…Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.

...solo un sogno, un'emozione...una nuvola...solo un alito di vento che ti sfiora, solo l'eco dei tuoi passi nella sera...

giovedì 27 settembre 2012

Non possiamo finire in questa terra di mezzo

Non è sano che il tempo trascorra così. Non per noi. Non siamo amici, né lo saremo mai. Siamo stati amanti prima ancora di conoscerci. Ci siamo scambiati la carne forsennatamente. E ora è così strana questa cortesia che è scesa tra noi. La guardo e mi chiedo che c’entriamo io e lei con queste acque morte. Non può finire così, senza un grido, senza niente. Se un demonio deve caderci addosso, che ci bruci. Non possiamo finire in questa terra di mezzo.
Margaret Mazzantini

Gli amori impossibili non finiscono mai

Ho passato con lui tutta la vita, stava con me anche quando non c’era… nella mia testa io dormivo con lui e con lui mi svegliavo la mattina.
Tutti questi anni non ho mai cessato di amarlo, è stata una cosa bella ma insopportabile.
Gli amori impossibili non finiscono mai, sono quelli che durano per sempre.
Dal Film: Mine Vaganti.

Vite parallele

...mi manca il mondo parallelo in cui saremmo stati, nonostante tutto, felici.
Il mondo in cui mi avevi scelto e io, per te, avrei buttato tutto alle ortiche.

Fedeltà

Ecco che cos'è fedele: il muro che si sgretola,
ma non è da solo in questo,
poiché si sgretola anche con la statua
che in cima reca...
Come dunque dimenticare
quello che accadrà quando l'universo
che è in fuga dinanzi a se stesso
si incontrerà con se stesso!
Vladimir Holan

Il destino

-Il destino non ha bisogno di abituarsi
né di disabituarsi, esso condanna.
È allo stato puro lui, l'invisibile...
-E le sue crudeltà? Il suo ghigno?
-Ha bisogno di noi come testimoni o come vittime…
-Sì, ma qualcuno fra di loro mente,
e questo in una tale lontananza
che solo da lì lo si sente...
-Il destino, come la musica, non sa niente dello spazio.
Salvo in quei momenti in cui per imprudenza...
-Pensate alla guerra, non è vero?
-Ha bisogno di noi come vittime
o come testimoni...
Vladimir Holan

Per sempre?

È che siete stata qui, cosciente troppo
di voi stessa, e non meno grande,
anche se solo piena di promesse!
E ancora adesso trema la tenda
come testimone della vostra partenza,
testimone che non si può persuadere
perché ha passato il suo limite!
Ma sarà questa mia veglia a mezzanotte,
la veglia senza una sera
e senza un mattino e in misura più grande
di ogni afflizione, quando con insensibile
sentimento indovinerò
dove vi siete fermata
e dove in verità siete...
Vladimír Holan

A una donna

A voi questi versi, per la grazia consolatrice
dei vostri grandi occhi dove ride e piange un dolce sogno,
per la vostra anima pura e così onesta, a voi
questi versi dal fondo del mio violento sconforto.
Perché, ahimè!
L’incubo orrendo che mi tormenta
non mi dà tregua e infuria, folle, geloso,
come branco di lupi si moltiplica
e si accanisce sul mio destino che insanguina!
Oh!
Io soffro, soffro terribilmente, così tanto
che è un’ècloga, in confronto al mio, il primo gemito
del primo uomo scacciato dall’Eden.
E gli affanni che voi potete provare
sono rondini in un cielo pomeridiano,
- mia cara, -
intiepidito da un bel giorno di settembre.
Paul Verlaine

Sono innamorato?

Sono innamorato?
Sì, poiché sto aspettando.
L’altro, invece, non aspetta mai.
Talvolta, ho voglia di giocare a quello che non aspetta;
cerco allora di tenermi occupato, di arrivare in ritardo;
ma a questo gioco io perdo sempre:
qualunque cosa io faccia, mi ritrovo sempre sfaccendato,
esatto, o per meglio dire in anticipo.
La fatale identità dell’innamorato non è altro che:
io sono quello che aspetta.
Roland Barthes, Frammenti di un discorso amoroso

mercoledì 26 settembre 2012

Ti ho atteso

Ti ho atteso come Penelope aspettava Ulisse, come Giulietta aspettava
Romeo, come Beatrice aspettava Dante per riscattarlo.
Il vuoto della steppa era affollato dai ricordi di Te,
dei momenti passati insieme, dei luoghi nei quali siamo stati,
delle nostre gioie e delle nostre discussioni.
Ma quando guardavi indietro, verso le orme dei miei passi,
non ti vedevo. Ho sofferto molto.
Ho capito che avevo imboccato un cammino senza ritorno,
e mi sono resa conto che, quando agiamo così,
non possiamo fare altro che continuare per quella strada.
Allora sono andata da un nomade che avevo conosciuto tempo prima,
gli ho chiesto di insegnarmi a dimenticare la mia storia personale,
ad aprirmi all’amore che è presente in ogni luogo.
Con lui, ho cominciato ad apprendere la tradizione del Tengri.
Un giorno, guardandomi intorno, ho visto
quell’amore riflesso in un paio d’occhi:
nello sguardo di un pittore di nome Dos.
Ero molto addolorata: non potevo credere che fosse
possibile amare di nuovo. Lui non mi ha detto molte cose: mi ha solo
aiutato a perfezionare il russo, e mi ha raccontato che nella steppa
usano sempre la parola “azzurro” per designare il cielo, anche quando è
grigio – perchè sanno che al di sopra delle nuvole è sempre di quel
colore. Mi ha preso per mano, e mi ha aiutato ad attraversare queste
nuvole. Mi ha insegnato ad amare me stessa, prima che ad amare lui.
Mi ha rivelato che il mio cuore doveva servire me e Dio, e non essere
assoggettato alle necessità degli altri.
Mi ha detto che il mio passato mi avrebbe accompagnato per sempre:
tuttavia, quanto più fossi riuscita a liberarmi dei fatti e a concentrarmi solo sulle emozioni, tanto più avrei capito che nel presente esiste sempre uno spazio grande come la steppa, che dev’essere colmato con altro amore e altra gioia di
vivere.
Infine mi ha spiegato che la sofferenza nasce quando ci
aspettiamo che gli altri ci amino nel modo che immaginiamo, e non nella
maniera in cui l’amore deve manifestarsi – libero, incontrollato, pronto
a guidarci con la sua forza e a impedirci di fermarci.
Paulo Coelho – Lo Zahir

Il ricordo

 
Non esiste ricordo da abbandonare come fosse una fredda, stanca cenere cui più non somigliamo: ogni vero ricordo è ancora un richiamo, una verità che ci lavora nelle ossa, un febbrile atto di sfida al buio di domani…
GIOVANNI ARPINO, L’ombra delle colline

Corpo e anima

La mia anima è un globo di fuoco
Che si consuma senza fine.
Il mio corpo è uno straniero
A cui porto pane ed acqua tutti i giorni.
MURILO MENDES

Durata

La notte ci guarda tra il fogliame delle stelle.
Bella notte silenziosa. Verrà una notte
in cui non ci saremo. E anche allora
il granturco canterà le sue canzoni antiche,
le mietitrici s’innamoreranno accanto ai covoni,
e tra i nostri versi dimenticati
come tra le spighe gialle
un viso giovane, illuminato dalla luna,
guarderà, come noi stanotte, quella piccola
nube d’argento
che si piega e appoggia la fronte sulla spalla
dell’altura.
Ghiannis Ritsos

Non saprai mai

Non saprai mai che la tua anima viaggia
come in fondo al mio cuore, dolce cuore adottivo;
e che nulla, né il tempo, gli altri amori, gli anni,
impediranno mai che tu sia stato.
Che la beltà del mondo ha già il tuo viso,
di tua dolcezza vive, splende del tuo chiarore,
e all’orizzonte il pensieroso lago
narra soltanto la tua serenità.
Non saprai mai che porto la tua anima
come una luce d’oro che rischiara i passi;
che un po’ della tua voce suona nel mio canto.
Dolce fiaccola i tuoi raggi, dolce braciere la tua fiamma,
mi insegnano il cammino dei tuoi passi,
e un poco ancora vivi, perché ti sopravvivo.
Yourcenar Marguerite

Imbrogliando Il Destino

Mescolo le carte
imbroglio il destino.
Nascondo il dolore
mi gioco un sorriso.
Strappo l’angoscia
abbraccio la speranza.
Dai ancora un giro
per confondere il tempo.
La verità è crudele
nascondo anche quella.
Mi gioco il coraggio
chiedo del tempo.
Aggiungo dei giorni
trattengo le lacrime.
Non voglio compassione.
Vincerò, io lo so,
quest’ ultima mano.
Silvana Stremiz

L'Infinito di Tutto e di Niente

Ho imparato che il silenzio può uccidere
e che le parole lo fanno in continuazione,
che diciamo delle cose che non pensiamo
sono poi i gesti a confermarle o meno,
che possiamo rendere stelle le persone
o renderle una semplice nullità.
Ho imparato che l’uomo travolto dalla passione
dice un sacco di “stronzate”,
compie gesti eclatanti che sembrano” pieni”,
si rimangia tutto con una grande facilità.
C’è gente che professa il bene
e sembra guidarti verso l’infinito,
riempie il tuo universo di colori
di speranze, promesse e illusioni
lasciandoti l’infinito di niente.
C’é chi dice ti amo senza conoscerne il senso
chi dice ti odio ma ti riempie d’amore
chi ti riempie di tutto senza lasciarti niente.
C’é chi dovresti odiare ma continui ad amare
C’é chi parla dell’anima calpestando la tua
c’è chi insegna senza aver imparato
c’è l’infinito di tutto o di niente in ognuno di noi.
Silvana Stremiz

martedì 25 settembre 2012

Perchè negare l'evidente necessità del ricordo?

Come te anch'io ho cercato di lottare con tutte le mie forze contro la smemoratezza. E come te ho dimenticato. Come te ho desiderato avere un'inconsolabile memoria, una memoria fatta d'ombra e di pietra. Ho lottato da sola con violenza, ogni giorno, contro l'orrore di non poter più comprendere il perché di questo ricordo. Come te, ho dimenticato.
Perchè negare l'evidente necessità del ricordo? 
Da “Hiroshima mon amour” (1959) di Alain Resnais

La gente che mi piace

Mi piace la gente che vibra, che non devi continuamente sollecitare e alla quale non c'è bisogno di dire cosa fare perché sa quello che bisogna fare e lo fa. Mi piace la gente che sa misurare le conseguenze delle proprie azioni, la gente che non lascia le soluzioni al caso. Mi piace la gente giusta e rigorosa, sia con gli altri che con se stessa, purché non perda di vista che siamo umani e che possiamo sbagliare. Mi piace la gente che pensa che il lavoro collettivo, fra amici, è più produttivo dei caotici sforzi individuali. Mi piace la gente che conosce l'importanza dell'allegria. Mi piace la gente sincera e franca, capace di opporsi con argomenti sereni e ragionevoli. Mi piace la gente di buon senso, quella che non manda giù tutto, quella che non si vergogna di riconoscere che non sa qualcosa o si è sbagliata Mi piace la gente che, nell'accettare i suoi errori, si sforza genuinamente di non ripeterli. Mi piace la gente capace di criticarmi costruttivamente e a viso aperto: questi li chiamo "i miei amici". Mi piace la gente fedele e caparbia, che non si scoraggia quando si tratta di perseguire traguardi e idee. Mi piace la gente che lavora per dei risultati. Con gente come questa mi impegno a qualsiasi impresa, giacché per il solo fatto di averla al mio fianco mi considero ben ricompensato.
Mario Benedetti

Un uomo si fa straniero

Un uomo a un tratto si fa straniero a sé
ai suoi oggetti, alla sua casa, alla donna in cui riposa
e l’aria di ogni giorno su lui posa
come terra strato sopra strato.
Un uomo a un tratto si fa straniero
al suo corpo dissociato, alle molte membra delle quali
si abusa in movimenti infiniti.
E solo la sua testa è un serraglio di animali ammansiti.
E con le dita, nel linguaggio di chi non parla e non sente,
cerca di raccontare a se stesso brevemente
le cose che non disse mai a parole,
ma il suo sangue lentamente
lo soffoca come una cravatta e la rètina distende
una mappa di macchie alle pareti
con terre popolate dalla sola solitudine.
Ori Bernstein

Gente non convinta

Questa pioggia che cade per piazze e per strade,
e in caserma e in collina, va tutta sprecata.
Domattína le piante saranno lavate,
lungo i viali, e il cortile in caserma bel molle,
da sfangarci al ginocchio: i lavori che fanno in città
sembran tutti quest'acqua che cade sui tetti.
(Fuori, piova nel buio per tutte le strade,
finirà che domani per terra c'è l'erba).
Si è veduto stasera venire giù l'acqua
per i fossi, in collina, e la terra ingiallita
dalle foglie e dal fango. Ma, sopra il sentore
della terra, uno sterile tanfo di fiori
che succhiavano l'acqua, e tra i fiori, le ville
che grondavano pioggia. Soltanto dall'altro versante,
arrivare sul vento un sentore di vigna.
(Fuori, piova nel buio per piazze e per strade,
non importa: c'è un vino che viene a scaldarci
di un calore che ancora domani sapremo cos'è).
C'è un odore di pietra nel vento bagnato,
e per terra, soltanto rotaie. Le donne che passano
le conosce nessuno. Le donne in città
sono sempre diverse e non servono a niente.
Nel casino, là sì che gli odori son buoni
e le donne son brave. Ma vivono come in caserma
anche loro e il lavoro che fanno è una stupidità.
(Non importa. le donne verranno a scaldarci
di un calore che ancora domani sapremo cos'è).
Cesare Pavese

La Poesia

La poesia è la notizia dalle frontiere della coscienza. La poesia è quello che invocheremmo svegliandoci in una selva oscura nel mezzo del cammin di nostra vita. Una poesia è uno specchio che cammina lungo una strada alta piena di piaceri visivi. La poesia è la foglia metallica agitata dall’immaginazione, dovrebbe splendere all’esterno e quasi accecarti, è il sole trascorrente nelle maglie del mattino, è notti in bianco e bocche di desiderio, è fatta di aloni che si dissolvono negli oceani del suono, è la lingua di strada di angeli e diavoli, è un divano di cantori ciechi che hanno messo via i bastoni da passeggio. Una poesia dovrebbe innalzarsi all’estasi da qualche parte fra discorso e canto. Una poesia deve cantare e volare via con te oppure è un’anatra morta con un’anima di prosa. La poesia è l’anarchia dei sensi che dà senso. La poesia è tutte le cose nate con ali che cantano. Come un vaso di rose una poesia non dovrebbe essere spiegata. La poesia è una voce di dissenso contro lo spreco di parole e la folle pletora della stampa, è ciò che esiste tra le righe, è fatta con le sillabe dei sogni, è grida lontane lontane su una spiaggia quando si fa sera, è un faro che muove il suo megafono sul mare, è una foto della mamma col suo reggipetto che guarda fuori dalla finestra in un giardino segreto, è un arabo che porta tappeti colorati e gabbie per uccelli lungo le strade di una grande metropoli. Una poesia può essere fatta di comuni ingredienti casalinghi. Sta bene su una sola pagina e tuttavia può riempire un mondo, e sta bene nella tasca del cuore. La poesia è un cantore di strada che salva i gatti randagi dell’amore. La poesia è un pensiero da guanciale dopo il rapporto, è la distillazione di animali articolati che si chiamano gli uni con gli altri attraverso un grande golfo, è il frammento pulsante della vita interna, una musica che non si inceppa, è il dialogo delle nude statue, è il suono dell’estate nella pioggia e di gente che ride dietro a imposte chiuse in un vicolo di notte, è una lampadina spoglia in un albergo per i senza dimora che illumina una nudità di menti e cuori. Lasciate che il poeta sia un animale che canta, diventato ruffiano per un re anarchico. La poesia è l’incomparabile intelligenza lirica impiegata ad agire su cinquantasette varietà di esperienze. La poesia è una casa alta che riecheggia con tutte le voci che abbiano mai detto, qualcosa di folle o meraviglioso La poesia è un attacco sovversivo sul linguaggio dimenticato dell’inconscio collettivo. La poesia è un vero canarino in una miniera di carbone, e sappiamo perché l’uccellino in gabbia canta. La poesia è l’ombra gettata dalle nostre immaginazioni di luci da strada, è la voce della Quarta Persona Singolare, è la voce dentro alla voce della tartaruga, è la faccia dietro alla faccia della razza. La poesia è fatta di pensieri notturni. Se può strapparsi via dall’illusione non sarà ripudiata prima dell’alba. La poesia è fatta evaporando la risata liquida della giovinezza. La poesia è un libro di luce di notte che diffonde nuvole di non sapere. Ode il sussurro degli elefanti e vede quanti angeli danzano sulla capocchia di uno spillo, è un ronzio, un lamento, una risata, un singhiozzo all’alba, una risatina matta è la Gestalt finale dell’immaginazione. La poesia dovrebbe essere emozione ricomposta insieme nell’emozione. Le parole sono fossili viventi. Il poeta dovrebbe rimettere insieme la bestia vivente e farla cantare, un poeta è grande solo quanto il suo orecchio, un male davvero se questo è di latta. La poesia è la rivolta perpetua contro il silenzio, l’esilio e l’inganno. Il poeta è un barbaro sovversivo alle porte della città che sfida costantemente il nostro status quo, è il magistrale ontologo che mette costantemente in discussione la realtà e la reinventa. Ricava bevande mescolando i liquori insani dell’immaginazione ed è sempre sorpreso che mai nessuno balbetti. Dovrebbe essere un oscuro abbaiatore davanti alle tende dell’esistenza. La poesia è quello che si può udire dalle botole che riecheggiano in alto, l’uscita antincendio di Dante. La poesia è religione. La religione è poesia, è il ronzio delle falene mentre girano intorno alla fiamma, è una barca di legno, ormeggiata nell’ombra sotto un salice piangente, nell’ansa di un fiume. La poesia non è tutta eroina, cavalli e Rimbaud,è anche le preghiere impotenti dei passeggeri dell’aereo che allacciano le cinture di sicurezza per l’atterraggio finale. La poesia è il vero argomento della grande prosa. Dice l’indicibile emette il sospiro inesprimibile del cuore. Ogni poesia è una pazzia momentanea, e l’irreale è realista. Una poesia dovrebbe ancora essere un bussare che insorge alla porta dell’ignoto.
Lawrence Felinghetti

lunedì 24 settembre 2012

Marlene Kuntz e Cristina Donà - Nuotando Nell'Aria

 Pelle: è la tua proprio quella che mi manca
in certi momenti e in questo momento
è la tua pelle ciò che sento nuotando nell'aria.
Odori dell'amore nella mente dolente, tremante, ardente:
il cuore domanda cos'è che manca
perchè si sente male, molto male, amando, amando, amandoti ancora.
Nel letto, aspetto ogni giorno un pezzo di te

un grammo di gioia del tuo sorriso e non mi basta
nuotare nell'aria per immaginarti: se tu sapessi che pena.
Intanto l'aria intorno è più nebbia che altro
l'aria è più nebbia che altro
E' certo un brivido averti qui con me

in volo libero sugli anni andati ormai
e non è facile, dovresti credermi,
sentirti qui con me perchè tu non ci sei.
Mi piacerebbe sai, sentirti piangere,
anche una lacrima, per pochi attimi.
Mi piacerebbe sai... 

Settembre

Chiaro cielo di settembre
illuminato e paziente
sugli alberi frondosi
sulle tegole rosse
fresca erba
su cui volano farfalle
come i pensieri d’amore
nei tuoi occhi
giorno che scorri
senza nostalgie
canoro giorno di settembre
che ti specchi nel mio calmo cuore.
Attilio Bertolucci

La persona giusta

Improvvisamente ho capito che non c'è nessuna persona giusta. Non esiste né in terra né in cielo né da nessun'altra parte, puoi starne certa. Esistono soltanto le persone, e in ognuna c'è un pizzico di quella giusta, ma in nessuna c'è tutto quello che ci aspettiamo e speriamo. Nessuna racchiude in sé tutto questo, e non esiste quella certa figura, l'unica, la meravigliosa, la sola che potrà darci la felicità. Esistono soltanto delle persone, e in ognuna ci sono scorie e raggi di luce, tutto…
Sàndor Marai - Da “La donna giusta”

Nostalgia

Io non sono di qui. Non appartengo a questa terra dove sono nato; e nella vita si impara, impara chi vuole imparare, che nessuno appartiene alla terra dov’è nato, dove l’hanno messo al mondo. Che nessuno è di nessun posto. Alcuni cercano di mantenere l'illusione e si costruiscono nostalgie, sensi di possesso, inni e bandiere. Tutti apparteniamo ai luoghi dove non siamo stati prima. Se esiste nostalgia, è per le cose che non abbiamo mai visto, per le donne con cui non abbiamo mai dormito, e per gli amici che non abbiamo avuto, per i libri non letti, per i cibi nella pentola ancora non assaggiati. Questa è la vera e unica nostalgia.
Paco Ignacio Taibo II, da “Ombre nell’ombra”

La forza che nello stelo spinge il fiore

La forza che nello stelo spinge il fiore,
spinge la mia giovane età; la stessa che dilania le radici degli alberi
è la mia distruttrice.
E sono muto a dire alla rosa avvizzita
che la mia giovinezza è piegata dall’identica febbre invernale.
La forza che guida l’acqua tra le rocce
governa il mio sangue; quella che aspira le correnti alle foci
trasforma le mie in cera.
E sono muto a gridare alle mie vene
che alla fonte montana succhia la stessa bocca.
La mano che agita l’acqua nella pozza
Smuove sabbie mobili; quella che imbriglia i burrascosi venti
pure il mio sudario, regge.
E sono muto a dire all’impiccato
quanto del mio essere vi è nel boia che lo impicca.
Le labbra del tempo leccano il punto in cui la fonte sgorga;
l’amore goccia e coagula, ma il sangue che crolla
calmerà le ferite di lei.
E sono muto a dire al vento dell’inverno
come il tempo abbia scandito un cielo intorno agli astri.
E sono muto a dire alla tomba dell’innamorato
come verso il mio lenzuolo strisci lo stesso raggrinzito verme.
Dylan Marlais Thomas

L'Orologio

L’orologio, il dio sinistro, spaventoso e impassibile,
ci minaccia col dito e dice: Ricordati!
I Dolori vibranti si pianteranno nel tuo cuore
pieno di sgomento come in un bersaglio;
il Piacere vaporoso fuggirà nell’orizzonte
come silfide in fondo al retroscena;
ogni istante ti divora un pezzo di letizia
concessa ad ogni uomo per tutta la sua vita.
Tremilaseicento volte l’ora, il Secondo
mormora: Ricordati! – Rapido con voce
da insetto, l’Adesso dice: Sono l’Allora
e ho succhiato la tua vita con l’immondo succhiatoio!
Prodigo! Ricordati! Remember! Esto memor!
(La mia gola di metallo parla tutte le lingue).
I minuti, mortale pazzerello, sono ganghe
da non farsi sfuggire senza estrarne oro!
Ricordati che il tempo è giocatore avido:
guadagna senza barare, ad ogni colpo! È legge.
Il giorno declina, la notte cresce; ricordati!
L’abisso ha sempre sete; la clessidra si vuota.
Presto suonerà l’ora in cui il divino Caso,
l’augusta Virtù, la tua sposa ancora vergine,
lo stesso Pentimento (oh, l’ultima locanda!),
ti diranno: Muori, vecchio vile! È troppo tardi!
Charles Baudelaire

domenica 23 settembre 2012

Luna

Ognuno di noi è una luna: ha un lato oscuro che non mostra mai a nessuno.
Mark Twain

Segnali

Girovagare per assenze
riempie solitudini e genera deserti.
Qualche volta
un moscone cavalca l’aria
in cerca della tua bocca.
Ed è silenzio.
Un silenzio rosso
che disegna scenari
per i nostri “arrivederci”.
Io,
poco distante da te,
ingrandisco di un abbraccio
la tua ombra.
Quanti cieli ci siamo persi?
E le stelle erano sempre
il riflesso del tuo sguardo più grande
anche quando cadevano sulla genesi
dei desideri.
Ora mi basterebbe abitare
l’insegna al neon intermittente,
rotta,
come un segnale di vita
- o di soccorso -
della tua noia.
- come un segnale di vita -
Beatrice Niccolai

Tutto qui.

So quello che le sta succedendo e non le posso dire che con il tempo passa perché... non è vero, non passa: rimane lì. E' solo uno si abitua a convivere con il dolore, con l'idea dell'assenza.
Dicono che è come la morte, però non è vero: è peggio. Se Massimo fosse morto non penserei che è colpa mia, non penserei di essere diventata vecchia, o non abbastanza bella.
Però non è morto: è stata una sua scelta non stare più con me... Gliel'ho detto non passa, non si dimentica, però diventa sopportabile.
Arriva un momento una mattina che ti svegli e ti vesti meccanicamente ed esci di casa per andare al lavoro e senti che la vita continua. Che è più forte. E che, bene o male, tu ci sei dentro.
Allora  prendi un bel respiro, e ricominci a camminare con la tua ferita: tutto qui.

Giulia (Piera Degli Esposti) in L'uomo che ama

Abbiamo, mia cara, grandi similitudini...

Abbiamo, mia cara, grandi similitudini che ci attaccano l’uno all’altra. Forse grandi nevrosi, grandi richieste da fare al mondo, a chi amiamo, a chi vogliamo bene. Abbiamo un’infinità di desideri, di voglie, di slanci, di entusiasmi. Abbiamo una sofferenza in comune che è quella per cui né tu né io amiamo la vita e la guardiamo come una cosa estranea ai nostri percorsi e che non ci interessa più di tanto; benchè questa stessa dolorosa sensibilità sia, paradossalmente, la radice di un nostro tutto particolare attaccamento al mondo.
Pier Vittorio Tondelli, Biglietti agli amici