…Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.

...solo un sogno, un'emozione...una nuvola...solo un alito di vento che ti sfiora, solo l'eco dei tuoi passi nella sera...

lunedì 30 gennaio 2012

Mi basterebbe la linea del viso

Mi basterebbe la linea del viso
accarezzarti lo sguardo, anche per poco,
poterti dire quanto somiglia alla morte
la tua assenza. Perciò ti parlo,
interrogo gli oggetti che ti hanno conosciuto,
che insieme a me ti videro fiorire
nell’erba inaridita.
Roberto Carifi

Tribute to Elizabeth Siddal

Quando mi chino

Quando mi chino sulla tua anima, mentre dormi, e ascolto, col mio orecchio
sul tuo petto nudo,
il tuo cuore tranquillo, mi sembra
di cogliere, nel suo battito profondo,
il segreto del centro
del mondo.
Mi sembra
che legioni d’angeli,
su cavalli celesti
- come quando a notte
fonda ascoltiamo, senza respiro
e con l’orecchio a terra,
un lontano trotto che mai arriva -
che legioni d’angeli
vengano per te, da lontano
- come i Re Magi
alla nascita eterna
del nostro amore -
vengano per te, da lontano,
a portarmi, nel tuo sogno,
il segreto del centro del
cielo.
Juan Ramon Jimenez

Festa

Le cose stanno distese;
ma, all'improvviso, si levano,
e, in processione splendente,
entrano, cantando, nella mia anima.
Juan Ramon Jiménez

Fusione

Col nuovo mattino,
il mondo mi bacia
sulla tua bocca, donna.
Juan Ramón Jiménez

Il ricordo

Il fiume scorre sotto
la mia anima, scavandomi.
A stento mi mantengo
in me. Non mi sostiene
il cielo. Le stelle
m'ingannano; no, non stanno
lassù, ma sotto, là nel fondo...
Sono? Sarò!
Sarò, simile a onda
del fiume del ricordo...
Con te, acqua corrente!
Juan Ramon Jiménez

Ristagno

L'amore, tra me e me,
è così impalpabile, così sereno, così in sé,
come l'aria invisibile,
come l'acqua invisibile, tra la luna
del cielo
e la luna del fiume.
Juan Ramon Jimenez

Terra e mare

L'orizzonte è il tuo corpo.
L'orizzonte è la mia anima.
Raggiungo il tuo limite: ancora sabbia.
Raggiungi il mio limite: ancora acqua.
Juan Ramon Jimenez

Vanità dei sogni

Vanità dei sogni,
più terribile di quella della verità.
Non importa!
Ogni aurora io conservo una lacrima del mio sogno
diamante della mia rosa di rugiada
in una stella che si nasconde.
Juan Ramon Jimenez

Non ti amerò domani

Non ti amerò domani.
Ho atteso per tanti giorni nuda, con il tuo nome
scolpito sulla mia fronte, che ho dimenticato
gli inverni, l’azzurro e le rose.
Il tuo nome inciso sulla mia pelle.
Brucia. Ma tra poco è primavera. Tra poco voglio dimenticare l'inverno.
Ritrovare i cieli azzurri, la luce, la promessa di un rosa.
Con te, se vorrai. Oppure, credimi, da sola. 
Juana Castro

Per te

Per te – forse dormi adesso in una nuvola
di sogni di lana – non scrivo solo questa poesia.
Per te trionfante, sorridente, bella,
me per te persino triste, sconfitta
(anche se non capirò mai
chi potrebbe sconfiggerti!),
per te senza fiducia né pace,
per te scrivo una poesia dopo l’altra,
come se volessi un giorno – come una tartaruga
– giungere, con l’aiuto di parole imperfette
e immagini, lì, dove tu sei già da tanto,
lì, dove ti ha portato il lampo della vita.
Adam Zagajewski

Le prime ore

Le prime ore del mattino. Ancora non scrivi
(anzi, non provi nemmeno a scrivere) leggi solo pigramente
Tutto è fermo, tranquillo, pieno, ma
come per un regalo della musa della lentezza,
come tempo fa, nell’infanzia, in vacanza, quando a lungo
si studiava una mappa colorata prima della gita, una mappa
che prometteva così tanto, stagni profondi nel bosco
come occhi luminosi di farfalla, prati di montagna
coperti di erba pungente;
oppure un momento prima di addormentarsi, quando
ancora non ci sono sogni,
ma già si sente il loro arrivo da ogni parte del mondo,
la loro marcia, il pellegrinaggio, la loro veglia al letto del malato
(malato per davvero) e il vigore tra sculture medievali
rannicchiate in sé nell’eterna immobilità sopra la cattedrale;
le prime ore del mattino, silenzio
-ancora non scrivi,
ancora non capisci così tanto.
La gioia è vicina.
Adam Zagajewski

Ricordi

Sfoglia i tuoi ricordi
cuci per loro una coperta di stoffa.
Scosta le tende e cambia l’aria.
Sii per loro cordiale, leggero.
Questi ricordi sono tuoi.
Pensaci mentre nuoti
nel mare dei Sargassi della memoria
e l’erba marina crescendo ti cuce la bocca.
Questi ricordi sono tuoi,
non li dimenticherai fino alla fine.
Adam Zagajewski

A volte tocchiamo un corpo

A volte tocchiamo un corpo e lo svegliamo
attraverso di lui passiamo la notte che si apre
la pulsazione sensibile dei bracci marini
e come il mare lo amiamo
come un canto nudo
come l'estate unica
lo diciamo luce, come si usa dire ora
lo diciamo ieri e altri luoghi
lo riempiamo di corpi e corpi
di gabbiani che sono i nostri gabbiani
lo scaliamo picco dopo picco
con bordi e tetti e battenti
con hotel e canali e ricordi
e paesaggi e tempo e asteroidi
lo riempiamo di noi stessi e di anima
di collari di isole e di anima
lo sentiamo vivere e quotidiano
lo sentiamo bello ma ombra
Homero Aridjis

La Verità, vi prego, sull'amore

Dicono alcuni che Amore è un bambino,
e alcuni che è un uccello,
alcuni che manda avanti il mondo,
e alcuni che è un'assurdità,
e quando ho domandato al mio vicino,
che aveva tutta l'aria di sapere,
sua moglie si è seccata e ha detto che non era il caso, no.
Assomiglia a una coppia di pigiami,
o al salame dove non c'è da bere?
Per l'odore può ricordare i lama,
o avrà un profumo consolante?
È pungente a toccarlo, come un pruno,
o lieve come morbido piumino?
È tagliente o ben liscio lungo gli orli?
O tell me the truth about love.
I manuali di storia ce ne parlano
in qualche noticina misteriosa,
ma è un argomento assai comune
a bordo delle navi da crociera;
ho trovato che vi si accenna nelle cronache dei suicidi,
e l'ho visto persino scribacchiato sul retro degli orari ferroviari.
Ha il latrato di un alsaziano a dieta
o il bum-bum di una banda militare?
Si può farne una buona imitazione su una sega
o uno Steinway da concerto?
Quando canta alle feste, è un finimondo?
Apprezzerà soltanto roba classica?
Smetterà se si vuole un po' di pace?
O tell me the truth about love.
Sono andato a guardare nel bersò;
lì non c'era mai stato;
ho esplorato il Tamigi a Maidenhead,
e poi l'aria balsamica di Brighton.
Non so che cosa mi cantasse il merlo,
o che cosa mi dicesse il tulipano,
ma non era nascosto nel pollaio,
e non era nemmeno sotto il letto.
Sa fare delle smorfie straordinarie?
Sull'altalena soffre di vertigini?
Passerà tutto il suo tempo alle corse,
o strimpellando corde sbrindellate?
Avrà idee personali sul denaro?
È un buon patriota o mica tanto?
Ne racconta di allegre, anche se spinte?
O tell me the truth about love.
Quando viene, verrà senza avvisare,
proprio mentre mi sto frugando il naso?
Busserà la mattina alla mia porta,
o là sul bus mi pesterà un piede?
Accadrà come quando cambia il tempo?
Sarà cortese o spiccio il suo saluto?
Metterà in subbuglio la mia vita tutta insieme?
O tell me the truth about love. 
Wystan Hugh Auden

Sulla sabbia

Sulla sabbia traccio con le mie dita una doppia linea interminabile come segnale dell'infinita durata di questo sogno.
Lentamente. Dall'altra parte. lo appena potevo adesso sentire la tua voce.
Convergenza. La foglia cade sulla foglia. La pioggia nell'estensione totale del pianto.
Nello specchio si cancellò la tua immagine. Non ti vedevo quando mi guardavi.
E tu da che parte del mio corpo stavi, anima, che non mi soccorrevi?
Immersione della voce. Le acque. Entrasti nell'origine. Testa decapitata accanto al mare. Poi non rimangono più silenzi.
Nei miei occhi si ammucchia repentina la luce. Come se tu, all'improvviso, tornassi alla vita.
Né la parola né il silenzio. Nulla poté servirmi per farti vivere.
Sera finale. Declina pallida la luce. Io. fluisco dalla ferita aperta nel mio fianco verso l'indurito fiume delle tue vene.
Sono debole. Non so dove appoggiarmi. Vuoto è di ogni essere l'aria. Non ci sei. Non ci sono. Che giratorio corpo quello del nulla. 
José Angel Valente

Come una pianta

Toglimi l’erba che mi cresce intorno
non vedi che mi soffoca
ridammi l’aria il vento
la luce che mi manca
benché segreta e cupa
ormai indispensabile
annaffiami con l’acqua rigogliosa
del fiume che conosci
ritaglia i rami informi voluttuosi
butta le foglie marce
scava pota diserba
fammi tornare slanciata e sicura
come ero
nella pura bellezza dell’inizio
quando l’istante non era che assoluto
e poi senza pietà
ti prego
tagliami le radici
strappami dalla terra
fammi volare nell’aria sospirata
un giorno un’ora un attimo felice
lasciami sognare
non me ne importa niente
se il respiro mi basterà appena
per capire l’errore
l’insidia la vertigine
e poi precipitare
nel sonno senza sogni
del buio inafferrabile
del vuoto senza te. 
Martha Canfield

La fine della scala

Sono passati dei giorni senza incontrarci.
Tu sei là, dietro il traguardo dei sogni,
in un orizzonte circondato di ignoto.
E io cammino, e vedo, e dormo,
consumando i miei giorni e trascinando il mio dolce domani,
che fugge verso il passato perduto.
I sospiri consumeranno i miei giorni finché tu torni?
NAZIK AL-MALAIKA
(da “Antologia della letteratura araba”)

Non ti vedo

Non ti vedo. So bene
che sei qui, dietro
una parete fragile
di mattoni e di calce, alla portata
della mia voce, se solo chiamassi.
Ma non chiamerò.
Domani ti chiamerò,
quando, non più scorgendoti,
fingerò che tu insisti
qui presso al mio fianco,
e che basta oggi la voce
che ieri tenni muta.
Domani... quando sarai
là dietro una
fragile parete di venti,
di cieli e di anni.
Pedro Salinas

Il veleno

Il vino sa rivestire il più sordido tugurio
d'un lusso miracoloso
e portici favolosi fa sorgere nell'oro
del suo vapore rosso
come il tramonto in un cielo nuvoloso.
L'oppio dilata le cose sconfinate,
estende quelle illimitate,
scava nella voluttà, approfondisce il tempo,
e di piaceri cupi e neri
smisuratamente l'anima riempie.
Ma non c'è confronto col veleno che stilla
dai tuoi occhi, i tuoi occhi verdi,
laghi in cui l'anima tremando capovolta si specchia...
Per dissetarsi la turba dei miei sogni
accorre a quegli abissi amari.
Non c'è confronto col terribile prodigio
della tua saliva che mordendo
nell'oblio l'anima mi affonda e con impeto
di vertigine, senza rimpianti, sempre
più fioca alle rive dei morti la trascina.
Charles Baudelaire

Che Dio mi guardi

Che Dio mi guardi,
non voglio dirti: addio,
poiché questo significherebbe che ogni cosa è ormai trascorsa.
I passeri, la musica, e le semplici passeggiate serotine nei quartieri vicini,
il brodo caldo sul piccolo desco,
le effimere sigarette di cui non si può fare a meno,
la gioia per le prime parole del fanciullo.
Tu,
gli amici che visiteremo,
i regali promessici... e che senz'altro verranno.
La pioggia, l'erba, i libri,
e tutte le cose... tutte le cose.
Dio mi guardi,
non voglio dirti addio
ma solo... sorriderò e ti dirò: felice sia il tuo mattino.
Nazìh Abu Afash (Siria, 1946)

Pensare a te in questa notte

Pensare a te in questa notte
non significava pensarti col mio solo pensiero,
in solitudine, non significava trovarti dentro me.
Era invece pensarti attraverso me,
estesamente, nel mondo intero.
Il grande sonno della campagna, le stelle,
il mare silenzioso e le erbe invisibili,
solo presenti in profumi asciutti;
in tutto ciò, da Aldebaràn al grillo,
ti stavo pensando.
Con quale leggerezza
si raccoglieva la pace
tra le pietre, le stelle,
l'acqua muta e la tremula boscaglia,
la natura intera,
e la mia anima,
in quella dedica che così ti si offriva!
E tutto si presentava
mansueto alla mia voce, al tuo servizio,
asceso adesso a volontà, a forza di amare.
Le luci e le ombre costruivano
la possibilità di desiderarti; edificavano
il grande silenzio, attraverso la terra, docile,
e voci di nuvole delicate, perse in cielo,
orientavano a te quel canto
che ora si andava componendo.
Ed era una simbiosi di essere e mondo,
di anelito e tempo, tregua inverosimile;
stava entrando in me,
alla maniera della stessa felicità,
che ti raggiunge senza fretta, ad ogni bacio.
Tanto che, quasi,
smisi di amarti
solo per amarti di più,
oltre me, immensamente affidando
quell'impegno di amare
alla notte profonda
viaggiatrice del tempo e già soverchia
di una missione importante, missionaria
di un amore reso stelle, calma, mondo,
affrancato ormai dalla paura,
dalla salma che permane
ovunque vi sia oblio.
Pedro Salinas

Più non si incateneranno i miei occhi nei tuoi

Più non si incateneranno i miei occhi nei tuoi,
più non s'addolcirà vicino a te il mio dolore.
Ma dove andrò porterò il tuo sguardo
e dove camminerai porterai il mio dolore.
Fui tuo, fosti mia. Che più? Insieme facemmo
un angolo nella strada dove l'amore passò.
Fui tuo, fosti mia. Tu sarai di colui che t'amerà.
Di colui che taglierà nel tuo orto ciò che ho seminato io.
Me ne vado. Sono triste; ma sono sempre triste.
Vengo dalle tue braccia. Non so dove vado.
Dal tuo cuore un bimbo mi dice addio.
E io gli dico addio.
Pablo Neruda

Il pozzo

A volte ti sprofondi, cadi nel tuo buco di silenzio,
nel tuo abisso di collera orgogliosa,
e puoi appena tornare, ancora con segni
di ciò che trovasti nella profondità della tua esistenza.
Amor mio, che trovi nel tuo pozzo chiuso?
Alghe, pozzanghere, rocce?
Cosa vedi con occhi ciechi, scontrosa e ferita?
Vita mia nel pozzo in cui cadi non troverai
ciò che conservo per te sull'altura:
un mazzo di gelsomini con rugiada,
un bacio più profondo del tuo abisso.
Non temermi, non cadere di nuovo nel tuo rancore.
Scuoti la mia parola che venne a ferirmi
e lasciala volare per la finestra aperta.
Tornerà a ferirmi senza che tu la guidi
poiché fu caricata con un istante duro,
e quell'istante sarà disarmato sul mio petto.
Sorridimi radiosa se la mia bocca ti ferisce.
Non sono un dolce pastore come nei racconti di fate,
ma un buon legnaiolo che con te condivide
terra, vento e spine dei monti.
Amami, tu, sorridimi, aiutami a esser buono.
Non ferirti in me, sarà inutile,
non ferir me, perché ti ferisci.
Pablo Neruda
 
da I versi del Capitano

Inverno

In ginocchio tra vento, orma e levriero
corsi dietro di te, chiara presenza,
trascinato dal lampo di una stella
di senso in senso sino alla tua assenza.
Attraversasti, amore, gli egoismi
che con selce di lacrima ti svelo
sovrapponendo abissi dopo abissi,
nella mia solitudine di gelo.
Il grande ragno della pioggia fila
con acqua e vento leste ragnatele.
Cosa mai diverranno domattina?
Forse un vetro infrangibile, di certo
somigliante ai miei occhi ormai sereni
dopo aver pianto tutto ciò che ho perso.
Miguel Ángel Asturias

Donami un abbraccio

Donami un abbraccio
sincero, luminoso
come un giorno d'estate,
ma che sia lungo,
lungo una vita. 
Carlo Bramanti

domenica 29 gennaio 2012

Luigi Tenco - Se Potessi Amore Mio

L'amore è doloroso perchè...

L’amore è doloroso perché apre la strada all’estasi. L’amore è doloroso perché trasforma: l’amore è cambiamento. Qualsiasi trasformazione è dolorosa perché occorre lasciare il vecchio per il nuovo. Il vecchio è familiare, sicuro; il nuovo è assolutamente sconosciuto. Ti muoverai in un oceano mai esplorato. Non puoi usare la mente con il nuovo come facevi con il vecchio; la mente è molto abile, ma può funzionare con il vecchio, non con il nuovo: ora è assolutamente inutile.
Per questa ragione nasce la paura; quando lasci il vecchio mondo – confortevole, sicuro – nasce il dolore. È lo stesso dolore che prova il bambino quando esce dal ventre della madre. È lo stesso dolore che prova il pulcino quando esce dall’uovo. È lo stesso dolore che prova l’uccellino quando prova a volare per la prima volta.
La paura dell’ignoto, l’insicurezza dell’ignoto, la sua imprevedibilità, ti spaventano moltissimo.
Dato che la trasformazione sarà dall’essere verso uno stato di non-essere, l’agonia è profondissima. Ma non si può avere l’estasi senza passare per l’agonia. Per purificare l’oro, esso deve passare attraverso il fuoco.
L’amore è fuoco.
È proprio a causa del dolore che l’amore procura, che milioni di persone vivono una vita senza amore. Anche loro soffrono, ma la loro è una sofferenza inutile. Soffrire per amore non è soffrire invano. Soffrire per amore è creativo: ti porta a livelli più alti di consapevolezza. Soffrire senza amore è un totale spreco, non ti porta da nessuna parte:continui a muoverti lungo il medesimo circolo vizioso.
L’uomo senza amore è narcisista, è chiuso. Conosce solo se stesso. Ma quanto può conoscere se stesso se non ha conosciuto l’altro? Solo l’altro può essere per lui uno specchio. Non conoscerai mai te stesso se non conosci l’altro. L’amore è fondamentale anche per la conoscenza di sé. La persona che non ha conosciuto l’altro in un rapporto profondo di amore, di intensa passione, di totale estasi, non potrà nemmeno sapere chi è, perché non avrà uno specchio in cui osservare la sua immagine.
La relazione è uno specchio e, più l’amore è puro, migliore e più nitido sarà lo specchio. Ma l’amore più alto richiede che tu sia aperto. Richiede che tu sia vulnerabile. Devi lasciar andare la tua armatura, ed è doloroso. Non devi stare sempre in guardia, devi abbandonare la mente e i suoi calcoli. Devi rischiare, devi vivere pericolosamente. L’altro può ferirti – è per questo che hai paura di essere vulnerabile. L’altro può rifiutarti – è per questo che hai paura dell’amore.
Il riflesso del tuo essere che scopri nell’altro potrebbe essere brutto – questa è la tua ansietà. Evita lo specchio. Ma non è che evitando lo specchio diventerai bello. Evitando la situazione, non puoi crescere. È necessario accettare la sfida.
Occorre entrare nell’amore. È il primo passo verso Dio, e non può essere aggirato. Quelli che cercano di evitare lo spazio dell’amore, non raggiungeranno mai Dio. È una necessità assoluta, perché diventi consapevole della tua totalità solo quando vieni stimolato dalla presenza dell’altro, quando la tua presenza viene rafforzata dalla presenza dell’altro, quando vieni aiutato a uscire dal tuo mondo chiuso,narcisista, e portato fuori sotto la volta infinita del cielo.
L’amore è un cielo, vastissimo. Essere in amore vuol dire mettere le ali. Ma naturalmente, il cielo infinito fa paura.
Inoltre lasciare andare l’ego è molto doloroso perché ci hanno insegnato a coltivarlo. Pensiamo che l’ego sia il nostro unico tesoro. L’abbiamo protetto, decorato, l’abbiamo lucidato in continuazione e, quando l’amore bussa alla porta, tutto ciò che ci occorre per innamorarci è mettere da parte l’ego: è doloroso, certo. È il lavoro di tutta la tua vita, è tutto ciò che hai creato, questo ego orrendo, questa idea che sei separato dall’esistenza.
È un’idea brutta perché non è vera. È un’idea illusoria, ma la società esiste, è anzi basata proprio su questa idea che ogni persona è una persona, non una presenza.
La verità è che al mondo non esistono persone ma solo presenze. Non ci sei, non esisti come ego, separato dal tutto. Sei parte del tutto. Il tutto ti penetra, il tutto respira in te, pulsa in te, il tutto è la tua stessa vita.
L’amore ti dà la prima esperienza di armonia con qualcosa che non è il tuo ego.
L’uomo moderno vive in una cella oscura: è narcisista. Il narcisismo è l’ossessione più grande della mente moderna.
E poi arrivano i problemi, problemi senza senso. Ci sono problemi che sono creativi perché ti portano a un livello più alto di consapevolezza. Ci sono problemi che non ti portano da nessuna parte, ti tengono solo legato, ti tengono nel caos del passato.
L’amore crea problemi; puoi evitarli, evitando l’amore. Ma quelli sono i problemi essenziali! Bisogna affrontarli, viverli e passarci attraverso per andare oltre. L’unico modo per andare oltre, è di passarci attraverso. L’amore è l’unica cosa che valga la pena di fare. Tutto il resto è secondario – va benissimo se è di sostegno all’amore. Tutto il resto è solo un mezzo, ma l’amore è il fine. Quindi, per quanto sia doloroso, entra nell’amore.
Se non entri nell’amore – come hanno deciso molte persone – rimani intrappolato all’interno di te stesso. Allora la tua vita non è un pellegrinaggio, non è un fiume che va verso l’oceano; la tua vita è una pozza stagnante, sporca, e molto presto resteranno solo lo sporco e il fango. Per rimanere limpido, devi continuare a fluire. Il fiume rimane pulito perché scorre. Scorrere è il modo di rimanere sempre vergini.
Chi ama rimane vergine. Tutti gli amanti sono vergini. Le persone che non amano non possono rimanere vergini: si addormentano, diventano stagnanti, e prima o poi – più prima che poi – iniziano a puzzare perché non hanno nessun posto dove andare. La loro è una vita morta.
L’uomo moderno si trova in questa situazione, e per questo motivo nevrosi di ogni genere, follie di ogni genere, sono rampanti. Il disagio psicologico ha preso proporzioni epidemiche. Non è che alcuni individui siano psicologicamente malati: la realtà è che la terra nel suo complesso è diventata un manicomio. Tutta l’umanità soffre di una specie di nevrosi.
Questa nevrosi nasce dal tuo ristagnare, dal tuo narcisismo. Tutti sono stretti nell’illusione di avere un sé separato, e poi impazziscono. Questa follia è senza senso, è improduttiva, non creativa. Oppure si suicidano. Questi suicidi sono anch’essi improduttivi e non creativi.
Forse non ti uccidi prendendo del veleno o saltando dall’alto di una rupe o sparandoti, ma puoi suicidarti in modo molto lento, e questo è proprio ciò che accade. Pochissime persone si suicidano tutte di un colpo. Gli altri hanno scelto un suicidio lento, graduale: muoiono a poco a poco. Ma la tendenza al suicidio è diventata quasi universale.
Non è vita questa, ma la causa, la causa fondamentale, è che abbiamo dimenticato il linguaggio dell’amore. Non siamo più così coraggiosi da buttarci nell’avventura chiamata amore.
La gente è interessata al sesso, perché il sesso non è pericoloso.
È il fenomeno di un momento, non occorre coinvolgersi.
L’amore è coinvolgimento, è impegno. Non è un fenomeno del momento. Quando ha messo le radici, può durare per sempre. Può diventare un impegno che dura tutta la vita. L’amore ha bisogno di intimità; solo quando c’è intimità, l’altro diventa uno specchio. Quando ti incontri con una donna o un uomo a livello sessuale, in realtà non vi incontrate affatto, avete evitato l’anima dell’altra persona. Tu ne hai usato il corpo e sei fuggito, e anche l’altro ha usato il tuo corpo ed è fuggito. Non siete diventati abbastanza intimi da poter rivelare all’altro il vostro volto originario.
L’amore è il più grande koan Zen.
È doloroso, ma non evitarlo. Se lo eviti, perdi la più grande opportunità di crescere. Entra in esso, con tutta la sua sofferenza, perché grazie alla sofferenza arriva una grande estasi. Sì, c’è agonia, ma da questa agonia nasce l’estasi. Sì, dovrai morire come ego, ma rinascerai come Dio, come buddha. L’amore ti darà il primo assaggio del Tao, del Sufismo, dello Zen. Ti darà la prima prova che Dio esiste, che la vita non è priva di significato.
Quelli che dicono che la vita non ha significato sono quelli che non hanno conosciuto l’amore. In effetti stanno dicendo che nella loro vita è mancato l’amore.
Lascia che ci sia il dolore, lascia che ci sia la sofferenza. Passa attraverso la notte oscura, e arriverai a una bellissima alba. Solo nel grembo della notte oscura, il sole può evolversi. Solo attraverso la notte oscura arriva il mattino.
Il mio approccio qui è unicamente quello dell’amore. Ti insegno l’amore, solo l’amore e nient’altro. Puoi dimenticarti di Dio: è solo una parola vuota. Puoi dimenticarti delle preghiere: sono solo riti che ti sono stati imposti da altri. L’amore è la preghiera naturale, non imposta da nessuno. Appare con te alla nascita. L’amore è il vero Dio, non il Dio dei teologi, ma il Dio di Buddha, Gesù, Maometto, il Dio dei Sufi. L’amore è una tariqa, un metodo per ucciderti come individuo separato e per aiutarti a diventare l’infinito. Scompari come goccia di rugiada e diventi l’oceano, ma per questo devi passare attraverso la porta dell’amore.
Certo, quando scompari come goccia di rugiada – e hai vissuto a lungo come goccia di rugiada – è doloroso, perché pensi: “Io sono questo, e ora questo sta scomparendo. Sto morendo”. Non stai morendo, è l’illusione che muore. Ti sei identificato con l’illusione, è vero, ma l’illusione è sempre un’illusione. Solo quando svanisce, puoi vedere chi sei. Questa rivelazione ti porta alle vette più alte della gioia, dell’estasi, della celebrazione.
Osho

Il dolore è un topo

Il dolore è un topo
sceglie l’intercapedine nel petto
per timido nido
ed elude la caccia
Il dolore è un ladro
rapido nel trasalire
tende l’orecchio
per cogliere un suono
di quel vasto buio
che ha trascinato la sua vita
indietro
Il dolore è un giocoliere
ardito nell’esibirsi
perché se esita
l’occhio per di lì
non colga i suoi lividi
siano uno o tre
Il dolore è un buongustaio
moderato nel lusso
Il dolore migliore non ha lingua
prima che parli
bruciatelo in piazza
le sue ceneri
lo faranno
forse
se rifiutano
come sapere
ormai nemmeno la tortura
ne caverebbe una sillaba.
Emily Dickinson

Abbiamo visto la luna

Abbiamo visto la luna nascere, nella sera chiara.
I diamanti spargevano rugiada, le aeree frange delle onde
e le finestre si aprivano su foreste piene di cicale.
Abbiamo anche visto la nuvola nascere alla fine dell''ovest.
Nessuno le ha dato importanza.
Sembra una pena sciolta - dicevano. Un fiore senza petali.
Abbiamo visto la luna nascere, nella sera chiara.
Saliva con il suo diadema trasparente, lenta, reggendo tanta gloria.
Ma la piccola nuvola correva veloce nel cielo.
Riunì eserciti di lana scura, si levò dovunque l'inquietudine dell''ombra.
Quando abbiamo voluto un'altra volta il chiarore lunare
abbiamo udito la pioggia sferzare contro i vetri, e la foresta dibattersi nel vento.
Dietro le nuvole, però, sapevamo che continuava ad esserci, gloriosa e intatta la luna. 
Cecilia Meireles