E’ un destino del mio essere
ed allora la felicità del mio dentro
è più forte di me, delle mie ossa,
che le stridi in un abbraccio
sempre doloroso, meraviglioso sempre.
Chiaccheriamo, parliamo, diciamo parole,
lunghe, lucenti, come degli scalpelli che separano
il fiume freddo nel delta fervente,
il giorno dalla notte, il basalto, dal basalto.
Portami, felicità, in sù, e sbattemi
la tempia dalle stelle, fin quando
il mio mondo allungato e infinito
diventa colonna o un’ altra cosa
molto più alto e molto più presto.
Che bene che ci sei, che meraviglia che ci sono!
Due canzoni diverse, colpendosi, mescolandosi,
due colori che non si sono mai visti,
uno molto di basso, voltato verso la terra,
uno molto di sù, quasi rotto,
nella tremante, insolita lotta
della meraviglia che ci sei, del destino che ci sono.
ed allora la felicità del mio dentro
è più forte di me, delle mie ossa,
che le stridi in un abbraccio
sempre doloroso, meraviglioso sempre.
Chiaccheriamo, parliamo, diciamo parole,
lunghe, lucenti, come degli scalpelli che separano
il fiume freddo nel delta fervente,
il giorno dalla notte, il basalto, dal basalto.
Portami, felicità, in sù, e sbattemi
la tempia dalle stelle, fin quando
il mio mondo allungato e infinito
diventa colonna o un’ altra cosa
molto più alto e molto più presto.
Che bene che ci sei, che meraviglia che ci sono!
Due canzoni diverse, colpendosi, mescolandosi,
due colori che non si sono mai visti,
uno molto di basso, voltato verso la terra,
uno molto di sù, quasi rotto,
nella tremante, insolita lotta
della meraviglia che ci sei, del destino che ci sono.
Nichita Stanescu
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