…Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.

...solo un sogno, un'emozione...una nuvola...solo un alito di vento che ti sfiora, solo l'eco dei tuoi passi nella sera...

lunedì 19 marzo 2012

Esplorando il relitto

Dopo aver letto il libro di leggende
e caricato la macchina fotografica
e controllato il filo del coltello,
indosso
l’armatura di gomma nera
le assurde pinne
la maschera solenne e goffa.
Devo farlo
non come Cousteau con la sua
squadra assidua
a bordo del veliero inondato di sole
ma qui da sola.
C’è una scaletta.
La scaletta è sempre là
a pendere innocente
sul fianco del veliero.
Sappiamo a cosa serve
noi che l’abbiamo usata.
Altrimenti è una scoria che galleggia sul mare
solo un pezzo di attrezzatura.
Scendo.
Piolo dopo piolo e tuttavia
l’ossigeno mi immerge
la luce blu
gli atomi sottili
della nostra aria umana.
Scendo.
Le pinne mi impacciano,
striscio come un insetto giù per la scala
e non c’è nessuno a dirmi
quando comincerà
l’oceano.
All’inizio l’aria è blu e poi
un blu più intenso e poi è verde poi
nera vedo nero eppure
la mia maschera è potente
pompa il sangue con forza
il mare è un’altra cosa
il mare non è una questione di potere
devo imparare da sola
a muovere il mio corpo senza sforzo
nell’ elemento profondo.
E ora: è facile dimenticare
perché sono venuta
tra i tanti che hanno sempre
vissuto qui
agitando le loro code merlate
tra gli scogli
inoltre
quaggiù il respiro è diverso.
Sono venuta a esplorare il relitto.
Le parole sono intenzioni.
Le parole sono mappe.
Sono venuta a vedere il danno compiuto
e i tesori che persistono.
Passo il raggio della torcia
lentamente sui fianchi
di una cosa più eterna
a muovere il mio corpo senza sforzo
nell’ elemento profondo.
La cosa per cui sono qui:
il relitto e non la storia del disastro,
la cosa in sé e non il mito
il viso annegato che sempre fissa
il sole
l'evidenza del danno
levigata dal sale e per sempre in questa scabra beltà
le costole del disastro
a riflettere il loro inserimento
fra gli incerti predatori.
Questo è il luogo.
E sono qui, la sirena dai capelli scuri
che nuotano all'indietro, sirena intrappolata
nell'armatura da palombaro.
Giriamo in silenzio
intorno al relitto
ci tuffiamo nella stiva.
Sono lei: sono lui
il cui viso annegato dorme a occhi spalancati
il cui seno porta ancora lo stress
il cui cargo d'argento e di rame vermiglio riposa
oscuramente dentro barili
fissati a metà e lasciati a marcire
noi siamo i quasi disfatti strumenti
che una volta segnavano il percorso
il diario di bordo inzuppato d'acqua
la bussola rotta
Siamo, sono, sei
per codardia o per coraggio
colui che scopre la via
del ritorno alla scena
con un coltello, una macchina fotografica
un libro dei miti
dove i nostri nomi non ci sono.
Adrienne Rich

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