…Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.

...solo un sogno, un'emozione...una nuvola...solo un alito di vento che ti sfiora, solo l'eco dei tuoi passi nella sera...

lunedì 8 dicembre 2014

La luminosità dell’infinito

Ogni giorno cerco qualcuno
che ha negli occhi la luminosità dell’infinito.
Ma, ahimè, gli sguardi fissano il vuoto.
Gli occhi degli estranei hanno bagliori bianchi
o grigi e sono del tutto privi di cordialità.
Dovrò dunque credere
di aver visto solo io qualcosa
che nemmeno capisco.
È penoso accettare il fatto
che qua dovrò continuare a recitare
me stesso.
Josip Miličić

Cuore al vento

Che piacere, cuore, questo liberarti
giorno dopo giorno, dal tuo guscio,
questo andare incontro alla tua forma vera,
tenera, nuda, palpitante,
con quel profondo incanto, eterna calamita
delle cose che generano!
Cuore al vento,
resistente nella tua forte vita debole
all’impeto di tutto il sentimento,
all’impeto di tutto il pensiero
– ideale, istinto, sogno; queste
cento ansie centimane -,
come la giovane moglie
all’impeto completo dell’amore!
Juan Ramón Jiménez

Z. H.

Oggi non ricevo nessuno ,
sono occupato a morire.
Sedevo con le spalle alla finestra, fuori gelava,
ma l'aria nella stanza era fredda,
scura del fumo di sigarette
e della voce roca di un morente.
Stava morendo già da tempo. Dapprima caddero
i fieri strumenti del corpo: le gambe, i polmoni.
Non posso raccogliere un foglio se mi cade dal letto, diceva.
Alla fine gli restò solo la testa,
prezioso capitello del corpo,
come scrisse una volta,
e svolazzante colomba del cuore.
Il gelo mi penetrò sempre di più il corpo
– meno 15 gradi – circondò le gambe,
poi i piedi, il ventre. Le costole, il cuore
diventarono la Terra Promessa
ma sedevo immobile, non lasciando trasparire
che qualcosa sentivo.
Ti sei meritato la tua isola, dissi.
Mi si svegliò dentro lo spirito del vecchio fienile.
Una benefica oscurità mi percorse la schiena.
Bisogna finire l'infinito, aggiunsi.
Lo spazio è popolato
anche se non si vede nessuno.
Grammatica o profezia,
temprare il mondo,
scartare l'inquietudine – blateravo –
un viaggio verso la cima del monte.
Non ci capivo nulla.
E d'un tratto, con voce chiara:
il coraggio di un singolo uomo
fa di lui la maggioranza.
Che ci faceva qui un uomo come lui?
Guardava negli occhi il buio.
Se ne andava per così dire
a regolare i nidi degli uccelli.
Credo a mia moglie e al cane.
Ma quando non ho della carne in mano
osservo il cane, disse.
Se ne andava in uno spazio freddo,
che cercava di addomesticarlo.
Era ieri
ed è come sempre anche oggi. È successo
ed ha smesso di far male. Il freddo ci abbracciò
come una vera patria. Affrontò
la superficie della comprensione.
Chi cerca non trova, aggiunse.
L'orologio esige un complice silenzioso. 
Krzysztof Karasek 

John Lennon


La rondine - Mango

Oggi lo ricordo... R.I.P.


Dove sei, dove sei, dove sei
unico amore che rivivrei
....
nonostante tu sia la mia rondine andata via,
stessa luna a metà,
sei nel cielo sbagliato....

domenica 7 dicembre 2014

Regalo

Un regalo giusto per me?
Uno che sia regalo di Natale, ma anche di tutti i miei giorni futuri?
Questo, semplicemente…
Voglio una persona con cui riposare l’anima e invecchiare dolcemente.
Jack Kerouac

domenica 23 novembre 2014

Inverno

Dopo aver amato,
il tuo ventre illumina ancora l’oscurità, la stanchezza,
la notte rifugiata nella stanza
Il silenzio ha tremato per noi
come i piedi scalzi di quest’inverno di poveri,
rimangono ancora tra le tue braccia volti d’amore abbandonati,
dopo aver amato
regrediamo al fuoco, alla furia, all’ingiustizia.
Nella citta’ che geme come pazza
l’amore conta pian piano
gli uccelli morti contro il freddo,
le carceri, i baci, la solitudine, i giorni
che mancano per la rivoluzione.
Juan Gelman

Silenzi

D’estate, nel silenzio dei meriggi,
sopra la terra esausta ed assopita,
incombe il peso d’una enorme assenza.
Ma dai grandi silenzi dell’inverno,
sopra la terra rispogliata e nuda,
infinita certezza si disserta.
Tutto perdemmo: fu sprecato il tempo
Sì breve del fiorire, ma ora il cielo,
non più velato dalle foglie, immenso,
di luce inonda gli orizzonti, e nulla
fuorché il cielo è vivente sulla terra,
una più vera vita è in questa morte.
Lalla Romano

Toccò a lei

Toccò a lei, ultima ventata
sradicarmi da dov’ero
lì a dimora.
Il tempo successivo,
arò il mio corpo dalla mia memoria,
ne sperse ogni sentore,
sarchiò quel territorio
e fu materia
nella materia
il mio sfatto sudario,
si dissolse il grumo
casuale o necessario –
non so ancora –
che era stato
il mio nido,
il mio calvario,
se non che celeste e tenebroso
era nel suo deliquio
l’esistente provvisorio.
Oh vita, ascoltai quella loquela
provenire da te,
dal tuo profondo grembo.
Mario Luzi

venerdì 21 novembre 2014

Offerta

Perché mi lasciasti
bruciata da carezze
in un letto senza domani
nuda di emozioni
vestita della tua assenza
ti offro il mio silenzio
pugno di vento
che sibila il tuo nome.
Lucía Rivadeneyra

Adesso è il momento di fare ciò che ti piace

Adesso è il momento di fare ciò che ti piace.
Non aspettare lunedì, non aspettare domani.
Non fare allungare davanti a te la carovana
di sogni calpestati. Non aspettare.
Non frenarti per paura o viltà.
Non posporre la vita con altra morte,
e non aspettare niente dalla sorte
che non sia più della tua tenacia e della tua energia.

Se il tuo sogno è bello, dagli forma
come il torrente scava le sponde;
come il vento che vive e si trasforma.
E perché tutto risulti come tu vuoi,
detta tu stesso le tue regole
e converti il tuo autunno in primavera.
Ivan Malinowski

Per tutte le parole che non ti ho mai detto

Per tutte le parole che non ti ho mai detto
e che avrei sempre voluto dirti,
anche se già sapevo che con esse avrei potuto ferirti.
Per tutti quei giorni passati ad ascoltarti,
anche quando nulla avevi da dirmi.
Per tutti quei silenzi che non hai saputo riempire,
per quelle frasi che non mi hai mai detto
e che avrei voluto sentire.
Per tutte quelle piccole cose che non mi hai saputo donare,
per quei semplici gesti che non hai saputo fare.
Per tutti quei sorrisi che non mi hai regalato,
per quegli sguardi con cui i tuoi occhi non mi hanno guardato,
per le carezze di cui le tue mani mi hanno privato.
E se tutto questo non dovesse ancora bastare,
mi basterà di te ricordare,
tutte le promesse che non hai mantenuto,
tutte le attenzioni che da te non ho avuto.
Tutte quelle foto che non vorrò più guardare,
istantanee di istanti che non ho mai vissuto….
Ma nonostante tutti quei dolci momenti che con te non ho avuto,
nonostante tutto quel tempo che grazie a te ho perduto,
eppure ti dico, in questo amore, per quanto strano, io, ci ho creduto.
Xavier Wheel

domenica 9 novembre 2014

Quando tu mi hai scelto - fu l’amore che scelse

Quando tu mi hai scelto
- fu l’amore che scelse –
sono emerso dal grande anonimato
di tutti, del nulla.
Sino allora
mai ero stato più alto
delle vette del mondo.
Non ero mai sceso più sotto
delle profondità
massime segnalate
sulle carte di mare.
E la mia allegria era
triste, come lo sono
quei piccoli orologi,
senza braccio cui cingersi,
senza carica, fermi.
Ma quando mi hai detto : “Tu”
- a me, sì, a me, fra tutti –
più in alto ormai di stelle
o coralli sono stato.
E la mia gioia
ha preso a girare, avvinta
al tuo essere, nel tuo pulsare.
Possesso di me tu mi davi,
dandoti a me.
Ho vissuto, vivo. Fino a quando?
So che tu tornerai
indietro. E quando te ne andrai
ritornerò a quel sordo
mondo, indistinto,
del grammo, della goccia,
nell’acqua, nel peso.
Sarò uno dei tanti
quando non ti avrò più.
E perderò il mio nome,
i miei anni, i miei tratti,
tutto perduto in me, di me.
Ritornato all’ossario immenso
di quelli che non sono morti
e non hanno più nulla
da morire nella vita.
Pedro Salinas
da “La voce a te dovuta”

sabato 8 novembre 2014

Ti ho perso

Ti ho perso per ben due volte e questo è tutto quel che so.
Non sono come tanti, non voglio, né cerco un’alternativa diversa,
affinché sembri meno assurda o ingiusta la tua scomparsa.
Il vuoto che in me è senza misura.
Potrei pensare che la tua essenza continui ad esistere
sotto forma di una stella, magari.
Per intere notti, starei a guardare il cielo, se così fosse,
cercando di immaginare quale, tra la più splendenti, tu sia.
Potrei pensare che tu sia diventato un angelo e che da lassù
mi guardi e proteggi. che la tua casa sia un giardino di rose
dai profumi che da sempre in te abitano, che non si senta altro
rumore che il fruscio di un un arcobaleno di petali
che lo sgorgare dell’acqua dalla fonte…
Potrei, ma questo non accadrà.
in questo non/dolore, non/vita ho disimparato in fretta a mentirmi.
Benché tenti ad ingannarmi lo squillo del tuo telefono ogni qualvolta
che ti chiamo, di certo non sarà la tua voce a rispondermi.
Se metterò piede, in quel che era la mia casa, mia non perché
li nacqui e crebbi, ma perché spesso fui per te un figlio con fierezza.
  A dispetto, poi dei trent’anni che pesano sulla bilancia
fui la tua eterna bambina, con ammirazione profonda, con una tale gratitudine
che baciarti le mani di continuo non mi bastò mai.
Se tornavo,
tornare è un verbo che non so svolgere che in passato,
come tanti altri d’altronde, li in mezzo alle tue rose e i ligustri,
non saranno le tue braccia ad accogliermi,
pur essendo anche loro tuoi figli, poesie dalle tue mani scritte,
fratelli miei e sorelle.
"Il mio cuore era troppo piccolo" mi convince l’unico occhio che è
senza palpebra e in me sentenzia come il peggior giudice.
"Ti amavo tanto" in mia difesa sussurrano un tremolio di foglie cadenti.
Vano tentativo, come quello di disseppellire il mio cuore, sperando
che avrei potuto amare quel che tu amavi
ma non si sente che il ronzio fastidioso di una sveglia
che non sa mai zittirsi. Intrappolata sta nel mio torace e avvia
per quanto assurdo sembri
l’ingranaggio arrugginito che ormai è diventato il mio corpo.
Anileda Xeka

Pre_visione

 ...
E ti ricorderai allora, con desiderio vero per
la prima volta, quel che ero per te.
Cosi profondamente sogna un narciso selvatico
e ti attende attraverso l’oscurità fredda ed
azzurra, brillando allegramente ai tuoi piedi come
piccola luce.
Pazienza, piccolo Amore! Negli anni a venire
io sarò dolce per te, nella memoria.
David Herbert Lawrence

Sorriderti

Sorriderti forse e’ morire,
porgere la parola
a quella terra leggera
alla conchiglia in rumore
al cielo della sera,
a ogni cosa – che e’ sola
e s’ama col proprio cuore.
Alfonso Gatto

lunedì 27 ottobre 2014

Voglio starmene da solo

Voglio starmene da solo. Vorrei andare nella foresta boema. Maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre; devo vedere cose nuove e studiarle, voglio gustare acque scure, vedere alberi scricchiolanti, venti selvaggi, voglio osservare stupito marce recinzioni di giardini nel loro essere sempre vive, sentire giovani boschi di betulle e foglie vibranti, voglio vedere luce, sole, e alla sera godermi le umide valli verdazzurre, seguire il luccichio dei pesci dorati, veder crescere nuvole bianche, vorrei parlare con i fiori. Scrutare nell’intimo erbe e uomini rosati, saper dire di antiche chiese dignitose, piccole cupole, voglio correre via senza fermarmi su tondeggianti colline campestri attraverso vasti pianori, voglio baciare la terra e sentire il profumo di morbidi, caldi fiori di muschio; allora darei forma veramente bella ai campi colorati.
Di primo mattino vorrei rivedere il sole che sorge e potrei osservare il respiro della terra, scintillante.


Egon Schiele, da una lettera ad Anton Peschka, maggio 1910

Ho una grande malinconia

Ho una grande malinconia, un grande amore, una parola, non so quale, da dire.

Sibilla Aleramo - Un viaggio chiamato amore

Bruciare di amore

Bruciare di amore e stare in silenzio è il più grande castigo che possa gravare su di noi. A cosa mi è servito l’orgoglio e il non guardarti e il lasciarti sveglia giorno e notte? A nulla! Mi è servito solo a darmi fuoco!
– Federico García Lorca - Bodas de Sangre

giovedì 23 ottobre 2014

La dimenticanza

Senza una data da ricordare
né un luogo ben preciso da indicare
ecco che arriva la dimenticanza.
Silenziosa
come un morto che galleggia sul fiume,
lontana, ineluttabile
come può essere solo il destino:
come un’ampia zona buia,
o una scultura perfetta,
come una faccia senza lineamenti,
senza sguardo. E’ così che arriva.
Si crea una sera, all’improvviso,
lasciandoci stupefatti,
senza un’esclamazione, senza un grido.
Ci rendiamo conto semplicemente che è nata.
E ora mi chiedo:
in quale istante, fra i molti istanti,
in quale giorno, fra i molti giorni
tu mi hai dimenticato?
Eduardo Mitre

martedì 21 ottobre 2014

Non so più che età ho

A sera, qualche cosa alle mie spalle.
Trasalisco un istante, tremo,
o rimango di sasso e brucio.
Non so più che età ho.
Al mattino è diverso.
Mi sta di fronte un libro aperto,
troppo vicino per leggerlo con agio.
Ditemelo voi quanti anni ho.

Elizabeth Bishop

lunedì 20 ottobre 2014

L'odore del dolore

Che odore ha il dolore?
Come il freddo, la solitudine, la paura
o la morte,
anche il dolore ha un odore.
Tante volte ho provato a decifrarlo
ma si nasconde, si diluisce,
si camuffa. Offre piste fasulle.
Ha qualcosa di canfora, di chiuso, di rancido,
qualcosa di narcotico,
potrebbe essere alcool, adrenalina o mercurio,
come potrebbe essere ammoniaca,
vertigine o nausea.
Porta stimmate di chiarezza ulcerata,
poggia senza essere visto sulle sedie
e oscilla osceno sulle grucce della tristezza.
Poiché esiste, odora; sì, il dolore odora
nelle occhiaie violacee, nei calici dell’insonnia
e nelle cicatrici paonazze dell’attesa
o dell’angoscia.
Odorano i corpi nel dolore,
odorano la febbre e l’ombra
come odorano la stanchezza, la miseria o la fame.
Odora il dolore e ci opprime
la bocca uno spago,
una spugna nella gola,
quando riconosciamo nitido, pungente,
riconoscibile e insieme indecifrabile,
il suo aroma.
Xulio López Valcárcel

venerdì 17 ottobre 2014

Separarsi

L’ultra-assurda parola:
separarsi - Una delle cento?
Semplicemente una parola di quattro sillabe,
dietro le quali c’è - il vuoto.
Marina Cvetaeva, Poema della fine

Oggi è un brutto giorno

Oggi è un brutto giorno:
dorme il coro delle cavallette
e l’ombra delle cupe rocce
è più tetra di una lapide.
Sibilare di frecce che passano
E grida di corvi profetici…
Vedo, in un brutto sogno,
l’istante inseguire l’istante.
Allontana i limiti dei fenomeni,
distruggi la gabbia terrestre,
leva un inno furioso
il rame dei segreti in rivolta!
O pendolo severo delle anime,
oscilla dritto e sordo
e, con passione, il fato bussa
alla porta proibita, per noi
Osip Emil’evič Mandel’štam

mercoledì 15 ottobre 2014

La tua assenza - Sergio Endrigo

La tua assenza riempie i miei giorni di te
La tua assenza è una stella che brilla nel cielo più scuro
La tua assenza è un gabbiano che vola leggero
La tua assenza è la cosa più viva che resta di te
Tu che sai dire di no
Tu che puoi dirmi di sì
Con la voce più dolce che hai
La tua assenza è la pioggia che piange sui vetri
E’ il profumo dell’ultima estate
La tua assenza è il vento che torna dal mare
La tua assenza è una voce continua che parla di te
Tu che sai dire di no
Tu che puoi dirmi di sì
Con la voce più dolce che hai
La tua assenza è un rosario di perle e coralli
La tua assenza è soltanto speranza
La certezza che amore tra noi
Non c’è stato mai
Sergio Endrigo

Gli uomini che si voltano

Probabilmente
non sei più chi sei stata
ed è giusto che cosí sia.
Hai raschiato a dovere la carta a vetro
e su noi ogni linea si assottiglia.
Pure qualcosa fu scritto
sui fogli della nostra vita.
Metterli controluce è ingigantire quel segno,
formare un geroglifico più grande del diadema
che ti abbagliava.
Non apparirai più dal portello
dell'aliscafo o da fondali d'alghe,
sommozzatrice di fangose rapide
per dare un senso al nulla. Scenderai
sulle scale automatiche dei templi di Mercurio
tra cadaveri in maschera,
tu la sola vivente,
e non ti chiederai
se fu inganno, fu scelta, fu comunicazione
e chi di noi fosse il centro
a cui si tira con l'arco dal baraccone.
Non me lo chiedo neanch'io. Sono colui
che ha veduto un istante e tanto basta
a chi cammina incolonnato come ora
avviene a noi se siamo ancora in vita
o era un inganno crederlo. Si slitta.

Eugenio Montale

lunedì 13 ottobre 2014

Sparo

Salta la parola
dinanzi al pensiero
dinanzi al suono
la parola salta come un cavallo
dinanzi al vento
come un vitello di zolfo
dinanzi alla notte
si perde nelle vie del mio cranio
dappertutto le tracce della fiera
sulla faccia dell’albero il tatuaggio scarlatto
sulla fronte del torrione il tatuaggio di ghiaccio
sul sesso della chiesa il tatuaggio elettrico
le sue unghie sul tuo collo
le sue zampe sul tuo ventre
il segnale violetto
il tornasole che vira fino al bianco
fino al grido fino al basta
il girasole che gira come un ahi scorticato
la sigla del senza-nome lungo la tua pelle
dappertutto il grido che acceca
l’ondata nera che copre il pensiero
la campana furiosa che rintocca sulla mia fronte
la campana di sangue nel mio petto
l’immagine che ride in cima alla torre
la parola che fa scoppiare le parole
l’immagine che incendia tutti i ponti
la fuggitiva a metà dell’abbraccio
la vagabonda che uccide i bambini
l’idiota la bugiarda l’incestuosa
la cerva inseguita
la mendicante profetica
la ragazza che nel mezzo della via
mi sveglia e mi dice ricordati

Octavio Paz

domenica 12 ottobre 2014

Devi restituirmi l’anima

Pensavo che la tua lettera fosse tutto quanto potessi desiderare; mi hai offerto la tua immagine e io l’ho trasformata in racconti e poesie; ne ho parlato a tutti per un po’, raccontando che si trattava di una statua di bronzo, un fanciullo di bronzo con un delfino, che si teneva in equilibrio d’inverno nei nostri giardini con la neve sulla faccia, che io ripulivo la notte quando andavo a trovarlo.
Ho fatto indossare diverse maschere alla tua immagine e abbiamo giocato insieme ogni notte e nei miei sogni. Ho preso la tua maschera e l’ho messa su altre facce che sembrava potessero conoscerti quando avevo bevuto. [...]
Bisogna che tu faccia ancora questa cosa per me. Distruggi la tua immagine, e strappamela via di dosso. Bisogna che tu mi dica con parole molto precise e concrete che non sei disponibile, che non mi vuoi da te a Parigi tra qualche settimana e che io non ti devo chiedere di venire in Italia con me o di salvarmi dalla morte. Penso che potrò vivere in questo mondo per il tempo che mi tocca e imparerò lentamente a non piangere la notte, se solo tu farai quest’ultima cosa per me. Per favore, scrivimi una sola, semplice frase definitiva, del genere che una donna possa capire; uccidi la tua immagine e la speranza e l’amore che le offro, che mi tengono congelata nel paese dei morti di bronzo, perché è sempre più faticoso liberarmi di quel tiranno astratto che si chiama Richard che, in quanto astratto, è molto più di quel che è nel mondo reale… Perché devi restituirmi l’anima; senza di lei sto uccidendo la carne.
Sylvia Plath da i “Diari”

sabato 11 ottobre 2014

Mi manchi - Roberto Vecchioni


Il viandante

Entro in sala d’aspetto alla stazione,
manca l’aria.
In tasca ho un libro,
poesie altrui, tracce d’ispirazione.
Accanto, sulle panche, due vagabondi e un ubriaco
(oppure due ubriachi e un vagabondo).
Al lato opposto della sala, lo sguardo volto altrove,
in alto, verso l’Italia e il cielo,
siede un’elegante coppia anziana.
Fummo sempre divisi. L’umanità, i popoli,
le sale d’aspetto.
Mi fermo un attimo, incerto a quale sofferenza unirmi.
Infine mi siedo al centro,
leggo. Sono solo, ma non mi sento tale.
Un viandante che non viaggia.
Svanisce
la visione. Montagne di respiri, soffocanti
pianure. La divisione perdura.
Adam Zagajewski