…Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.

...solo un sogno, un'emozione...una nuvola...solo un alito di vento che ti sfiora, solo l'eco dei tuoi passi nella sera...

giovedì 2 febbraio 2012

Piango

Piango disperati sorrisi
di nostalgia.
Inalo l’atomo della vita
e lo accolgo in me
dove al sicuro dai forti venti
può germogliare
e crescere le sue radici
respirando il mio cuore.
Lega i tuoi occhi ai miei
così che io possa specchiarmi
sempre nella vita,
esistere,
ancora.
Volare attraverso i miei sogni,
raggiungerli ...
Kalindi Achala

Ti dirò un gran segreto

Tu sei il tempo
il tempo è donna Ha
bisogno d'esser corteggiato ha bisogno che ci si segga
ai suoi piedi il tempo come una veste da sciogliere
il tempo come una chioma senza fine
pettinata
uno specchio che il respiro appanna e spanna
il tempo sei tu che dormi nell'alba in cui mi sveglio
sei tu come un coltello che trafigge la mia gola
oh non posso dire questo tormento del tempo che non passa
questo tormento del tempo imprigionato come il sangue nelle vene azzurre
ben peggiore del desiderio interminabilmente insoddisfatto
di qusta sete dell'occhio quando cammini nella stanza
ed io capisco che non si deve rompere l'incantesimo
ben peggiore del sentirsi estranea
sfuggente
la testa altrove e il cuore già in un altro secolo
mio dio come pesano le parole e' proprio questo il punto
amor mio oltre il piacere amor io fuori di portata oggi fuori tiro
tu che batti alla mia tempia orologio
se tu non respiri sono io che soffoco
e sulla mia carne esita e si posa il suo passo
ti dirò un gran segreto Ogni parola
sulle mie labbra è una mendica che chiede
una miseria per le tue mani una cosa che s'oscura sotto
il tuo sguardo
ed è perchè io dico così spesso che ti amo
colpa di un cristallo troppo chiaro di una frase che
porteresti al collo
non t'offender per le mie parole banali E'
l'acqua pura che fa questo brusio spiacevole sul fuoco
ti dirò un gran segreto Io non so
parlare del tempo che mi somiglia
non so parlare di te fingo soltanto
come quelli che da molto tempo sul marciapiede d'una
stazione
agitano la mano dopo che i treni sono partiti
e il polso cede sotto il peso nuovo delle lacrime
ti dirò un gran segreto Ho paura di te
paura di quel che t'accompagna la sera verso le finestre
dei gesti che fai delle parole che non si dicono
ho paura del tempo rapido e lento ho paura di te
ti dirò un gran segreto Chiudi le porte
è piu' facile morire che amare
per questo cerco di vivere
amor mio
Louis Aragon

Creazione

Sono vivo e ho sorpreso nell'alba le stelle.
La compagna continua a dormire e non sa.
Dormon tutti, i compagni. La chiara giornata
mi sta innanzi più netta dei volti sommersi.
Passa un vecchio in distanza, che va a lavorare
o a godere il mattino. Non siamo diversi,
tutti e due respiriamo lo stesso chiarore
e fumiamo tranquilli a ingannare la fame.
Anche il corpo del vecchio dev'essere schietto
e vibrante - dovrebbe esser nudo davanti al mattino.
Stamattina la vita ci scorre sull'acqua
e nel sole: c'è intorno il fulgore dell'acqua
sempre giovane, i corpi di tutti saranno scoperti.
Ci sarà il grande sole e l'asprezza del largo
e la rude stanchezza che abbatte nel sole
e l'immobilità. Ci sarà la compagna
- un segreto di corpi. Ciascuno darà una sua voce.
Non c'è voce che rompe il silenzio dell'acqua
sotto l'alba. E nemmeno qualcosa trasale
sotto il cielo. C'è solo un tepore che scioglie le stelle.
Fa tremare sentire il mattino che vibra
tutto vergine, quasi nessuno di noi fosse sveglio.
Cesare Pavese

In lode di mia sorella

Mia sorella non scrive poesie,
nè penso che si metterà a scrivere poesie.
Ha preso dalla madre, che non scriveva poesie,
e dal padre, che anche lui non scriveva poesie.
Sotto il tetto di mia sorella mi sento sicuro:
suo marito mai e poi mai scriverebbe poesie.
E anche se ciò suona ripetitivo come una litania,
nessuno dei miei parenti scrive poesie.
Nei suoi cassetti non ci sono vecchie poesie,
nè ce n’ è di recenti nella sua borsetta.
E quando mia sorella mi invita a pranzo,
so che non ha intenzione di leggermi poesie.
Fa minestre squisite senza secondi fini,
e il suo caffè non si rovescia su manoscritti.
In molte famiglie nessuno scrive poesie,
ma se accade – è raro che sia uno solo.
A volte la poesia scende a cascate per generazioni,
creando gorghi pericolosi nel mutuo sentire.
Mia sorella pratica una discreta prosa orale,
e tutta la sua opera consiste in cartoline
il cui testo promette la stessa cosa ogni anno:
che al ritorno dalle vacanze
tutto quanto
tutto
tutto racconterà.
Wislawa Szymborska

Sulla morte senza esagerare

Non s’intende di scherzi,
stelle, ponti,
tessitura, miniere, lavoro dei campi,
costruzione di navi e cottura di dolci.
Quando conversiamo del domani
intromette la sua parola
a sproposito.
Non sa neppure ciò
che attiene al suo mestiere:
né scavare una fossa,
né mettere insieme una bara,
né rassettare il disordine che lascia.
Occupata a uccidere,
lo fa in modo maldestro,
senza metodo né abilità.
Come se con ognuno di noi stesse imparando.
Vada per i trionfi,
ma quante disfatte,
colpi a vuoto
e tentativi ripetuti da capo!
A volte le manca la forza
di far cadere una mosca in volo.
Più di un bruco
la batte in velocità.
Tutti quei bulbi, baccelli,
antenne, pinne, trachee,
piumaggi nuziali e pelame invernale
testimoniano i ritardi
del suo svogliato lavoro.
La cattiva volontà non basta
e perfino il nostro aiuto con guerre e rivoluzioni
è, almeno finora, insufficiente.
I cuori battono nelle uova.
Crescono gli scheletri dei neonati.
Dai semi spuntano le prime due foglioline,
e spesso anche grandi alberi all’orizzonte.
Chi ne afferma l’onnipotenza
è lui stesso la prova vivente
che essa onnipotente non è.
Non c’è vita
che almeno per un attimo
non sia immortale.
La morte
è sempre in ritardo di quell’attimo.
Invano scuote la maniglia
d’una porta invisibile.
A nessuno può sottrarre
il tempo raggiunto.
Wislawa Szymborska

Forse tutto questo

Forse tutto questo
avviene in un laboratorio?
Sotto una sola lampada di giorno
e miliardi di lampade la notte?

Forse siamo generazioni sperimentali?
Travasati da un recipiente all'altro,
scossi in alambicchi,
osservati non soltanto da occhi,
e infine presi uno a uno
con le pinzette?
O forse è altrimenti:
nessun intervento?
I cambiamenti avvengono da soli
in conformità al piano?
L'ago del diagramma traccia a poco a poco
gli zigzag previsti?
Forse finora non siamo di grande interesse?
I monitor di controllo sono accesi di rado?
Solo in caso di guerre, meglio se grandi,
di voli al di sopra della nostra zolla di Terra,
o di migrazioni rilevanti tra i punti A e B?
O forse è il contrario:
là piacciono solo le piccole cose?
Ecco una ragazzina su un grande schermo
si cuce un bottone sulla manica.
I sensori fischiano,
il personale accorre.
Ah, guarda che creaturina
con un cuoricino che le batte dentro!
Quale incantevole serietà
nell'infilare l'ago!
Qualcuno grida rapito:
Avvertite il Capo,
che venga a vedere di persona!
Wislawa Szymborska

Quello che conta

Si sono incrociati come estranei,
senza un gesto o una parola,
lei diretta al negozio,
lui alla sua auto.
Forse smarriti
O distratti
O immemori
Di essersi, per un breve attimo,
amati per sempre.
D'altronde nessuna garanzia
Che fossero loro.
Sì, forse, da lontano,
ma da vicino niente affatto.
Li ho visti dalla finestra
E chi guarda dall'alto
Sbaglia più facilmente.
Lei è sparita dietro la porta a vetri,
lui si è messo al volante
ed è partito in fretta.
Cioè, come se nulla fosse accaduto,
anche se è accaduto.
E io, solo per un istante
Certa di quel che ho visto,
cerco di persuadere Voi, Lettori,
con brevi versi occasionali
quanto triste è stato.
Wislawa Szymborska

La pozzanghera

Ricordo bene quella paura infantile.
Scansavo le pozzanghere,
specie quelle recenti, dopo la pioggia.
Dopotutto qualcuna poteva non avere fondo,
benchè sembrasse come le altre.
Farò un passo e d'improvviso sprofonderò tutta,
comincerò a volare verso il basso,
e ancora più in giù verso il basso,
verso le nuvole riflesse
e forse anche oltre.
Poi la pozzangherà si asciugherà,
si chiuderà su di me,
ed eccomi rinchiusa per sempre - dove -
con un grido non arrivato in superficie.
Solo in seguito ho capito:
non tutte le brutte avventure
rientrano nelle regole del mondo
e se anche lo volessero,
non possono accadere.
Wislawa Szymborska

Consolazione

Darwin.
Si dice che per rilassarsi leggesse romanzi.
Ma aveva le sue esigenze:
dovevano essere a lieto fine.
Se gliene capitava uno differente,
lo gettava con furia nel fuoco.
Vero o no che sia –
sono propensa a crederci.
Percorrendo con la mente tanti spazi e tempi
aveva visto così tante specie estinte,
tali trionfi dei forti sui più deboli,
così grandi sforzi di sopravvivenza,
prima o poi inani,
che almeno dalla finzione
e dalla sua microscala
aveva diritto di aspettarsi l’happy end.
E quindi per forza: un raggio che sbuca dalle nuvole,
gli amanti di nuovo insieme, i casati riconciliati,
i beni recuperati, i tesori dissotterrati,
i vicini pentiti del loro accanimento,
la reputazione resa, la cupidigia smascherata,
le vecchie zitelle maritate con pastori dabbene,
gli intriganti deportati nell’altro emisfero,
i falsari di documenti scaraventati dalle scale,
i seduttori di vergini di gran corsa all’altare,
gli orfani accolti in casa, le vedove consolate,
la boria umiliata, le ferite sanate,
il figliol prodigo invitato alla mensa,
il calice dell’amarezza vuotato in mare,
i fazzoletti intrisi di lacrime pacificate,
canto e musica per tutti,
e il cagnolino Fido,
smarrito già nel primo capitolo,
corra pure di nuovo per la casa
abbaiando gioioso.
Wislawa Szymborska

Addio a Wislawa Szymborska

La poetessa e filologa polacca Wislawa Szymborska, premio nobel per la letteratura nel 1996, è morta mercoledì nella sua casa di Cracovia dopo una lunga malattia. 
Aveva 88 anni.

So di essere stata felice

So di essere stata felice al tuo fianco;
Ma quel che è stato è stato, e basta.
Non fa bene crogiolarsi nel pianto...
Quel che lietamente visse, coraggiosamente morì.
Non comporrò canzoni per cuori infranti.
E tu, che sei uomo, non vuoi lacrime,
E se dovessi offrirti la mia fedeltà,
Saresti, credo, un po’ terrorizzato.
È questo il bisogno della donna, la sua condanna:
Allineare i suoi piccoli doni, e dare, dare,
Perché il palpito del dare è dolce.
A te, che non hai chiesto né voti né versi,
Il mio dono, finché avrò vita, sarà l’assenza,
Ma per dopo, amore mio, non posso prometterti nulla.
Dorothy Parker

Sintomi

Non mi piace il mio stato mentale,
Sono amara, querula e sgarbata.
Odio i miei piedi, odio le mie mani,
Non mi interessano le terre lontane.
Temo la luce dell’alba;
La notte, odio andare a letto.
Maltratto la gente per bene.
Non sopporto lo scherzo più blando.
Non trovo pace né in quadri né in libri.
Il mondo per me è spazzatura.
Sono disillusa, vuota e confusa.
Per quel che penso, dovrei stare in galera.
Non sto male, non sto bene.
I sogni di un tempo sono andati.
La mia anima è a pezzi, lo spirito duole,
Non mi piaccio neanche un po’.
Cavillo, litigo, mi lagno e mi lamento.
La casa mi sta stretta.
L’idea di un uomo mi fa star male...
Sono certo sul punto di innamorarmi di nuovo.
Dorothy Parker

Resumé

I rasoi fanno male,
i fiumi sono freddi,
l'acido lascia tracce,
le droghe danno i crampi,
le pistole sono illegali,
i cappi cedono,
il gas è nauseabondo…..
Tanto vale vivere
Dorothy Parker

Parlerebbero i miei occhi

Taceremo ora per piangere poi?
Parlerebbero i miei occhi se le mie labbra
ammutolissero. Potrei restare cieco,
e la mia mano destra continuerebbe
a parlare, parlare, parlare.
Debbo dire "Ho visto". E taccio
stringendo gli occhi. Giurerei
di no, che non ho visto. E mentirei,
parlando, parlando, parlando.
Ma debbo tacere e tanto tacere,
c'è tanto da dire, che chiuderei
gli occhi, e starei tutto il giorno,
parlando, parlando, parlando.
Dio mi liberi dal vedere quello che è chiaro
Ah, che tristezza. Potrei tagliarmi
le mani. E il mio sangue continuerebbe
a parlare, parlare, parlare. 
Blas De Otero

Dagli occhi di un bambino

Dagli occhi di un bambino decollano gli aeroplani.
Se chiudesse gli occhi cadrebbero.
Solo il suo stupore li mantiene sospesi,
la sua piccola mano li innalza,
il suo cuore li muove e li allontana.
Senza un bambino appiccicato ai vetri,
alle alte ringhiere di una terrazza adulta,
gli aeroporti morirebbero d’orrore.
Un bambino non potrà mai pronunciare la parola
“aeronautica”
ma da lui dipenderà l’imitazione dell’uccello.
Un bambino non saprà calcolare le distanze
ma è lui la garanzia del ritorno.
Ogni aeroporto deve avere un bambino incollato ai vetri, accanto agli altoparlanti, dovunque si acquatti la paura.
Grazie a lui durerà meno lacrime il rientro di tutti,
dorrà meno baci l’addio delle madri
e le hostess potranno prescindere da avvisi insulsi.
Un aeroplano per aria
sono molti bambini che guardano l’orizzonte.
- Alexis Diaz Pimienta-

Le mie voglie di baci e di parole

Le mie voglie di baci e di parole
sono una stanza molto grande
dove siede assurdamente il cuore.
Vale a dire, sopravvive.
Nel taglio delle sue strane correnti.
Il mio cuore.
Cuore indomito, cuore pulsante.
In questo mio tumulto del cuore,
mentre aspetto, mentre ti aspetto,
tutte le finestre sono aperte:
entra la luce, entra il vento e sbatte gli scuri.
In lontananza, il mare.
Juan Gelman

Lasciami sanguinare

Lasciami sanguinare sulla strada
sulla polvere sull'antipolvere sull'erba,
il cuore palpitando nel suo ritmo feriale
maschere verdi sulle case i rami
di castagno, i freschi rami, due uccelli
il maschio e la femmina volati via,
la pupilla duole se tenta
di seguirne la fuga l'amore
per le solitudini aria acqua del Bràtica,
non soccorrermi quando nel muovere
il braccio riapro la ferita il liquido
liquoroso m'inorridisce la vista,
attendi paziente oltre la curva via
l'alzarsi del vento nel mezzogiorno, fingi
soltanto allora d'avermi udito chiamare,
entra nella mia visuale da un giorno
quieto di settembre, la tavola apparecchiata
i figli stanchi d'attendere, i figli
giovani col colore della gioventù
esaltato da una luce che quei rami inverdiscono. 
Attilio Bertolucci
Fuochi in novembre - 1934

Portami con te

Portami con te nel mattino vivace
le reni rotte l'occhio sveglio appoggiato
al tuo fianco di donna che cammina
come fa l'amore,
sono gli ultimi giorni dell'inverno
a bagnarci le mani e i camini
fumano più del necessario in una
stagione così tiepida,
ma lascia che vadano in malora
economia e sobrietà,
si consumino le scorte
della città e della nazione
se il cielo offuscandosi, e poi
schiarendo per un sole più forte,
ci saremo trovati
là dove vita e morte hanno una sosta,
sfavilla il mezzogiorno, lamiera
che è azzurra ormai
senza residui e sopra
calmi uccelli camminano non volano.
Attilio Bertolucci

Assenza

Assenza,
piu' acuta presenza.
Vago pensier di te
vaghi ricordi
turbano l'ora calma
e il dolce sole.
Dolente il petto,
ti porta
come una pietra
leggera
Attilio Bertolucci

Là dove non sono mai stato, piacevolmente oltre

Là dove non sono mai stato, piacevolmente oltre
ogni esperienza, i tuoi occhi hanno il loro silenzio:
nel tuo gesto più delicato ci sono cose che m'imprigionano,
o che non posso toccare perché mi sono troppo vicine
il tuo sguardo più insignificante facilmente mi schiude
sebbene io mi sia chiuso come le dita di una mano,
tu mi apri sempre facilmente petalo per petalo come la Primavera apre
(sfiorando abilmente, misteriosamente) la sua prima rosa
o se il tuo desiderio sia chiudermi, io e
la mia vita ci chiuderemo di scatto meravigliosamente, improvvisamente,
come quando il cuore di questo fiore s'immagina
la neve scendere con cautela ovunque;
niente di tutto ci che sperimenteremo in questo mondo è pari
alla forza della tua intensa delicatezza: la cui trama
mi costringe nel colore delle sue terre,
rendendo omaggio alla morte e al per sempre ad ogni fiato
(non so cosa sia di te che chiude
e apre; solo qualcosa mi dice
che la voce dei tuoi occhi è più profonda di tutte le rose)
nessuno, nemmeno la pioggia, ha mani tanto piccole
E. E. Cummings

In pena

In pena per un cielo infranto
per la pioggia che ci bagnerà
vado pensando alla gioia grande
che se vorremo ci prenderà.
Tra dovere ed inquietudine
esita quasta vita rude.
(E' una molto grande pena
confessarlo,ora)
Qui ogni cosa odora d'erba.
Su tutto il cielo, in cielo, il volo delle rondini
ci distrae, ci fa pensare...
Io penso una speranza quieta.
Paul Éluard

E un sorriso

La notte non è mai completa
C'è sempre perché lo dico
Perché l'affermo io
In fondo al dolore una finestra aperta
Una finestra illuminata
C'è sempre un sogno che veglia
Desiderio da appagare fame da soddisfare
Un cuore generoso
Una mano stesa una mano aperta
Dagli occhi attenti
Una vita la vita da dividersi
Paul Eluard

mercoledì 1 febbraio 2012

A colloquio con la propria anima

Sarai dunque un giorno davvero buona, anima mia? e semplice e una e ignuda? e più visibile del corpo che tutta ti avvolge? Potrai dunque un giorno gustar condizione di pieno amore, di affetto immenso? E sarai davvero completa un giorno nella tua sazietà? con quello che oggi ti manca?
Oh!... allora non desidererai più nulla, non cercherai più nulla, non cosa vivente, non inanimata cosa da cui attingere qualche godimento; non desidererai che ti sia concesso altro tempo, perché il piacere duri più a lungo, non opportunità di luogo, di spazio, di clima; non relazione e simpatie di compagni; bensì ti sentirai contenta della tua condizione presente, lieta di tutto quanto ti avviene. E infonderai in te persuasione che quanto possiedi, dagli Dei ti è concesso; e che tutto va bene, e che tutto anzi andrà bene, quello che agli Dei è caro e quello che intendono mandarti per dar salute a questo Vivente perfetto, buono, giusto e bello; questo Vivente che tutte le cose viene ingenerando e le contiene e le abbraccia e le raccoglie, via via che si dissolvono, per generazioni di simili altre. Sarai dunque davvero un giorno così?
Un'anima capace di vivere in comune società con Dei e con uomini? un'anima che non conoscerà mai rimprovero, che non dovrà mai riceverne?
Marco Aurelio

Protetti sono gli amanti

Protetti sono gli amanti
sotto il cielo murato.
Un elemento misterioso gli il fiato
e fanno vivere le pietre
e tutto ciò che cresce
trova ormai una patria solo in loro.
Protetti sono gli amanti
e solo per loro gli usignoli continuano a cantare
e non sono morti nella sordi
e le quiete leggende del bosco, i caprioli,
soffrono per loro in mansuetudine –
Protetti sono gli amanti,
vedono il dolore nascosto del tramonto
sanguinare sul ramo di un salice –
e di notte si esercitano sorridendo alla morte,
la quieta morte,
con ogni fonte che stilla in nostalgia.
Nelly Sachs
(Al di là della polvere, Einaudi, 1966)

Eccomi

Spogliata di tutti i miei mantelli
Separata da indovini maghi e dèi
Per rimanere sola davanti al silenzio
Davanti al silenzio e allo splendore della tua faccia
Ma tu sei di tutti gli assenti l’assente
Né la tua spalla mi sostiene né la tua mano mi tocca
Il mio cuore scende la scala del tempo in cui non dimori
E il tuo incontro
Sono pianure e pianure di silenzio
Scura è la notte
Scura e trasparente
Ma il tuo volto sta al di là del tempo opaco
Ed io non abito i giardini del tuo silenzio
Perché tu sei di tutti gli assenti l’assente
Sophia de Mello Breyner Andresen

Insinuarsi

E, forse, la vittoria vera
su tempo e gravità: passare
senza lasciare tracce, senza
proiettare ombra
sui muri
Forse – con la rinuncia
prendere? Cancellarsi da ogni specchio?
Come Lermontov al Caucaso, insinuarsi
senza turbare le montagne.
E, forse, unico diletto: con le dita
di Bach sfiorare l’organo
senza turbare l’eco.
Disfarsi senza lasciare cenere
per l’urna.
Forse – con il raggiro
prendere? Da tutti gli orizzonti
uscire? Nel tempo come nell’oceano
insinuarsi – senza allarmare le onde...
14 maggio 1923
Marina Cvetaeva

(da Dopo la Russia e altri versi, 1928, trad. di Serena Vitale)

Solo così

So ben poco.
Ciò che mi hanno insegnato
e le mie esperienze personali
bastano appena per un pugno di verità.
Le ripeto tra la gente
che in apparenza la pensa come me,
e le colloco
tra me e gli altri come uno steccato,
dietro cui i miei pensieri particolari
si muovono al sicuro.
Non temo di parlare in pubblico,
ma definire le cose
in quanto tali, esattamente,
esige forza.
Devi essere aperto
come una ferita,
perché il vero nome delle cose
è nascosto
sotto il primo, il secondo e
il terzo strato delle parole
o ancora più in fondo.
Non è possibile scavare
di continuo nel proprio intimo
senza conseguenze durature
e inoltre è perfino inutile
guidare teste che corrono a vuoto
e forestieri, giunti da lontano,
attraverso una miniera,
ricca di metalli che
nemmeno apprezzano.
Soltanto
per non dimenticare chi sono,
e per coloro
che senza questo alimento
non riescono a vivere,
penetro spontaneamente
come il simbolico pellicano
nel mio cuore tenebroso.
Così intendo questo mondo.
E non so vivere
diversamente.
Tutto il resto è sonno
e nulla.
Kajetan Kovic

Ponte

Solo un ponte esile, che collega
il buio con il buio. E una luce,
che dissolve il mondo in minuscoli punti,
che riusciamo a stento a ricollegare
per ottenere un'immagine - come se avessimo
diritto ad un'immagine ben incorniciata.
Da nord soffiano frasi incomprensibili
sull'esile ponte, parole d'infanzia, inzuppate
nel miele e lasciate al vento,
vogliono incontrarci, qui, sul ponte,
che collega il buio con il buio.
Sotto di noi l'acqua toglie ai ciottoli
l'asperità per farli avanzare
e dissolversi nel mare.
Quanto è minuscolo il ponte, che collega
i tuoi occhi - è come un grido
sulla paura senza parole, niente di più.

Michael Krüger

Ciao numero tre

Ti lascio con la tua vita
il tuo lavoro la tua gente
con i tuoi crepuscoli
e con le tue nascita di sole
Seminando la tua fiducia
ti lascio accanto al mondo
vincendo l'impossibile
sicura senza sicuro.
Ti lascio di fronte al mare
scoprendoti da sola
senza la mia domanda
senza la mia risposta.
Ti lascio senza i miei dubbi poveri e malfermi
senza la mia immaturità
senza me, veterano.
Ma, non creda
alla lettera tutto
non creda mai creda
questo falso abbandono.
Sarò lì, dove mai
lo aspetti ad esempio
in un vecchio albero
di cupi beccheggi.
Sarò nel lontano
orizzonte senza ore
nel segno del tatto
nella tua ombra e la mia ombra.
Sarò spartito
tra quattro o cinque bambini
di quelli che tu guardi
e di subito sono con te.
E magari possa stare
del tuo sogno in una rete
aspettando i tuoi occhi e
guardandoti.
Mario Benedetti

La poesia è un attentato celeste

Io sono assente ma in fondo a questa assenza
C’è l’attesa di me stesso
E quest’attesa è un’altra forma di presenza
L’attesa del mio ritorno
Io vivo in altri oggetti
Viaggio dando un po’ della mia vita
A certi alberi e a certe pietre
Che mi hanno aspettato molti anni
Si sono stancati di aspettare e si sono seduti
Io non sono e sono
Sono assente e sono presente in stato d’attesa
Essi volevano il mio linguaggio per esprimersi
E io volevo il loro per esprimerli
Ecco qui l’equivoco l’atroce equivoco.
Angoscioso penoso
Mi addentro in queste piante
Lasciando i miei abiti
Mi stanno per cadere le carni
E il mio scheletro si riveste di cortecce
Sto diventando albero
Quante cose mi sono convertito in altre cose…
E’ doloroso e pieno di tenerezza
Potrei gridare ma si spaventerebbe la transustanziazione
Bisogna restare in silenzio Aspettare in silenzio
Vicente Huidobro