…Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.

...solo un sogno, un'emozione...una nuvola...solo un alito di vento che ti sfiora, solo l'eco dei tuoi passi nella sera...

lunedì 6 agosto 2012

Ogni giorno

Le grandi tempeste
le hai alle tue spalle.
Non domandavi un tempo
perché esistevi,
da dove venivi o dove stessi andando,
eri soltanto nella tempesta,
eri nel fuoco.
Ma si può anche vivere
nella vita d’ogni giorno,
il grigio calmo giorno,
piantare patate, rastrellare foglie
e raccogliere rametti,
ci sono tante cose a cui pensare al mondo,
a tutto non basta la vita di un uomo.
Dopo il lavoro puoi arrostire il maiale
e leggere poesie cinesi.
Il vecchio Laerte tagliava i rovi
e rincalzava il fico,
e lasciava gli eroi combattere a Troia.
Olav H. Hauge

Ho tre poesie

Ho tre poesie,
disse.
Pensa, contare le poesie.
Emily le gettava
in un bauletto, io
non credo proprio che le contasse,
apriva solo un pacchetto di tè
e ne scriveva una nuova.
Era giusto. Una buona poesia
deve odorare di tè.
O di terra umida e legna appena tagliata.
Olav H. Hauge

Il sogno è quel sogno che portiamo dentro

Il sogno è quel sogno che portiamo dentro
che succeda un miracolo
che debba succedere
che il tempo si apra
che i cuori si aprano
che le porte si aprano
che la montagna si apra
che le sorgenti sgorghino
che il sogno si avveri
che una mattina planeremo
verso un porto che non sapevamo esistere.
Olav H. Hauge

...

un foglio bianco,
molta solitudine,
qualche strappo al cuore e
forse una guerra o due
Alda Merini

Disegni nei miei occhi

Disegni nei miei occhi
la quiete del paesaggio.
Ridi
in mezzo alle foglie
come se illuminassi
pioppi lanciati
al cielo.
Porgi amore
al crosciare delle rapide
perché questa poesia
sorga alla terra.
Disegni nei miei occhi
la quiete del paesaggio.
Francisco Véjar

Le fiaccole

Voglio accendere le mie fiaccole sulla terra.
La mia fiaccola starà
in ogni cortile notturno
sulle alpi, dove il cielo è malinconia.
O mia fiaccola, illumina il volto di chi è impaurito,
di chi ha pianto, di chi è turbato, di chi si è lordato.
Un dio dolce vi porge la mano:
senza bellezza l'uomo non vive un attimo.
Edith Södergran

Quando

La memoria è un remoto quando
(quando ti conobbi, quando te ne andasti)
o imperfetto (quando eravamo piccoli,
quando eri con me). Nel desiderio siamo ancora più quando (quando tornerai,
quando sarà il momento, quando arriverà),
siamo subordinati e senza protezione
Soltanto quando dormo il quando s’addormenta.
Juan Vicente Piqueras

Amica

Ti voglio come vetro,
nitida e chiara sei.
Per vedere attraverso
di te il mondo, puro,
di bellezza o fuliggine,
come il giorno lo inventi.
La tua presenza qui,
sì, davanti a me, sempre,
ma invisibile sempre,
senza vederti e vera.
Vetro. Ma specchio, mai!
Pedro Salinas

Fui un cercatore e ancora lo sono

Fui un cercatore e ancora lo sono, ma non cerco più negli astri e nei libri; incomincio a udire gli insegnamenti che fervono nel mio sangue. La mia storia non è amena, non è dolce e armoniosa come le storie inventate, sa di stoltezza e confusione, di follia e sogno, come la vita di tutti gli uomini che non intendono più mentire a se stessi.
Hermann Hesse
Demian

Io ho curato le tue ferite

Io ho curato le tue ferite. Ti ho lavato,
conosco il tuo odore, so quando hai la febbre.
Forse che per questo non ti amo?
Ogni giorno rassomigli di più al cadavere che un giorno diventerai
eppure ti amo sempre.
Quando morirai ti giacerò accanto
e con te rimarrò fino alla morte, senza cibo nè bevanda.
Ti putrefarai fra le mie braccia
ed io amerò ancora la tua carogna.
Perchè se non si ama tutto non si ama nulla.

Jean-Paul Sartre

Alfabeto del mondo

Invano mi attardo a decifrare
l'alfabeto del mondo.
Leggo nelle pietre un oscuro singhiozzo,
echi soffocati tra torri e palazzi,
grazie al tatto indovino la terra
piena di fiumi, paesaggi e colori,
ma quando li copio mi sbaglio sempre.
Per scrivere devo aggrapparmi a una linea
sul libro dell'orizzonte.
Disegnare il miracolo di quei giorni
che galleggiano avvolti nella luce
e si liberano in canti di uccelli.
Quando in strada gli uomini che oscillano
dal rancore alla fatica, cavillosi,
mi si rivelano più che mai innocenti.
Quando il baro, il furfante, l'adultera,
i martiri dell'oro o dell'amore
sono soltanto segnali che non ho saputo leggere,
che ancora non riesco ad annotare nel mio quaderno.
Quanto vorrei che almeno per un istante
questa pagina febbricitante di poesia
incidesse ogni lettera nella sua trasparenza:
la o del ladro, la t del santo
il gotico dittongo del corpo e del suo desiderio,
con la stessa scrittura del mare sulle sabbie,
la stessa cosmica pietà
che la vita distende davanti ai miei occhi.
Eugenio Montejo

venerdì 3 agosto 2012

Di niente, metà - Gianmaria Testa


Volerti soltanto per me
sembrava rubare qualcosa
con tutta la vita che c'è
noi sempre chiusi in una storia
una sola
così abbiamo detto si va
e poi casomai si ritorna
tu hai preso, di niente, metà
io l'altro niente e poi ho chiuso
la porta
ma la vita che brucia le mani
è passata lontano da qui
dispersa o confusa nei giorni
del tempo degli altri
Marì…
così abbiamo detto si va
e poi casomai si ritorna
ma quel niente diviso a metà
ha voluto sempre chiusa
la porta
e la vita che brucia le mani
è passata lontano da qui
confusa e perduta nei giorni
nei giorni degli altri
Marì

Gianmaria Testa

Ho smesso di contare le volte...

Ho smesso di contare le volte in cui, arrivata alla seconda riga, ho cancellato e riscritto tutto nuovamente. Cercavo un inizio ad effetto, qualcosa di poetico e vero allo stesso tempo, qualcosa di grandioso, ma agli occhi. Non ci sono riuscita. Poi ho capito, ricordando ciò che non avevo mai saputo: che per i grandi cuori che muoiono nel corpo ma che continuano a battere nel respiro della notte, non ci sono canoni o bellezze regolari, armonie esteriori, ma tuoni e temporali devastanti che portano ad illuminare un fiore, nascosto, di struggente bellezza.
Frida Kahlo


Roger Waters & Eric Clapton Wish You Were Here


Roger Waters & Sinead O'Connor - Mother


Pressappoco

Prende in mano oggetti scompagnati – una pietra,
una tegola rotta, due fiammiferi bruciati,
il chiodo arrugginito del muro di fronte,
la foglia entrata dalla finestra, le gocce
che cadono dai vasi annaffiati, quel filo di paglia
che ieri il vento portò sui tuoi capelli, – li prende
e là nel suo cortile costruisce pressappoco un albero.
In questo “pressappoco” sta la poesia. La vedi?
Ghiannis Ritsos

Scrittura

Una volta o l’altra scriverò con le pietre,
giudicando ogni mia frase
in base al peso, al volume, al movimento.
Sono stanco di parole.
Non piú matita: impalcature, teodoliti,
la nudità solare del sentimento
che tatua nel profondo delle rocce
la sua musica segreta.
Disegnerò con file di ciottoli
il mio nome, la storia della mia casa
e la memoria di quel fiume
che sempre passa e si trattiene
tra le mie vene come un saggio architetto.
Con pietra viva scriverò il mio canto
in archi, ponti, dolmen, colonne,
di fronte alla solitudine dell’orizzonte,
come una mappa che si dispiega davanti agli occhi
dei viaggiatori che non ritornano mai.
Eugenio Montejo

Giungo dove sono straniero

Nulla è precario come vivere.
Nulla è effimero come esistere.
E’ un po’ come lo squagliarsi della brina.
Come per il vento essere leggero.
Io arrivo dove sono straniero.
Un giorno tu passi la frontiera.
Ma da dove vieni, o dove vai dunque.
Domani che importa e che importa ieri.
Il cuore cambia con il cardo.
Tutto è senza rima né perdono.
Passa il dito sulla tua tempia.
Tocca l’infanzia dei tuoi occhi.
E’ meglio lasciare basse le lampade.
La notte ci piace assai più.
E’ il lungo giorno che diventa vecchio.
Gli alberi sono belli in autunno.
Ma il bambino che cosa è diventato.
Io mi riguardo e mi stupisco.
Di questo viaggiatore sconosciuto.
Del suo viso e dei suoi piedi nudi.
Poco a poco tu ti fai silenzio.
Ma non così in fretta tuttavia.
Per non sentire la tua dissonanza.
E per non sentire cadere sul te stesso di una volta il colpo del tempo.
E’ duro invecchiare al termine del conto.
La sabbia ci scappa tra le dita.
E’ come un’acqua fredda che sale.
E’ come una vergogna che cresce.
Una pelle che grida? Mi sbatti?
E’ duro essere un uomo una cosa.
E’ duro rinunciare a tutto.
Le senti le metamorfosi.
Che accadono dentro di noi.
Come piegano lentamente le nostre ginocchia.
O mare amaro o mare profondo.
Qual è l’ora delle tue maree.
Quanti anni occorrono all’uomo
quanti secondi per abiurare l’uomo
perché perché queste sgomitate.
Nulla è precario come vivere.
Niente è effimero come essere.
E’ un po’ come lo squagliarsi della brina.
E per il vento esser leggero 
Giungo dove sono straniero.
Luis Aragon

La famiglia della rosa

La rosa è una rosa,
Ed è sempre stata una rosa.
Però la teoria adesso è un’altra
Una mela può essere una rosa,
Anche una pera, e così
Una prugna suppongo.
Non si sa
Cosa sarà la prossima rosa;
Tu, sicuramente, sei una rosa-
Ma lo sei sempre stata.

Robert Frost

Dedica a Remo N. (L'isola di Arturo)

Quello che tu credevi un piccolo punto sulla terra,
fu tutto.
E non sarà mai rubato quest'unico tesoro
ai tuoi gelosi occhi dormienti.
Il tuo primo amore non sarà mai violato.
Virginea s'è rinchiusa nella notte
come una zingarella nel suo scialle nero.
Stella sospesa nel cielo boreale
eterna: non la tocca nessuna insidia.

Giovinetti amici, più belli d'Alessandro e d'Eurialo,
per sempre belli; difendono il sonno del mio ragazzo.
L'insegna paurosa non varcherà mai la soglia
di quella isoletta celeste.

           E tu non saprai la legge
ch'io, come tanti, imparo,
- e a me ha spezzato il cuore:

fuori del limbo non v'è eliso.
Elsa Morante

Ho un'indigestione nell'anima

Chi volesse fare un catalogo di mostri, non dovrebbe far altro che fotografare con le parole quelle cose che la notte reca alle anime sonnolente che non riescono a dormire. Tali cose possiedono tutta l’incoerenza del sogno senza la scusa inconsapevole di stare a dormire. Aleggiano come pipistrelli sulla passività dell’anima, o come vampiri che succhiano il sangue della sottomissione. Sono larve del declivio e della dispersione, ombre che riempiono la valle, vestigia del destino che restano. Talora sono vermi, nauseanti per la stessa anima che li nutre e li alleva; a volte sono spettri e girano sinistri intorno a niente; altre volte ancora, emergono serpenti dagli antri assurdi delle emozioni perdute. Zavorra del falso, servono solo a fare in modo che noi non serviamo. Sono dubbi dell’abisso gettati nell’anima, che trascinano pieghe sonnolente e fredde. Permangono fumo, passano scie, e non c’è niente altro che l’essere state nella sostanza sterile dell’averne avuto coscienza. L’uno o l’altro sono come un frammento intimo di fuoco d’artificio: scintilla per un po’ tra i sogni, e il resto è l’incoscienza della coscienza con cui lo abbiamo visto. Nastro sciolto, l’anima non esiste in se stessa. I grandi paesaggi sono per domani e noi abbiamo già vissuto. La conversazione interrotta è fallita. Mi perdo se mi trovo, dubito se giudico, non possiedo se ho ottenuto. Come se passeggiassi, dormo, ma sono sveglio. Come se dormissi, mi sveglio, e non mi appartengo. La vita è una grande insonnia e c’è un soprassalto lucido in ciò che pensiamo e facciamo. La notte è un peso immenso dietro alla soffocazione con la coperta muta. Ho una indigestione nell’anima. Sempre, solo molto dopo, il giorno verrà, ma sarà tardi.
F. Pessoa – Il libro dell’inquietudine

Invocazione all'Orsa Maggiore

Scendi, Orsa Maggiore, notte arruffata,
fiera dal manto di nubi, dagli antichi occhi,
stelle occhi,
nel folto si aprono, scintillanti,
le tue zampe con gli artigli,
stelle artigli,
vigili pascoliamo gli armenti,
pur da te ammaliati, e diffidiamo
dei tuoi fianchi sfiniti, degli aguzzi
denti dischiusi,
vecchia orsa.
Un cono di pigna: il vostro mondo.
Voi: le sue squame.
Dagli abeti del principio
agli abeti della fine
lo rivolto, lo sbalzo,
l’annuso, ne saggio il sapore
e l’abbranco.
Temete o non temete!
Gettate l’obolo nella borsa,
all’uomo cieco una buona parola,
perché tenga l’orsa al guinzaglio.
E condite gli agnelli di spezie.
Potrebbe quest’orsa
liberarsi, non più minacciando,
incalzando ogni pigna, dagli abeti
caduta, maestosi alberi alati,
precipitati dal paradiso.
Ingeborg Bachmann

Spiegami, amore

Leggero il tuo cappello lievita, saluta
s’agita al vento, il tuo capo scoperto
ha incantato le nuvole, il tuo cuore
è occupato altrove, la tua bocca
s‘inride di nuovi linguaggi;
la campagna di erba tremolina si ricopre,
l’estate accende il tarassaco e lo spegne,
accecata dai fiocchi tu sollevi il viso,
ridi e piangi e te stessa distruggi,
che più può mai succederti -
Spiegami, Amore
Ingeborg Bachmann

L'alba

La pioggia è sguardi d'angeli
in gloria, accordi di cristalli.
E su tutto questo: l'allegria di stare
non accanto, né sopra e
neppure dentro, ma in Lei.
Confusi entrambi, più che fusi.
Diventati ormai un solo corpo,
un'anima sola che bacia se stessa
negli spazi bianchi, dimentica del mondo.
Manuel Altolaguirre

mercoledì 1 agosto 2012

Le tue parole

Appoggiata alla mia spalla
sei la mia ala destra.
Come se tu spiegassi
e tue tenere nere penne,
m'innalzan le tue parole
a un candidissimo cielo.
Esultanza. Silenzio.
Seduto ora al mio tavolo,
mi sanguina la spalla,
la tua assenza mi duole.
Manuel Altolaguirre

Tu mi copri il sole in alto nei cieli

Tu mi copri il sole in alto nei cieli,
Tutte le stelle nel cavo della tua mano!
Ah, se fossero - spalancate le porte!
- Come vento in te entrerei! -
E balbettare, e avvampare d'ira,
E bruscamente chinare lo sguardo,
E, singhiozzando, acquietarsi,
Come nell'infanzia, quando perdonano.
Marina I. Cvetaeva

La potenza della farfalla

Il mio bozzolo è stretto, mi chiamano i colori,
e sto cercando l'aria.
Già un'oscura capacità d'ali
mi fa sprezzare l'abito che indosso.
La potenza della farfalla è in questa
attitudine al volo,
che le concede prati di maestà
ed i volteggi facili nel cielo.
E devo tormentarmi nel presagio
e decifrare il segno
e commettere errori, se alla fine
io troverò la mia chiave divina. 
Emily Dickinson

12 Settembre 1966

Sei comparsa al portone
in un vestito rosso
per dirmi che sei fuoco
che consuma e riaccende.
Una spina mi ha punto
delle tue rose rosse
perché succhiassi al dito,
come già tuo,
il mio sangue.
Percorremmo la strada
che lacera il rigoglio
della selvaggia altura,
ma già da molto tempo
sapevo che soffrendo
con temeraria fede,
l'età per vincere non conta.
Era di lunedì,
per stringerci le mani
e parlare felici
non si trovò rifugio
che in un giardino triste
della città convulsa.
Giuseppe Ungaretti

Non c'è altro. Solo la donna

Non c'è altro. Solo la donna per rallegrarci,
solo occhi di donna per riconfortarci,
solo corpi nudi,
territori in cui l'uomo non si stanca.
Se non è possibile dedicarsi a Dio
nell'epoca della crescita,
che cosa dare al cuore afflitto
se non il circolo di morte necessaria
che è la donna?
Siamo nel sesso, bellezza pura,
cuore solo e pulito.
Jaime Sabines

Sulla riva dell'aria

Sulla riva dell'aria
(che cosa dire? che cosa fare?)
c'è una donna, comunque.
Nel monte, distesa
sopra l'erba,
se cerchiamo bene:
una donna.
Sotto all'acqua, nell'acqua,
apre, accende gli occhi,
guardala bene.
Alghe, rami di pesci,
occhi di naufraghi,
flauti di tè,
la cantano, la guardano bene.
Nelle miniere, perduta,
sottile, ombra, anche,
radici di argento oscuro
le danno da bere.
All'altezza della tua spalla, dovunque tu sia,
se ti giri rapido a vedere
la vedi.
Nell'aria c'è sempre nascosta
come una foglia su un albero
una donna.
Jaime Sabines