…Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.

...solo un sogno, un'emozione...una nuvola...solo un alito di vento che ti sfiora, solo l'eco dei tuoi passi nella sera...

lunedì 13 agosto 2012

Ti amo bambina

Ti amo bambina,
di una febbre sensuale
che mi rugge nel sangue
quando dal primo bacio,
carezzevole sulla guancia fresca,
ti passo sulle labbra,
le serro nelle mie
e ti lambisco la lingua
umida di amore,
libidinosamente,
e scontro i denti forti
nitidi nei miei denti,
e tutti e due mordiamo,
suggiamo senza posa
e una mia mano timida
dalla tua gola fresca
ti scivola sul petto
e si contragge e stringe sopra un seno,
piccolo, cedevole,
molle di amore
come la tua bocca è bagnata.
O quando lontano da te
dinanzi al tuo ritratto
mi struggo a contemplare
dove di tra lo scialle
il tuo corpo è nascosto,
ma s'indovina nitido
e in basso tra le frange,
appaiono accavallate
le belle gambe nervose,
ma molli come i seni,
e le lunghe fila nere s'indugiano
in perfide ambagi
sulle ginocchia
sulle cosce strette
che mai amerò.
E questo è pure quell'amore triste
- ma oh come lontano
in questa sera trepidante di speranza -
che si perdeva in sogno a contemplare
i tuoi capelli lievi,
il tuo viso distrutto
dal segreto soffrire,
i tuoi grandi occhi spalancati
vigili sul dolore
- ma come tutto questo è stanco e pallido! -
Mi tenta questa sera
una gioia più forte,
una speranza più ardente,
che mi freme nel cuore
al pensiero sensuale di te.
Eppure tu eri bella
in quel sogno lontano,
in quell'ardore triste,
e ancora mi riafferri,
tentatrice, così.
Oh potere divino
di confondere in te
le due gioie diverse
e lambirti d'amore
in un'oscurità piena di luce,
che mi lasci negli occhi
il tuo sogno e il tuo pianto,
ma mi bruci e mi scuota le membra
sussultanti,
strette contro le tue membra
frementi,
in un delirio d'anima e di sangue.
Questo, bambina,
Non ti fa paura?
[6 settembre 1927]
Cesare Pavese

Cercavo te nelle stelle

Cercavo te nelle stelle
quando le interrogavo bambino.
Ho chiesto di te alle montagne,
ma non mi diedero che poche volte
solitudine e breve pace.
Perché mancavi, nelle lunghe sere
meditai la bestemmia insensata
che il mondo era uno sbaglio di Dio,
Io uno sbaglio nel mondo.
E quando, davanti alla morte,
ho gridato di no da ogni fibra,
che non avevo ancora finito,
che troppo ancora dovevo fare,
era perché mi stavi davanti,
tu con me accanto, come oggi avviene,
un uomo una donna sotto il sole.
Sono tornato perché c’eri tu
Primo Levi

domenica 12 agosto 2012

Lezione sull'ombra

Fermati, che io terrò per te
una lezione, amore, sulla filosofia d’amore.
Durante queste tre ore trascorse
passeggiando, due ombre procedevano
con noi, da noi stessi prodotte.
Ma ora che il sole ci è a picco sul capo
calpestiamo le nostre ombre;
e tutte le cose son ridotte a coraggiosa luce.
Così mentre i nostri amori neonati crescevano,
le finzioni e le ombre si proiettavano
da noi, e dalle nostre preoccupazioni; ma ora non è più così.
Non ha raggiunto il suo culmine
l’amore che ancora si preoccupa di celarsi agli altri.
Se i nostri amori non si arrestano in questo mezzogiorno
noi nuove ombre proietteremo dall’altro lato.
E mentre le prime servivano ad accecare
gli altri, queste che tengon dietro
agiranno su noi stessi, oscureranno i nostri occhi.
Se i nostri amori impallidiscono e declinano a ponente
tu a me le tue, con falsità,
ed io a te le azioni mie occulterò.
Le ombre del mattino lentamente si consumano,
ma queste crescono via via per tutto il giorno,
e, oh, il giorno dell’amore è breve
se l’amore si corrompe.
L’amore è luce che s’accresce o che splende costante;
il suo primo istante, dopo il mezzogiorno, è notte.
John Donne

No, non lasciare chiuse le porte della notte

No, non lasciare chiuse
le porte della notte,
del fulmine, del vento,
di ciò che mai si è visto.
Restino aperte sempre
esse, le ben note.
E tutte, quelle ignote,
che si aprono
sui lunghi percorsi
da tracciare, nell’aria,
sulle rotte che stanno
cercandosi un varco
con volontà oscura
e ancora non l’hanno trovato
in punti cardinali.
Mettete alti segnali,
astri, meraviglie;
che si veda chiaramente
che è qui, che tutto
desidera accoglierla.
Perchè può venire.
Oggi o domani, o fra mille
anni, o il giorno
penultimo del mondo.
E tutto
dev’essere così piano
come la lunga attesa.
Eppure so che è inutile.
Che è un gioco mio, tutto,
aspettarla così
come folata o brezza,
temendo che inciampi.
Perchè quando lei verrà
sfrenata, implacabile,
a raggiungere me,
muraglie, nomi, tempi,
si frangeranno tutti,
travolti, penetrati
irresistibilmente
dall’immensa tempesta del suo amore,
ormai presenza.
Pedro Salinas

sabato 11 agosto 2012

Quando ho cominciato ad amarmi davvero

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono reso conto
che la sofferenza e il dolore emozionali sono solo un avvenimento che mi dice di non vivere contro la mia verità.
Oggi so che questo si chiama AUTENTICITÀ.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho capito
com’è imbarazzante aver voluto imporre a qualcuno i miei desideri, pur sapendo che i tempi non erano maturi e la persona
non era pronta, anche se quella persona ero io.
Oggi so che questo si chiama RISPETTO PER SE STESSI.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso
di desiderare un’altra vita e mi sono accorto
che tutto ciò che mi circonda è un invito a crescere.
Oggi so che questo si chiama MATURITÀ.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho capito
di trovarmi sempre e in ogni occasione al posto giusto
nel momento giusto e che tutto quello che succede va bene.
Da allora ho potuto stare tranquillo.
Oggi so che questo si chiama RISPETTO PER SE STESSI.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso
di privarmi del mio tempo libero e di concepire progetti grandiosi per il futuro.
Oggi faccio solo ciò che mi procura gioia e divertimento,
ciò che amo e che mi fa ridere, a modo mio e con i miei ritmi.
Oggi so che questo si chiama SINCERITÀ.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono
liberato da tutto ciò che non mi faceva bene:
cibi, persone, cose, situazioni e da tutto ciò
che mi tirava verso il basso, allontanandomi da me stesso.
All’inizio lo chiamavo “sano egoismo”,
ma oggi so che questo è AMORE DI SE’.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso
di voler avere sempre ragione. E così ho commesso meno errori.
Oggi mi sono reso conto che questo si chiama SEMPLICITÀ.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
mi sono rifiutato di continuare a vivere nel passato
e di preoccuparmi del mio futuro.
Ora vivo di più nel momento presente, in cui TUTTO ha luogo.
È la mia condizione di vita quotidiana e la chiamo PERFEZIONE.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono reso conto
che il mio pensiero può rendermi miserabile e malato.
Ma quando ho chiamato a raccolta le energie del mio cuore,
l’intelletto è diventato un compagno importante.
Oggi a questa unione do il nome di SAGGEZZA DEL CUORE.
Non dobbiamo continuare a temere i contrasti,
i conflitti e i problemi con noi stessi e con gli altri,
perché perfino le stelle a volte si scontrano fra loro
dando origine a nuovi mondi.
Oggi so che QUESTA È LA VITA!
Charlie Chaplin

Canzone

Mio dolcissimo amore, non fuggo
per stanchezza di te,
ne’ perche’ spero che il mondo possa offrirmi
un amore piu’ degno;
ma poiche’ e’ destino
che io debba infine morire, e’ molto meglio
che mi prenda per scherzo l’ abitudine
di morire cosi’ di qualche morte finta.
Ieri sera anche il sole era fuggito,
eppure oggi e’ qui.
Lui non ha desideri e non ha sensi,
nemmeno un corso breve come il mio:
dunque non ti preoccupare per me,
credi che tutti i miei viaggi
saranno assai piu’ rapidi, perche’ io
ho piu’ ali e piu’ sproni di lui.
Ma come e’ fragile il potere dell’ uomo,
che se anche ha buona fortuna
non vi si puo’ aggiungere un’ ora di piu’,
ne’ richiamare un’ ora che ha perduta!
Ma venga pure la cattiva sorte:
le aggiungeremo la nostra forza,
le insegneremo l’ arte e la portata,
cosi’ che su noi tragga vantaggio.
Quando sospiri non sospiri vento,
ma esali la mia anima;
quando piangi, scortesemente cortese,
corrompi il sangue della mia vita.
Non e’ possibile che tu mi ami
come dici di amarmi se disperdi
con la tua la mia vita,
tu che di me sei la parte migliore.
Il tuo cuore da oracolo
non mi preannunci alcun male: il destino
potrebbe prendere anche la tua parte,
realizzando cosi’ le tue paure;
pensa piuttosto che noi
ci siamo solo voltati le spalle nel sonno;
coloro che a vicenda si tengono vivi
non sono mai separati.
John Donne

Spengimi gli occhi: ti vedrò lo stesso

Spengimi gli occhi: ti vedrò lo stesso.
Riempimi gli orecchi: posso sentirti.
E senza piedi ti cammino ancora a fianco.
E senza bocca posso ancora scongiurarti.
Spezzami le braccia ti abbraccerò col cuore con una mano.
Strappami il cuore: e mi batterà il cervello.
E se spegni anche il fuoco nella mente
allora ti porterò nel sangue.
Rainer Maria Rilke

Ho voglia di te, una voglia tremenda

Ho voglia di te, una voglia tremenda.
E fame, e sete del tuo corpo
ho bisogno di sentirti gemere,
di ammirarti quando ti lasci andare,
perché quando sei te stessa,
senza limiti, sei quanto di più bello
i miei occhi abbiano mai visto.
Poi, quando vai via e mi lasci solo
il tuo odore resta sul mio petto a farmi compagnia
fino a diventare molto più di un ricordo di te,
si, fino a diventare il mio presente.
Oh si! E’ indelebile il ricordo dei suoi occhi su di me,
e quel sorriso soddisfatto che la rendeva ancor più bella.
Diceva di non essere dolce né romantica,
ma era vero solo in apparenza.
La sua era una dolcezza selvaggia, indomabile, splendida.
Quello che aveva nelle pupille abbagliava senza lasciare scampo,
rendendo ciechi noi mortali.
Si, non mi restava che sussurrarle, inerme: sei meravigliosa.
Gioia era il sangue che bruciava nelle vene della mia passione…
Dicono che il brivido di una storia d’amore può essere
come un sogno paradisiaco.
Non è affatto così, il brivido di una passione
è una preghiera che reciti al diavolo,
un patto forsennato con l’inquilino del piano di sotto,
perché io non voglio nulla di paradisiaco da te,
nulla di bianco o pregiato, o che abbia buoni propositi.
No, voglio le fiamme dell’inferno
e i tuoi desideri più sconci
da scoprire grazie ai tuoi baci
…voglio provare dolore nel petto
…male allo stomaco
come una droga di cui ogni essere umano
abbia paura di pronunciare il nome.
Oh piccolina mia, niente paradiso per me.
Solo la splendida dannazione che mi regala la tua bocca.
Giovanni Scafoglio
tratto da “La misteriosa malattia dei diavoli blu”

Mi parlano spesso dell'amore

Mi parlano spesso dell’amore
E io, quando mi sento offrire
con tanta leggerezza un problema così grave,
inorridisco.
L’amore è qualcosa
che può capovolgere la storia,
può dannare un’anima
o farla salire in paradiso:
è questione di fortuna.
L’amore è una piramide alata
con radici ben profonde nella terra.
Amore e morte sono la stessa cosa.
L’uomo innamorato non conosce il suo destino:
sa che è stato colpito a morte
da un evento storico,
sa che può morirne,
perché l’amore è un accadimento miracoloso.
Alda Merini

Dolore e poesia

Per evolversi la vita deve fare male.
Il dolore è una terraferma.
L’uomo sicuramente può contare sul dolore
perchè è l’unica cosa, da sempre.
La gioia è errabonda.
Da tempo ho una febbre insolita, una febbre che brucia.
Sono diventata adiposa e grassa come una qualsiasi donna ansiosa,
e non so più fare miracoli, proprio perchè non so più soffrire.
E’ il dolore che ci fa crescere ed è il dolore che ci fa morire.
Se togliamo il dolore, togliamo il tavolo sul quale mangiamo ogni giorno.
Senza dolore finiremmo costretti a mangiare per terra…
”La pazza della porta accanto”- Alda Merini

Tentazione

Non esistono buone influenze…
Ogni influenza è immorale…per lo meno da un punto di vista scientifico.
Perché?
Perché influenzare qualcuno significa dargli la propria anima. Egli non pensa più i suoi naturali pensieri, non arde più delle sue naturali passioni, non ha più le sue reali virtù. I suoi peccati, se pur vi è qualche cosa che si può chiamare peccato, sono di accatto. Egli diventa l’eco della musica suonata da un altro, l’attore di una parte che non è stata scritta per lui. Lo scopo della vita è lo sviluppo di noi stessi, la perfetta attuazione della nostra natura: è questa la ragione di essere di ognuno di noi. Oggi gli uomini hanno paura di sé, hanno dimenticato il più alto di tutti i doveri, quello che abbiamo verso noi stessi. Naturalmente sono caritatevoli, nutrono chi ha fame e vestono gli ignudi. Ma la loro anima muore di inedia e di freddo. Il coraggio ha abbandonato la nostra razza, o forse non lo abbiamo mai realmente avuto. Il terrore della società, che è la base della morale, il terrore di Dio, che è il segreto della religione: ecco le due leggi che ci dominano. E tuttavia…credo che se ognuno potesse vivere pienamente e compiutamente la sua vita, dar forma a ogni sentimento, espressione a ogni idea, realtà a ogni sogno, credo che il mondo accoglierebbe un così puro flusso di gioia da dimenticare tutte le malattie del medievalismo e tornare all’ideale ellenico, forse a qualche cosa di più sottile e prezioso dello stesso ideale ellenico.
Ma anche i più temerari fra noi hanno paura di se stessi. La mutilazione dei selvaggi ha la sua tragica sopravvivenza nella negazione di sé che deturpa la nostra vita. Noi siamo puniti delle inibizioni che c’imponiamo, ogni impulso che cerchiamo di soffocare fermenta nella nostra anima e c’ intossica. Il corpo pecca, ma una volta che ha peccato ha superato la sua colpa perché l’azione è una forma di purificazione: nulla più rimane se non il ricordo di un piacere o la voluttà di un rimpianto. L’unico modo per liberarsi di una tentazione è d’abbandonarvisi: resistete, e la vostra anima si ammalerà di nostalgia per le cose che si è vietata, di desiderio per ciò che le sue mostruose leggi hanno reso mostruoso e fuori legge. Hanno detto che i grandi eventi dell’umanità hanno la loro sede nello spirito. Ma nello spirito, e solo nello spirito, hanno sede anche i grandi peccati dell’umanità.
Oscar Wilde (Il ritratto di Dorian Gray)

Parla per me

Deve rispondere la luce del tuo sguardo,
ora che la ragione, con occhi sdegnosi,
irride alla mia piena sconfitta!
La tua lingua di miele deve parlare per me
e dire perchè io ti abbia scelto!
La severa ragione viene al giudizio,
vestita delle sue vesti più cupe:
sarai muto tu, mio difensore?
No, angelo radioso, parla per me,
spiega perchè io abbia scagliato lontano il mondo.
Perchè con tanta ostinazione ho evitato
il comune sentiero che ognuno ha seguito,
perchè ho percorso una strada sconosciuta,
ignorando a un tempo potere e ricchezza -
le ghirlande della gloria e i fiori del piacere.
Un tempo apparivano creature divine;
un tempo forse udirono i miei voti,
e sui loro altari videro le mie offerte;
ma, doni senza amore non sono apprezzati,
e i miei vennero disprezzati giustamente.
Con un cuore pronto ho giurato
di ignorare i loro altari di pietra;
ho consacrato il mio spirito ad adorare
te, creatura fantasma, onnipresente;
mio schiavo, mio compagno e mio re.
Schiavo, perchè ancora ti governo;
ti piego alla mia volontà che vuol mutare,
rendo buono o cattivo il tuo influsso:
compagno, perchè la notte e il giorno
tu sei la mia intima delizia, -
Pena tanto amata che lacera e ferisce
e strappa dalle lacrime un grido di gioia
offuscando per me ogni terrena cura;
tuttavia, re, se pure la prudenza
ha insegnato alla tua schiava a ribellarsi.
Sono in torto se mi inchino a venerare
là dove la fede non ha dubbi, nè la speranza dispera,
poichè la mia stessa anima può esaudire la preghiera?
Parla, dio delle visioni, parla per me,
spiega perchè io ti abbia scelto!
Emily Jane Brontë

Un lungo addio

Solo sarai, amore, un lungo addio
che non ha fine?
Dal principio vivere è separarsi.
Al primo incontro
con la luce, con le labbra,
il cuore sente l’angoscia
d’essere un giorno solo,
e cieco.
L’amore è il miracolo che ritarda
la sua stessa fine
e prolunga la magia
che uno e uno
siano due
nonostante la condanna stessa della vita.
Conquistiamo,
tra baci, pena e cuore,
tra liti affannose e piaceri
simili a giochi,
giorni, terre, spazi favolosi
alla gran disgiunzione che attende
sorella della morte
o morte essa stessa.
Ogni bacio perfetto separa il tempo,
lo getta indietro,
amplia il mondo breve
in cui baciarsi ancora.
Non ha culmine l’amore
quando viene o quando lo si scopre:
ma nella resistenza a separarsi
lo si sente nudo, altissimo, tremante.
E separazione non è
quando braccia o voci
si congedano con segni materiali;
è prima e dopo.
Se si stringono le mani, se si abbraccia,
non è mai per separarsi
ma perché l’anima sente
oscuramente
che il solo modo di stare insieme
è un congedo lungo e chiaro.
E più sicuro d’ogni altra cosa
è l’addio.
Pedro Salinas 
tratto da Ragioni d’amore

Per amarti

Per amarti, ho ceduto
il mio cuore al destino.
Non potrai più liberarti
- non potrò più liberarmi! -
dal destino dell’amore!
Non lo penso, non lo senti;
io e tu siamo tu ed io,
come il mare e come il cielo
sono cielo e mare, senza amore.
Come la brezza, mi ricordi
il vento;
come il ruscello, mi ricordi
il mare;
come la vita, mi ricordi
il cielo;
come la morte, mi ricordi
la terra.
~ Juan Ramòn Jiménez ~

venerdì 10 agosto 2012

Avverbi di luogo

Qua è dove sono io. Ovunque sia
sarò sempre qua, dove mi vedi.
Questa casa, questi volti, questi oggetti
stancano perchè il qua stanca.
Qua viene sete di andarsene, sete di laggiù.
Ma laggiù è il luogo dove non potrò mai stare,
dove io sono impossibile. Ovunque vada
il là dove sarò diverrà qua
e io ci sarò ad aspettar me stesso
con in mano un mazzo di rose tutte uguali.
Là è il tuo qua.
Là sembra un grido perché è dove fa male.
Io voglio essere là dove tu stai,
e tu qua, o meglio: noi due laggiù, remoti, insieme
ché vivo è uguale a insieme.
Laggiù c’è l’amore che non c’è qua.
Quegli oggetti toccati dalle tue mani,
quello che pensi, dici, taci o sogni,
quei luoghi dove stai senza di me,
quello desidero, quello mi occorre.
Ed essere il tuo là, il tuo alito sospeso.
Laggiù è la salvezza, il miraggio
nato dalla sete di stare qua.
Laggiù saremmo felici per sempre
stretta la foglia e larga la via
laddove il tuo qua e il mio là si riunirebbero.
Laggiù è pioggia cadendo
su questo deserto inaridito.
Laggiù è il Paese di Bengodi, Eldorado, il non-plus-ultra.
Io sono qua, tu là, e noi due laggiù, ma quando?
Questo è pietra. Codesto è seta. Quello è mare.
Qua è focolare impossibile, intima assenza,
odiato domicilio, carcere di ogni giorno.
Là calore del tu, mia la tua vita,
tesoro della tua isola, aria d’amore.
Laggiù, dove non siamo, piove sulla vita
che non sarà mai nostra e che ci attende.
Juan Vicente Piqueras

Bolero

Che vanità immaginare
che posso darti tutto, l'amore e la felicità,
viaggi, musica, giocattoli.
Certo è così:
tutto quel che ho te lo do, certo,
ma tutto quel che ho non ti basta
come a me non basta
tutto il tuo.
Per questo non saremo mai
la coppia perfetta, la cartolina,
se non siamo in grado di accettare
che solo in aritmetica
il due nasce da uno più uno.
Perciò ecco un bigliettino
che dice solo:
Sei sempre stata il mio specchio,
Voglio dire che per vedermi devo guardare te.
E questo frammento:
La lenta macchina del disamore
gli ingranaggi del riflusso
i corpi che abbandonano i cuscini
le lenzuola i baci
e in piedi davanti allo specchio si domandano
ognuno a se stesso
e senza guardarsi
non nudi l’uno per l’altra
io non ti amo,
amore mio.
Julio Cortazar
(da “Salvo el crepúsculo”, 1985)

Non ti ho mai amata tanto

Non ti ho mai amata tanto, ma soeur,
come quando ti ho lasciata in quel tramonto.
Il bosco m' inghiottì, il bosco azzurro, ma soeur,
sopra stavano sempre le pallide costellazioni dell'Occidente.
Non risi neppure un poco, per niente, ma soeur,
-io che per gioco andavo incontro ad un oscuro destino-
mentre i volti dietro di me lentamente
sbiadivano nella sera del bosco azzurro.
Tutto era bello in questa sera unica, ma soeur,
-non fu mai più così dopo nè prima-
certo: ora mi restavano solo i grandi uccelli
che a sera, nel cielo oscuro, hanno fame.
Berthold Brecht

Prima che tu risponda

Non ha parole chi rivolge agli occhi
la sua domanda e trova nello sguardo
gli occhi a conferma d'essere l'amore.
Quale il dubbio, di giungere in ritardo
sul tempo, di cadere nell'aperto
della speranza? Basta il mio tremore
a dirmi vivo e fragile, ma sono
la vita,il soffio che ti chiama in dono.
Ha solo gli occhi chi si parla solo,
attende la risposta dai suoi primi
giorni che visse a trattenere il fiato,
la meraviglia dell'offerta. C'era,
nella terra e nel cielo, il suo sgomento
d'aver tutto allo sguardo, c'era il sole
a lenirgli l'immagine del tempo
per ogni giorno che gli nasce nuovo.
Prima che tu risponda, ascolta l'aria
che dai millenni ignora se la voce
è fatta di silenzio o di parole:
perchè l'amore s'abbia nella morte
- nel suo congedo - l'ora dell'incontro.
Alfonso Gatto

Lettera senza congedo

A volte - o per meglio dire:
quasi mai-
ti odio tanto che ti vedo diversa.
Nè in cuore nè in anima somigli
a quella che amavo appena un istante fa,
e perfino il tuo corpo cambia
è più bello
- forse perchè impossibile e lontano.
Ma anche l'odio modifica
me stesso,
e quando voglio accorgermene
sono un altro
che non odia,
che ama
quella sconosciuta il cui nome è il tuo,
che porta il tuo cognome,
e ha
come te
lunghi i capelli.
Quando sorridi, ti riconosco,
prima identifico il tuo profilo,
e ti rivedo
finalmente,
tale come eri, come continui
a essere,
come ormai sarai sempre, fin quando ti amerò...
Josè Hierro

Ti benedico con tristezza, con allegria

Ti benedico con tristezza, con allegria
temo per te con tutto quello che ho di amabile
ti custodisco con le palme che implorano
coi campi di grano con le nuvole.
Il tamtam dei tuoi piedi è una musica fatale
il muro che ti ho eretto contro è un crollo eterno
oscillo sull'orlo dell'abisso
nel tuo respiro io mi avviluppo.
Che tu m'ami o non m'ami fa lo stesso
che ti compenetri cuore a cuore,
ti vedo ti sento e ti canto
con te rispondo a Dio.
All'alba il bosco si sgranchisce
mille braccia aumentano si distendono
staccano la luce del cielo
per adagiarla sul cuore innamorato.
Attila Jószef

giovedì 9 agosto 2012

Luce

Le persone sono come le vetrate colorate:
brillano e scintillano quando fuori c'è il sole,
ma al calar delle tenebre viene rivelata
la loro vera bellezza solo se è accesa
una luce dall'interno
-Fernando Pessoa-

Gli occhi tristi

Le labbra inaridite, gli occhi tristi
nel lume fioco della stanza, al vetro
della sera t'attendo. Vivi, esisti
ma lontana, di freddo, eppure dietro
la tua nuca d'un soffio la mia mano
- io la ricordo, un soffio - a dirti amore
quasi svaniva, nevicava piano
l'azzurro d'ogni cosa, sul tuo cuore
ascoltavo la terra farsi grande
Piuma di tenerezza dove sei?
Ora il silenzio chiude le domande
e la voce all'accorrere dei miei
passi risponde nulla a chi mi chede
di te, di me. Di spalle sulla porta
a fermarla per sempre, e col mio piede
a battere, ripeto nulla, è morta
Alfonso Gatto

Luce

Un giorno anche la morte
ritornerà serena
e come un'aria in piena
la luce delle porte
spalancherà nel mare
tutto il nuovo colore
del mondo che riappare.
Silenzio. Luce. Odore.
Il fuggevole odore
il rapido colore!
Erba dell'aria, amore
cielo del mare, fiore
di nuvola e di vento.
Alfonso Gatto

Parole

"Ti perderò come si perde un giorno
chiaro di festa: - io lo dicevo all'ombra
ch'eri nel vano della stanza - attesa,
la mia memoria ti cercò negli anni
floridi un nome, una sembianza: pure,
dileguerai, e sarà sempre oblio
di noi nel mondo."
Tu guardavi il giorno
svanito nel crepuscolo, parlavo
della pace infinita che sui fiumi
stende la sera alla campagna.
Alfonso Gatto

All’improvviso oggi ho dentro una sensazione assurda

All’improvviso oggi ho dentro una sensazione assurda e giusta. Ho capito, con una illuminazione segreta, di non essere nessuno. Nessuno, assolutamente nessuno. Nel balenìo del lampo quella che avevo creduto essere una città era una radura deserta; e la luce sinistra che mi ha mostrato me stesso non ha rivelato nessun cielo sopra di essa. Sono stato derubato dal poter esistere prima che esistesse il mondo. Se sono stato costretto a reincarnarmi, mi sono reincarnato senza di me, senza esseremi reincarnato.
     Io sono la periferia di una città inesistente, la chiosa prolissa di un libro non scritto. Non sono nessuno, nessuno. Non so sentire, non so pensare, non so volere. Sono una figura di un romanzo ancora da scrivere, che passa aerea e sfaldata senza aver avuto realtà, fra i sogni di chi non ha saputo completarmi.
     Penso in continuazione, sento in continuazione; ma il mio pensiero è privo di raziocinio, la mia emozione è priva di emozione! Da una botola situata lassù, sto precipitando per lo spazio infinito, in una caduta senza direzione, infinitupla e vuota. La mia anima è un maèlstrom nero, una vasta vertigine intorno al vuoto, un movimento di un oceano senza confini intorno ad un buco nel nulla, e nelle acque, che più che acque sono turbini, galleggiano le immagini di ciò che ho visto e sentito nel mondo: vorticano case, volti, libri, casse, echi di musiche e spezzoni di voci in un turbine sinistro e senza fondo.
     E io, proprio io, sono il centro che esiste sotlanto per una geometria dell’abisso; sono il nulla intorno a cui questo movimento gira, come fine a se stesso, con quel centro che esiste solo perché ogni cerchio deve possedere un centro. Io, proprio io, sono il pozzo senza pareti, il centro del tutto con il nulla intorno.
Fernando Pessoa

Un terzo modo di essere

C'è un terzo modo di essere:
l'essere senza essere,
la pienezza del vuoto,
ora senza ore e altri nomi
ove si espone e si disperde
nelle confluenze del linguaggio
non la presenza
ma il suo presentimento.
I nomi che la nominano dicono:
nulla, parola a doppio taglio,
parola tra due vuoti.
 Octavio Paz

Pensieri

Do via libera spesso ai miei pensieri,
che come dame vanno in passeggiata;
prima, allo specchio si misuran fieri
il cappello e la gonna più adeguata.
Ma quei pensieri ardenti, timorosi,
che non voglion vestirsi e stan nascosti...
ditemi poi, perchè son sempre questi
a sembrarmi di tutti i più preziosi?
Sara Teasdale

Guarda le stelle

Guarda le stelle: molte ardono
Nel silenzio della notte
E splendono attorno alla luna
Nell'azzurro del cielo.
Guarda le stelle: tra esse ce n'è una
A me più cara di ogni altra.
Per quale ragione? Si alza per prima
O brilla più vivida?
No! Il suo lume conforta cuori amici
Costretti a separarsi,
e i loro occhi si incontrano in lei,
lassù in alto nell'azzurrità.
Appena la vedi apparire nel cielo,
ti guarda pensosa anch'essa,
e il suo sguardo risponde al tuo
e teneramente riarde.
Nel turchino della notte non stacchiamo
I nostri occhi da lei:
la seguiamo dalla terra al cielo
e dal cielo alla terra.
E tu, hai già scelto la tua stella?
Nel silenzio della notte
Molte splendono e ardono
Nell'azzurro del cielo.
Non affidare il tuo cuore alla prima
Che vedi a te davanti,
non dir tua, futile in amore,
la più fulgida di tutte,
ma chiama invece tua solo la stella
che guarda pensierosa,
e il cui sguardo risponde al tuo
e teneramente riarde.
Evgenij Baratynskij

Convegno

Nell'aria della stanza
non te
guardo
ma già il ricordo del tuo viso
come mi nascerà
nel vuoto
ed i tuoi occhi
come si fermarono
ora - in lontani istanti -
sul mio volto.
Antonia Pozzi

Cuore nel cuore

Cuore nel cuore. Respiro nel respiro.
Così vicino a me, tanto da non vederti.
Oltre la tua spalla vedevo in lontananza un monte oscuro.
Ero protesa in uno slancio quasi a oltrepassarti.
Sentivo battere il cuore impazzito delle stelle.
Accoglievo il vento affannato, rivestito di foglie.
Mi aprivo alle ombre dei boschi che venivano incontro
e ai rami che si aprivano ad abbracciare la notte.
La lontananza inspiravo in un sorso enorme.
Premevo vento, nubi e stelle al mio petto.
E nel cerchio stretto di un abbraccio
ho rinchiuso l’infinito intero del mondo.
 Blaga Dimitrova