddisfatta, il cui corpo s'intossica senza saper apprezzare di essere vivo.
Ogni secondo di vita è un regalo sublime.
Mi piace invecchiare perché il tempo dissolve il superfluo e conserva l'essenziale.
Non mi piace la gente che per retaggi infantili trasforma le bugie in superstizioni.
Non mi piace che ci sia un papa che predica senza condividere la sua anima con una "papessa".
Non mi piace che la religione sia nelle mani di uomini che disprezzano le donne.
Mi piace collaborare e non competere.
Mi piace scoprire in ogni essere quella gioia eterna che potremmo chiamare Dio interiore.
Non mi piace l'arte che serve solo a celebrare il suo esecutore.
Mi piace l'arte che serve per guarire.
Non mi piacciono le persone troppo stupide.
Mi piace tutto ciò che provoca il riso.
Mi piace affrontare, volontariamente, la mia sofferenza, con l'obiettivo di espandere la mia coscienza. 
Alejandro Jodorowsky

Crescere

Quando cresco (ho solo cinquant’anni)
voglio essere montagnosa e saggia
come Marguerite Yourcenar.
Una grande sfinge di pietra
silente come un’ombra.
La bilancia perfetta
tra grazia e potenza.
Voglio essere forte abbastanza da vivere
su un’isola al largo della costa del Maine,
far inselvatichire il bel giardino,
ricevere un intervistatore
da un prestigioso programma d’arte TV
ogni vent’anni, scendere
per leggere a voce alta con altero distacco
passaggi profetici dal lavoro passato,
rifiutare le investiture d’accademia.
Non mi mancherà la mia terra natale.
Saprò chi sono.
La mia voce sarà bassa, salda,
senza enfasi, purificata dai bisogni.
Non m’importerà se ho ossa grandi,
pesante, non baderò
se i miei capelli sono fini,
se i miei occhi sono giunti a un punto morto,
se i problemi più veri restano senza risposta.
La perdita di amanti, la defezione dei figli
mi lascerà fredda.
Diventerò l’assoluto
che mi ci è voluto una vita annichilire.
Fay Zwicky

Ascoltami come chi ascolta piovere

Ascoltami come chi ascolta piovere,
né attenta né distratta,
passi lievi, pioviggine,
acqua che è aria, aria che è tempo,
il giorno non finisce di andarsene,
la notte tuttavia non arriva,
figure della nebbia
voltano l’angolo,
figure del tempo
nell’ansa di questa pausa,
ascoltami come chi ascolta piovere,
senza ascoltarmi, ascoltando quel che dico
con gli occhi aperti verso dentro,
addormentata e vigili i cinque sensi,
piove, passi lievi, rumori di sillabe,
aria e acqua, parole che non pesano:
quel che fummo e siamo,
i giorni e gli anni, questo istante,
tempo senza peso, pesantezza enorme,
ascoltami come chi ascolta piovere,
riluce l’umido asfalto,
il vapore si alza e cammina,
la notte si apre e mi guarda,
sei tu e la tua forma di vapore,
tu e il tuo volto di notte,
tu e i tuoi capelli, lampi lenti,
traversi la strada ed entri nella mia fronte,
passi d’acqua sopra le mie palpebre,
ascoltami come chi ascolta piovere,
l’asfalto riluce, tu traversi la strada,
è la nebbia errante della notte,
è la notte addormentata nel tuo letto,
è l’onda del tuo respiro,
le tue dita d’acqua bagnano la mia fronte,
le tue dita di fiamma bruciano i miei occhi,
le tue dita d’aria aprono le palpebre del tempo,
sorgere di apparizioni e resurrezioni,
ascoltami come chi ascolta piovere,
passano gli anni, tornano gli istanti,
ascolti i tuoi passi nella stanza vicina?
non qui né lì: li ascolti
in un altro tempo che è proprio ora,
ascolta i passi del tempo
inventore di spazi senza peso né luogo,
ascolta la pioggia scorrere per la terrazza,
la notte è ormai più notte fra gli alberi,
fra le foglie si è annidato il fulmine,
vago giardino alla deriva
- entra, la tua ombra copre questa pagina.
Octavio Paz, da El fuego de cada dìa, 1992

Vado per il tuo corpo come per il mondo

Vado per il tuo corpo come per il mondo,
il tuo ventre è una piazza assolata,
i tuoi seni due chiese dove officia
il sangue i suoi misteri paralleli,
i miei sguardi ti coprono come edera,
sei una città che il mare assedia,
una muraglia che la luce divide
in due metà color pesca,
una landa di sale, rocce e uccelli
sotto la legge del mezzogiorno assorto,
vestita del colore dei miei desideri
come il mio pensiero vai nuda...
da "Pietra di sole" Octavio Paz

Madrigale

Più trasparente
di quella goccia d'acqua
tra le dita del rampicante
il mio pensiero tende un ponte
da te stessa a te stessa
Guardati
più reale del corpo che abiti
ferma in mezzo alla mia fronte
Sei nata per vivere in un'isola
Octavio Paz

Torno alla notte

D’improvviso torno
alla notte
con le mie scarpe d’acqua.
Mi spoglio
nel lento
esercizio delle mie mani
e cerco
solamente
un oggetto mio,
una piccola barca,
una cometa,
un circo di cose inventate,
figure quotidiane,
tue e mie,
che amo.
Ma so
che d’improvviso
mi ritrovo inaccessibile
e torno a essere silenzio
e fiamma oscura,
dove la mia barca
fugge dalla tua riva.
Mia Gallegos

Tu eri il vento

Io sono una barca
senza vento.
Tu eri il vento.
Era quella la mia rotta?
A chi importa la rotta
se ha un tale vento!
Olav H. Hauge

La terra azzurra

Qui sono al sicuro, qui ci sono querce intorno ai muri,
qui scintilla lo stretto tra monti corrosi dal mare.
Se me ne sto in piedi alla finestra
le querce immense hanno
una profonda tonalità oleosa
come un dipinto antico,
sul cielo di smalto azzurro
nubi ritardatarie
si rincorrono dal mare.
Querce nel sole d’autunno!
Terra azzurra, terra di monti, terra di mare
ed ere alle mie spalle
in una festa di colori
e ardore.
Oggi ci sono freddo e fiocchi di neve nell’aria,
i rami nudi si protendono come artigli
verso il caldo e l’ultimo ozono.
Mi inoltro nella terra azzurra
sotto le foglie che cadono.
E un giorno sarà spoglio Yggdrasil.
Olav H. Hauge

Nel tardo rosso

Nel tardo rosso dormono i nomi:
la tua notte ne sveglia
uno
e lo conduce con bianchi bastoni –
tastando il vallo a sud del cuore,
sotto i pini:
uno, a grandezza d’uomo,
va verso la città dei vasi,
dove la pioggia torna amica
di un’ora marina.
Nell’azzurro
promette ombra in parola d’albero
e il nome del tuo amore
vi aggiunge le sue sillabe.
Paul Celan

Io so

E tu, anche tu –:
fatta crisalide.
Come tutto ciò che la notte ha cullato.
Questo sfarfallare, intorno, frullare:
lo sento – non lo vedo!
E tu,
come tutto ciò che il giorno ha sottratto.
fatta crisalide.
E occhi che ti cercano.
E il mio occhio è tra loro.
Uno sguardo:
un filo ancora, che ti avviluppa.
Questa luce tarda, tarda.
Lo so: i fili brillano.
Paul Celan

Che fortuna portare due piccoli seni

Che fortuna portare due piccoli seni
verso qualcuno, verso l’ignoto
Due piccoli seni che dicono: forse domani
e che, senza nulla di più,
sono felici. Tra loro il medaglione
con la dolce immagine della madre riposa;
diresti che la sua protezione
li separa, quei due seni, perchè la giovane non osa
sentirli tutti e due insieme,
questi piccoli seni giovanili che si devono
portare a qualcuno, all’ignoto,
e che vivono un pò all’insaputa
di chi li porta.
Vogliono farla felice,
questi due piccoli seni innocenti che resistono ai venti
della vita?… Questi piccoli seni testardi,
rivestiti d’una parvenza di lutto
al quale oppongono,
sotto impercettibili allarmi,
le loro tenere esigenze di rose
coperte.
Rainer Maria Rilke

Lettera ad una sconosciuta

Quando passeranno gli anni, quando
Passeranno gli anni e l’aria avrà scavato un fosso
Tra la tua anima e la mia; quando passeranno gli anni
E io sarò soltanto un uomo che ha amato, un essere che si fermò
Per un attimo al cospetto delle tue labbra,
un pover uomo stanco di gironzolare nei parchi,
dove sarai? Dove sarai, oh figlia dei miei baci!
Nicanor Parra

lunedì 30 gennaio 2012

E i bei capelli

E i bei capelli, che arruffasti, e i capelli,
che arruffi;
quale pettine
di nuovo adesso li aloliscia, i bei capelli?
Quale pettine
e di chi è la mano?
E le pietre, che ammassasti,
che ammassi:
dove gettano l’ombra,
e fin dove arriva?
E il vento, che sfiorandole passa,
e il vento:
un’ombra tra quelle rapisce,
è a te che l’attribuisce?
Paul Celan

La notte inquieta

Dissepolte foglie
nei viali c’inseguirono, stridendo.
Rami
dai cancelli protesero
le loro ombre oscillanti
sull’asfalto.
Muti a sbocchi di strade
immobili fanali guardano
luci
a scroscio fuggenti,
tra rotaia e ruota
una scintilla verde che scocca.
Le case vogliono
pause di sonno
a occhi chiusi nel tremante silenzio:
ma passi
ancora
nascono agli svolti,
l’alba come una foglia
dissepolta c’insegue.
Antonia Pozzi

A domani

- A domani! - dici tu e già te ne vai.
Con sguardo impaurito io t'accompagno.
A domani?... Ma domani è immensamente lontano.
Davvero tante ore fra noi si porranno?
Fino a domani per me sarà ignota
l'ombra mutevole della tua fronte,
il discorso ardente e pulsante della mano,
dei tuoi pensieri il fluire segreto.
Prima di domani, se vorrai bere, non potrò
essere la tua fonte. Se il freddo
ti avvolge - non sarò il tuo fuoco.
Se hai timore del buio - la tua luce.
- A domani! - tu dici e parti
e non senti nemmeno che non hai risposta.
- Al giorno estremo! - mi aspettavo dicessi
e rimanessi con me fino al giorno estremo 
Blaga Dimitrova

Per dire quel che in me tu sei

Per dire quel che in me tu sei, mi è forza confrontarti
- congiungendo le cose rilevasi di esse la verità profonda -
col dolore accettato, con quel modo più alto
d'intendere l'uguale del dolore: l'allegria.
Il dolore è il frutto naturale degli anni,
la forma con cui il tempo attraverso di noi passa
e a volte, nella sua orma continua, nella sua pioggerella,
come un'ala, picchia un'improvvisa disgrazia.
Ma dolce è il dolore, perché la sua lingua benigna
svela la nostra pura sostanza umile, dove
siamo uno stesso amore abbandonato ed orfano,
tiepida e buona argilla, una rassegnazione.
... Anche tu sei il frutto del tempo, e l'intima sua luce,
come se l'esser vivi si facesse parola in te.
Quando tu mi appari, come innanzi a un patimento,
comprendo la mia verità, m'accuso e mi perdono.
E così mi fai palpare e rispettare le mie frontiere,
come il più chiaro dolore, o parlare d'un defunto.
Con il tempo nel tuo volto, già posseggo e considero
il mio passato e il mio futuro, e tutto il loro dolore.
Hai il sapore medesimo del dolore quando è buono;
dell'accettazione muta con cui le pene divengono
carne della nostra carne, sostanza ed alimento;
di quella luce più fonda che dà la tristezza.
E sei anche la gioia, l'unica allegria,
quel cielo distante che sta al fondo di tutto,
quel paese di luce che a volte si sospetta
dietro le cose, quasi sia un destarsi.
L'allegria, che non è nemica della tristezza,
ma il guardare più lungi, socchiudendo le palpebre,
e indovinare il simbolo dell'essere; è lo stupore
che brucia le parole, e le cambia in silenzio. 
José Marìa Valverde

Rimani dove sei

Rimani dove sei, ti prego,
così come ti vedo.
Non ritirarti da quella tua immagine,
non involarti ai fermi
lineamenti che ti ho dato
io, solo per obbedienza.
Non lasciare deserti i miei giardini
d’azzurro, di turchese,
d’oro, di variopinte lacche
dove ti sei insediata
e offerta alla pittura
e all’adorazione,
non farne una derelitta plaga,
primavera da cui manchi,
mancando così l’anima,
il fuoco, lo spirito del mondo.
Non fare che la mia opera
ricada su se medesima,
diventi vaniloquio, colpa.
Mario Luzi

Un uomo strano

Un uomo strano
nonostante sia una delle persone più gentili al mondo
le sue battute sono come oro
parla la lingua del mio cuore
questo usignolo sovrano
mi scambia con la sua insonnia
volteggiando
dopo che le mie risate sono fuggite
per rifugiarsi lontano.
Inaya Jaber (Libano)