…Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.

...solo un sogno, un'emozione...una nuvola...solo un alito di vento che ti sfiora, solo l'eco dei tuoi passi nella sera...

domenica 29 gennaio 2012

È necessario non dimenticare nulla

È necessario non dimenticare nulla;
né il rubinetto aperto né il fuoco acceso,
né il sorriso per gli infelici
né la preghiera di ogni istante.
È necessario non dimenticare di vedere la nuova farfalla
né il cielo di sempre.
Ciò che è necessario dimenticare è il nostro volto,
il nostro nome, il suono della nostra voce, il ritmo
del nostro polso.
Ciò che è necessario dimenticare è il giorno carico di fatti,
l’idea di ricompensa e di gloria.
Ciò che è necessario è essere come se già non fossimo,
vigilati dai nostri stessi occhi
severi con noi, perché il resto non ci appartiene.
Cecília Meireles

Della SAUDADE

La natura della saudade è ambigua: associa sentimenti di solitudine e tristezza, ma, illuminata dalla memoria, guadagna contorno e espressione di felicità. Quando Garrett l’ha definita come “delicioso pungir de acerbo espinho”, stava realizzando la fusione di questi due aspetti opposti nella formula felice di un verso romantico.
In generale, si vede nella saudade il sentimento di separazione e distanza da quello che si ama e non si ha.
Ma tutti gli istanti della nostra vita non vanno ad essere perdita, separazione, distanza? Il nostro presente, appena raggiunge il futuro subito lo trasforma in passato. La vita è un costante perdere. La vita è, perciò, una costante saudade.
C’è una saudade risentita. Quella che desidererebbe trattenere, fissare, possedere.
C’è una saudade saggia, che lascia le cose passare, come se non passassero. Liberandole dal tempo, salvando la loro essenza di eternità.
E’ l’unica maniera, del resto, di dare loro permanenza: renderle immortali nell’amore.
Il vero amore è, paradossalmente, una saudade costante, senza nessun egoismo.
Cecilia Meireles

Tra le mute radici

Tra le mute radici
che sostentano il bosco,
arcangelo mio d’ombra,
nell’insistente quiete
sotterranea,
apriamo rose d’amore,
trasudiamo il vino
dell’uva unica,
dolce sole della genesi
perenne,
che le nostre labbra
invitano a godere
dal clamore
dell’umida erba
che ci protegge.
Clara Janés

Rami di luce sdrucciolavano

 
Rami di luce sdrucciolavano 
sulle nostre teste immerse nell’azzurro. 
Coralli erano le sue guance, 
nel silenzio delle acque. 
Ancorato dentro di me dormiva 
attizzando i falò 
della selva occulta nel sangue. 
Una mano morbida cingeva la mia gola 
fino a soffocarmi. 
Nere lacrime scivolarono 
dai miei occhi: 
perle che colmarono 
il calice dell’amore. 
Clara Janés

Per caso mentre tu dormi

Per caso mentre tu dormi
per un involontario movimento delle dita
ti faccio il solletico e tu ridi
ridi senza svegliarti
cosi' soddisfatta del tuo corpo ridi
approvi la vita anche nel sonno
come quel giorno che mi hai detto:
lasciami dormire, devo finire un sogno
Antonio Porta

Io pensavo

Io pensavo che il cuore avesse dimenticato
il facile talento del soffrire
e mi dicevo che ciò che è stato
no, non accadrà più.
Passò l’estasi passò il dolore
passarono i sogni belli da credere
ma ecco ancora mi sorprendono i brividi
alla forza scardinante della bellezza. 
Aleksandr Pushkin

Ti Amai

Ti amai anche se forse
ancora non è spento
del tutto l'amore.
Ma se per te non è più tormento
voglio che nulla ti addolori.
Senza speranza, geloso,
ti ho amata nel silenzio e soffrivo,
teneramente ti ho amata
come Dio voglia un altro possa amarti. 
Aleksandr Puskin

Tu non le puoi vedere

Tu non le puoi vedere;
io, si.
Terse, rotonde, tiepide.
Lentamente
vanno al loro destino;
lentamente, per indugiare
più a lungo sulla tua carne.
Vanno verso il nulla; non sono
che questo, il loro scorrere.
E una traccia, verticale,
che si cancella subito.
Astri ?
Tu
non le puoi baciare.
Le bacio io per te.
Sanno; hanno il sapore
dei succhi del mondo.
Che gusto nero e denso
di terra, di sole, di mare!
Restano un istante
nel bacio, indecise
fra la tua carne fredda
e le mie labbra; infine
io le prendo. E non so
se erano davvero per me.
Perché io non so nulla.
Sono stelle, o segni,
sono condanne o aurore?
Ne' guardando ne' coi baci
ho imparato che cos'erano.
Ciò che vogliono resta
là indietro, tutto ignoto.
E così pure il loro nome.
(Se le chiamassi lacrime
nessuno mi capirebbe).
Pedro Salinas

Sì, al di là della gente

Sì, al di là della gente
ti cerco.
Non nel tuo nome, se lo dicono,
non nella tua immagine, se la dipingono.
Al di là, più in là, più oltre.
Al di là di te ti cerco
Non nel tuo specchio e nella tua scrittura,
nella tua anima nemmeno.
Di là, più oltre.
Al di là, ancora, più oltre
di me ti cerco. Non sei
ciò che io sento di te.
Non sei
ciò che mi sta palpitando
con sangue mio nelle vene,
e non è me.
Al di là, più oltre ti cerco.
E per trovarti, cessare
di vivere in te, e in me,
e negli altri.
Vivere ormai di là da tutto,
sull'altra sponda di tutto
- per trovarti -
come fosse morire.
Pedro Salinas

Se ti amo

Se ti amo,
non è perchè te lo dico:
è perchè me lo dico e me lo dicono.
Dirlo a te, quanto poco riguarda
la pura verità che è nel suo fondo
l'amarti! Me lo dico,
ed è come un risveglio dal non dirlo,
come un nascere nudo,
dirlo soltanto io, senza intenzione
che lo sappia nessuno, neanche te.
Me lo dicono
il cielo e le mie carte così bianche,
le musiche casuali che si trovano
dischiudendo i segreti della notte.
Guardandomi agli specchi,
non la mia faccia, è un amare che vedo.
Dipende
da come l'attraverso, il mondo
mi dice che ti amo,
o con grida o sussurri.
E alcune volte lo dico a te
ma tu non saprai mai che quel "ti amo",
finale, è solo un segno, un pegno minimo;
onda, messaggio, poi spezzato
in suono, in bianca schiuma,
d'amore tacito, mare totale.
Pedro Salinas

Perdonami

Perdonami se ti cerco cosí
goffamente, dentro
di te.
Perdonami il dolore, qualche volta.
È che da te voglio estrarre
il tuo migliore tu.
Quello che non vedesti e che io vedo,
immerso nel tuo fondo, preziosissimo.
E afferrarlo
e tenerlo in alto come trattiene
l'albero l'ultima luce
che gli viene dal sole.
E allora tu
verresti a cercarlo, in alto.
Per raggiungerlo
alzata su di te, come ti voglio,
sfiorando appena il tuo passato
con le punte rosate dei tuoi piedi,
tutto il corpo in tensione d'ascesa
da te a te.
E allora al mio amore risponda
la creatura nuova.
Pedro Salinas

Dammi

Dammi
i silenzi che circondano la tua voce
le tue pallide disperazioni
le ceneri del tuo sguardo
l’aria che attraversi quando sogni
e dimentica tutti i morti
che hai toccato
Martin Andrade

Sguinzagliare ricordi

In questi giorni penso al vento fra i tuoi capelli,
agli anni che fui nel mondo prima di te
e all'eternità che prima di te andrò a incontrare,
ai proiettili che non mi uccisero in battaglia
ma uccisero i miei amici,
di me migliori perché
non vissero oltre come me,
penso a te nuda davanti al fornello d'estate,
sul libro curva per leggere meglio
nella luce morente del giorno.
Vedi, abbiam vissuto più di una vita,
ora dobbiamo pesare ogni cosa
sulla bilancia dei sogni e sguinzagliare
ricordi che divorino ciò che fu il presente.
Yehuda Amichai

Ancora

Non ci credo ancora
stai arrivando accanto a me
e la notte è un pugno
di stelle e di allegria
palpo gusto ascolto e vedo
il tuo volto il tuo passo lungo
le tue mani e tuttavia
ancora non ci credo
il tuo ritorno ha tanto
a che vedere con te e con me
che per cabala lo dico
e per i dubbi lo canto
nessuno mai ti rimpiazza
e le cose più triviali
si trasformano in fondamentali
perché stai tornando a casa
tuttavia ancora
dubito di questa fortuna
perché il cielo di averti
mi sembra fantasia
però vieni ed è sicuro
e vieni col tuo sguardo
e per questo il tuo arrivo
rende magico il futuro
e ancorché non sempre abbia capito
le mie colpe e i miei disastri
invece so che nelle tue braccia
il mondo ha senso
e se bacio l’audacia
e il mistero delle tue labbra
non ci saranno dubbi né cattivi sapori
ti amerò di più
ancora.
Mario Benedetti

Verso il mare della dimenticanza

Non è necessario che tu mi ascolti, non è importante che tu senta le mie parole,
no, non è importante, ma io ti scrivo lo stesso (eppure sapessi com’è strano, per me, scriverti di nuovo,
com’è bizzarro rivivere un addio…)
Ciao, sono io che entro nel tuo silenzio.
Che vuoi che sia se non potrai vedere come qui ritorna primavera
mentre un uccello scuro ricomincia a frequentare questi rami,
proprio quando il vento riappare tra i lampioni, sotto i quali passavi in solitudine.
Torna anche il giorno e con lui il silenzio del tuo amore.
Io sono qui, ancora a passare le ore in quel luogo chiaro che ti vide amare e soffrire…
Difendo in me il ricordo del tuo volto, così inquietamente vinto;
so bene quanto questo ti sia indifferente, e non per cattiveria, bensì solo per la tenerezza
della tua solitudine, per la tua coriacea fermezza,
per il tuo imbarazzo, per quella tua silenziosa gioventù che non perdona.
Tutto quello che valichi e rimuovi
tutto quello che lambisci e poi nascondi,
tutto quello che è stato e ancora è, tutto quello che cancellerai in un colpo
di sera, di mattina, d’inverno, d’estate o a primavera
o sugli spenti prati autunnali - tutto resterà sempre con me.
Io accolgo il tuo regalo, il tuo mai spedito, leggero regalo,
un semplice peccato rimosso che permette però alla mia vita di aprirsi in centinaia di varchi
sull’amicizia che hai voluto concedermi
e che ti restituisco affinché tu non abbia a perderti.
Arrivederci, o magari addio.
Lìbrati, impossèssati del cielo con le ali del silenzio
oppure conquista, con il vascello dell’oblio, il vasto mare della dimenticanza. 
Josif Aleksandrovič Brodskij

Due

Due non è il doppio
ma il contrario di uno,
della sua solitudine.
Due è alleanza,
filo doppio che non è spezzato
Erri De Luca 
da "Il contrario di uno”

Considero valore

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l'assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finchè dura il pasto, un sorriso involontario,
la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente,
e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe,
tacere in tempo, accorrere a un grido,
chiedere 'permesso?' prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordarsi di che.
Considero valore sapere in una stanza dov'è il nord e
qual'è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l'uso del verbo amare
e l'ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.
Erri de Luca
Opera sull'acqua e altre poesie

Olè

Le braccia s'indurirono per reggere il lavoro,
non per avvolgerti i fianchi.
Gli occhi svelti a calarsi avanti ai tuoi,
si sono allenati a guardare per terra
salendo in montagna.
La bocca che ti raccoglie i baci,
viene da un'altra sete.
Niente nel corpo si preparava per l'appuntamento
tranne l'orecchio, di sentinella
al primo olè del sangue.
Erri de Luca

Tu

Una parola basta e mi strappi dei gridi,
mi toccherai, uscira' pronto il sangue,
mi guarderai, saro' subito cieco.
Sei affanno, agguato, zuffa
appena che respiri.
Se mi arrocco in difesa
nell'inverno, negli anni,
al petto conto i colpi di un passero impazzito
che sbatte ai vetri per uscire incontro.
Erri De Luca

Non diceva parole

Non diceva parole, ascoltava soltanto un corpo interrogante, ignorando che il desiderio è una domanda per cui non c’è risposta, una foglia il cui ramo non esiste, un mondo di cui il cielo non esiste.
L’angoscia si fa strada tra le ossa risale per le vene, erompe nella pelle, in zampilli di sogno, fatti carne che interroga le nubi.
Qualcuno che ci sfiori, uno sguardo fugace tra le ombre bastano perché il corpo s’ apra in due avido di ricevere in se stesso, altro corpo che sogni; metà e metà, sogno e sogno, carne e carne, uguali in figura, in amore, in desiderio.
E sia pure soltanto una speranza, perché il desiderio è una domanda la cui risposta nessuno conosce…
Luis Cernuda

A un poeta futuro

Non conosco gli uomini. Sono anni
che li cerco e li fuggo senza soluzione.
Non li comprendo? O forse è che li comprendo
troppo? Più che in queste forme
evidenti, di brusca carne ed osso,
così facilmente spezzate da una molla debole
se qualcuno appassionato le avvicina,
morti nella leggenda meglio
li comprendo. E da loro faccio ritorno ai vivi,
mio forte amico solitario,
come colui che dalla fonte latente
giunge al fiume che lentamente sfocia.
Non comprendo i fiumi. Con fretta errante vanno
dalla fonte al mare, in ozio affaccendato.
Pieni della loro importanza, sia industriale o agricola;
la fonte, che è promessa, soltanto il mare la esaudisce,
il mare multiforme, incerto e sempiterno.
Come in quella fonte lontana, nel futuro
dormono le forme possibili della vita
in un sonno senza sogni, nulle ed incoscienti,
pronte a riflettere l'idea degli dei.
E tra quegli esseri che un giorno saranno,
tu dormi il tuo sonno, mio impossibile amico.
Non comprendo gli uomini. Ma qualcosa in me risponde
che comprenderei te, così come comprendo
gli animali, le foglie e le pietre,
compagni di sempre silenziosi e fedeli.
Tutto è questione di tempo in questa vita,
un tempo il cui ritmo non si accorda,
troppo lungo e vasto, con l'altro povero ritmo
del nostro tempo umano breve e debole.
Se il tempo degli uomini e il tempo degli dei
si equivalessero, questa nota che in me inaugura il ritmo
unita alla tua si accorderebbe in cadenza,
invece di spegnersi senza eco nel mondo uditorio.
Ma non mi importa di restare sconosciuto
in mezzo a questi corpi quasi contemporanei,
vivi in maniera differente dal mio corpo
di terra folle che lotta per farsi ala
e raggiungere il muro di quello spazio
che separa i miei anni dagli anni tuoi futuri.
Soltanto voglio che il mio braccio poggi sopra un altro braccio amico,
che altri occhi vedano quel che guardano i miei.
Anche se tu non saprai con quanto amore oggi cerco
in questo abisso bianco del tempo venturo
l'ombra della tua anima, per imparare da essa
ad ordinare la mia passione secondo una nuova misura.
Oggi, quando gli uomini mi catalogano
sotto le loro classificazioni e i loro scomparti,
disgusto alcuni perché sono troppo freddo, e altri perché sono strano,
e nel mio tremare d'uomo trovano reminescenze
morte. Non capiranno mai che se la mia lingua
un giorno cantò il mondo, fu solo amore ad ispirarla.
Io non potrò dirti quanto tempo ho trascorso
lottando perchè la mia parola non muoia
in silenzio al mio fianco, e perché come un'eco
giunga a te, simile a una tormenta passata
mentre un suono vago la ricorda nell'aria ormai tranquilla.
Tu non saprai mai come domo la mia paura
per trasformare in coraggio la mia voce,
offrendo all'oblio inutili sciagure
che intorno a noi impazzano e calpestano
la nostra vita con sciocco godimento,
la vita che tu sarai e che io sono quasi stato.
Perché in questo allontanamento umano presagisco
che miei potrò chiamare gli uomini futuri,
che questa solitudine sarà un giorno popolata.
Se pure non da me, da compagni limpidi fatti a tua immagine.
Se rinuncio alla vita è per ritrovarla poi
conforme al mio desiderio, nella tua memoria.
Quando a tarda ora, mentre ancora sto leggendo
al chiarore della lampada, mi interrompo
per ascoltar la pioggia, noiosa quanto un ubriaco
che urina nella tenebra gelata della strada,
qualcosa in me sussurra debolmente:
Gli elementi liberi che il tuo corpo imprigiona
furono convocati sulla terra per questo
solamente? C'è altro? E se sì, dove
cercarlo? Non conosco altro mondo se non questo,
e senza di te a volte è triste. Amami con nostalgia,
come ameresti un'ombra, come io stesso ho amato
la verità del poeta sotto nomi già fuggiti.
Quando nei giorni a venire, libero l'uomo
dal mondo primitivo a cui abbiamo fatto ritorno
di tenebre ed orrore, il destino porterà
la tua mano verso il volume dove giacciono
dimenticati i miei versi, e lo aprirai,
so che sentirai la mia voce raggiungerti,
non da quei vecchi caratteri, ma dalle profondità
più vive delle tue viscere, con un affanno senza nome
che saprai dominare. Ascoltami e comprendi.
Nel suo limbo la mia anima forse ricorderà qualcosa,
e allora dentro di te i miei sogni e desideri
troveranno infine una ragione, e io avrò vissuto.
Luis Cernuda – Come chi aspetta l'alba, 1947

Non riesci a star zitto

Non riesci a star zitto
Sul tuo amore. E forse agli altri
Importa? Se hai esultato
In silenzio, ora in silenzio
Soffri, ma non dire nulla.
È di un’essenza l’amore
Che si corrompe parlando:
Nel silenzio prende vita,
Di silenzio si alimenta
E col silenzio si schiude
Come un fiore. Non parlarne;
Soffrine dentro, ma muto.
Se morirà, con lui muori,
Se vivrà, vivi con lui.
Fra morte e vita, taci,
Non ammette testimoni.
Luis Cernuda

Lento, amaro animale

Lento, amaro animale
che sono, che sono stato,
amaro dal nodo di polvere e acqua e vento
che chiedeva Dio nella prima generazione dell'uomo.
Amaro come questi minerali amari
che nelle notti di esatta solitudine
-maledetta e rovinata solitudine
solitaria-
si arrampicano alla gola
e, croste di silenzio,
asfissiano,uccidono, resuscitano.
Amaro come questa voce amara
prenatale, pre-sostanziale, che disse
la nostra parola, che percorse il nostro cammino,
che morì la nostra morte,
e che scopriamo in qualsiasi momento.
Amaro da dentro,
da quello che sono,
-la mia pelle come la mia lingua-
dal primo essere vivente,
annuncio e profezia.
Lento da secoli,
remoto -nulla c'è dietro-,
distante, lontano, sconosciuto.
Lento, amaro animale
che sono, che sono stato.

Jaime Sabines

Goteborg

Una città da darti, amore.
Qui dove rabbrividisce il tuo nome
sulle mie labbra.
Una città specchio del mio volto.
Dove tutto parte dalle mie mani,
i tram, i canali, i gerani.
Dove non rimane nulla da percorrere
palpare, costruire.
Dove tutto
ho messo a soqquadro
cercandoti.
Carmen Yanez

Giorni amati

Per me i giorni amati furono quelli dove l'impossibile rimase conservato nel cuore e non quelli che lo realizzarono.
Erri De Luca
(Non ora, non qui)

Non c'è bisogno di essere una stanza

Non c’e’ bisogno di essere una stanza per sentirsi infestati dai fantasmi, non c’e’ bisogno di essere una casa. La mente ha corridoi molto più vasti di uno spazio materiale ed e’ assai più sicuro un incontro a mezzanotte con un fantasma esterno piuttosto che incontrare disarmati il proprio io in un posto desolato. 
Emily Dickinson

Il cuscino disse

Il cuscino disse:
alla fine di un lungo giorno
solo io conosco
la confusione di chi e’ sempre sicuro
il desiderio di chi non ha desideri
l’impercettibile tremolio sulle ciglia del tiranno,
l’oscenità del predicatore,
e la voglia che ha l’anima di un corpo caldo
quando le scintille fuggevoli diventano carbone lucente
Mourid Barghouti

Portafotografie vuoto

Dovunque ti veda stai cercando di incorniciare
una minima parte della Sua immensità,
cioé, credo, moltissimo cielo,
di quello azzurro e senza nuvole
com'è sul vecchio cimitero
o sulla nuova discarica
davanti a un campo e a tre spaventapasseri.
Uno di loro potrebbe essere quel monaco tedesco,
Eckart,
che diceva: "Se un uomo non cerca niente,
che diritto ha di lamentarsi se non trova niente?"
Giusto. Non un solo merlo
teneva gli occhi sul giovane grano.
Allora spingemmo la cornice un po' più in alto
fin dove il silenzio dice tutto. 
Charles Simic

La Poesia

Nella mia mente è sopita una poesia
che esprimerà la mia anima intera.
La sento vaga come il suono e il vento
eppure scolpita in piena chiarezza.
Non ha strofa, verso né parola.
Non è neppure come la sogno.
E' un mero sentimento, indefinito,
una felice bruma intorno al pensiero.
Giorno e notte nel mio mistero
la sogno, la leggo e riprovo a sillabarla,
e sempre la parola precisa è sul bordo di me stesso
come per librarsi nella sua vaga compiutezza.
So che non sarà mai scritta.
So che non so cosa sia.
Ma sono contento di sognarla,
e una falsa felicità, benché falsa, è felicità. 
Fernando Pessoa

Togliete all'uomo

Togliete all’uomo il desiderio d’eterno, toglietegli la lotta contro la morte, toglietegli l’illusione, inariditegli nel cuore la poesia, e quel giorno sarà sulla via di perder l’arte, e quel giorno gli cadrà dalle mani quel lumino che l’aiutava a intravedere nel suo abisso e a farsi padrone d’un grano di potenza.
Giuseppe Ungaretti, Classico, Romantico…, in “Il Resto del Carlino”, Bologna, 23 ottobre 1929